05 febbraio 2019

La Francia può sostituire gli Stati Uniti in Siria?

La Francia può sostituire gli Stati Uniti in Siria?

La decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di ritirare le forze americane dalla Siria ha suscitato molte reazioni. Molti politici americani e alti funzionari della difesa si sono scagliati contro la decisione della Casa Bianca, sostenendo che il ritiro delle truppe distruggerà l’immagine di Washington agli occhi degli alleati. La decisione ha immediatamente provocato alcune dimissioni nell’amministrazione Trump. Il Segretario alla Difesa, James Mattis e l’inviato degli Stati Uniti alla coalizione internazionale anti-Isis Brett H. McGurk si sono dimessi dai loro incarichi in opposizione al ritiro. Gli alleati europei di Washington sono rimasti sorpresi dalla decisione di Trump e hanno espresso il loro scontento per la mossa.
siria-franciaLa Francia è l’attore più importante in Siria con la più grande opposizione espressa all’annuncio di Trump. Il ministro della Difesa francese, Florence Parly, ha dichiarato la scorsa settimana che Trump ha “preso una decisione estremamente grave” circa il ritiro delle sue forze militari dalla Siria. “Non condividiamo le analisi che il califfato dell’Isis sia stato annientato”, ha dichiarato Florence Parly sulla radio Rtl. “È una decisione estremamente seria e pensiamo che… il lavoro debba essere completato”, ha aggiunto.
In precedenza, il ministero degli Esteri francese aveva affermato che il Paese europeo manterrà la sua presenza in Siria “per combattere il terrorismo” anche se Washington deciderà di rimuovere le sue forze dalla nazione siriana. Le agenzie di stampa europee hanno riferito che la Francia ha promesso alle Forze Democratiche Siriane (Sdf), una forza curda prevalentemente siriana con un piccolo numero di combattenti arabi, che Parigi continuerà a sostenerle dopo il ritiro degli Stati Uniti. Il 21 dicembre, la Francia ha ospitato una delegazione del Consiglio democratico siriano, l’ala politica delle Sdf, guidata dal co-presidente Riyaz Darar e Ilham Ahmad, co-presidente del Consiglio esecutivo, dando loro le garanzie per il sostegno.

Cosa sta spingendo Parigi a sostenere i curdi siriani?

Le potenzialità della Francia di riempire il vuoto degli Stati Uniti nelle aree controllate dai curdi in Siria si dividono in quattro categorie:
1. La Francia ha una storia di presenza in Siria. La potenza europea dopo la prima guerra mondiale portò la Siria sotto il suo mandato. In realtà, i leader francesi hanno sempre sviluppato il desiderio di intromettersi negli affari interni della Siria. Per quanto riguarda il ruolo di Parigi nella creazione del nuovo governo siriano, i leader francesi cercano di svolgere un ruolo attraverso la loro presenza militare nella Siria settentrionale e orientale.
2. La seconda ragione per cui la Francia aiuta i combattenti curdi è la reazione positiva dell’opinione pubblica europea all’idea di sostenere le forze curde di fronte ai terroristi dell’Isis.
3. Un altro motivo per la posizione filo-curda di Parigi è il rapporto molto intimo della Francia con i curdi negli ultimi decenni.
4. Un’altra spinta per i leader francesi a offrire un sostegno pro-curdo è il desiderio di mostrare un grado di indipendenza dagli Stati Uniti. Recentemente, il presidente francese Emmanuel Macron, insieme al cancelliere tedesco Angela Merkel, ha manifestato la sua volontà di uscire dall’orbita della leadership di Washington. La crisi siriana e la copertura per l’Sdf possono offrire al leader francese un’ottima possibilità per concretizzare il suo desiderio.

Quali sono le limitazioni francesi nel nord della Siria?

Sul territorio siriano Parigi si troverà ad affrontare enormi ostacoli ad assumere il ruolo di Washington in Siria, tra cui:
1. La forte opposizione della Turchia può suscitare forti tensioni tra le forze armate dei due Paesi. Il recente avvertimento del Presidente turco alla Francia potrebbe costituire un segnale per un tale confronto. Il 21 dicembre, il presidente Recep Tayyip Erdogan ha ritenuto la promessa francese di un aiuto alla stabilizzazione della Siria settentrionale (sotto il controllo dei curdi, un “sostegno al terrorismo“. Ha avvertito che la Francia potrebbe diventare “bersaglio” se aiuta i miliziani curdi.
2. L’opposizione del governo siriano e dei suoi alleati Russia e Iran. Mantenere l’integrità territoriale della Siria è stata una delle massime priorità del governo di Assad e dei suoi alleati, e sostenere le milizie curde che hanno cercato di stabilire una regione autonoma o semi-autonoma nel nord della Siria potrebbe attirare reazioni feroci da parte loro.
3. La mancanza di legittimità internazionale e legale per la presenza militare francese è un altro ostacolo. Gli Stati Uniti e altri Paesi non autorizzati affrontano una crisi di illegittimità in Siria. Il governo siriano ha autorizzato solo Iran, Russia ed Hezbollah a unirsi alla sua lotta contro i gruppi terroristici sostenuti da potenze straniere.
4. Mancanza di una strategia chiara da parte della Francia per svolgere un ruolo nel futuro della Siria. Per essere chiari, i leader francesi non sono ancora a conoscenza del ruolo che dovrebbero svolgere in Siria e quale dovrebbe essere la loro strategia per il futuro.
Per quanto riguarda le limitazioni summenzionate, la Francia non ha i fattori necessari per svolgere un ruolo nel nord e nell’est della Siria. La predizione è che dopo il ritiro delle forze americane, Parigi troverà inevitabile rimuovere le sue truppe dal Paese.
di Giovanni Sorbello
Redazione

Giornalista Press Tv arrestata negli Usa

Giornalista Press Tv arrestata negli Usa

Marzieh Hashemi, giornalista e conduttrice che lavora per la rete televisiva iraniana in lingua inglese Press Tv, è stata arrestata domenica negli Stati Uniti per ragioni non specificate.
press Tv-giornalista-arrestataSecondo Press Tv, Marzieh Hashemi è detenuta in un centro di detenzione a Washington Dc, anche se nessuna accusa formale è stata mossa contro di lei. La giornalista e conduttrice televisiva di origine americana, negli Stati Uniti per visitare suo fratello malato e altri parenti, è stata arrestata domenica all’aeroporto di St. Louis Lambert e successivamente trasferita dagli agenti dell’Fbi presso la struttura di detenzione. I parenti non sono stati in grado di contattarla per oltre 48 ore e solo ieri sono venuti a conoscenza della sua detenzione.
Anche se non ci sono accuse contro di lei, Hashemi ha informato i familiari di aver subito maltrattamenti presso il centro di detenzione. La giornalista iraniana ha dichiarato che le è stato tolto con la forza il suo hijab e che è stata trattata come una criminale.
I funzionari della prigione di Washington le hanno negato anche la possibilità di usufruire di un’alimentazione halal o vegetariana. Marzieh Hashemi ha riferito che da tre giorni è costretta a mangiare solo salatini e pane.
Dal democratico Occidente e dai paladini difensori dei diritti umani ci aspettiamo un’ondata di proteste e indignazione anche per la sorella Marzieh Hashemi.
Redazione

Hashd al-Shaabi fermano militari Usa sul confine siriano

Hashd al-Shaabi fermano militari Usa sul confine siriano

I combattenti iracheni delle Unità di mobilitazione popolare Hashd al-Shaabi hanno bloccato una “sospetta missione di ricognizione” da parte delle forze militari statunitensi, tesa a raccogliere informazioni critiche sui movimenti e le postazioni delle forze volontarie nella provincia occidentale di Anbar e sul confine con la Siria.
Hashd al-Shaabi

Il comandante delle forze volontarie Hashd al-Shaabi in Western Anbar, Qassim Mosleh, ha dichiarato martedì alla rete televisiva irachena al-Sumaria che l’azione degli Stati Uniti equivale alla violazione della sovranità irachena e avrebbe potuto mettere seriamente a rischio le truppe di confine irachene esponendo i loro schieramenti e depositi di armi ai gruppi terroristici. Mosleh ha aggiunto che i combattenti di Hashd al-Shaabi hanno costretto le truppe americane a tornare alla loro base, senza avvicinarsi a loro.

Il ruolo determinante delle milizie Hashd al-Shaabi

Hashd al-Shaabi è un’organizzazione ombrello sponsorizzata dallo Stato iracheno costituita da circa 40 gruppi e composta principalmente da musulmani sciiti. Questa milizia può contare su oltre 100mila combattenti. Le Autorità irachene affermano che all’interno delle Unità di mobilitazione popolare ci sono tra 25mila e 30mila combattenti tribali sunniti nei suoi ranghi, oltre alle unità Izadi e cristiani curdi.
Le milizie sciite hanno svolto un ruolo importante nella liberazione delle aree occupate da Daesh a sud, a nord-est e nord della capitale irachena Baghdad. L’Iraq ha ripetutamente condannato le accuse di settarismo rivolte ad Hashd al-Shaabi. Lo scorso dicembre, Baghdad ha condannato Riyadh per ingerenza negli affari interni dell’Iraq, dopo che il ministro degli Esteri saudita Adel al-Jubeir, ha dichiarato che l’Iraq non può realizzare l’unità del Paese con la presenza delle Unità di mobilitazione popolare. L’Arabia Saudita ha più volte etichettato le Hashd al-Shaabicome movimento sciita ed ha chiesto lo smantellamento del gruppo.
Redazione

Nell’Artico, la nuova guerra fredda

Nell’Artico, la nuova guerra fredda

Riscaldamento globale e nuove rotte commerciali emergenti in una zona ricca di risorse naturali spingono laMarina Usa a competere con Russia e Cina per il controllo dell‘Artico, scrive The Wall Street Journal. 
ArticoLa marina statunitense cercherà di aumentare il suo ruolo nell’Artico, in quanto sullo sfondo del riscaldamento globale e l’emergere di nuove rotte marittime, gli Stati Uniti dovranno affrontare la rivalità per l’influenza nell’estremo nord con potenze come la Russia e la Cina, scrive The Wall Street Journal. Gli Stati Uniti hanno da tempo puntato l’attenzione sull’Artico, che considera apertamente come una potenziale nuova arena per uno stallo geopolitico. Mentre il clima mutevole del pianeta trasforma gradualmente i ghiacci in corsi d’acqua percorribili,Washington intende chiaramente ottenere il suo pezzo di azione economica in una regione che potrebbe diventare un giorno un’importante rotta commerciale marittima.   
In quella che sembra una dichiarazione di risarcimento, gli Stati Uniti invieranno una nave da guerra della Marina nelle acque dell’Artico in un’altra operazione di navigazione, ha dichiarato il Segretario della Marina Richard Spencer al Wall Street Journal. La Marina degli Stati Uniti ha già condotto missioni simili nel Mar Cinese Meridionale per contestare le rivendicazioni territoriali di Pechino. Finora, questo non ha portato a nulla se non a intensificare le tensioni tra gli Stati Uniti e la Cina, ma Washington è apparentemente impaziente di utilizzare lo stesso approccio in un’altra regione.

La sfida degli Stati Uniti alla Russia

I piani di Washington non si limitano solo alla missione sulla libertà di navigazione, ma implicano anche il dispiegamento di truppe nella base abbandonata di Adak. Situata alla fine delle Isole Aleutine, non lontano dal confine russo, questa base fu utilizzata tra il 1942 e il 1997. Ora, gli Stati Uniti prevedono di inviare alcune navi di superficie e un velivolo da ricognizione P-8 Poseidon, secondo Spencer. “Il concetto è andare lassù”, ha dichiarato il segretario della Marina, parlando dei piani statunitensi per nuove operazioni nell’Artico. La stazione navale dismessa è stata rilevata dalla società privata Aleut nel 2003, fondata per risolvere le rivendicazioni dei nativi dell’Alaska contro il governo federale. La Marina è attualmente in trattative con la compagnia sul destino della base, secondo Spencer. Tuttavia, la Aleut Corporation non ha fornito commenti in merito. E’ importante comprendere il contesto dell’attuale governo dell’Artico russo per capire il senso della nuova guerra fredda dell’Artico.

Definizione del contesto

La regione artica russa si estende per circa 9660 chilometri di costa e numerose isole dal Mare di Barents, al Mare di Kara al Mare di Laptev incluso. A questi vanno aggiunti 18 porti artici, con interventi infrastrutturali in corso o programmati; alcuni sono porti di trasbordo per importanti risorse naturali estratte all’interno della Siberia. Si sta sviluppando un crescente alveare di attività nell’Artico, ma ad un ritmo lento, principalmente sulla costa e al largo della regione artica occidentale.

Estrazione delle risorse naturali

Solo nei mari artici occidentali, la Rosneft ha stimato 17,3 miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio (Tep) di risorse estraibili di petrolio e gas. Per le aree della piattaforma continentale dell’Artico orientale, le risorse totali estraibili di petrolio e gas sono stimate in 12,7 miliardi di Tep. Sono tutte nelle acque territoriali, o principalmente all’interno della zona economica esclusiva. Questo sembra essere un concetto alieno per alcune élite e giornalisti occidentali; se un’entità straniera desidera esplorare e sfruttare le risorse minerarie marittime, deve farlo con l’autorizzazione specifica delle autorità russe competenti.

Percorsi di navigazione commerciale

Il numero di navi mercantili e il traffico marittimo complessivo artico aumenteranno gradualmente in futuro, a causa dei significativi cambiamenti del clima e delle condizioni meteorologiche. L’Artico è spesso presentato nei media come la prossima mega-autostrada dei trasporti. Va ricordato che la navigazione sicura sulle varie “corsie” è complicata da condizioni meteorologiche estreme e da condizioni di copertura di ghiaccio incerte anche durante il periodo estivo. Quindi non è una scelta da prendere a cuor leggero per gli operatori marittimi, considerando in particolare la lontananza e l’attuale mancanza di infrastrutture di supporto che sono necessarie per il sostegno vitale e i rifornimenti, come centri per la ricerca e il soccorso, il rifornimento di carburante e le riparazioni.

Risorse per entrare nell’Artico: i rompighiaccio

Per quanto riguarda la Russia, da tempo ha sviluppato il suo potenziale di azione nella regione artica, poiché è stata sempre motivata da una serie di circostanze, in particolare dalle prospettive commerciali e dalla necessità di mantenere basi militari lungo confine settentrionale. La Cina, che si è dichiarata “potenza quasi artica”, ha emanato una vasta dottrina per l’azione nella regione l’anno scorso. All’interno della sua struttura, la Cina creerà una “Via della seta polare” e permetterà alla sua flotta di operare liberamente nella regione.
In questo momento gli Stati Uniti possiedono un unico rompighiaccio costruito nel 1976, un “secchio di ruggine”, mentre la Russia detiene una massiccia flotta di rompighiaccio, composta da 35 rompighiaccio di cui cinque a diesel a propulsione nucleare. Tre nuovi rompighiaccio a propulsione nucleare, che diventeranno “il più grande e il più potente” del mondo, dovrebbero unirsi alla flotta russa nei prossimi anni. Oltre a ciò, la Russia sta anche costruendo nuove navi da pattuglia polivalenti artiche, la prima di dovrebbe essere consegnata alla Marina russa nel 2020. La Cina, un altro Paese che ha recentemente messo le sue viste sull’Artico, ha già costruito il suo primo rompighiaccio prodotto a livello nazionale.
Quanto alle istallazioni militari, le uniche installazioni militari della Russia nell’Artico comprendono radar e basi militari autonome e permanenti. Di particolare interesse è la base militare più settentrionale della Russia, chiamata Arctic Shamrock, che consente a un massimo di 150 persone di vivere e lavorare per 18 mesi senza alcun supporto esterno in un’area situata a 80 gradi di latitudine nord dell’Equatore. Una base simile, chiamata Severny Klever (Northern Clover), si trova sul 75° parallelo nord dell’isola Kotelny, nell’arcipelago delle Nuove Isole Siberiane.
“Ora, gli Stati Uniti non hanno le risorse per entrare nell’Artico. Washington potrebbe, di fatto, non essere in lizza per il dominio nell’Artico ma invece cerca di rovinare il gioco dei suoi avversari”, secondo Vladimir Bruter, specialista presso l’Istituto internazionale per gli studi umanitari e politici.
di Cristina Amoroso
Redazione

Gaza: la crisi energetica sta uccidendo l’agricoltura

Gaza: la crisi energetica sta uccidendo l’agricoltura

La crisi energetica nella Striscia di Gaza sta affossando il settore agricolo. L’impossibilità da parte degli agricoltori di poter utilizzare i pozzi, alimentati a corrente elettrica, per irrigare le loro terre sta determinando la perdita di moltissimi raccolti, in un territorio già fortemente devastato ed impoverito.
La fornitura quotidiana di energia elettrica è arrivata a meno di quattro ore al giorno. L’azienda energetica israeliana, nelle ultime settimane, ha tagliato altri sei megawatt sulla linea che rifornisce il Nord e il Nord Ovest di Gaza, ovvero le zone più redditizie per l’agricoltura.
L’aumento del black out sta minacciando la vita delle piante e la stessa sicurezza alimentare dei palestinesi. Alcuni agricoltori si sono visti costretti ad acquistare generatori per mantenere vivi i loro raccolti, ma l’alto costo del combustibile sta incidendo pesantemente sul prezzo dei prodotti.
Una reazione a catena che non trova fine. Una crisi che minaccia di aumentare, oltre tutto, le fila di disoccupati nel settore agricolo e di coltivatori che presto non saranno più in grado di far fronte ai crescenti  costi della loro attività. Basti pensare che il costo dei generatori per la gestione dei pozzi di irrigazione è pari a 30 dollari l’ora, prezzi che superano abbondantemente le possibilità finanziarie degli agricoltori.
Il blocco di elettricità colpirà presto la già precaria economia di Gaza e porterà ad una forte instabilità della sicurezza alimentare, con conseguente diminuzione del potere d’acquisto e calo delle esportazioni.
I dati parlano chiaro. Secondo un recente rapporto del Ministero dell’agricoltura i danni causati dalla crisi energetica sono stimati a quasi 55 milioni di dollari. Se il blocco non cessa, la Striscia di Gaza rischia la desertificazione.
Redazione

Usa, ribellione contro il degrado dell’istruzione pubblica

Usa, ribellione contro il degrado dell’istruzione pubblica

Usa – Più di 30mila insegnanti scioperano a Los Angeles, in California. Chiedono maggiori risorse e la fine delle “riforme” di privatizzazione. È il primo sciopero dell’Unione Utla in 30 anni.
UsaPiù di 30mila insegnanti hanno scioperato a Los Angeles paralizzando il secondo più grande sistema scolastico negli Stati Uniti con una serie di richieste per ripristinare le risorse scolastiche, ridurre le dimensioni dei gruppi-classe, sfidare test standardizzati e salvare l’istruzione pubblica da processo di privatizzazione guidato da riforme educative finanziate da miliardari. 
Gli insegnanti hanno iniziato marce e sit-in di fronte a centinaia di scuole insieme a una parte degli oltre 600mila studenti, il 72 per cento dei quali Latino-americano, sebbene nel sistema siano parlate più di 90 lingue. Siamo nel pieno della battaglia per l’anima della pubblica istruzione, ha dichiarato Alex Caputo Pearl, presidente dell’unione degli United Teachers of Los Angeles (Utla).
In questo sciopero, il primo in 30 anni, l’Utla si unisce ad un’ondata di azioni senza precedenti di centinaia di migliaia di insegnanti, che scoppiarono nel corso dell’ultimo anno in una ribellione contro le politiche di austerità e le privatizzazioni; in 29 Stati ci sono meno finanziamenti per l’educazione di 10 anni fa. Molte di queste azioni sono state condotte in Stati conservatori con governi repubblicani come West Virginia, Oklahoma, Arizona, Kentucky e North Carolina che hanno scosso i loro leader politici, riuscendo in vittorie sorprendenti e trasformando il paesaggio politico regionale. A differenza di questi, Los Angeles si trova in una città e uno Stato sotto il controllo democratico liberale.
Questo sciopero dimostra che la resistenza è contro il consenso bipartisan che ha promosso quelle che chiama riforme scolastiche in tutto il Paese, includendo la promozione di un modello di privatizzazione dell’istruzione pubblica attraverso le cosiddette scuole “charter”, e le misure imponenti di valutazione per le scuole, insegnanti e studenti attraverso test standardizzati.
L’Utla richiede che i governi municipali e statali (nei sistemi di istruzione pubblica degli Usa siano amministrati a livello municipale e statale, non a livello federale) investano fondi per assumere più personale di supporto, ridurre le dimensioni dei gruppi e ridurre i test standardizzati. Il sindacato rileva che il deterioramento delle scuole pubbliche ha alimentato un esodo verso le scuole charter, deviando così ancora più fondi statali. Denuncia che un gruppo-classe medio ha più di 32 studenti nelle scuole superiori, con alcuni casi in cui per gli studenti non c’è letteralmente posto a sedere se non sul pavimento.

E la scuola pubblica italiana?

Non va tanto meglio la scuola pubblica italiana, penalizzata nel tempo a favore delle scuole paritarie e private, che con i finanziamenti pubblici sono riuscite nel tempo ad ingrandirsi e ad assorbire molti studenti in cerca di diploma facile o di migliore offerta formativa. La già degradata situazione generale della scuola pubblica italiana, compresi i licei, peggiorerà ulteriormente finché la scuola resterà inclusiva e non selettiva in base al merito, cioè finché continuerà a mandare avanti tutti sempre e comunque a dispetto del comportamento indisciplinato degli studenti, la loro mediocrità, la mancanza di interesse, la pretesa – ormai acquisita come diritto – di essere assistiti, aiutati, facilitati, di ricevere voti regalati e pezzi di carta fasulli. Ma questa è un’altra storia.
di Cristina Amoroso
Redazione

Working poor in aumento in Italia

Working poor in aumento in Italia

Working poor, coloro che sono a rischio povertà pur avendo un lavoro, stanno aumentando di numero e secondo i dati Eurostat circa 12 lavoratori italiani su 100 sono a rischio povertà nonostante un’entrata monetaria; si tratta dell’11,7% della forza lavoro che è una percentuale molto al di sopra della media Ue.
Working-poorEppure in Italia non si fa altro che parlare del reddito di cittadinanza che con il passare del tempo sta diventando un’autentica telenovela; dal taglio della cifra iniziale sino ad arrivare al continuo posticipare l’erogazione che, stando alle ultime voci, dovrebbe avvenire ad aprile.
In tutto questo bailamme politico ci sono quei 12 lavoratori su 100 che non percepiscono abbastanza stipendio e sono a rischio povertà, con un aumento record registrato tra il 2015 ed il 2016; oltre il 23% a cui bisogna aggiungere le prospettive di vita che stando ai dati del Censis vedono 5,7 milioni di giovani che rischiano di avere una pensione nel 2050, al di sotto della soglia di povertà. Su tutto ciò si tace.
La realtà è ben diversa da quella che la narrazione politica continua a raccontare in una perenne campagna elettorale a rincorrere le promesse faraoniche. Queste condizioni hanno attivato una bomba sociale che va disinnescata. Lavoro e povertà, dice Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative: “Sono due emergenze sulle quali chiediamo al futuro governo di impegnarsi con determinazione per un patto intergenerazionale che garantisca ai figli le stesse opportunità dei padri. Dobbiamo recuperare tre milioni di neet (disoccupati che non studiano o fanno formazione, ndr) e offrire condizioni di lavoro dignitoso ai 2,7 milioni di lavoratori poveri. Rischiamo di perdere un’intera generazione”.
Tornando ai freddi numeri della statistica, l’Italia è tra i Paesi della Ue con i livelli di working poor più alti; a fare peggio vi è la Romania con il 18,6%, la Grecia con il 14,1%, la Spagna 13,1%, Lussemburgo 12%. Riescono a fare meglio nazioni come la Bulgaria con l’11,4%, il Portogallo con il 10,9% e la Polonia con il 10,8% a guidare la classifica come sempre accade vi è il nord europa con in testa la Finlandia con appena il 3,1%, poi la Rep.Ceca con il 3,8%, il Belgio con il 4,7% e poco sotto l’Irlanda con il 4,8%.
A segnare la discriminante dei working poor è il tipo di contratto con un raddoppio delle percentuali per coloro che lavorano part-time (15,8%), rispetto a quelli con un occupazione full time(7,8%); tre volte maggiore è il dato per coloro che hanno un impiego temporaneo(16,2%) rispetto a chi possiede un contratto a tempo indeterminato (5,8%). Ad essere più a rischio sono gli uomini con il 10% rispetto alle donne (9,1%).
A questi dati bisogna aggiungere il sommerso non dichiarato. I settori a maggior incidenza di irregolarità (in cui più di un occupato su dieci risulta non regolare), come agricoltura, servizi alle famiglie, informazione e comunicazione, sono non a caso anche quelli dove è più alta la quota di lavoratori a basso salario. Sembra quindi esistere una correlazione positiva tra irregolarità e diffusione dei working poor.
Tutto ciò si ripercuote sulle pensioni, visto che il quadro che emerge è quello di una discriminazione generazionale. Il confronto tra la pensione di un padre e quella futura del figlio segnala una divaricazione del 14%;
di Sebastiano Lo Monaco
Redazione

Come Satana corrompe la società? Intervista ad Annalisa Colzi

Come Satana corrompe la società? Intervista ad Annalisa Colzi

Sono passati cinquant’anni da quando per definire l’epoca contemporanea venne coniato il termine “società dello spettacolo”. In questo lasso di tempo i mezzi di comunicazione di massa si sono ulteriormente sviluppati, arrivando a raggiungere un grado di incisività costante e capillare. Oggi, tutto è spettacolo, filtrato dal principale apparato di cui questa società si serve: la televisione. Lo spettatore, inerte innanzi allo schermo, è viepiù vulnerabile, espone la sua mente a un meccanismo persuasivo che, operando su vasta scala anche mediante messaggi subliminali, manipola le masse. Ne deriva che chi controlla i palinsesti televisivi possiede il più efficace strumento di controllo mai esistito, capace di orientare le opinioni, le scelte, i comportamenti di milioni di persone. A margine di queste considerazioni sorge qualche quesito, ovvero: dove vanno ricercati i poteri che dispongono di una simile risorsa? Quali messaggi veicolano tra le masse? In ultimo, che interesse ne traggono? A queste tre e ad altre domande prova a rispondere Annalisa Colzi, una scrittrice che da anni studia i fenomeni televisivi e pubblicitari per snidare le torbide finalità che vi si celano dietro. Nel 2009 ha dato alle stampe Come Satana corrompe la società (ed. Città Ideale), un libro che già nel titolo indica il sinistro aspetto che la scrittrice ritiene abbiano i manipolatori delle masse, propugnatori di mefistofeliche ideologie che quotidianamente ci avvelenano.
satanaGentile Annalisa, quando e come scocca la scintilla che la fa interessare a questo tema?
Nel momento in cui mi sono resa conto che l’utilizzo della droga, dell’alcool e del sesso era divenuta abitudine per tanti giovani. Ho cominciato a pensare che vi fosse qualcuno dietro a questo annientamento della personalità. Qualcuno di potente in grado di cambiare le opinioni personali e della coscienza.
E così, dopo varie ricerche, ho scoperto che il colpevole è rappresentato dal mondo mediatico in tutte le sue sfaccettature.
Può fornirci qualche esempio di programmi televisivi oggi in voga che rispondono all’inquietante descrizione che fa nel suo libro?
Per esempio Pollon, uno dei cartoni animati più amati dai bambini, dove si parla di cocaina come se nulla fosse. Il ritornello della canzoncina è molto chiaro “Sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria, se lo mangi o lo respiri ti dà subito l’allegria”. D’altra parte anche il gesto che compie Pollon con gli orsetti mentre la canta è eloquente.
Ma si può parlare anche dei Simpson, il cui protagonista è un ubriaco cronico dalla battuta macabra: “Evviva l’alcool, la causa di… e la soluzione a… tutti i problemi della vita!”. Battuta considerata ironica ma motivo di goliardia fra ragazzini che oggi cominciano a bere fin dall’età di 11 anni.
Vi è anche un altro aspetto inquietante legato ai media: i messaggi esoterici e satanici. Yu-Gi-Oh ne è un esempio. In questo cartone animato si parla di “attaccare con il mago nero”; di sprigionare lo “Spirito maligno dell’anello” e via di questo passo. Questi cartoni animati sono causa di incubi notturni per tanti bambini che spesso devono ricorrere all’esorcista per una benedizione.
La musica moderna è molto diffusa, specialmente tra i ragazzi. È anche in questo campo che si insinua il fumo corruttore?
Certo, anzi è la strada preferenziale utilizzata dai manipolatori della coscienza, perché certi personaggi diventano il punto di riferimento per tanti adolescenti. Ed ecco perché molti cantanti vengono istruiti appositamente per uccidere l’anima, e a volte anche il corpo, di tanti giovani fans.
Esempi in questo senso?
Lady Gaga, grande amica di Marylin Manson, canta testi insignificanti ma con video pieni di simbologie. Basta guardare il finale di Alejandro, dove viene strattonata dai ballerini che devono abusare di lei, esattamente come avviene nelle messe nere. Ma ancora più inquietante il video che viene proiettato durante i suoi concerti, dove la si vede mangiare un cuore di bue mentre il sangue le scorre sul corpo. Questo è esattamente quello che viene compiuto durante le messe nere.
Molti gruppi metal, come gli Slayer, gli Acheron, i Deicide e altri cantano testi pieni di riferimenti satanici. “Noi ci affidiamo nelle mani del nostro signore Satana” (Christ Illusion – Slayer). Oppure urlano di uccidere: “Nessun apparente motivo, semplicemente uccido e uccido ancora” (Kill Again – Slayer). Ma anche i cantanti italiani non scherzano e, se anche non parlano di satanismo esplicito, istigano al suicidio, all’omicidio, all’utilizzo di droghe, di alcool, al sesso, all’anticlericalismo, alla perversione. Fabri Fibra – tanto per citarne uno – nel suo testoCento modi per morire, ci dice che il “modo migliore per morire è con la droga, un mix di pasticche, eroina e altra roba”, ma anche che “visto che il triste Dio esiste la mia voglia di inferno non resiste, insiste, c’è che fa e c’è chi assiste, ma stare al mondo in fondo in che cosa consiste?”. Lo sparo finale di una pistola ci fa capire molto bene qual è la filosofia di questo cantante.
Di questi esempi se ne potrebbero fare a centinaia e sono in continuo aumento.
Chi sono i registi di tutta questa produzione mediatica che seduce e perverte gli spettatori?
Secondo il mio parere è la Massoneria guidata da Lucifero. Persone che stanno dietro le quinte al servizio del male.
Può aiutarci a capire meglio?
Si pensa diffusamente che la Massoneria sia un’associazione filantropica. Nulla di tutto questo, basta dare uno sguardo al carteggio massonico finito nelle mani del Papa Pio IX per capire la reale natura dei massoni. “… Non stanchiamoci, dunque, mai di corrompere. (…) Ora, è deciso nei nostri consigli, che noi non vogliamo più cristiani; ma non facciamo dei martiri uccidendoli, bensì rendiamo popolare il vizio nelle moltitudini. Occorre che lo respirino con i cinque sensi, che lo bevano, che ne siano saturi. Fate dei cuori viziosi e voi non avrete più cattolici (…). Ma perché sia profonda, tenace e generale, la corruzione delle idee deve cominciare fin dalla fanciullezza, nell’educazione”.
Parole scritte nel 1824 ed oggi pienamente realizzate. Se ne deduce che ai grandi vertici mediatici si sono fatti spazio loro, i massoni. Come potevano altrimenti corrompere, instillare il vizio nei cuori se non attraverso potenti mezzi di comunicazione? Televisione, Internet, case editrici e case discografiche sono tutti organi controllati dalla Massoneria con compiti di propaganda antimorale.
In che modo, concretamente, gli effetti rovinosi che certi input causano soprattutto nei giovani favoriscono chi decide di promuoverli?
Potere e danaro sono certamente gli obiettivi principali a cui aspirano i massoni. Ma anche al trionfo del loro signore Satana. Il combattimento – ce lo ricorda San Paolo – non è contro sangue e carne ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti.
Quindi vi è in atto una battaglia tra i figli di Dio e i figli delle tenebre. L’obiettivo principale dei figli delle tenebre è di distruggere il progetto che Dio ha sul mondo, che è un progetto di pace e di salvezza eterna, rendendo i giovani come degli zombie non più in grado di ragionare. Tolta la lucidità di pensiero non rimane che manovrarne i fili.
Mi pare di capire che lei ritiene che lo scopo dei massoni sia debellare ogni residuo di cultura cristiana dalla società. Se è così, spetta alla Chiesa impedirne la riuscita…
Ecco, secondo il mio punto di vista, la Chiesa non lo adempie a sufficienza questo compito. Non so esattamente la motivazione di tanta arrendevolezza, posso solo azzardare una ipotesi. Ho l’impressione che quel “fumo di Satana” di cui parlava Papa Paolo VI, si riferisse ad una infiltrazione massonica all’interno delle Gerarchie. Questo non deve né meravigliarci né scandalizzarci, basti ricordare che anche Giuda Iscariota era tra i dodici prescelti da Gesù, ma deve aiutarci a saper attuare un sano discernimento. Oggi la verità la possiamo conoscere attraverso tre canali: Catechismo della Chiesa Cattolica, Magistero, Santo Padre.
Siamo in prossimità della notte del 31 ottobre, molti giovani si riverseranno nelle strade e nelle discoteche per festeggiare Halloween. Come si è arrivati a trasformare la vigilia della solennità d’Ognissanti in una sorta di rituale neopagano?
Secondo me, il problema è sempre legato all’ignoranza, al non conoscere la verità dei fatti se non attraverso ciò che giornali, internet e televisione ci propinano. Ma non sempre ci propinano la verità, anzi il più delle volte ci regalano falsità di ogni genere. E questo è avvenuto anche con la festa chiamata, erroneamente, Halloween. Già, perché Halloween, il cui significato è “Vigilia di Ognissanti”, non ha niente a che vedere con la festa macabra che viene fatta in quella notte e non c’entra niente neppure con i celti e con Samhain (la festa celtica della “fine dell’estate”), la quale, seppur esistita realmente, non corrisponde ad Halloween. Questa connessione tra celti e il 31 ottobre è stata messa in circolo probabilmente dalla Congrega delle Streghe (gruppo neopagano dedito alla magia, ndr) o da qualche altra potenza il cui intento era di persuadere i giovani alle pratiche di spiritismo. Cosa che oggi avviene in abbondanza grazie al fascino dell’aldilà. Alcuni giovani credono realmente, come raccontano tante pagine su internet, che in questa notte la barriera tra i vivi e i morti si assottigli talmente tanto da permettere ai morti di oltrepassarne la soglia del nostro mondo. Pura illusione! Certo, è probabile che alcuni giovani entrino in contatto con qualcuno, ma questo qualcuno è sempre ed esclusivamente Satana.
Il suo lavoro d’informazione, seppur solerte ed approfondito, da solo non basta. A quali deterrenti bisogna dare impulso nella società per impedire la diffusione mediatica del maligno?
C’è bisogno di formazione riguardo a certe tematiche. I genitori, gli educatori, i catechisti, i professori, i maestri, i sacerdoti e gli stessi giovani devono essere messi in guardia su certi poteri forti e certi messaggi. È importante ricreare la coscienza del giovane attraverso la conoscenza. Aiutarli a ragionare con la propria testa e non con la testa di un Fabri Fibra o di un altro cantante di grido. Il mio più grande obiettivo è quello di istruire le famiglie e dire loro che “prevenire è meglio che curare”.
di Federico Cenci
Redazione

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