13 aprile 2019

CHI SONO I REGISTI DEL DISASTRO? - Tiziana Alterio



Chi è alla regia delle azioni criminali con le quali le grandi multinazionali e le lobby finanziarie si arricchiscono non solo acquistando il patrimonio pubblico di interi Paesi, ma anche delocalizzando la produzione dove la manodopera costa di meno? Perché si continua a percorrere la strada dell’austerità e delle privatizzazioni se, invece della riduzione del debito pubblico, il risultato è solo lo smantellamento del welfare e della capacità produttiva dei Paesi del sud Europa? Cosa possono fare i Paesi del Mediterraneo contro la globalizzazione dei mercati che sta distruggendo le economie locali di tutto il mondo? L'ospite di Byoblu Tiziana Alterio, giornalista che si occupa di tematiche europee con particolare attenzione al Mediterraneo, risponde a queste ed altre domande nel suo libro "La guerra silenziosa". Servizio di Eugenio Miccoli. Fonti citate:: -Report 2016 del Transnational Institute https://www.tni.org/en/publication/th...

Redazione

COME USCIRE DALL'EURO E AZZERARE IL DEBITO PUBBLICO IN 10 MINUTI - Marco...

IL COLPO DI STATO DELLA UE - Tiziana Alterio, Franco Fracassi


La Storia è costellata di Colpi di Stato. Da sempre il Potere, violentemente o in modo subdolo, con la guerra o con la finanza, si arroga il diritto di rovesciare Governi e di decidere, in base alle sue esigenze, il destino dei popoli. Il mondo occidentale crede di essere al sicuro, protetto dalla democrazia e dalle Costituzioni. Ma è davvero così? I Colpi di Stato avvengono solamente in paesi distanti da noi? Siamo sicuri che appartengano al passato? “Colpo di Stato: L'assalto dell'Europa e della Finanza alla Grecia e ai Paesi del Sud Europa” è il titolo del libro scritto a due mani da Tiziana Alterio e Franco Fracassi presentato a Roma, il 26 settembre nella Sala Santa Maria in Aquiro del Senato, da ospiti d’eccezione. Byoblu ha seguito l’evento e con un format innovativo presenta gli interventi dei relatori che, offrendo il loro personale contributo, mettono in luce questo tema tanto delicato quanto attuale. -IVO MEJ - introduzione -GIANLUIGI PARAGONE - dal minuto 00:02:56 -ELIO LANNUTTI - dal minuto 00:07:42 -FRANCO FRACASSI - dal minuto 00:17:20 -ALBERTO BAGNAI - dal minuto 00:33:37 -NICOLA MORRA - dal minuto 00:49:14 -MARCELLO MINENNA - dal minuto 00:58:22 -TIZIANA ALTERIO - dal minuto 01:21:33 -DANIELE PESCO - dal minuto 01:37:10 ___ COLPO DI STATO: leggi il libro: https://amzn.to/2DPt9eH ___ Vieni a discuterne qui, siamo già a centinaia di migliaia: http://www.byoblu.com/unisciti-alla-g...

PER IL RESTO, TUTTO BENE!

IL FURTO DI MONTI: 150 MILIARDI SENZA FATTURA

L'interrogazione UE contro Mario Monti sul Bilderberg e sulla Trilaterale

LA SCUOLA TI VUOLE MEDIOCRE - Enzo Pennetta

IL FURTO DEL DEBITO PUBBLICO, SPIEGATO BENE - Guido Grossi

NASCE LA "SOVRANITÀ POPOLARE " - Guido Grossi

Lobby a Bruxelles: chi sono i lobbisti Parlamento Europeo? Ecco i nomi.

JP MORGAN Vs BCE: LA GUERRA DEI BAZOOKA - #LIGHTBLU 3

CHI E COME HANNO CREATO L'UNIONE EUROPEA. Nomi e fatti con Francesco Amo...

"L'HONDA ANOMALA" Ratto, Galloni, Ponti



"L'HONDA ANOMALA"

Ratto, Galloni, Ponti

Redazione

Cose che Moro Sapeva. Quarant'anni prima di noi - Pietro Ratto

Noi insegnanti produciamo servi (Pietro Ratto sulla scuola di oggi)

LA DEGENERAZIONE DELLA SCUOLA - Umberto Galimberti

MENTONO SAPENDO DI MENTIRE! ECCO I VERI NUMERI - Alberto Micalizzi

LO STRAPOTERE DEI PADRONI DELLA FINANZA MONDIALE - Pino Arlacchi

ASSASSINI DI DEMOCRAZIE. Cosa, in nome di Dio, vi dà il diritto di fare ...

Il colpo di stato sobrio di Mario Monti

IL TRUCCO EUROPEISTA DELLA NUOVA EUROPA SOVRANA - Marcello Veneziani

Come fare una moneta nazionale, sovrana, non a debito - Nino Galloni

Ecco i derivati di Draghi: 34 Mld di € di passivo!

COSA SAI DEI ROTHSCHILD? Pietro Ratto

IL DISASTROSO PRECEDENTE CREATO DA MATTARELLA Ugo Mattei

LA SOCIETÀ NON È UN MERCATO - Diego Fusaro su Alain de Benoist, passando...

OSTAGGI della FOLLIA ECONOMICA - Guido Grossi


Il furto del debito pubblico

https://youtu.be/r5fQKEPYD7A

PERCHÉ SEI POVERO - Guido Grossi

Guido Grossi

Redazione



10 aprile 2019

"Niente Costituzione": quella bocciatura che cambiò la storia dell'Europa


(afp)


Il fallimento della Carta che avrebbe garantito più potere a Bruxelles è probabilmente il più clamoroso fra gli errori che hanno fatto deragliare la Ue: ebbe origine in quel momento il vasto movimento populista che oggi mina la stabilità politica del Continentedi ANDREA BONANNI

BRUXELLES - La più clamorosa bufala nella storia dell'Eurovisione è senza dubbio la trasmissione in diretta delle solenne cerimonia di firma della Costituzione europea. La scena è la sala degli Orazi e dei Curiazi in Campidoglio, a Roma. La data il 29 ottobre 2004. Venticinque capi di Stato e di Governo e altrettanti ministri degli Esteri si susseguono, armati di stilografica, al tavolo dove troneggia il librone composto di ben 448 articoli e 36 protocolli. Tra gli emozionati firmatari ci sono il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, il presidente francese Jacques Chirac, il premier italiano Silvio Berlusconi e il suo ministro degli Esteri, Franco Frattini. I solenni discorsi di occasione, ritrasmessi in diretta su tutto il continente, si sprecano.

Ma la Costituzione non entrerà mai in vigore. A bocciarla ci penseranno i francesi e gli olandesi in due referendum tra maggio e giugno 2005. A seppellire definitivamente una creatura che non avevano mai amato provvederanno britannici, polacchi e danesi sospendendo i loro, di referendum, e rendendo così impossibile la ratifica.


La bocciatura della Costituzione europea è, probabilmente, più importante della Costituzione stessa. I due referendum francese e olandese segnano infatti l'atto di nascita ufficiale di quel vasto movimento populista e anti-europeo che oggi minaccia la stabilità politica dell'intero Continente. Allora quella inedita coalizione di estrema destra nazionalista ed estrema sinistra anti globalizzazione sembrava letteralmente spuntare dal nulla. In realtà aveva lungamente covato sotto le macerie degli edifici incompiuti che punteggiavano il panorama europeo: dall'unione monetaria senza unione politica, a un allargamento burocratico che aveva appena inglobato i Paesi dell'Est senza veramente integrarli.

Fino al maggio del 2005, l'Europa sembra volare sulle ali dell'entusiasmo popolare. Ogni volta che il progetto di integrazione si blocca su un veto britannico o su un dissidio francese, qualcuno provvede a rilanciarlo sperando di tappare i troppi buchi ancora aperti. Così, trattato dopo trattato, negoziato dopo negoziato, da Maastricht si arriva all'appuntamento di Roma: la Costituzione, nientemeno. Con il "no" francese, d'improvviso i politici europei scoprono che il consenso verso una costruzione che continua a restare sbilenca si va esaurendo. Le critiche e la delusione finiscono per mettere in ombra anche le conquiste e i passi in avanti, che non sono certo pochi. E per l'Europa cominciano gli anni bui. Che non sono ancora finiti.

Ma il tradimento della Costituzione non si consuma nelle urne del referendum di maggio. Nasce molto prima. È insito nell'ipocrisia di voler definire Costituzione un progetto di riforma e di semplificazione dei trattati che resta lontanissimo da un vero processo costituente.

Questo implicherebbe una rifondazione di sovranità e di legittimità democratica. Richiederebbe di spostare il baricentro del potere europeo dalle varie capitali a Bruxelles. Un popolo che si dà una Costituzione, la mette a fondamento della propria cittadinanza: si dovrebbe dunque essere prima di tutto cittadini europei, e solo in secondo luogo italiani, francesi o tedeschi. Niente di tutto questo: nelle intenzioni dei governi che nel 2001 avviano la Convenzione europea, non c'è nessuna delega di sovranità, nessuna cessione di legittimità.

Ma agli inizi del nuovo secolo, mentre le ceneri ancora fumanti di Ground Zero disegnano un futuro di terrore, la politica è ormai prigioniera dei gesti mediatici. È ridotta a rappresentazione di se stessa. Così la necessità di mettere ordine nei pasticci del Trattato di Nizza viene paludata da volontà di rifondazione dell'Ue. Si lancia in pompa magna la Convenzione europea che dovrà scrivere la nuova Carta costituzionale. La presidenza è affidata a un uomo che ha certamente, come si dice, il physique du role: l'ex presidente francese Giscard d'Estaing. Vicepresidenti due ex primi ministri: l'italiano Giuliano Amato e il belga Jean-Luc Dehaene.

Romano Prodi, presidente della Commissione, presenta un suo progetto di impronta federalista, battezzato ironicamente Penelope, che viene fortemente osteggiato già dai commissari inglesi e francesi in seno al collegio. La gelida accoglienza che gli riserva Giscard dà il tono a quella che sarà la filosofia dei lavori della Convenzione. "Il progetto Penelope - ricorda oggi Prodi - fu distrutto. Venne ritenuto una provocazione. Giscard fu abilissimo a tessere compromessi sul filo dei veti britannici e francesi. Poi arrivò la Conferenza intergovernativa e fece a pezzi quel poco che era rimasto ".

Già, perché una volta terminati i lavori della Convenzione, i governi prendono in mano la bozza e la sottopongono ad un nuovo esame. Che assesta il colpo di grazia a chi sperava in una vera Costituzione. L'ampliamento dei poteri della Commissione, che sarebbe dovuta diventare un vero governo europeo, viene cassato. Il diritto di veto è mantenuto per la politica estera e le politiche fiscali. E soprattutto il principio di legittimità democratica resta saldamente ancorato nelle venticinque capitali della Ue. Tanto è vero che il processo di ratifica non viene affidato ad un referendum pan-europeo, come sarebbe stato democraticamente logico, ma alla sommatoria delle ratifiche nazionali. Che non arriveranno mai.

I lavori, della Convenzione prima e della Conferenza intergovernativa poi, si svolgono all'insegna della diffidenza reciproca. Nessuno vuole davvero cedere il potere a un'entità che non potrà controllare. Non c'è da stupirsi se quella stessa diffidenza spingerà gli elettori francesi e olandesi a bocciare un progetto che mancava di visione fin dal suo concepimento. "Con il naufragio della Costituzione, le spoglie di quello che sarebbe dovuto essere un super-governo europeo, vennero fatte a pezzi - commenta ora amaramente Prodi - e i Paesi più forti si accaparrarono i ruoli di maggior rilievo. Oggi, di fatto, la Germania esercita le funzioni di Cancelliere e di ministro dell'Economia dell'Europa. E la Francia quelle di ministro degli Esteri e della Difesa ". I risultati, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti.

Costituzione europea

UN PO’ DI STORIA

L’Unione Europea è un progetto che nacque per fini di integrazione economica nel 1951, quando il Trattato di Parigi, sottoscritto da Belgio, Francia, Germania Occidentale, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi, istituì la CECA, Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. Nel 1957 gli stessi sei Stati, con il Trattato di Roma, istituirono la CEE, Comunità Economica Europea.


Col tempo l’integrazione si fece sempre più stretta, allargandosi alla sfera politica. Fu così che il 7 febbraio 1992 gli Stati facenti parte della CEE (nel frattempo erano entrati Danimarca, Grecia, Irlanda, Portogallo, Regno Unito e Spagna) firmarono il Trattato di Maastricht che, a decorrere dal 1993, istituiva l’Unione Europea. Il primo gennaio 1999 entrò in vigore l’Euro.

L’11 dicembre 2000 il Consiglio europeo approvò il Trattato di Nizza e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Al vertice di Laeken del 14 e 15 dicembre 2001 nacque la Convenzione europea, un organismo incaricato di redigere una bozza di costituzione. La Convenzione terminò i suoi lavori nel luglio 2003.

La Costituzione europea fu firmata dagli Stati membri dell’Unione il 29 ottobre 2004, con la sottoscrizione del Trattato di Roma. La sua entrata in vigore era subordinata alla ratifica parlamentare o elettorale da parte di tutti gli Stati membri, ma la bocciatura subìta nei referendum svoltisi in Francia e nei Paesi Bassi l’anno successivo bloccarono il processo di approvazione. Il Trattato di Lisbona, firmato il 13 dicembre 2007, ha semplificato il testo della Costituzione che, dopo alterne fortune nell’iter di approvazione da parte dei diversi paesi europei, è definitivamente entrato in vigore l’1 dicembre 2009.

Oggi gli Stati che fanno parte dell’Unione Europea sono 27: nel corso degli anni si sono ulteriormente aggiunti Austria, Bulgaria, Cipro, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Svezia e Ungheria.

IL VATICANO ALL’ATTACCO DELLE ISTITUZIONI EUROPEE

Fin dall’approvazione della Carta di Nizza, nel 2000, il mancato riconoscimento delle presunte «radici cristiane» dell’Europa portò i vescovi cattolici a criticare il provvedimento e a iniziare una fragorosa azione di “persuasione” nei confronti dei politici europei. Il loro obbiettivo era che la Convenzione, chiamata a redigere la carta costituzionale europea, elaborasse un testo finale in linea con le proprie aspettative. Di qui un diluvio di prese di posizione, di cui pubblichiamo alcuni esempi temporalmente circoscritti:
«La Chiesa in Europa si sente a casa propria» e pertanto «attende che le venga riconosciuta la cittadinanza europea… Le Chiese si aspettano di vedere riconosciuto giuridicamente il loro ordinamento proprio, in modo da sottrarsi all’arbitrio delle opzioni politiche del momento… La Chiesa dovrà sempre poter parlare di Dio a tutti gli uomini. Nessuno dovrà meravigliarsi di questa pretesa! Non può esistere una “Chiesa del silenzio”: sarebbe un controsenso», tanto più oggi «che il Papa chiede che nell’Europa di domani vi sia ancora posto per Dio» (mons. Jean-Louis Tauran, 14 maggio 2002).
«Riconosco all’Italia, in virtù della sua storia, della sua cultura, della sua attuale vitalità cristiana», la possibilità di «un grande ruolo per non far perdere all’Europa le proprie radici spirituali» (Giovanni Paolo II, 21 maggio 2002).
«Il futuro Trattato costituzionale dell’Unione Europea deve contenere un richiamo a Dio e al Trascendente, il riconoscimento dei diritti fondamentali, inclusa la libertà religiosa, la ricerca del bene comune e del principio di sussidiarietà … basato sul riconoscimento della dignità umana e delle sue relazioni a partire dalla famiglia come elemento basilare della società… Le religioni hanno la capacità di ispirare rinnovamento nella società» segnando un contributo «decisivo» nella «costruzione della nostra identità». «Le Chiese e le religioni… rappresentano, salvaguardano e alimentano gli aspetti fondamentali, spirituali e religiosi, che sono alla base della costruzione dell’Europa». Per questo «specifico contributo» le Chiese e le comunità religiose «dovrebbero essere riconosciute in un futuro Trattato costituzionale dell’UE», il quale «dovrebbe fornire la possibilità di un dialogo istituzionalizzato tra le istituzioni europee e le Chiese e le comunità religiose… La Chiesa cattolica ha accompagnato e sostenuto il processo di integrazione europea dal suo inizio e i valori e i principi che hanno guidato questo processo sono quelli riconosciuti dall’insegnamento sociale della Chiesa» (documento dei vescovi della Commissione delle Conferenze episcopali dei vescovi degli Stati membri dell’Unione Europea, 22 maggio 2002).
«Non è certo interesse delle Chiese ritrovarsi semplicemente nominate nella Convenzione europea. Quello che sta a cuore è che siano presenti in Europa i valori che si ispirano al cristianesimo» (mons. Aldo Giordano, segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali europee, 24 maggio 2002).

COS’HA FATTO L’UAAR

Già nel 2000, l’UAAR invitò diversi parlamentari italiani a modificare la Carta di Nizza in una direzione più laica.

L’UAAR partecipò poi al Civil Society Forum Futurum, attivato dalla Convenzione Europea, producendo due documenti ufficiali, uno a commento dell’articolo 51 (già 37), insieme alla National Secular Society inglese, e uno, più generale, in merito alla libertà religiosa e ai diritti dei non credenti.

L’UAAR inoltre partecipò indirettamente al dibattito sulla Costituzione europea attraverso la Federazione Umanista Europea (FHE), al cui interno rappresenta l’Italia. Insieme alla FHE, nel novembre 2003 l’UAARorganizzò a Roma il convegno europeo La laicità indispensabile.

LA RELIGIONE NELLA COSTITUZIONE EUROPEA

La stampa italiana ha dato ampio risalto alla contesa sulle presunte «radici cristiane» del continente. Radici che nessuno nega: ma è facile dimostrare che né sono le uniche, né sono necessariamente positive. In realtà, si tratta di una mera affermazione di principio, o meglio ancora di una sorta di simbolica “marcatura del territorio”.

Ciononostante, i politici italiani sono stati, anche in questo caso, particolarmente solleciti a raccogliere l’invito cattolico a costituzionalizzare le «radici cristiane». Si sono infatti espressi a loro favore, tra gli altri, Pierferdinando Casini, Carlo Azeglio Ciampi (allora presidente della Repubblica), Francesco Cossiga, Lamberto Dini, Piero Fassino, Gianfranco Fini, Romano Prodi (allora presidente della Commissione Europea), Antonio Tajani. Ondivago Giuliano Amato (anche in virtù del suo ruolo di vicepresidente della Convenzione), mentre l’allora presidente del Senato Marcello Pera, contrario alle radici cristiane nel 2002, due anni dopo griderà alla «congiura anti-cristiana».

Forte di questo consenso bipartisan, il governo Berlusconi chiese ufficialmente che la Costituzione esplicitasse «il riconoscimento delle comuni radici giudaico-cristiane». L’Italia si troverà tuttavia quasi sola nel difendere gli interessi della Chiesa cattolica. A parte Polonia, Irlanda e Spagna (e solo fino all’avvento di Zapatero), infatti, gli altri Stati europei, e in special modo la Francia, sono stati assai risoluti nel difendere la laicità dell’Unione Europea. Non stupisce, dunque, che il preambolo della Costituzione cominci con un generico e non impegnativo riferimento alle «eredità culturali, religiose e umanistiche dell’Europa», senza alcuna esplicita citazione del cristianesimo.

Va anche detto che l’art. 17 (l’ex art. 51, poi I-52 nella prima versione della Costituzione, poi diventato per un certo periodo il 16C) riprende integralmente la formulazione già contenuta nella dichiarazione n. 11 del Trattato di Amsterdam del 1987. Pur contenendo al comma 2 un importante riconoscimento della funzione delle organizzazioni filosofiche non confessionali (come l’UAAR), ha nel comma 3 un potenziale fattore di confessionalismo, benché allargato (senza che sia stato da loro richiesto) alle organizzazioni non confessionali.

Questo il testo dell’articolo:
L’Unione rispetta e non pregiudica lo status di cui le chiese e le associazioni o comunità religiose godono negli Stati membri in virtù del diritto nazionale.
L’Unione rispetta ugualmente lo status di cui godono, in virtù del diritto nazionale, le organizzazioni filosofiche e non confessionali.
Riconoscendone l’identità e il contributo specifico, l’Unione mantiene un dialogo aperto, trasparente e regolare con tali chiese e organizzazioni.

Redazione

IL LABORATORIO PER LA DISTRUZIONE DELL'ITALIA - Barbara Pavarotti

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IL POPOLO È IL QUARTO POTERE DELLO STATO - Felice Besostri

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IL COSTO DELLA TUA IGNORANZA - Antonino Galloni

ATTENZIONE: VOGLIONO FARE IL GOVERNO DRAGHI! - Francesco Amodeo

08 aprile 2019

CHE GUAIO PER GLI PSICOLOGI! OGNUNO È MATTO A MODO SUO


CHE GUAIO PER GLI PSICOLOGI! OGNUNO È MATTO A MODO SUO


I nuovi pazienti sfuggono alle categorie consolidate, e costringono gli operatori ad un ascolto più attento e "personalizzato"

Non ci sono più i matti di una volta. Quelli con una costellazione di sintomi facilmente classificabili, da collocarsi all’interno di una diagnostica consolidata.

Lo schizofrenico con la sua sindrome dissociativa, i deliri e le allucinazioni; il paranoico con la sua struttura narcisistica e le idee fisse di natura proiettiva; il bipolare oscillante tra euforia megalomanica, inerzia e depressione profonda…

L’anamnesi rivelava quasi sempre insorgenza di sintomi durante l’adolescenza o la prima giovinezza, ma le famiglie avevano prima minimizzato, rifiutandosi di ammettere il problema, poi occultato per vergogna dello stigma. Si erano rivolte allo psichiatra solo quando la situazione era diventata insostenibile, anche perché la persona disturbata alza costantemente il livello delle sue provocazioni nella sfida con i negazionisti, affinché il suo disagio venga riconosciuto. Purtroppo a quel punto il paziente era ormai cronicizzato.

Oggi le persone che soffrono di disturbo psichico giungono molto prima ai servizi psichiatrici, quando si manifestano i primi segnali di disagio e non c’è ancora cronicizzazione. Spesso l’evento scatenante è legato a un fatto che assume il carattere simbolico di rito di passaggio all’età adulta (esame di maturità, allontanamento dalla famiglia per ragioni di studio o di lavoro; un tempo servizio militare). I segni premonitori sono sempre gli stessi: isolamento, chiusura al mondo, abbandono delle consuete attività (scuola, sport, lavoro), perdita di amici, rottura di legami affettivi, inerzia. Il disagio c’è, ma i sintomi sono confusi, non chiaramente definibili, e non consentono una diagnosi precisa, “da manuale”.

La follia si mimetizza, si nasconde, ciò che emerge è solo la sofferenza.

Chi è dunque questo paziente “nuovo” che bussa oggi alla porta del mio studio? E’ un paziente magmatico, che sfugge a una precisa definizione, che presenta aspetti contraddittori.

Sì, qualche volta può perdere il contatto con la realtà, ma è anche un perfetto organizzatore ossessivo… Ha una struttura autistica, ma nello stesso tempo è in grado di stabilire molteplici rapporti… Potrebbe sentire delle voci, ma presenta anche molti aspetti isterici… Forse delira, ma non è chiaro fino a che punto con i suoi sintomi ci giochi…

Qualcuno abusa di alcool, ma non è un alcolista; qualcuno ha fatto uso di sostanze stupefacenti, ma non è un tossicomane. In entrambi i casi l’assunzione di droghe è il tentativo di placare l’angoscia con una cura “fai da te”. Alcolismo e tossicodipendenza presunti fanno velo a un disagio di natura psichica: la patente di alcolista e di tossicomane è stata scelta perché preferibile a quella, più terrorizzante, di folle. 

I sintomi discordanti si accumulano, disorientano.

La difficoltà di diagnosi potrebbe però rivelarsi un fatto positivo, in quanto ci costringe ad un ascolto più attento, ad uno studio individuale approfondito che, senza la sicurezza di un sapere cristallizzato, ci spinga ad individuare i caratteri peculiari di questi nuovi pazienti, a coglierne l’identità, al di fuori di ogni categoria prestabilita.

Un altro elemento positivo è rappresentato dall’età, oggi mediamente collocabile, all’atto della presa in carico, tra i 18 e i 25 anni, che permette un intervento precoce, in grado di sfruttare risorse e capacità residue, evitando la cronicizzazione.

Certo è che i terapeuti devono adeguarsi alla nuova tipologia di utenza e accantonare i collaudati metodi diagnostici, per cercare coraggiosamente nuovi approcci all’enigma di una follia che si mimetizza e si rinnova. Dobbiamo abituarci a pensare che ci sta davanti un individuo nella sua unicità, del quale dobbiamo penetrare il segreto.

Redazione

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