02 marzo 2019

5G: perché ci servirà?



Sebbene le reti LTE inizino ora a prendere piede (anche se non sono comunque ancora molto presenti), i servizi e i gestori di telefonia sono già alle prese con un acceso dibattito circa le prospettive che potrebbe offrire il 5G. Alcune aziende, come Megafon e Huawei, stanno già investendo in questo settore: hanno annunciato, infatti, l’intenzione di lanciare una versione di prova del 5G per i prossimi mondiali FIFA 2018, che si terranno in Russia.

La standardizzazione del 5G è ancora allo stadio iniziale di pianificazione e si prevede il suo uso per il 2020 (per questo nei documenti ci si riferisce al progetto ancora con la diciura IMT-2020). Nessuno può proibire l’uso del termine 5G per motivi di marketing, fino a quando non verrà indicato un nome definitivo; in ogni caso, il numero indica più che altro che si tratta di reti mobile di “quinta generazione”.

Dare un nome a certi standard e a generazioni di tecnologie lascia spazio a questioni filosofiche. In un certo senso, però, la rete 5G c’era già 10 anni fa nella zona di Mosca: si trattava di un servizio offerto da ArtCommunications, un service provider locale.

Coloro che provano ad essere leader in questo nuovo business parlano in maniera piuttosto generica dei benefici che apporterà il 5G: “L’accesso mobile a Internet con una maggiore larghezza di banda e l’estesa diffusione di dispositivi mobili porterà a una crescita importante del volume di dati. La connessione 5G consentirà il caricamento del segnale e diminuirà la latenza. Chi userà il servizio otterrà con il nuovo standard una maggiore velocità di connessione: si potranno, per esempio, vedere video all’istante, senza dover aspettare il caricamento del file”, ha dichiarato Huawei.

Queste parole ci ricordano quelle pronunciate quando sono stati lanciati LTE-Advanced, LTE, 3G e anche EDG, e le demo di streaming video di ognuno di questi nuovi standard.


5G wireless is coming. It's going to be much faster than 4G -- and likely way more expensive. 

Comunque sia non esiste ancora una tecnologia che supporti il 5G che sia disponibile per la commercializzazione. Ad oggi il mercato solo fa delle supposizioni circa le frequenze su cui opererà il 5G, sul tipo di modulazione e la codificazione che sarà necessaria. Al momento l’idea è utilizzare diverse portanti nello spettro di 1-100 GHz. Nei vari dibattiti in corso, l’unico aseptto che è emerso è che il nuovo standard di connessione è direttamente collegato a una larghezza di banda massima (del resto, non c’è altro modo). C’è anche un’altra conclusione a cui si può arrivare facilmente: l’uso delle frequenze delle microonde porterà a femtocelle e picocelle con un minimo range operativo.

Uno dei motivi principali per cui il 5G alla fine arriverà sul mercato è il bisogno di avere maggiore capacità a disposizione per fare fronte a tutti i dispositivi appartenenti all’Internet delle cose (IoT) che si useranno. In ogni casa sarà un centinaio circa di dispositivi “intelligenti” connessi a Internet e alcuni, come frigoriferi o TV, serviranno da “stazione base” per collegare altri dispositivi. Questo sistema si chiama Massive MIMO (Multiple Input, Multiple Output): un dispositivo client si connetterà contemporaneamente a un numero vario di altri dispositivi.



Questo gran numero di dispositivi implicherà la necessità di una maggiore larghezza di banda, che non dovrebbe essere inferiore alle decina di Gbps, soprattutto in ambienti al chiuso, dove si trova tendenzialmente questo tipo di dispositivi. Per il 2020 ci potrebbe essere bisogno di un volume di dati superiore di mille volte a quello odierno.

Nel caso ci si trovasse all’esterno, una velocità di un paio di centinaia di Mbps potrebbe essere sufficiente, più o meno le velocità delle reti LTE-Advanced esistenti. Il 5G porterà invece una minore latenza (ping), al di sotto di 1 millisecondo.

C’è solo un caso d’uso associato con questi parametri che al giorno d’oggi potrebbe essere un caso reale: le soluzioni di realtà virtuale e aumentata. Non crediamo che presto ci troveremo a camminare per strada con dei caschi alla Robocop, ma questa tecnologia rappresenta un grande vantaggio per le applicazioni che consentono di effettuare operazioni chirurgiche in remoto o per le auto senza guidatore.

Inoltre, una latenza minima è necessaria per il cosiddetto “Internet tattile“: con questo paradigma, tutte le app sono spostate su cloud e l’utente si serve di un client con un display che non processa i dati in locale.

Un sistema molto interessante, sopratutto dal punto di vista della protezione dei dati: quando i dati vengono immagazzinati solo in un centro dati e attraverso la rete viene trasmesso solo ciò che si vede sul display, allora non ci si potrà più impossessare dei dati in questione.
Una delle pietre miliari della connessione 5G è il tema della sicurezza.

Una delle pietre miliari della connessione 5G è il tema della sicurezza. In ogni caso, non c’è nulla di pronto, solo affermazioni inerenti alla necessità di sicurezza dei dati “hardware accelerated”. Nel frattempo, l’industria dibatte già su tutta una serie di minacce che dovremo affrontare nell’era del 5G.

Prendiamo i ransomware, per esempio. Al giorno d’oggi sono in grado di bloccare l’accesso ai file immagazzinati in locale su un PC o un dispositivo mobile. Nel mondo IoT, si potrebbe utilizzare questo stesso trucchetto passando a un livello più “fisico”: che succederebbe se non potessimo entrare in ufficio, in casa o in auto a causa di un attacco ransomware?

Inoltre, il fatto che ci siano tanti dispositivi connessi renderà più facile creare botnet per attacchi DDoS, che avrebbero così conseguenze maggiori e a grande scala. Non dimentichiamoci che stiamo parlando di miliardi di dispositivi connessi, in teoria apparecchi domestici usati da persone non esperte.




Per non parlare del fatto che, con una maggiore velocità di trasmissione, diventerà più probabile che un cybercriminale riesca a passare un piccolo codice dannoso in poco tempo o a nascondere le tracce dopo aver intercettato il traffico.

Al momento le idee per la sicurezza offerte per il 5G (tra cui il programma Nokia Mobile Guard è il più rinomato) si basano sul cloud. Ciò ha senso, considerando il fatto che la maggior parte dei dispositivi connessi al 5G non avrebbero una grande potenza. È ovvio quindi che sarebbe difficile creare un antivirus specifico per ogni lampadina o aspirapolvere connesso a Internet.


Connessione #mobile #5G: come sarà e perché ne avremo bisognoTweet

Per questo le soluzioni di sicurezza si baseranno su dati mobile e analisi di SMS eseguiti a livello portante. Questa analisi aiuterà a individuare attività sospette normalmente eseguite dai malware oppure irregolarità nel comportamento dei dispositivi connessi.

Un ulteriore vantaggio del 5G, in termini di sicurezza, è anche la possibilità di sbarazzarsi del Wi-Fi una volta per tutte: una larghezza di banda maggiore di Internet su mobile potrebbe prendere il testimone di questa tecnologia e funzionare meglio in spazi chiusi che all’aperto.

Conosciamo un po’ tutti gli svantaggi delle reti Wi-Fi; innanzitutto lo spettro limitato e non ben gestito che causa diversi problemi di interferenza che si ripercuotono sulla larghezza della banda. I dispositivi che si trovano al chiuso che supportano solo 2.4 GHz di frequenza a malapena possono essere usati in edifici con più appartamenti, e parliamo dei giorni nostri, quando non tutte le smart TV sono connesse e 



In secondo luogo, il processo di passare da una rete cellulare a una rete Wi-Fi interrompe tutte le sessioni aperte sul dispositivo. Questo problema può essere risolto mediante chiamate al Wi-Fi ma si tratta di un processo un po’ ad ostacoli che potrebbe non portare a nulla.

Infine, ai cybercriminali verrebbe data una grossa opportunità: le chiavi crittografiche sono facili da decifrare, il traffico potrebbe essere intercettato creando falsi hotspot con gli stessi SSID. E poi si darebbe il via libera a reti Wi-Fi pubbliche e aperte, il che va solo a vantaggio dei cybercriminali. Speriamo che il 5G ci salvi da questo scenario.

Redazione

5G, quando arriva in Italia e che ci faremo (2019-2022)



Con la sigla 5G si indica l’insieme delle tecnologie e degli standard di quinta generazione relativi alla telefonia mobile. A differenza di quanto è avvenuto con le precedenti generazioni – il 2G rappresentò il passaggio dalle telecomunicazioni analogiche (1G) a quelle digitali, e tutte le successive evoluzioni (3G,4G,4G+) hanno avuto come obiettivi principali il raggiungimento di una velocità di connessione sempre maggiore e l’incremento dell’efficienza spettrale – il 5G non si limiterà ad essere un’evoluzione lineare della precedente: si preannuncia come una piattaforma innovativa di rete per l’accesso ultra-broadband fisso e mobile, in grado di abilitare servizi con requisiti eterogenei.

Il 5G, a differenza delle precedenti architetture di rete mobile, non sarà messo in funzione su bande specifiche, ma dovrà supportare la connettività sull’intero spettro di frequenze, per abilitare servizi con requisiti molto diversi tra loro. Nella quinta generazione, infatti, è il servizio (e la sua qualità) che determina la struttura della rete. Questo è il concetto di “Network Slicing”: non una “fetta” della rete dell’incumbent e tantomeno una “fetta” di spettro da gestire confusamente insieme, ma la rete virtuale dedicata ad uno specifico servizio ottenuta dall’assemblaggio di “elementi di rete” diversi, funzionali alla qualità del servizio che si intende garantire. Inoltre, le caratteristiche innovative della rete 5G completamente virtualizzata portano alla creazione di reti aziendali, sia fisse che mobili, vere e proprie Reti Private Virtuali, con caratteristiche di instradamento e gestione delle connessioni di tipo proprietario ed eseguito in collaborazione tra carrier e imprese.
Velocità e latenza del 5G

Il sistema dovrà soddisfare requisiti molto stringenti in termini di:
latenza (anche minore di 1ms)
throughput (10-20 Gbps di picco)
affidabilità (99.9999%)
densità di connettività (fino a 1 milione di dispositivi per Km 2)
velocità (fino a 500 Km/h)
efficienza spettrale (30 bit/s/Hz)
I tempi del 5G, reti e standard: quando in Italia?

Meraviglioso! Ma quando? E con quali conseguenze sulla struttura dei mercati e della nostra società? Vediamo prima i tempi. Alcuni fortunati, che vivono in una delle “città pilota” 5G (Milano, Prato, Bari, Matera e L’Aquila) e forse qualcuno che vive a Roma o Torino vedranno servizi sperimentali basati sul 5G già nel 2019 o nel 2020. Tutti gli altri dovranno aspettare l’avvio del servizio delle reti degli operatori che si aggiudicheranno le frequenze a gara nel prossimo settembre. Dunque, a partire dal 2020 e, in pieno sviluppo, dal 2022 in poi.

D’altra parte, i salti di generazione sono sempre avvenuti ogni dieci anni, il 4G è stato introdotto nel 2010 e dunque è ragionevole attendersi il debutto del 5G per il 2020. Dieci anni sono il tempo necessario ai costruttori e agli operatori per comprendere le esigenze del mercato nel futuro prossimo, mettere a punto le soluzioni tecniche e standardizzarle. Fatto questo la nuova generazione è pronta. Questo processo è stato in parte seguito anche del 5G. Nel 2015 il forum che si occupa del “drafting” degli standard (3GPPP) ha deliberato di procedere con una strategia flessibile nella definizione della prima “release” 5g (Release 15). Da un lato si è deciso, su sollecitazione di Stati Uniti (Verizon) e Corea del Sud, di anticipare alla fine del 2017 la definizione di alcuni specifiche per garantire il “roll-out” di sistemi Fixed Wireless 5G “appoggiati” sulla infrastruttura 4G e la sperimentazione di sistemi 5G nelle Olimpiadi Invernali coreane. Questa prima fase della Release 15 ha preso il nome di “versione non-standalone” proprio perché ha bisogno, per funzionare, della struttura 4G preesistente.

Nel giugno 2018 (pochi giorni fa) è stata invece approvata (“congelata”) la completa Release 15 con tutte le specifiche della rete 5G anche in modalità “standalone” (5G puro senza supporto 4G). Questa versione finale della Release 15 definisce in modo dettagliato tutte le caratteristiche di uno dei tre cardini della tecnologia 5G: il cosiddetto eMBB (enhanced Mobile BroadBand) che consentirà trasmissioni con capacità trasmissiva fino a 10 Gbit/s (dieci volte di più di quanto previsto dal 4G).
Come si muove l’Europa per il 5G

Una data fondamentale per lo sviluppo delle attività di sperimentazione del 5G in Europa è quella del 14 Settembre 2016, quando la Commissione europea pubblica un Action Plan che pone fra i vari obiettivi quello di avviare il lancio dei servizi 5G in tutti gli Stati membri entro la fine del 2020.

L’action plan era accompagnato dal working document “5G Global Developments” nel quale sono identificate le otto azioni per favorirne lo sviluppo distinte secondo tre direttrici: una tecnica, una organizzativa e una finanziaria.

La successiva Comunicazione “Gigabit Society” ha avanzato 3 obiettivi di connettività al 2025, inerenti la fornitura di connettività a tutte le famiglie, anche nelle aree rurali, con una capacità di download di almeno 100 Mbps; la necessità che scuole, università, ospedali e tutti i principali motori socioeconomici abbiano accesso a una connettività pari a 1 Gbps; e la copertura 5G di tutte le aree urbane e le principali strade e ferrovie.

Per monitorare i progressi del piano d’azione 5G, la Commissione ha lanciato l’ Osservatorio europeo 5G nel 2018, uno strumento di monitoraggio dei principali sviluppi del mercato in Europa in un contesto globale.

Tempistiche e stato dell’arte

Nel grafico di seguito si riporta una fotografia della situazione della sperimentazione in Europa riportata dall’osservatorio europeo per il 5G del settembre 2018, in cui si evidenzia come l’Italia figuri al terzo posto in Europa dopo Spagna e Francia in termini di numero di sperimentazioni certificate.

Figura 3. Situazione europea: numero di sperimentazioni nei diversi stati membri.

Venendo quindi più nello specifico alla situazione italiana, Il debutto del 5G nel nostro Paese è previsto per metà 2019 – quando partiranno i servizi sperimentali nelle “città pilota” 5G (Milano, Prato, Bari, Matera e L’Aquila) e forse anche a Roma o – ma per una diffusione di massa ci vorrà il 2022.

A livello mondiale, secondo recenti dati contenuti nel report “The State of 5G Deployments

nel 2018 sono state avviate 13 reti 5G (molte in fase di test), sia mobile che fisse. Altre 42 reti 5G potrebbero entrare in fase di attivazione entro la fine del 2019, arrivando ad un totale di 55 in tutto il mondo.

Ambiti applicativi del 5g (iot, smart city,smart home, etc.),

Entro il 2020, il traffico delle reti mobili sarà 30 volte maggiore di quello del 2010 ma non sarà lo stesso tipo di traffico che conosciamo oggi, generato da smartphone e tablet: saranno infatti sempre più numerose le macchine e i sensori che si connetteranno in rete per comunicare e che richiederanno una tecnologia più efficiente e ubiqua. Lo standard 5G consente di gestire fino ad un milione di dispositivi per chilometro quadrato, assicurare una maggiore longevità della batteria dei dispositivi e abilitare lo sviluppo di servizi di ultima generazione in tempo reale, grazie a una riduzione della latenza che la avvicina allo zero. Il 5G assicurerà quindi la capacità necessaria per far fronte all’incremento del traffico wireless generato da umani e macchine.
Gli ambiti applicativi: cosa faremo col 5G

Ci chiediamo ora: “ma quando arriverà e cosa ci offrirà di nuovo il 5G?”. Sentiamo infatti molto parlare di 5G. Di operatori in competizione per sperimentarne le infinite possibilità nelle 5 “città pilota” italiane; di gare per l’assegnazione dei diritti sulle frequenze dalle quali lo Stato attende incassi miliardari; e anche della necessità di riprogrammare i nostri telecomandi per consentire ai “broadcaster” TV di liberare le frequenze da dedicare a questa nuova tecnologia. Eppure i nostri smartphone restano gli stessi e su di loro continuiamo a leggere il solo simbolo “4G” o “LTE”. Quando leggeremo il simbolo “5G”? E cosa sapranno fare per noi questi smartphone del futuro prossimo?

La risposta a questa domanda sarà per qualcuno deludente ma in realtà racchiude l’elemento davvero rivoluzionario del 5G. Infatti, l’incremento delle prestazioni degli apparati degli utenti non sarà il segnale più forte e percepibile dell’avvento della nuova generazione. Certo, il 5G renderà tecnicamente possibile l’uso della realtà virtuale e aumentata nelle nostre città. Indossando opportuni visori, potremo visitare monumenti antichi vedendone le forme architettoniche originarie o passeggiare in luoghi lontani da noi migliaia di chilometri. Forse i nostri smartphone diventeranno pieghevoli e ci consentiranno di vedere film in 4K ovunque oltre a consentirci una comunicazione totale con tutti i nostri amici. Ma non sarà questa la vera “rivoluzione 5G”. Questo potrebbe essere visibile a pochi “tecnofili” e invisibile per la maggioranza di noi.


Tutti invece, anche coloro che si sono sempre dichiarati non interessati all’innovazione, percepiranno inevitabilmente il 5G dalla mutazione genetica di tutti i servizi dei quali usufruiscono ogni giorno. Lo percepiranno quando dovranno essere operati da robot chirurghi come “Da Vinci” che già esistono e che per lavorare in sicurezza avranno bisogno di tempi di comunicazione di pochi millisecondi: inferiori al tempo necessario allo stimolo nervoso per andare dalla punta del nostro dito al nostro cervello.

Penseranno al 5G quando le città saranno percorse da veicoli a guida autonoma che dovranno reagire in pochi millisecondi agli imprevisti che animano la nostra “umana” esperienza di guida. Si renderanno conto della sua silenziosa presenza quando gli oggetti di casa, le macchine utensili della fabbrica in cui lavora o gli oggetti in inventario nel negozio e in ufficio saranno connessi, catalogati, localizzati e in grado di comunicarci il loro grado di usura o la necessità di revisione. Ovviamente penseranno al 5G quando il loro cuore e i loro parametri vitali saranno continuamente monitorati e analizzati a distanza da algoritmi che individueranno tutti i fattori di rischio o quando saranno immediatamente riconosciuti dall’autobus, dall’aereo o dal treno che utilizzeremo per viaggiare. Pensate ad un qualsiasi servizio presente nella vostra esperienza di vita: il 5G, la possibilità di scambiare in tempi velocissimi enormi quantità di dati (“Big Data”) e di sottoporli istantaneamente ad algoritmi di Intelligenza Artificiale lo cambieranno radicalmente.
Internet delle cose

L’IoT supporta sensori di ogni genere, che forniscono grandi moli di dati ai sistemi in cloud, pronti ad essere elaborati con nuovi approcci Big Data e di intelligenza artificiale (AI), per applicazioni utili in vari contesti, come quello dei sistemi di e-health e delle smart grids per la gestione in tempo reale dei flussi di energia o, ad esempio, per l’automotive dove, in un futuro ormai prossimo, vedranno la luce veicoli a guida autonoma che comunicano tra loro (V2V, Veicle-to-Veicle) e con l’ambiente circostante (V2X, Veicle-to-anything).

Al crescere della numerosità dei dispositivi (Massive IoT) e con l’introduzione di specifiche richieste in termini di bassa latenza, di alta disponibilità e di copertura (Critical IoT), l’Internet delle Cose avrà bisogno di beneficiare della nuova tecnologia 5G per erogare servizi avanzati.
Smart Home

Smart elettrodomestici e prodotti stanno recuperando il mercato oggi. Il concetto di casa intelligente utilizzerà reti 5G per la connettività dei dispositivi e il monitoraggio delle applicazioni.
Automotive

Il collegamento di rete ultra rapido (transito dei messaggi da/per il veicolo in pochi millisecondi) ed affidabile (consegna o ricezione nel 100% dei casi) reso disponibile dalle reti 5G, permetterà di sviluppare molte applicazioni che renderanno intrinsecamente più sicura la circolazione degli autoveicoli in autostrade e centri abitati facendo dell’autoveicolo una parte integrante della “Smart City” 5G.

Obiettivo dell’interconnessione e condivisione delle informazioni tra autoveicoli è ovviamente quello di renderle più sicure e in possibilmente meno inquinanti rispetto a quanto lo siano oggi.

L’integrazione degli autoveicoli tra di loro e verso le infrastrutture 5G incentiva i produttori di autoveicoli a proporsi come fornitori di un servizio di “guida sicura” integrato nelle loro automobili e che agli occhi di un utilizzatore è garantito dal produttore. In quest’ottica, sono proprio i produttori di automobili ad essere considerati gli attori con il maggior mercato potenziale abilitato dal 5G. L’operatore di rete 5G metterà a disposizione una rete veloce e sicura ma non sempre vedrà riconosciuto questo merito in quanto sarà il produttore dell’autoveicolo e/o della piattaforma di guida sicura a garantire verso l’utente un servizio così critico.
Produzione industriale e logistica

Nell’ambito dei processi di produzione industriale, le opportunità offerte dal 5G consentiranno di eliminare i vincoli che rendono complicata l’automazione della produzione soprattutto attraverso l’impiego massivo di robot ed intelligenza artificiale. Oltre infatti a poter coordinare un gran numero di macchine in tempi brevissimi rendendo possibile una efficace collaborazione tra di loro, gli avanzati algoritmi (es. riconoscimento immagini di pezzi meccanici), oramai irrinunciabili per garantire un elevato standard qualitativo, consentiranno di produrre con volumi e qualità sempre maggiori attraverso la loro pervasiva integrazione in azienda.

Anche nell’ambito della pura logistica o movimentazione di merci, l’automazione industriale non beneficerà del 5G solo nel proprio ambito ma anche all’esterno, fino alla consegna delle merci al cliente finale. Una prospettiva particolarmente interessante è rappresentata dai piccoli dispositivi autonomi o controllati da remoto in grado di effettuare consegne (last-mile logistics) dirette a utenti finali. In questo ambito, le soluzioni basate su piccoli veicoli/robot in grado di muoversi in superficie con ruote stanno ricevendo un grosso interesse anche dagli investitori e sono preferite a quelle più complesse e costose basate su droni aerei.
Salute e benessere

L’aumento dell’età media della popolazione e la necessità di garantire a tutti tecniche diagnostiche e terapie avanzate, spingono ad adottare nuove modalità di interazione con il paziente che deve poter essere raggiunto ovunque si trovi, essere sottoposto ad uno screening avanzato già sul mezzo di primo soccorso, monitorato e curato per malattie croniche o per decorso post-operatorio anche in casa. Il livello avanzato raggiunto dalle tecniche di diagnosi come PET e TAC richiede uno scambio di grandissime quantità di dati tra sedi ospedaliere differenti in modo da poter garantire al paziente un parere dal medico più esperto per la specifica patologia.

Anche in questo settore, poter fare affidamento su collegamenti di rete a banda larghissima come quella 5G ovunque si trovino paziente e medico offre una straordinaria opportunità di miglioramento dei processi di cura e prevenzione a beneficio sia dei pazienti che delle aziende che operano nel settore medicale che potranno offrire piattaforme e dispositivi sempre più evoluti ed efficaci.

Il settore biomedicale potrà anche beneficiare delle opportunità rese possibili dalla realtà aumentata (Augmented Reality – AR) e realtà virtuale (Virtual Reality – VR) abilitate dalla larghissima banda del 5G. Il personale medico potrà infatti consultare con visori gli esiti diagnostici e confrontarsi in tempo reale con altri colleghi ovunque si trovino.
Intrattenimento e reti sociali

I citati sistemi di AR e VR sono tra le principali applicazioni che beneficiano della banda ultra larga e della estrema reattività del 5G. Per questi sistemi, la piattaforma cloud distribuita dell’architettura di rete 5G rappresenta una straordinaria opportunità di semplificazione della potenza di calcolo richiesta. Nei sistemi AR/VR tradizionali, la componente di computazione tipicamente molto onerosa deve risiedere sul dispositivo dell’utente, mentre nella rete 5G può essere spostata su server di rete con grandi capacità di calcolo e immagazzinamento dati di contesto, aumentando significativamente le possibilità di fruizione in applicazioni di massa come quelle legate al mondo dell’intrattenimento e dei social network. Con il 5G ci si potrà quindi concentrare sulla qualità del visore e dei sensori dell’utente delegando a potenti piattaforme remote l’elaborazione dei dati relativi alla realtà virtuale o aumentata
Smart home e smart city

Le applicazioni di intelligenza ambientale (Smart Home, Smart Building, Smart City) e più in generale di Internet of Things che si sono sviluppate negli ultimi anni e che stanno contribuendo al veloce sviluppo del settore, sono spesso caratterizzate da requisiti di connettività non particolarmente stringenti in termini di velocità e ritardo. Il 5G potrà far fare un salto di qualità anche a questo settore con nuovi modelli di gestione degli spazi e dell’interazione con gli utenti che li vivono.

La possibilità di aumentare moltissimo la densità di dispositivi connessi collegabili alla rete rappresenta la novità più nota e catturata da uno dei vertici del triangolo delle applicazioni 5G (massive Machine Type Communications – mMTC). Una seconda opportunità, meno nota è quella di definire nuovi modi di interazione tra ambiente ed utente che crei interfacce ad alta risoluzione per la comunicazione diretta e persino per un “adattamento digitale” che si trasforma e attua le modifiche conseguenti all’interazione con l’uomo.
Vantaggi del 5G a livello globale

Il 5G influenzerà in modo molto importante ogni aspetto della nostra società. In ambito manifatturiero si potrà sfruttare sempre più la robotica e i sistemi di intelligenza artificiale: robot

intelligenti connessi possono comunicare tra loro e aumentare l’efficienza della produzione, ridurre i costi

e produrre prodotti personalizzati. Sensori in prodotti connessi possono avvisare i centri servizi in tempo reale in caso di necessità di assistenza oppure possono essere utilizzati per fornire nuovi service-based business. La mobilità sarà più sicura e sostenibile: il trasporto su strada diventerà più sicuro e più efficiente grazie allo scambio di informazioni tra veicoli connessi. Inoltre, le informazioni sullo stato del traffico potranno consentire agli automobilisti di trovare percorsi alternativi e la capacità dei veicoli di rispondere velocemente ai dati di rete permetterà lo sviluppo di auto autonome in grado di reagire in pochi millisecondi agli imprevisti che animano la nostra “umana” esperienza di guida. In ambito sanitario, una rete altamente affidabile come quella 5G potrebbe rendere praticabile e sostenibile la telechirurgia, che consentirebbe ai pazienti per alcuni tipi di operazioni, di scegliere il chirurgo di proprio gradimento indipendentemente dal luogo in cui si trovi.

Le applicazioni di eHealth potranno inoltre ridurre i costi sanitari consentendo ad alcuni pazienti di ottenere

cure ed esami presso la propria abitazione, anziché presso strutture ospedaliere.

Le tecnologie Smart city, consentiranno di vivere in un ambiente urbano più sicuro e con maggiori servizi, fino alla realtà virtuale ed aumentata che permetterà di interagire in modo nuovo con l’ambiente che ci circonda e molte altre cose che ancora non riusciamo ad immaginare.

Il 5G, insomma, porterà a una vera e propria mutazione genetica di tutti i servizi dei quali usufruiamo ogni giorno.

Gli economisti stimano che l’impatto economico globale del 5G in termini di nuovi beni e servizi raggiungerà i 12 trilioni di dollari entro il 2035.

A livello dell’Unione europea, secondo uno studio della Commissione europea condotto per identificare e quantificare l’impatto del 5G, l’implementazione della tecnologia mobile di nuova generazione porterà benefici economici di 113,1 miliardi di euro l’anno entro il 2025 e creerà più di 2 milioni di nuovi posti di lavoro.
Cosa sono le onde millimetriche, MIMO

La novità più rilevante del 5G a livello radio è rappresentata dal Massive-MIMO (Multi-Input Multi-Output), che è responsabile di gran parte dei miglioramenti sui parametri prestazionali. Si tratta di una tecnologia basata su schiere di antenne che dal lato della stazione radio base possono arrivare ad avere da decine a centinaia di elementi e che consentono sia di concentrare la potenza irradiata solo verso lo specifico terminale che si vuole raggiungere, sia di parallelizzare le trasmissioni aumentando sensibilmente la velocità del collegamento radio quando le condizioni del canale lo consentono. Tecniche MIMO sono già usate nel 4G, ma con il 5G diventano l’elemento centrale delle soluzioni radio spingendo le dimensioni delle schiere e la capacità di processamento dei segnali verso limiti impensabili fino a pochi anni fa.

A livello di spettro radio la grossa novità del 5G è rappresentata dai progressi nella tecnologia elettronica di base che consente di utilizzare le bande di frequenze delle onde millimetriche, con una porzione molto ampia, circa 1 GHz, intorno alla frequenza dei 26 GHz. La tecnologia di accesso ad onde millimetriche non è ancora matura quanto quella a microonde, ma sicuramente nella seconda fase di sviluppo del 5G sarà quella che porterà i maggiori cambiamenti nella struttura fisica delle reti sul territorio.

A giugno, pochi giorni fa, sono arrivate le specifiche definitive del 5G standalone: quello puro, che non deve appoggiarsi sul 4G. Può essere quindi un buon momento per chiederci quando arriverà tra noi la nuova generazione di reti. Ossia quando e come gli utenti ne percepiranno gli effetti. Una prima risposta può essere che i primi fortunati italiani cominceranno a vederlo già l’anno prossimo, mentre la massa aspetteranno il 2022.

Abbiamo già avuto quattro generazioni di telefonia mobile e ciascuna di esse è stata, per noi utenti, distintamente percepibile. Il passaggio dalla telefonia analogica a quella digitale 2G, la comparsa sui nostri telefoni cellulari 3G dei primi collegamenti al web, e infine i video, la navigazione su Internet in mobilità e la possibilità di essere “always on” nei social network offerte dal 4G.
I prossimi step

Il passo successivo sarà la Release 16, attesa per la fine del 2019 e che dettaglierà le caratteristiche degli altri due pilastri del “triangolo 5G”: l’mMTC (massive Machine Type Communications) che sarà alla base dell’Internet of Things e l’URLLC (Ultra Reliable Low Latency Communication) che dovrà garantire i tempi di risposta (latenza) minori di un millisecondo.

Per il 5G siamo dunque alla fine (o “alla fine dell’inizio”) di questo processo. Non è stato ovviamente un processo semplice. È questa infatti la fase nella quale i costruttori cercano di guadagnare un vantaggio competitivo per le proprie proposte tecnologiche mentre gli operatori di telecomunicazioni, pur comprendendo la necessità dell’evoluzione tecnologica, cercano di garantire un superamento “dolce” delle tecnologie della generazione precedente (sulla quale hanno appena investito).

Nel caso del 5G questa dialettica è stata resa molto più complicata dalla caratteristica più rivoluzionaria di questo cambio di tecnologia: non sono più le reti a determinare i servizi ma sono questi ultimi a determinare la struttura delle reti, ottimizzandone topologia e tecnologia.
Il coinvolgimento dei vertical nello sviluppo del 5G

Dunque, in una logica B2B, entrano nel processo di definizione degli standard anche i grandi utenti business che gestiscono i vari servizi (“vertical”). Tra questi, i grandi produttori di automobili e di energia, le aziende del settore aeronautico, spaziale, agricolo e della grande manifattura, i costruttori di apparati elettromedicali, i “broadcaster”, e (almeno dovrebbero) le amministrazioni pubbliche. Ad esempio, al recente meeting di La Jolla nel quale è stata approvata la Release 15 “standalone”, hanno partecipato tutti i maggiori rappresentanti dei “vertical”. Come dice Adrian Scrase (CTO dell’ETSI) questo è “un segno molto importante del progresso fatto nell’attrarre questi operatori in un forum regolatorio delle telecomunicazioni. Ora dobbiamo tener vivo il loro interesse nel 5G”

Chiudo con una osservazione che mi sembra significativa di Mischa Dohler del King’s College di Londra: a suo parere la presenza dei clienti business nel processo di standardizzazione induce una “disruption” epocale nella catena del valore che, nelle 4 generazioni precedenti, era sempre rimasta la stessa: Costruttori – Operatori Telco – Clienti.

Ora invece, per la prima volta, i costruttori di apparati entrano in contatto diretto con i maggiori clienti business, stabilendo un rapporto non più mediato dagli operatori di telecomunicazioni. Dunque, i costruttori, che sono naturalmente strutturati per un rapporto B2B, hanno pieno controllo su algoritmi e piattaforme e non hanno particolari interessi a gestire gli utenti finali dei “vertical”, potrebbero drasticamente ridurre il ruolo degli operatori di telecomunicazioni e spingerli verso un ruolo di mera “utility”. Conclude però Dohler: “la carta vincente degli operatori resta il controllo dello spettro”.


Redazione

28 febbraio 2019

Decreto salva banche: cos’è, cosa prevede e in cosa consiste?



Decreto salva banche: cos’è, cosa prevede e in cosa consiste? Ora che è diventato legge, ecco tutti i dettagli e tutte le misure approvate dal parlamento per la salvaguardia di Mps e altri istituti.

Decreto salva banche: cos’è, cosa prevede e in cosa consiste la legge per salvare Mps - Il tanto discusso decreto salva banche, pensato dal governo per risollevare Mps e gli altri istituti in difficoltà, è stato approvato in via definitiva dal parlamento ed è perciò diventato legge. Ma cos’è, cosa prevede e in cosa consiste questo decreto salva banche e risparmio appena approvato?

Con 246 voti favorevoli, la Camera dei Deputati ha dato il via libera alla trasformazione di quel decreto salva risparmio in legge vera e propria che avrà lo scopo di far partire la macchina del salvataggio su Mps e sugli altri istituti in crisi. Cos’è questo decreto salva banche, cosa prevede e in cosa consiste sarà più chiaro nelle righe che seguiranno.

Prima di tutto occorre ricordare come tale decreto salva banche, o salva risparmio, andrà ad intervenire non solo sulla delicata situazione di Mps. AncheVeneto Banca, Popolare di Vicenza e Carige potrebbero essere soggette a ricapitalizzazione precauzionale da parte dello Stato. Ecco perché è utile comprendere al meglio cos’è il decreto salva banche, cosa prevede e in cosa consiste la nuova legge approvata dal parlamento.

Le modifiche apportate al testo originale sono state poche e lo stesso premier Gentiloni ha espresso soddisfazione per l’avvenuta approvazione del decreto salva banche che ha comunque suscitato diverse critiche da parte delle forze di opposizione. Vediamo allora cos’è il decreto salva banche, cosa prevede e in cosa consiste la legge pensata per risollevare Mps e il resto del sistema in crisi.
Decreto salva banche: cos’è, cosa prevede e in cosa consiste. Il salvataggio Mps


Con il via libera della Camera, il decreto salva banche prevede di far ripartire il sistema tramite il tanto discusso fondo da 20 miliardi di euro. Un fondo, questo, giudicato da Bankitalia ampiamente sufficiente allo scopo. Di questa cifra, circa 8,8 miliardi dovrebbero essere utilizzati per il salvataggio di Mps, mentre altri 5 dovrebbero essere indirizzati invece al salvataggio delle banche venete. Un buon 70% del fondo salva risparmio, insomma, è già opzionato dagli aumenti di capitale Mps e delle venete.
Decreto salva banche: cos’è, cosa prevede e in cosa consiste? Blacklist

Come abbiamo già accennato in precedenza le modifiche apportate al testo originale del decreto sono state piuttosto ridotte. Vediamo allora cos’è il decreto salva banche e risparmio, cosa prevede e in cosa consiste la legge pensata per salvare Mps.

Innanzitutto tra le novità apportate si è parlato soprattutto della cosiddetta black list dei debitori delle banche: il decreto legge salva risparmio prevede di non rendere noti i nomi, ma solo i profili di rischio e i meriti di credito dei debitori che hanno ottenuto prestiti superiori all’1% del patrimonio netto degli istituti. Ecco cosa prevede il decreto legge salva banche in merito alla black list dei debitori.
Decreto salva banche: cos’è, cosa prevede e in cosa consiste? Il burden sharing

Cos’è, cosa prevede e in cosa consiste il decreto salva banche e risparmio dal punto di vista del burden sharing? Tale meccanismo potrà essere attenuato riacquistando azioni in cambio di bond senior, ma solo per le obbligazioni subordinate acquistate prima del 1° gennaio 2016. Si noti, comunque, che per porre un freno alle attività speculative il decreto salva banche prevede anche un limite massimo al riacquisto delle azioni che il risparmiatore ottiene tramite l’applicazione del burden sharing fissato al prezzo di acquisto dei bond subordinati e non al loro valore nominale
Decreto salva banche: cos’è, cosa prevede e in cosa consiste? Gli stipendi


Cosa prevede poi il decreto salva banche dal punto di vista degli stipendi? Per quanto riguarda i vertici degli istituti in crisi il decreto salva risparmio prevede l’imposizione di un tetto alle loro retribuzioni che, secondo il sottosegretario Pier Paolo Baretta, dovrebbe essere consono alle norme UE. Peccato che queste norme prevedano una retribuzione di al massimo 15 volte superiorerispetto al salario medio italiano che è di 28 mila euro l’anno - o comunque di 10 volte superiore al salario medio dell’istituto. Ecco cosa prevede il decreto salva banche dal punto di vista delle retribuzioni.
Decreto salva banche: cos’è, cosa prevede e in cosa consiste? Le azioni

Tra le novità introdotte occorre poi citare l’introduzione di nuovi criteri di valorizzazione dei titoli bancari a seconda che gli istituti siano o meno quotati. Nel secondo caso, il valore delle azioni della banca sarà calcolato in base alla sua consistenza patrimoniale, in base alle sue prospettive di reddito e anche in base al rapporto tra il valore di mercato e il valore contabile delle banche quotate e tenuto conto delle perdite connesse a eventuali operazioni straordinarie.

Per le banche quotate, invece, il decreto salva risparmio prevede che il valore delle loro azioni sarà determinato sulla base dell’andamento dei titoli negli ultimi 30 giorni. Nel caso di Mps, sospesa dal listino, il valore sarà calcolato come il minore tra il prezzo di riferimento medio degli ultimi 30 giorni di Borsa e quello determinato in base al patrimonio e ai criteri per le non quotate. Ecco cosa prevede il decreto salva banche dal punto di vista del valore dei titoli.
Decreto salva banche: cos’è, cosa prevede e in cosa consiste? 

DTA

Cos’è il decreto salva banche e cosa prevede dal punto di vista delle, DTA? La legge trasforma le imposte anticipate qualificate in crediti d’imposta e permette di far valere per l’intero esercizio 2016 il canone versato alle banche a luglio. Ciò vale anche per le banche di credito cooperativo. Ecco cosa prevede il decreto salva banche e risparmio ed ecco come la nuova legge approvata permetterà allo Stato di salvare Mps e gli altri istituti in difficoltà.

Redazione

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