28 dicembre 2018

Le nozze del diavolo fra Bayer e Monsanto: una mega operazione finanziaria a scapito degli agricoltori


Le nozze del diavolo fra Bayer e Monsanto: una mega operazione finanziaria a scapito degli agricoltori

L’azienda farmaceutica tedesca Bayer acquisisce il controllo di Monsanto, diventandone azionista unico e dando vita ad una nuova poderosa corazzata multinazionale dell’agrochimica da 115mila dipendenti e 45 miliardi di euro di fatturato annuo, di cui 19,7 miliardi concentrati nel solo business dei prodotti chimici per l’agricoltura. Ma soprattutto Bayer dà vita ad uno tra i tre maggiori gruppi al mondo nel campo delle sementi e dei fertilizzanti agricoli. Come sintetizzato dal quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, il gruppo ha un "elevato rischio reputazionale" ma "enormi opportunità di mercato"

“Un matrimonio ed un funerale insieme”. Così il quotidiano francese Le Monde ha definito la mega fusione fra i due colossi della chimica, Bayer e Monsanto, che il 7 giugno, con un’operazione da 63 miliardi di dollari ha mandato per sempre in pensione marchio storico della multinazionale americana, leader mondiale nella produzione degli Ogm, di pesticidi come DDT o come il famigerato glifosato. Agli occhi degli ambientalisti “Monsanto aveva l’immagine del demonio”, ha spiegato uno dei dirigenti della Bayer, Frank Garnier, intervistato dal quotidiano francese. Ed è un fatto che l’operazione– la più grande mai realizzata da una società tedesca all’estero- sia già stata ribattezzata come “le nozze col demonio”.

Da questo momento in poi dunque l’azienda farmaceutica tedesca Bayer acquisisce il controllo di Monsanto, diventandone azionista unico e dando vita ad una nuova poderosa corazzata multinazionale dell’agrochimica da 115mila dipendenti e 45 miliardi di euro di fatturato annuo, di cui 19,7 miliardi concentrati nel solo business dei prodotti chimici per l’agricoltura. Ma soprattutto Bayer dà vita ad uno tra i tre maggiori gruppi al mondo nel campo delle sementi e dei fertilizzanti agricoli.

Come sintetizzato dal quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, il gruppo ha un "elevato rischio reputazionale" ma "enormi opportunità di mercato". Bayer ha deciso di far fronte a questo aspetto semplicemente decidendo di cancellare il nome della Monsanto tanto inviso ai campioni delle battaglie per l’ambiente. Basterà? Probabilmente no, dato che i prodotti Monsanto contenenti glifosato, come il celebre erbicida Round up, rimarranno presenti nei marchi Dekalb e De Ruiter. "L'acquisizione di Monsanto rappresenta passo strategico fondamentale per rafforzare il nostro portafoglio di aziende leader nel campo della salute e della nutrizione”, ha commentato Werner Baumann, presidente di Bayer. “Raddoppieremo le dimensioni della nostra attività agricola e creeremo un motore di innovazione leader nell'agricoltura, posizionandoci per servire meglio i nostri clienti e sbloccare il potenziale di crescita a lungo termine nel settore". Le nozze con la “Monsanto” sono solo l’ultimo capitolo all'interno di un processo di riposizionamento che la multinazionale di Leverkusen ha intrapreso ormai da diversi anni. A poco a poco, infatti, la società si è allontanata dalla sua iniziale vocazione farmaceutica per concentrarsi sull'agricoltura. Nell'annunciare nel 2016 la fusione con Monsanto, Bayer aveva spiegato di volersi dedicare all'agricoltura intensiva, in previsione del boom demografico da qui al 2050 che imporrà di massimizzare le risorse delle terre coltivabili già scarseggianti.

Quest'operazione, la più grande realizzata da una società tedesca all'estero, è stata particolarmente costosa per Bayer. Oltre alla cifra corrisposta per l'acquisizione, il gruppo ha dovuto cedere ai concorrenti di Basf una parte delle proprie attività agrochimiche per soddisfare le richieste di numerose autorità della concorrenza. Le attività vendute hanno generato 2,2 miliardi di euro di vendite nel 2017, consentendo a Bayer di incassare un prezzo aggregato di 7,6 miliardi. Secondo le condizioni antitrust poste dal dipartimento di Giustizia Usa, l'integrazione di Monsanto in Bayer potrà avvenire non appena le cessioni ai concorrenti di Basf saranno state completate.

Tornando agli oneri finanziari, il gruppo tedesco si è assicurato un finanziamento ponte iniziale da 57 miliardi di euro a servizio dell'operazione e farà ricorso al sostegno dei soci. Bayer ha infatti annunciato lo scorso 3 marzo un aumento di capitale da 6 miliardi di euro - con 75 milioni di azioni di nuova emissione a 81 euro l'una e un periodo di offerta tra il 6 e il 19 giugno - a sostegno dell'operazione, oltre che la vendita di nuove obbligazioni fino ad aumentarne a 20 miliardi il valore in circolazione..
Quali conseguenze dopo le nozze col diavolo?

L’Antitrust di Bruxelles aveva bloccato l’acquisizione della Monsanto da parte di Bayer nel luglio 2017, subito dopo la comunicazione ufficiale ai mercati. La maxi operazione di Bayer, era il timore del mondo agricolo e industriale, avrebbe creato un monopolio su agrochimica e sementi contrario ai principi di libera concorrenza. Inoltre, avrebbe impedito agli agricoltori di esercitare una altrettanto libera scelta nel mercato delle sementi.

Inoltre con la fusione tra Bayer e Monsanto, tra DuPont e Dow Chemical e l’acquisizione di Syngenta da parte di ChemChina si rischiava che il 63% del mercato delle sementi e il 75% di quello degli agrofarmaci finisse nelle mani di sole tre multinazionali. Lo sblocco è avvenuto dopo che anche l’altro colosso tedesco degli agrofarmaci, la Basf, è entrata nel gioco, riequilibrando il ruolo dei grandi player.

C’è poi un aspetto, sottolineato in una lettera aperta alla commissaria europea Margrethe Vestager inviata a suo tempo da Slow Food e altre associazioni: oltre a consegnare più di un quarto del mercato mondiale di sementi e pesticidi nelle mani di un’unica multinazionale, la fusione Bayer-Monsanto pone interrogativi preoccupanti sulla quantità di dati che il neonato colosso si troverà a maneggiare: Bayer-Monsanto diventerà il principale protagonista della raccolta di dati, esponendo gli agricoltori a rischi e problematiche simili a quelli che stanno interessando piattaforme come Google, Amazon e Facebook. In assenza di un quadro giuridico preciso, mettono in guardia le associazioni, l’operazione consentirà all’azienda di accumulare, controllare e monetizzare enormi quantità di dati, anche a discapito dell’innovazione di settore e dei concorrenti.

Redazione

Facebook Seguimi