20 dicembre 2018

Giornalisti maggiordomi al servizio della "politica radical chic" e dei poteri economici



«Giornalisti maggiordomi al servizio della "politica radical chic" e dei poteri economici ».

«Chiunque sa che i giornalisti televisivi sono lì per grazia ricevuta (e stipendio ricevuto) dai loro editori. E che i loro editori sono i partiti insieme alle lobby che li sostengono. Queste macchiette fanno comizi politici (ma il termine antipolitici è più appropriato in quanto fanno gli interessi di gruppi politici o economici) tutti i giorni, dal mattino presto a notte fonda spacciandoli per informazione».



«PAGATI PER IL SERVIZIETTO». 



Pagati profumatamente per il servizietto pubblico 

Ma i nomi? «la truppa cammellata è lunga, imperversa nel piccolo schermo, sono le nuove fate smemorine il cui compito è trasformare delle zucche vuote in statisti e attaccare con qualunque mezzo e ferocia chi mette in discussione il Sistema (del quale sono i pretoriani) e proteggere il loro portafoglio».







Redazione




CHI E COME CREA IL DENARO?



CHI E COME CREA IL DENARO? 

Tra i cosiddetti economisti progressisti vi sono molti che si rendono perfettamente conto del fatto che oggi utilizziamo una moneta "fiat"(1) e non una “moneta merce” (dove l'effettiva unità di misura ha un valore intrinseco), ma ancora sbagliano nell'analizzare come la moneta ottenga il suo valore e il suo ruolo nelle transazioni del settore non-governativo. I cosiddetti modelli della Circolazione o Circuitisti o wickselliani del ciclo creditizio, che non includono il settore governativo nell'analisi, sono esempi di questi approcci fallaci.

In generale, questi modelli rifiutano il mito del moltiplicatore monetario, ma lo rimpiazzano con un altro: il mito che si possa comprendere il capitalismo senza capire il ruolo essenziale giocato dal governo nel sistema monetario.

Secondo questi modelli, le economie sono composte da:

famiglie (che forniscono fattori produttivi e consumano)
imprese (che producono)
banche (che prestano capitale da lavoro alle imprese, come anticipo per la produzione).

Essi analizzano quindi i “circuiti di produzione”, nei quali le imprese s'indebitano con le banche per assumere e pagare i lavoratori impiegati nella produzione; i lavoratori poi utilizzano i propri salari per consumare e le imprese sono così in grado di ripagare le banche. A quel punto, la “moneta-credito” è distrutta (e con essa, le corrispondenti ed opposte attività e passività).

La visione wickselliana, dunque, prevede che la “moneta” sia creata in larga parte dalle banche, in risposta alla domanda di credito proveniente dagli agenti economici.

È chiaro che i fondi circolanti di credito finanziario possono espandersi per favorire la crescita nelle attività del settore privato(2).


Tuttavia, ed è questo il punto cruciale della visione MMT, questa crescita diverrà insostenibile, perché le attività finanziarie nette vengono distrutte, oppure create in quantità insufficienti per soddisfare le necessità di risparmio netto del settore privato.

Perciò il livello di debito del settore privato crescerà, mentre lo stock di attività finanziare nette diminuirà.

Il problema cruciale che viene ignorato da queste analisi è la questione dell'unità di moneta.


Perché questi circuiti di transazioni utilizzano l'unità che il governo ha legalmente determinato? Perché qualcuno dovrebbe accettare proprio quest'unità di conto, e non un'altra?

Non si può rispondere a queste domande se si esclude il settore governativo dall'analisi.


MONETA EMESSA DALLO STATO: LE TRANSAZIONI "VERTICALI"


La Modern Money Theory considera il processo di creazione del credito come “indebitamento in high powered money” o HPM.

La HPM (detta anche base monetaria) è la somma della moneta emessa dallo Stato (banconote e monete) e delle riserve bancarie (che sono passività della Banca Centrale). La possiamo definire moneta governativa ad alto potenziale, e d'ora in avanti la chiameremo per brevità moneta governativa.

L'unico modo per capire perché tutta questa attività di “indebitamento” non-governativo (prestito, restituzione ecc.) può avere luogo è considerare in prima battuta il ruolo del governo; ovvero, considerare il governo come il centro propulsore della teoria macroeconomica.

Le banche, chiaramente, espandono l'offerta di moneta in maniera endogena, ovvero, senza che la Banca Centrale sia in grado di controllarla. Ma tutta quest'attività equivale a fare una “leva finanziaria” della moneta governativa creata dall'interazione fra il governo e i settori non- governativi.

La moneta governativa non è nient'altro che è un Io-Ti-Devo del governo sovrano, che vi promette di pagarvi 10 $ per ogni 10 $ che gli consegnate.

Tutta la spesa pubblica avviene mediante lo stesso processo:

i conti di riserva che le banche commerciali detengono presso la Banca Centrale sono accreditati in moneta governativa (= viene creato un Io-ti-Devo). Ecco perché le affermazioni circa lo “stampare moneta” denotano una enorme ignoranza.
Il contrario avviene quando vengono pagate le tasse: le riserve vengono addebitate in moneta governativa e vengono drenate attività dal sistema (= un Io-Ti-Devo viene distrutto).

Tenetelo bene a mente.

La moneta governativa entra nell'economia tramite le cosiddette transazioni verticali: entra nel sistema tramite la spesa pubblica ed esce attraverso la tassazione. Quando il governo si trova in deficit di bilancio, questo vuol dire che entrano nel sistema bancario delle attività finanziarie nette. La politica fiscale, pertanto, influenza l'offerta di moneta emessa dallo Stato.

Anche la Banca Centrale crea e distrugge la moneta emessa dallo Stato tramite le sue interazioni con le banche commerciali, programmate per assicurare che le posizioni in riserve siano commisurate al tasso d'interesse che è l'obiettivo desiderato dalla Banca Centrale.

La moneta governativa può essere anche creata o distrutta in altri modi, incluse le transazioni con l'estero e le vendite d'oro.

Ciò che è fondamentale comprendere è che la somma complessiva accumulatasi nelle transazioni verticali si riflette in senso contabile nella quantità di ricchezza detenuta dal settore privato (non-governativo).


Quando il governo si trova in deficit, ciò significa che c'è un corrispondente ammontare di ricchezza nel settore privato (non-governativo) e viceversa. I surplus di bilancio, quindi, costringono il settore privato a diminuire la ricchezza che aveva accumulato nei deficit precedenti.

Al contrario, tutte le transazioni esistenti a livello privato (non-governativo) si compensano: si “sommano a zero”.


Questo poiché per ogni attività che viene creata, esiste una corrispondente passività. Perciò l'espansione di credito si somma sempre a zero! Cerchiamo di capire meglio perché.


MONETA CREATA DALLE BANCHE: LE TRANSAZIONI "ORIZZONTALI"





Chiameremo dunque il processo di creazione del credito livello “orizzontale” di analisi, per distinguerlo dalle transazioni verticali che descrivono la relazione tra i settori governativo e non-governativo.

Le transazioni verticali introducono la moneta nell'economia, mentre le transazioni orizzontali fanno “leva finanziaria” su questa componente verticale.

Quindi le banche, con la cosiddetta creazione del credito, fanno semplicemente leva finanziaria della moneta creata dalle transazioni verticali, perché quando una banca emette una passività, essa può essere prontamente scambiata su richiesta con della moneta governativa.

Quando una banca eroga un prestito denominato in $, essa crea simultaneamente un deposito di eguale consistenza denominato in $. Perciò, essa acquista un'attività (l'Io-Ti-Devo del beneficiario del prestito) e crea un deposito (una passività per la banca). Dal punto di vista di chi chiede il prestito è l'opposto: l'Io-Ti-Devo è una passività e il deposito è un'attività (denaro).

La banca opera in questo modo con l'aspettativa che il richiedente domandi moneta governativa (cioè ritiri dal deposito) e la spenda. Questa spesa modifica la distribuzione delle riserve fra le banche. Queste passività bancarie (i depositi) diventano “moneta” all'interno del settore privato; ma, come potete notare, non è stata creata alcuna ricchezza al netto.

In quest'ottica, la moneta non è né una merce (come ad esempio l'oro coniato), né è “fiat” (un'attività priva di corrispondente passività).


Solo le transazioni verticali creano/distruggono attività che non hanno passività corrispondenti.

Ma cosa conferisce all'unità di conto scelta dal governo questo primato? Perché tutte le banche ed i consumatori la domandano? La risposta è semplice: la moneta di Stato viene domandata perché il governo consentirà di pagare le tasse solo con essa.

E' la spesa pubblica, quindi, che fornisce i fondi che ci consentono di pagare le tasse! Esattamente al contrario di ciò che crede la maggior parte delle persone.


L'unico modo in cui possiamo detenere fondi in quell'unità di conto è offrire beni e servizi al governo, in cambio della sua spesa. Ecco perché siamo tutti ansiosi di offrire beni e servizi in cambio della spesa pubblica: perché così possiamo detenere la valuta di Stato.

Perciò, l'attività di creazione di moneta privata, che è centrale per molti modelli monetari progressisti, manca di evidenziare un punto essenziale, ovvero che la creazione del credito non è altro che una leva finanziaria della moneta governativa; ed è accettata per compensare passività private (= ripagare prestiti) solo poiché è l'unico veicolo possibile per estinguere le passività fiscali che ognuno di noi contrae con lo Stato (= pagare le tasse).

(1) Moneta "fiat" = moneta cartacea non convertibile, priva di controvalore in oro o in altro bene di riferimento, accettata come mezzo di pagamento solo in quanto dichiarata a corso legale (detto anche forzoso) dallo Stato che la emette, indipendentemente dal suo valore intrinseco.

Le caratteristiche di una moneta "fiat" sono le seguenti:

a) è sovrana (di proprietà dello Stato);

b) non è convertibile (lo Stato non s'impegna a convertirla in qualcos'altro, come l’oro);

c) è fluttuante (la valuta è scambiata con altre ad un tasso di cambio variabile, non fisso);

(2) ad un tasso proporzionalmente correlato al prodotto dei tassi previsionali per i requisiti di adeguatezza del capitale e della percentuale di guadagni trattenuti disponibili per essere prestati ad interesse.

Redazione

19 dicembre 2018

l’Apparenza è nemica del Fare



ITALIANI, BASTA CON LA STUPIDA VANITA'

l’Apparenza è nemica del Fare.
Noi siamo il Fare. Questa è l’Italia che dovremo scegliere di essere.
L’Italia è un paese fuoriclasse, l’Italia ha talento, l’Italia è competitiva e credibile.

Siamo il Paese del saper fare, il Paese di tante, tantissime piccole e medie imprese che hanno fatto dell’eccellenza il proprio marchio di fabbrica nel mondo, siamo l’Italia degli artigiani, siamo l’Italia dell’arte e della cultura… il nostro DNA non è fatto da mediocrità, da ignoranza, da pressappochismo.

Combattiamo, con tutto noi stessi, contro chi eleva l’ignoranza a valore, chi preferisce indicare nemici invece che soluzioni.

La Politica è il più alto compito che un uomo (o donna, ovviamente), possa assolvere e lo deve svolgere con completo senso di servilismo verso l’interesse del Paese, non verso un partito, verso la pancia degli elettori, o nell’interesse personale.

Oggi giorno siamo riusciti ad elevare a “valore” politico la caccia alle streghe, cioè al nemico, l’indicare sempre e comunque un oscuro avversario che trama nell’ombra contro, abbiamo elevato l’ignoranza, sdoganandola dai bar di periferia, abbiamo azzerato il valore culturale, il merito e la competenza, dando parola a chiunque, soprattutto su argomenti e questioni di cui non sanno niente. Abbiamo scelto di inseguire la mediocrità, come panacea per non mostrare le nostre mancanze e abbiamo criminalizzato il talento e il merito, poichè evidenzia la nostra incapacità.

La Politica doveva inseguire l’eccellenza, doveva essere la risposta ai problemi del Popolo e del Paese, oggi la politica è solo uno strumento. Uno strumento per fare carriera, uno strumento per mantenere il consenso, non importa cosa di concreto si realizzi, l’importante è solo dare la percezione di fare.

Un tempo gli uomini del fare erano silenziosi lavoratori che lasciavano spazio alla forza dei risultati ottenuti; una volta si viveva di sostanza.

Oggi i risultati non contano, oggi conta apparire. Abbiamo sacrificato il nostro spirito critico e la nostra voglia di approfondire, annichilendo dubbio e curiosità, sull’altare di una vuota vanità. Abbiamo rinunciato al diritto di vivere in una società meritocratica inseguendo l’illusione di essere qualcuno, di avere una impalpabile visibilità.

La politica non parla più di programmi, non offre più soluzioni e risposte, ma da in pasto alle masse nemici, complotti, colpevoli. La politica, così come oggi la interpreta la nostra classe dirigente altro non è che una battaglia tra galli (spennati) che strillano e si beccano tra loro; rimpallandosi responsabilità, colpe, accuse… senza avere il coraggio di prendere in mano questa difficile situazione e proporre soluzioni e risposte concrete.
Basta, non si può governare, ne fare opposizione puntando il dito e inveendo oggi contro uno, domani contro l’altro. Sparando alla cieca tanto per far rumore. Non è la politica che voglio per il mio Paese; io immagino un’altra Politica: silenziosa, concreta, educata, credibile, meritocratica e competente.

Inseguiamo leader “umani” perchè ci rassicurano, perchè non ci fanno sentire inappropriati, perchè non feriscono il nostro ego e ci facciamo governare da chi non ha competenze, credibilità e professionalità per ricoprire ruoli così importanti, lo facciamo perchè tutto questo ci rassicura; “Se anche lui è riuscito ad emergere lo posso fare anche io”.

Abbiamo abbandonato e spesso scherniamo o insultiamo chi ha dimostrato nel tempo si essere serio, competente e professionale, poichè ci imbarazza, poichè mostra i nostri limiti e ci fa capire che: “mai potrò occupare le posizioni che occupa lui”.

W-L'ITALIA 


Redazione

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