12 gennaio 2019

Gilet gialli : La protesta a Parigi e nella città di Bourges, per il nono sabato consecutivo. Scontri e lacrimogeni sugli Champs-Elysees. Guerriglia a Bordeaux


Le cose da sapere sulla manifestazione dei gilet gialli del 12 gennaio

La protesta a Parigi e nella città di Bourges, per il nono sabato consecutivo. 

Scontri e lacrimogeni sugli Champs-Elysees. Guerriglia a Bordeaux

Scendono in piazza ancora una volta - per il nono sabato consecutivo - i gilet gialli in Francia il 12 gennaio. La protesta nata contro il caro carburanti non si ferma e in tutto il Paese, secondo le stime delle autorità, si sono mobilitate 32 mila persone rispetto alle 26 mila di sabato 5 gennaio. Nella sola Parigi si contano 8 mila manifestanti, il triplo rispetto a una settimana fa. Finora la polizia ha fermato 82 persone.

SCONTRI SUGLI CHAMPS-ELYSEES

Nel pomeriggio del 12 gennaio ci sono stati scontri con le forze dell'ordine sugli Champs-Elysees, mentre migliaia di persone hanno manifestato pacificamente a Bourges, città scelta dal movimento per la sua posizione geografica, nel cuore della Francia profonda.
RIMANE IN CARCERE L'EX CAMPIONE DI BOXE DOPO I PESTAGGI

Intanto resta in carcere Christophe Dettinger, l'ex campione di boxeautore della violenta aggressione nei confronti di alcuni poliziotti durante la manifestazione dei gilet gialli di sabato 5 gennaio. Il tribunale di Parigi ha stabilito la carcerazione preventiva fino alla data del processo, fissata per il 13 febbraio prossimo.



Lacrimogeni di fronte all'Arco di Trionfo, a Parigi, durante la manifestazione dei gilet gialli del 12 gennaio.

19.16 - GUERRIGLIA A BORDEAUX

A Parigi la giornata di protesta nella capitale si è conclusa con più partecipanti e senza grossi incidenti. Forte tensione, invece, a Bordeaux, dove al termine del corteo di circa 5 mila persone c'è stata guerriglia con la polizia.



18.22 - IN PIAZZA DEBUTTA IL SERVIZIO D'ORDINE

Per la prima volta dall'inizio delle manifestazioni dei gilet gialli, ha fatto la sua apparizione a Parigi un servizio d'ordine dei dimostranti che ha concordato l'itinerario del corteo con la polizia e lo ha fatto rispettare evitando gran parte dei disordini del passato. I membri del servizio d'ordine erano riconoscibili da una fascia bianca al braccio.

14.50 - SCONTRI A PARIGI

Primi scontri e lacrimogeni sugli Champs-Elysees, dove per il nono atto dei gilet gialli si riproduce lo stesso scenario dei precedenti appuntamenti. I manifestanti, diverse centinaia, hanno tentato come in passato di forzare le barriere in direzione della avenue Friedland, che parte dalla place de l'Etoile all'Arco di Trionfo. La polizia ha risposto con il lancio di lacrimogeni. A Bourges, nel centro del paese, sono 5.000 i gilet gialli in corteo nel centro città, nonostante il divieto della prefettura.

13.00 - IN PIAZZA POCHE MIGLIAIA DI PERSONE

Circa 3.000 manifestanti in gilet giallo stanno sfilando a Parigi: dopo essere passati alla Bastiglia hanno continuato sulla rue de Rivoli verso Tuileries, diretti a Concorde, obiettivo gli Champs-Elysees. Un percorso concordato e autorizzato dalla prefettura, con la polizia che controlla il corteo, finora tranquillo. Trenta persone sono state identificate a Parigi, 17 a Bourges, città del centro della Francia annunciata nei giorni come epicentro del 9/o atto delle proteste e dove sono presenti 1.200 manifestanti. Diciassette sono i gilet gialli identificati.

12.00 - MANIFESTANTI ALLA BASTIGLIA

Diverse centinaia di gilet gialli stanno arrivando a piazza della Bastiglia, provenienti dal luogo di incontro principale di oggi, il quartiere di Bercy dove sorge il ministero dell'Economia e Finanze. La piazza e le strade adiacenti sono blindate, la polizia - presente con decine di furgoni e centinaia di agenti in assetto antisommossa - sorveglia i manifestanti, al momento pacifici.

10.02 - A BOURGERS 5 FERMATI CON ARMI IMPROPRIE

Bourges, nel centro della Francia, dove dovevano riunirsi oggi i gilet gialli per il 9/o atto della loro protesta, l'affluenza è scarsa ma la città - a 250 chilometri da Parigi - è blindata dalle forze dell'ordine. Alle porte di Bourges, questa mattina, 5 persone sono state fermate in un'auto diretta in città. Nel cofano, diverse armi improprie. Il conducente era ubriaco e sotto l'effetto di stupefacenti.

9.59 - DROUET: DIRETTI A BASTIGLIA, ARCO DI TRIONFO E CHAMPS-ELYSEES

I gilet gialli, per il 9/o atto della loro protesta, sono riuniti a Bercy, periferia di Parigi, ai piedi del ministero dell'Economia e Finanze. I primi gruppi arrivati sono pacifici e a volto scoperto. Secondo uno dei leader, Eric Drouet, sono diretti a Bastiglia, quindi agli Champs-Elysees e all'Arco di Trionfo.

Redazione

11 gennaio 2019

Karl Marx Debito statale, capitale e grande industria (1867)





Debito statale, capitale e grande industria (1867)


Note

In questo estratto dal vol. I , cap. XXIV del Capitale, Karl Marx sostiene la tesi che il capitale finanziario necessario alla nascita della grande industria e del modo di produzione capitalistico (basato sulle macchine) sia derivato dal debito generato dagli stati nazionali attraverso l'istituzione di Banche Centrali, prima fra tutte la Banca d'Inghilterra sorta nel 1694.
Chiaramente, senza il progresso tecnologico in agricoltura e l'introduzione di congegni meccanici nella manifattura, nulla di quanto passa per Rivoluzione Agricola e Rivoluzione Industriale (secolo XVIII) avrebbe avuto luogo e il debito statale sarebbe servito, come in passato, per finanziare gli ozi e gli svaghi dell'aristocrazia e della corte reale. Interessante però cogliere il legame tra debito statale e formazione del capitale per capire che stato e capitalismo non sono (forse) antitetici ma sono (forse) la forma economica (il capitale) e la forma politica (lo stato) dello stesso fenomeno.

Il debito statale e la nascita del capitale

Il sistema del credito pubblico, cioè dei debiti dello Stato, le cui origini si possono scoprire fin dal Medioevo a Genova e a Venezia, s’impossessò di tutta l’Europa durante il periodo della manifattura, e il sistema coloniale col suo commercio marittimo e le sue guerre commerciali gli servì da serra. Così prese piede anzitutto in Olanda. 

Il debito pubblico, ossia l’alienazione dello Stato — dispotico, costituzionale o repubblicano che sia — imprime il suo marchio all’era capitalistica. L’unica parte della cosiddetta ricchezza nazionale che passi effettivamente in possesso collettivo dei popoli moderni è il loro debito pubblico. Di qui, con piena coerenza, viene la dottrina moderna che un popolo diventa tanto più ricco quanto più a fondo s’indebita. Il credito pubblico diventa il credo del capitale. E col sorgere dell’indebitamento dello Stato, al peccato contro lo spirito santo, che è quello che non trova perdono, subentra il mancar di fede al debito pubblico.

Il debito pubblico diventa una delle leve più energiche dell’accumulazione originaria: come con un colpo di bacchetta magica, esso conferisce al denaro, che è improduttivo, la facoltà di procreare, e così lo trasforma in capitale, senza che il denaro abbia bisogno di assoggettarsi alla fatica e al rischio inseparabili dall’investimento industriale e anche da quello usurario. In realtà i creditori dello Stato non danno niente, poiché la somma prestata viene trasformata in obbligazioni facilmente trasferibili, che in loro mano continuano a funzionare proprio come se fossero tanto denaro in contanti. Ma anche fatta astrazione dalla classe di gente oziosa, vivente di rendita, che viene cosi creata, e dalla ricchezza improvvisata dei finanzieri che fanno da intermediari fra governo e nazione, e fatta astrazione anche da quella degli appaltatori delle imposte, dei commercianti, dei fabbricanti privati, ai quali una buona parte di ogni prestito dello Stato fa il servizio di un capitale piovuto dal cielo, il debito pubblico ha fatto nascere le società per azioni, il commercio di effetti negoziabili di ogni specie, l’aggiotaggio: in una parola, ha fatto nascere il giuoco di Borsa e la bancocrazia moderna.

Fin dalla nascita, le grandi banche agghindate di denominazioni nazionali non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipar loro denaro. Quindi l’accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui pieno sviluppo risale alla fondazione della Banca d’Inghilterra (1694). La Banca d’Inghilterra cominciò col prestare il suo denaro al governo all’otto per cento; contemporaneamente era autorizzata dal Parlamento a batter moneta con lo stesso capitale, tornando a prestarlo un’altra volta al pubblico in forma di banconote. Con queste banconote essa poteva scontare cambiali, concedere anticipi su merci e acquistare metalli nobili. Non ci volle molto tempo perché questa moneta di credito fabbricata dalla Banca d’Inghilterra stessa diventasse la moneta nella quale la Banca faceva prestiti allo Stato e pagava per conto dello Stato gli interessi del debito pubblico. Non bastava però che la Banca desse con una mano per aver restituito di più con l’altra, ma, proprio mentre riceveva, rimaneva creditrice perpetua della nazione fino all’ultimo centesimo che aveva dato. A poco a poco essa divenne inevitabilmente il serbatoio dei tesori metallici del paese e il centro di gravitazione di tutto il credito commerciale. In Inghilterra, proprio mentre si smetteva di bruciare le streghe, si cominciò a impiccare i falsificatori di banconote. Gli scritti di quell’epoca, per esempio quelli del Bolingbroke, dimostrano che effetto facesse sui contemporanei l’improvviso emergere di quella genìa di bancocrati, finanzieri, rentiers, mediatori, agenti di cambio e lupi di Borsa.

Con i debiti pubblici è sorto un sistema di credito internazionale che spesso nasconde una delle fonti dell’accumulazione originaria di questo o di quel popolo. Così le bassezze del sistema di rapina veneziano sono ancora uno di tali fondamenti arcani della ricchezza di capitali dell’Olanda, alla quale Venezia in decadenza prestò forti somme di denaro. Altrettanto avviene fra l’Olanda e l’Inghilterra. Già all’inizio del secolo XVIII le manifatture olandesi sono superate di molto, e l’Olanda ha cessato di essere la nazione industriale e commerciale dominante. Quindi uno dei suoi affari più importanti diventa, dal 1701 al 1776, quello del prestito di enormi capitali, che vanno in particolare alla sua forte concorrente, l’Inghilterra. Qualcosa di simile si ha oggi fra Inghilterra e Stati Uniti: parecchi capitali che oggi si presentano negli Stati Uniti senza fede di nascita sono sangue di bambini che solo ieri è stato capitalizzato in Inghilterra.

Poiché il debito pubblico ha il suo sostegno nelle entrate dello Stato che debbono coprire i pagamenti annui d’interessi, ecc., il sistema tributario moderno è diventato l’integramento necessario del sistema dei prestiti nazionali. I prestiti mettono i governi in grado di affrontare spese straordinarie senza che il contribuente ne risenta immediatamente, ma richiedono tuttavia in seguito un aumento delle imposte. D’altra parte, l’aumento delle imposte causato dall’accumularsi di debiti contratti l’uno dopo l’altro costringe il governo a contrarre sempre nuovi prestiti quando si presentano nuove spese straordinarie. Il fiscalismo moderno, il cui perno è costituito dalle imposte sui mezzi di sussistenza di prima necessità (quindi dal rincaro di questi), porta perciò in sé stesso il germe della progressione automatica. Dunque, il sovraccarico d’imposte non è un incidente, ma anzi è il principio. Questo sistema è stato inaugurato la prima volta in Olanda, e il gran patriota De Witt l’ha quindi celebrato nelle sue Massime come il miglior sistema per render l’operaio sottomesso, frugale, laborioso e... sovraccarico di lavoro. Tuttavia qui l’influsso distruttivo che questo sistema esercita sulla situazione dell’operaio salariato, ci interessa meno dell’espropriazione violenta del contadino, dell’artigiano, in breve di tutti gli elementi costitutivi della piccola classe media, che il sistema stesso porta con sé. Su ciò non c’è discussione, neppure fra gli economisti borghesi. E la efficacia espropriatrice del sistema è ancor rafforzata dal sistema protezionistico che è una delle parti integranti di esso.
La grande parte che il debito pubblico e il sistema fiscale ad esso corrispondente hanno nella capitalizzazione della ricchezza e nell'espropriazione delle masse, ha indotto una moltitudine di scrittori, come il Cobbett, il Doubleday e altri a vedervi, a torto, la causa fondamentale della miseria dei popoli moderni.

Il sistema protezionistico è stato un espediente per fabbricare fabbricanti, per espropriare lavoratori indipendenti, per capitalizzare i mezzi nazionali di produzione e di sussistenza, per abbreviare con la forza il trapasso dal modo di produzione antico a quello moderno. Gli Stati europei si sono contesi la patente di quest’invenzione e, una volta entrati al servizio dei facitori di plusvalore, non solo hanno a questo scopo imposto taglie al proprio popolo, indirettamente con i dazi protettivi, direttamente con premi sull’esportazione, ecc., ma nei paesi da essi dipendenti hanno estirpato con la forza ogni industria; come per esempio la manifattura laniera irlandese è stata estirpata dall’Inghilterra. Sul continente europeo il processo è stato molto semplificato, sull’esempio del Colbert. Quivi il capitale originario dell’industriale sgorga in parte direttamente dal tesoro dello Stato. «Perché», esclama il Mirabeau, « andar a cercar così lontano la causa dello splendore manifatturiero della Sassonia prima della guerra dei Sette anni? Centottanta milioni di debito pubblico! »

Il debito statale e la nascita della grande industria

Sistema coloniale, debito pubblico, peso fiscale, protezionismo, guerre commerciali, ecc., tutti questi rampolli del periodo della manifattura in senso proprio crescono come giganti nel periodo d’infanzia della grande industria. La nascita di quest’ultima viene celebrata con la grande strage erodiana degli innocenti. Le fabbriche reclutano il proprio personale, come la regia marina, attraverso l’arruolamento forzoso. Se Sir F. M. Eden parla con annoiato scetticismo degli orrori dell’espropriazione della popolazione rurale e della sua espulsione dalla terra a partire dall’ultimo terzo del secolo XV fino al tempo suo, che è la fine del secolo XVIII, e si congratula tutto compiaciuto di questo processo, secondo lui «necessario» per «stabilire» l’agricoltura capitalistica e «la vera proporzione fra terra arabile e pascoli», egli non dà prova però della stessa comprensione economica per la necessità del furto dei ragazzi e della loro schiavitù per la trasformazione della conduzione manifatturiera in conduzione di fabbrica e per stabilire la vera proporzione fra capitale e forza-lavoro. Egli dice: «Può esser degno dell’attenzione del pubblico considerare se una manifattura, che per essere gestita con successo deve saccheggiare cottages e workhouses in cerca di bambini poveri per farli sgobbare, a turni, la maggior parte della notte e derubarli del riposo...; una manifattura che inoltre mescola insieme, stipati, gruppi di entrambi i sessi, di differenti età e di differenti inclinazioni, cosicché il contagio dell’esempio non può fare a meno di condurre alla depravazione e alla scostumatezza, — se tale manifattura possa aumentare la somma della felicità nazionale e individuale?» [F. M. Eden, The state of the poor, vol. II, cap. I].

«Nel Derbyshire, nel Nottinghamshire e particolarmente nel Lancashire», dice il Fielden, «le macchine di recente inventate venivano adoperate in grandi fabbriche, costruite vicinissimo a corsi d’acqua capaci di far girare la ruota. In questi luoghi, lontani dalle città, si chiedevano all’improvviso migliaia di braccia; e specialmente il Lancashire, che fino a quel momento era relativamente poco popolato e sterile, ebbe bisogno ora anzitutto di popolazione. E si ricercavano soprattutto le dita piccole e agili. Subito sorse l’abitudine di procurarsi apprendisti (!) dalle diverse workhouses delle parrocchie, da Londra, Birmingham e altrove. Molte e molte migliaia di queste creaturine derelitte, dai sette ai tredici o quattordici anni, vennero così spedite al nord. Era costume che il padrone (cioè il ladro di ragazzi) vestisse e nutrisse i suoi apprendisti e li alloggiasse in una casa degli apprendisti vicino alla fabbrica. Venivano nominati dei guardiani per sorvegliare il loro lavoro. Era interesse di questi aguzzini di far sgobbare i ragazzi fino all’estremo, perchè la loro paga era in proporzione della quantità di prodotto che si poteva estorcere al ragazzo. La conseguenza di ciò fu naturalmente la crudeltà... In molti distretti industriali, specialmente del Lancashire, queste creature innocenti e prive d’amici, consegnate al padrone della fabbrica, venivano sottoposte alle torture più strazianti. Venivano affaticati a morte con gli eccessi di lavoro.., venivano frustati, incatenati e torturati coi più squisiti raffinamenti di crudeltà; in molti casi venivano affamati fino a ridurli pelle e ossa, mentre la frusta li manteneva al lavoro... E in alcuni casi venivano perfino spinti al suicidio!... Le belle e romantiche vallate del Derbyshire, del Nottinghamshire e del Lancashire, lontane dall’occhio del pubblico, divennero raccapriccianti deserti di tortura... e spesso di assassinio!... I profitti dei fabbricanti erano enormi. Ma questo non faceva che acuire la loro fame da lupi mannari, ed essi dettero inizio alla prassi del «lavoro notturno», cioè dopo aver paralizzato col lavoro diurno un gruppo di braccia, ne tenevano pronto un altro gruppo per il lavoro notturno; il gruppo diurno entrava nei letti che il gruppo notturno aveva appena lasciato, e viceversa. È tradizione popolare nel Lancashire che i letti non si raffreddavano mai» [John Fielden, The curse of the factory system, 1836].

Con lo sviluppo della produzione capitalistica durante il periodo della manifattura la pubblica opinione europea aveva perduto l’ultimo resto di pudore e di coscienza morale. Le nazioni cominciarono a vantarsi cinicamente di ogni infamia che fosse un mezzo per accumulare capitale. Si leggano per esempio gli ingenui annali commerciali del galantuomo A. Anderson. Vi si strombetta come un trionfo della saggezza politica inglese il fatto che l’Inghilterra estorcesse alla Spagna, nella pace di Utrecht, col trattato d’asiento (gli spagnoli chiamavano asiento i permessi per il traffico con le colonie, altrimenti monopolio della madre patria) il privilegio di esercitare da quel momento la tratta dei negri, che fino allora gli inglesi avevano esercitato soltanto fra l’Africa e le Indie Occidentali inglesi, anche fra l’Africa e l’America spagnola. L’Inghilterra ottenne il diritto di provvedere l’America spagnola di 4.800 negri all’anno, fino al 1743. In tal modo veniva anche coperto ufficialmente il contrabbando inglese. Liverpool è diventata una città grande sulla base della tratta degli schiavi che costituisce il suo metodo di accumulazione originaria. E fino ad oggi gli «onorabili» di Liverpool sono rimasti i Pindaro della tratta degli schiavi, la quale — si confronti lo scritto citato del dott. Aikin del 1795 — «acuisce lo spirito d’iniziativa commerciale fino alla passione, forma marinai magnifici e rende enormi somme di denaro». Nel 1730 Liverpool impiegava per la tratta degli schiavi 15 navi; nel 1751, 53; nel 1760, 74; nel 1770, 96; nel 1792, 132.

L’industria cotoniera, introducendo in Inghilterra la schiavitù dei bambini, dette allo stesso tempo l’impulso alla trasformazione dell’economia schiavistica negli Stati Uniti, prima più o meno patriarcale, in un sistema di sfruttamento commerciale. In genere, la schiavitù velata degli operai salariati in Europa aveva bisogno del piedistallo della schiavitù sans phrase nel nuovo mondo.
Tantae molis erat [Di cotanta mole era] il parto delle «eterne leggi di natura» del modo di produzione capitalistico, il portare a termine il processo di separazione fra lavoratori e condizioni di lavoro, il trasformare da una parte i mezzi sociali di produzione e di sussistenza in capitale, e dall'altra la massa popolare in operai salariati, in liberi «poveri che lavorano», questa opera d’arte della storia moderna. Se il denaro, come dice l’Augier, «viene al mondo con una voglia di sangue in faccia» [Marie Augier, Du crédit public, 1842], il capitale viene al mondo grondante sangue e sporcizia dalla testa ai piedi, da ogni poro.



Frasi più famose di Karl Marx

1
Certamente il lavoro produce meraviglie per i ricchi, ma produce lo spogliamento dell'operaio. Produce palazzi, ma caverne per l'operaio. Produce bellezza, ma deformità per l'operaio. Esso sostituisce il lavoro con le macchine, ma respinge una parte dei lavoratori ad un lavoro barbarico, e riduce a macchine l'altra parte. Produce spiritualità, e produce l'imbecillità, il cretinismo dell'operaio.
 2
Coloro che lavorano, non guadagnano, e quelli che guadagnano, non lavorano.
 3
Con la messa in valore del mondo delle cose cresce in rapporto diretto la svalutazione del mondo degli uomini. Il lavoro non produce soltanto merci; esso produce se stesso e il lavoratore come una merce.
 4
Da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni.
 5
Gli operai non sono soltanto servi della classe dei borghesi, ma vengono asserviti giorno per giorno, ora per ora dalla macchina, dal sorvegliante, e soprattutto dal singolo borghese fabbricante in persona. Questo dispotismo è tanto più meschino, odioso ed esasperante, quanto più apertamente esso proclama come fine ultimo il guadagno.
6
Gli uomini fanno la propria storia, ma non la fanno in modo arbitrario, in circostanze scelte da loro stessi, bensì nelle circostanze che trovano immediatamente davanti a sé, determinate dai fatti e dalle tradizioni.
7
Gli uomini si sono sempre fatti idee false intorno a sé stessi, intorno a ciò che essi sono o devono essere. In base alle loro idee di Dio, dell'uomo normale, ecc. essi hanno regolato i loro rapporti. I parti della loro testa sono diventati più forti di loro. Essi, i creatori, si sono inchinati di fronte alle loro creature.
8
I filosofi hanno solo interpretato il mondo in vari modi, ma il punto ora è di cambiarlo.
9
I filosofi non spuntano dal terreno come i funghi. Essi sono il prodotto del loro tempo.
10
I filosofi si sono limitati a interpretare in modi diversi il mondo; si tratta ora di trasformarlo.


11
I soldi tramutano la fedeltà in infedeltà, l'amore in odio, la virtù in vizio, il vizio in virtù, la schiavitù in dominio, la stupidità in intelligenza, l'intelligenza in stupidità.
12
Il capitale è denaro, il capitale sono le merci. Essendo un valore in virtù di ciò, ha acquisito la segreta abilità di aggiungere valore a sé stesso. Genera risultati attivi, o, almeno, depone uova d'oro-.
13
Il capitalista ha in comune con l'avaro l'amore della ricchezza come fine a sé stessa. Ma ciò che nell'avaro è soltanto una idiosincrasia, nel capitalista è l'effetto di un meccanismo sociale, del quale egli è soltanto una fra le tante ruote.
14
Il commercio mondiale è imperniato quasi interamente su dei bisogni: bisogni non del consumo individuale, ma della produzione.
15
Il comunismo nega la necessità dell'esistenza delle classi; vuole abolire ogni classe, ogni distinzione di classe.
16
Il comunismo non toglie a nessuno il potere di appropriarsi dei prodotti sociali, toglie soltanto il potere di soggiogare il lavoro altrui mediante questa appropriazione.
17
Il comunismo, per noi, non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente.
18
Il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza
19
Il potere politico è il potere di una classe organizzato per opprimerne un'altra.
20
In linea di principio un facchino differisce da un filosofo meno che un mastino da un levriero. È la divisione del lavoro che ha creato un abisso tra l'uno e l'altro.

21
L'abolizione della religione come felicità illusoria del popolo è necessaria per la sua felicità reale.
22
L'angoscia religiosa è espressione dell'angoscia reale e protesta contro di essa.
23
L'arma della critica non può sostituire la critica delle armi.
24
L'economista è un rappresentante ideologico del capitalista.
25
L'emancipazione della classe lavoratrice deve essere opera della classe lavoratrice stessa.
26
L'emancipazione politica fu contemporaneamente l'emancipazione della società civile dalla politica, dalla parvenza stessa di un contenuto universale.
27
L'essere umano non è un'astrazione immanente all'individuo singolo. Nella sua realtà, esso è l'insieme dei rapporti sociali.
28
L'ideologia dominante è sempre stata l'ideologia della classe dominante.
29
L'operaio è diventato una merce ed è una fortuna per lui trovare un acquirente. E la domanda, da cui dipende la vita dell'operaio, dipende dal capriccio dei ricchi e dei capitalisti.
30
L'umanità non si propone se non quei problemi che può risolvere, perché, a considerare le cose da vicino, si trova sempre che il problema sorge solo quando le condizioni materiali della sua soluzione esistono già o almeno sono in formazione.
31
L'unico antidoto alla sofferenza mentale, è il dolore fisico.
32
L'uomo non è un essere astratto che vaga fuori del mondo. L'uomo non è altro che il mondo dell'uomo, lo Stato, la società.
33
L'uomo non è un essere naturale: è un essere naturale umano.
34
La borghesia dà, storicamente, alla famiglia il carattere della famiglia borghese, dove l'elemento connettivo è la noia e il denaro.
35
La burocrazia è lo stato immaginario accanto allo stato reale, è lo spiritualismo dello stato.
36
La classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante.
37
La critica della religione è il fondamento di ogni critica.
38
La crudeltà, come qualsiasi altra cosa, subisce la moda, cambia secondo i tempi e i luoghi.
39
La dottrina materialistica che gli uomini sono prodotti dell'ambiente e dell'educazione, e che pertanto uomini mutati sono prodotti di un altro ambiente e di una mutata educazione, dimentica che sono proprio gli uomini che modificano l'ambiente e che l'educatore stesso deve essere educato.
40
La libertà è il diritto di fare ed esercitare tutto ciò che non nuoce ad altri. Il confine entro il quale ciascuno può muoversi senza nocumento altrui, è stabilito per mezzo della legge, come il limite tra due campi è stabilito per mezzo di un cippo.
41
La maggior parte dei sudditi crede di essere tale perché il re è il Re, non si rende conto che in realtà è il re che è Re perché essi sono sudditi.
42
La maggior parte delle cose hanno valore solo in quanto soddisfano i bisogni generati dall'opinione. L'opinione sui nostri bisogni può mutare, dunque può cambiare anche l'utilità delle cose, la quale non esprime se non un rapporto fra esse e i nostri bisogni.



43
La necessità di rinunciare alle illusioni è la necessità di rinunciare a una condizione che ha bisogno di illusioni. La critica non ha strappato i fiori immaginari dalla catena perché l'uomo continui a trascinarla triste e spoglia, ma perché la getti via e colga il fiore vivo.
44
La proprietà privata borghese moderna è l'ultima e la più perfetta espressione della produzione e dell'appropriazione dei prodotti che poggia su antagonismi di classe, sullo sfruttamento degli uni da parte degli altri.
45
La questione se al pensiero umano appartenga una verità oggettiva non è una questione teorica, ma pratica. È nell'attività pratica che l'uomo deve dimostrare la verità, cioè la realtà e il potere, il carattere terreno del suo pensiero. La disputa sulla realtà o non-realtà di un pensiero che si isoli dalla pratica è una questione puramente scolastica.
46
La ragione umana, che è tutto meno che pura, avendo una prospettiva limitata trova ad ogni passo nuovi problemi da risolvere.
47
La religione non è che un sole illusorio, che si muove attorno all'uomo finché questi non giunge a muoversi attorno a se stesso.
48
La religione è il sospiro di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito.
49
La religione è l'oppio dei popoli.
50
La riforma della coscienza consiste solo nel far sì che il mondo si renda conto della sua stessa coscienza, nel risvegliarlo dal sogno che sogna su sé stesso, nello spiegargli le sue proprie azioni.
51
La società borghese manca di eroismo.
52
La storia di ogni società esistita fino a questo momento, è storia di lotte di classi.

53
La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa.
54
La teoria dei comunisti può essere raccolta in una singola frase: abolizione della proprietà privata.
55
La teoria diventa una forza materiale appena conquista la massa.
56
La teoria non trova mai la sua realizzazione nel popolo, se non quando essa realizza i bisogni di questo popolo.
57
La tradizione di tutte le generazioni passate pesa come un incubo sul cervello dei vivi.
58
La violenza è la levatrice di ogni vecchia società, gravida di una nuova società.
59
La vita sociale è essenzialmente pratica. Tutti i misteri che sviano la teoria verso il misticismo trovano la loro soluzione razionale nell'attività pratica umana e nella comprensione di questa attività pratica.
60
Le circostanze fanno l'uomo non meno di quanto l'uomo faccia le circostanze.
61
Le idee dominanti di un'epoca sono sempre state soltanto le idee della classe dominante.
62
Le idee non possono realizzare nulla. Per realizzare le idee, c'è bisogno degli uomini, che mettono in gioco una forza pratica.
63
Le ipotesi si fanno soltanto in vista di qualche fine.
64
Le necessità primitive dei lavoratori sono un'assai più ricca fonte di guadagno che le raffinate necessità dei ricchi.
65
Le ultime parole famose vanno bene per quegli idioti che non hanno detto abbastanza in vita.
66
Lo Stato è il mediatore tra l'uomo e la libertà dell'uomo.
67
Lo scrittore deve guadagnare per vivere e scrivere, ma non deve vivere e scrivere per guadagnare.
68
Lo sviluppo di un individuo è condizionato dallo sviluppo di tutti gli altri.
69
Nella stessa proporzione in cui si sviluppa la borghesia, cioè il capitale, si sviluppa il proletariato, la classe degli operai moderni, che vivono solo fintantoché trovano lavoro, e che trovano lavoro solo fintantoché il loro lavoro aumenta il capitale. Questi operai, che sono costretti a vendersi al minuto, sono una merce come ogni altro articolo commerciale, e sono quindi esposti, come le altre merci, a tutte le alterne vicende della concorrenza, a tutte le oscillazioni del mercato.
70
Non esiste nulla che abbia valore senza essere un oggetto d'utilità.
71
Non la coscienza degli uomini determina il loro essere, ma al contrario il loro essere sociale determina la loro coscienza.
72
Ogni qualvolta viene posta in discussione una determinata libertà, è la libertà stessa in discussione.
73
Ogni secolo produce i suoi propri uomini primitivi.
74
Ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni.
75
Più oggetti l'operaio produce, meno può possederne e tanto più cade sotto il dominio del suo prodotto, del capitale.
76
Quando il tuo amore non produce amore reciproco e attraverso la sua manifestazione di vita, di uomo che ama, non fa di te un uomo amato, il tuo amore è impotente, è una sventura.


77
Quando tu ami senza provocare amore, cioè quando il tuo amore come amore non produce amore reciproco, e attraverso la tua manifestazione di vita, di uomo che ama, non fai di te stesso un uomo amato, il tuo amore è impotente, è una sventura.
78
Quel che contraddistingue il comunismo non è l'abolizione della proprietà in generale, bensì l'abolizione della proprietà borghese.
79
Se il denaro, secondo Augier, viene al mondo con una macchia di sangue sulla guancia, il capitale nasce grondante sangue e fango dalla testa ai piedi.
80
Tutta la storia dell'industria moderna mostra che il capitale, se non gli vengono posti dei freni, lavora senza scrupoli e senza misericordia per precipitare tutta la classe operaia a questo livello della più profonda degradazione.
81
Un uomo che non dispone di nessun tempo libero è meno di una bestia da soma.
82
Uno scrittore è produttivo non nella misura in cui produce idee, ma nella misura in cui arricchisce l'editore che pubblica le sue opere.
83
Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro del comunismo.
84
Voi siete spaventati perché vogliamo abolire la proprietà privata. Ma nella vostra società attuale, la proprietà privata è abolita per nove decimi dei suoi membri. Ed è precisamente perché essa non esiste per nove decimi, che esiste per voi.

Redazione


Facebook Seguimi