07 dicembre 2018

Egemonia à l'allemande

Egemonia à l'allemande

Secondo un'analisi della prestigiosa Deutsche Gesellschaft für Auswärtige Politik (DGAP) le responsabilità tedesche nella attuale crisi francese sarebbero molto chiare. Sono infatti le élite politiche ed economiche della Repubblica Federale che da anni tramite i volenterosi carnefici di Bruxelles fanno pressione per implementare anche in Francia un programma di riforme ispirato da Berlino. Ma il giovane Macron è in grande difficoltà, non solo sul fronte interno, ma anche sulla riforma della governance europea, dove ha disperatamente bisogno di portare a casa un risultato concreto in vista delle europee del prossimo anno. I tedeschi nel frattempo preferiscono temporeggiare. Ne parla il sempre ben informato German Foreign Policy.

Solleciti da Berlino

Che le misure di riforma che il presidente francese Emmanuel Macron ha iniziato ad attuare sin dal suo insediamento, il 14 maggio 2017, e che ancora oggi continua a portare avanti, corrispondano in larga parte a quelle stesse riforme richieste dalla Germania, lo sottolineava già la scorsa primavera in un breve documento di analisi laDeutsche Gesellschaft für Auswärtige Politik (DGAP).Macron nel settembre 2017 ha "approvato una riforma del mercato del lavoro che tra le altre cose riduce la tutela e rafforza gli accordi contrattuali aziendali e di settore" scriveva la DGAP. [1] Inoltre, "i contributi dei datori di lavoro sono stati ridotti ed è stato aumentato il contributo sociale generale (CSG)"; fatto che "fra i pensionati ha causato un certo malcontento". In seguito poi è stata affrontata "la riforma della società ferroviaria pubblica SNCF". Se fosse per Macron 'nessun elemento dello stato sociale francese dovrebbe restare intatto' si legge nell'analisi, sempre secondo il documento, il corso di "riforme interne" di Macron in Germania sarebbe particolarmente apprezzato dai liberali e dai conservatori: alla fine è stata proprio "la Germania a sollecitare l’attuazione delle riforme strutturali raccomandate dalla Commissione europea".

Elementi inseparabili

Il DGAP sottolinea che Macron ha iniziato il suo duro corso di riforme "à l'allemande" nella speranza che Berlino gli possa andare incontro sui temi della politica europea. Non da ultimo le sue misure erano finalizzate a presentare la Francia come un "partner affidabile" - "soprattutto in Germania" - "un paese che mantiene i suoi impegni e che quindi ha la legittima pretesa di aspirare alla leadership nell'UE", sostiene l'analisi della DGAP. [2] Tuttavia, come indicato dallo stesso piano di Macron, la riforma della governance "dell'UE dovrebbe contribuire al successo delle riforme interne". Perché il popolo francese "sarà disposto ad accettare ulteriori riforme solo se si convincerà che queste sono un bene per il futuro della Francia ..." - e che l'UE, che è ben nota per la sua insistenza su queste riforme, "non solo sostiene la liberalizzazione e l'indebolimento dello stato sociale ma è anche a favore della difesa e del miglioramento delle condizioni di vita". A tale riguardo, "le riforme interne e quelle della governance europea", che Macron persegue contemporaneamente, "dovranno essere considerate elementi inseparabili in cui il successo dell'una influenzerà anche l'altra". Che ora nonostante l'elevato "ritmo politico [...] delle riforme interne", nella politica europea non si muova nulla, "per il presidente francese ... si tratta di un problema serio".

Eurozona senza governo

Berlino intanto a livello europeo continua la sua politica di blocco nei confronti di Parigi, soprattutto in due ambiti di fondamentale importanza per Macron. Uno è la riforma della zona euro. Macron mira in linea di principio a standardizzare quanto piu' possibile un'area valutaria estremamente eterogenea, attraverso un determinato livello di redistribuzione. Ciò darebbe alle economie nazionali più deboli, specialmente quelle del sud dell'Eurozona, la possibilità di sperare in una ripresa. A beneficiarne sarebbero tuttavia anche i paesi del nord: una ripresa nel sud potrebbe aiutare a condurre la moneta unica in maniera duratura fuori dalla crisi. Macron spinge quindi per l'introduzione di un bilancio unitario, un ministro delle finanze dell'eurozonza e di altre misure analoghe, che in realtà Parigi chiede da sempre. Già nell'ottobre 2008 infatti il presidente Nicolas Sarkozyaveva chiesto di formare all'interno dell'Eurogruppo un "governo economico" per l’eurozona [3]. Il suo successore François Hollandeaveva poi ripreso la stessa proposta nel luglio 2015. [4] Entrambi non vi sono riusciti a causa dell'opposizione di Berlino. Lo stesso ora vale per Macron. Il governo tedesco subito dopo il suo insediamento all'Eliseo lo aveva inizialmente tenuto in attesa con il pretesto della campagna elettorale federale; poi in seguito durante la lunga fase di formazione del governo la scusa era stata quella di uno spazio politico insufficiente per una riforma della zona euro. In questo modo Berlino è riuscita ad annacquare cosi' tanto i piani di Parigi che di fatto non è rimasto quasi nulla [6].

PESCO Versus IEI

Se la fiducia della popolazione francese nei confronti della riforma della zona euro, e quindi della possibilità di partecipare alla ridistribuzione delle risorse a favore del Sud, è venuta meno, allo stesso modo Berlino ha negato a Parigi anche un successo parziale su altri aspetti che Macron avrebbe potuto utilizzare per migliorare un po' la sua immagine tra i francesi. Si tratta della militarizzazione dell'UE. Vi è accordo tra i governi di entrambi i paesi sul fatto che l'UE dovrà avere una forza armata comune. Vi sono, tuttavia, controversie sull'ancoraggio istituzionale da dare alle truppe e sul calendario per la loro istituzione. Parigi ha fretta: per le missioni future, in particolare nella sua sfera di influenza africana, ha bisogno di ricevere il più rapidamente possibile sostegno e di non essere frenata da quei paesi che - come i paesi dell'Europa orientale - nel continente africano non hanno alcun interesse strategico. Macron pertanto sostiene con forzal'Iniziativa di Intervento Europeo (IEI), che dal punto di vista formale potrebbe operare in maniera del tutto indipendente e già ora sarebbe in grado di elaborare dei piani per eventuali missioni [7]. Berlino, invece, chiede con forza un ancoraggio "dell'esercito degli europei" all'interno della UE e un sistematico ricongiungimento delle truppe alle basi militari per avere a disposizione a lungo andare una forza militare per quanto possibile grande e potente. Lo strumento scelto è la PESCO.[8] Sebbene la Repubblica Federale partecipi all'IEI, iniziativa fondata da Parigi, Berlino in questo ambito agisce principalmente da freno e continua a negare a Macron quel successo in termini di immagine di cui tanto avrebbe bisogno.

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Già ad aprile, la DGAP avvertiva che Berlino deve tener conto "del grande rischio a cui Macron sta andando incontro con il suo processo di cambiamento": "Le riforme impopolari devono essere legittimate ... tramite un rapido successo "; se questo venisse a mancare, Macron sarebbe in pericolo. [9] Non a caso il 10 maggio di quest'anno il presidente francese ha ricevuto il prestigioso premio Carlo Magno ad Aachen.Tuttavia il breve momento di splendore politico ottenuto con la cerimonia di premiazione non può essere considerato un ragionevole sostituto di un duraturo successo politico. La scorsa settimana la DGAP ha nuovamente avvertito: Macron ha disperatamente bisogno che "il successo nell'UE sia credibile per poter andare avanti con le sue riforme in Francia"; da ciò dipende - non da ultimo in considerazione delle prossime elezioni del Parlamento europeo - anche "la sua autorità come fonte di ispirazione e leader del campo pro-europeo" all’interno dell'Unione [10]. Berlino tuttavia non è disponibile a fare qualsiasi concessione. Per il suo profitto immediato, la potenza egemone dell'UE è pronta a mettere a repentaglio anche il benessere del suo alleato più stretto.

Redazione

Saranno i tedeschi a salvare Macron con l'unione di trasferimento?

Saranno i tedeschi a salvare Macron con l'unione di trasferimento?

Editoriale molto interessante su Die Welt che ci fa capire quanto le élite tedesche siano consapevoli della posta in gioco nella partita francese, del resto il giovane Macron sin dall'inizio è stato il candidato di Berlino nella corsa all'Eliseo. Le élite politiche ed economiche tedesche, consapevoli del fatto che l'eurozona e l'Ue rappresentano la base su cui fondare le ambizioni egemoniche mondiali della Repubblica Federale, si sono affidate al talento dell'uomo di Rotschild per tentare di riformare un paese irriformabile. Ora che la parabola politica del giovane ex-banchiere sembra essere già al capolinea, fra i tedeschi si fa sempre piu' strada l'idea che per salvare l'uomo di Berlino a Parigi dovranno fare delle concessioni importanti sul terreno dell'unione di trasferimento. Ne parla Michael Stürmer, editorialista di spicco su Die Welt

Helmut Kohl aveva definito quella tra Francia e Germania, a causa della loro vicinanza e del loro vicinato, una comunità di popoli uniti dallo stesso destino. Ciò non era da intendersi nel senso storico, ma soprattutto guardando al futuro. Se ora la Quinta Repubblica, fondata da De Gaulle mezzo secolo fa, inizia a vacillare, lo sguardo tedesco non può che rivolgersi con una certa preoccupazione ai vicini oltre il Reno, alla stabilità delle loro istituzioni, alla responsabilità degli interessi organizzati e al senso dello stato del Presidente e del suo governo. Una crisi come quella attuale non era ancora mai stata sperimentata dalla Quinta Repubblica.

La Francia ha vissuto a lungo al di sopra delle proprie possibilità. Nei primi anni '80, era già accaduto che sotto una presidenza di sinistra, quella di Mitterrand, il paese si sia trovato in una situazione difficile in cui la Repubblica federale ha avuto un effetto stabilizzatore sul vicino. Proprio in quegli anni ebbe inizio una politica che trovò il suo coronamento nella moneta unica, e che allo stesso tempo ha reso il benessere e la sventura di entrambi i paesi e del resto d'Europa fra loro irrimediabilmente legati.

La Quinta Repubblica, ora in crisi, era stata pensata da de Gaulle come una forma statuale di emergenza, con l'Assemblea nazionale come luogo di rappresentanza delle forze sociali e l'uomo forte dell'Eliseo come contrappeso e salvatore della società. Nella crisi attuale questa costruzione viene messa in discussione, si tratta in realtà della governabilità o dell'ingovernabilità di un paese che in tempi di crisi è sempre stato abituato ad una rapida escalation, agli attacchi di anarchia e in seguito alla resa dei governanti di fronte alla rabbia pubblica.

Il grande Paese orgoglioso cosi' ha vissuto al di sopra dei propri mezzi per un lungo periodo, in segreto e in accordo con i grandi poteri sociali, e si è concesso molti usi e costumi che a un certo punto sono diventati troppo costosi e che in modo nuovo hanno messo in discussione l'equilibrio sociale. Il Presidente, come previsto dalla costituzione presidenziale, ha pronunciato delle verità scomode, ha dato al Paese una dose di rivoluzione omeopatica dall'alto - ed è riuscito fino ad ora anche a trovare delle maggioranze per farlo.

Ciò che ora è in gioco, proprio in un momento in cui bisogna affrontare grandi sfide esterne e sulla sicurezza, non è solo la forza di integrazione della Repubblica francese, ma la fattibilità del progetto europeo. Siamo testimoni di un dramma che per molto tempo ha continuato a montare prima di raggiungere l'apice della crisi. Questa non è solo una questione francese. Questa è un'emergenza dell'Europa, e quindi la Francia potrà e dovrà contare su tutta la possibile solidarietà tedesca.

Redazione

L'uomo di BlackRock verso la Cancelleria di Berlino

L'uomo di BlackRock verso la Cancelleria di Berlino

La stampa liberal-conservatrice ha già iniziato a pomparne la candidatura al vertice della CDU, i sondaggi lo danno davanti agli altri contendenti, l'endorsement di Schäuble è già arrivato, ma chi è Friedrich Merz? Potrebbe sembrare il wet dream di ogni complottista, ma invece è tutto vero: l'UE traballa, la moneta unica viene messa in discussione, in Germania è scoppiato il piu' grande scandalo fiscale di tutti i tempi con molte grandi banche coinvolte, ma il prossimo Cancelliere tedesco potrebbe essere proprio un uomo di BlackRock, vale a dire il piu' grande gestore di risparmio del mondo, con decine di miliardi di euro investiti nei paesi periferici della zona euro. Ne parla un ottimo Zacharakis su Die Zeit

Se in Germania per strada chiedi a dieci persone se conoscono la società Blackrock, non saranno molti a rispondere di sì. Ma la società di gestione dei fondi è profondamente radicata nell'economia tedesca. Così profondamente da preoccupare alcuni esperti. Blackrock non ha proprio la reputazione migliore. E questo potrebbe diventare un problema per l'uomo che per diversi anni ha rappresentato questa società in Germania: Friedrich Merz.

Merz si è candidato alla segreteria della CDU in vista del prossimo congresso di dicembre, lo ha confermato ufficialmente martedì. La sua elezione sarebbe uno spettacolare ritorno in politica del leader del gruppo parlamentare della CDU, dopo che Merz quasi dieci anni fa aveva lasciato il Bundestag ed era uscito dalla politica. Nel frattempo l'avvocato d'affari ha lavorato come consulente presso lo studio legale Mayer Brown LLP, dove ha assistito molte società in attività di fusione e acquisizione. Ed è stato in vari consigli di sorveglianza di aziende tedesche. Dall'inizio del 2016, Merz è anche presidente del consiglio di sorveglianza di Blackrock, il più grande gestore patrimoniale al mondo.

Blackrock è una società che con i suoi fondi raccoglie il denaro dei clienti in tutto il mondo e investe principalmente in azioni - con l'obiettivo di far crescere il capitale quanto più possibile. Secondo dati recenti, la società di gestione attualmente ha un volume di investimenti di oltre 6,3 trilioni di dollari. Una somma incredibile, quasi il doppio rispetto al PIL tedesco (3,7 trilioni di dollari).

Non è esecrabile di per sé il fatto che i manager aziendali possano passare alla politica. Persino le organizzazioni come Lobbycontrol considerano un simile passo molto meno critico rispetto a quello nella direzione opposta, cioè dalla politica al business. Un esempio negativo di un tale cambio è quello dell'ex sottosegretario alla Cancelleria e politico della CDU Ronald Pofalla: nel 2015 è passato a Deutsche Bahn e dopo un breve periodo di attesa è entrato nel consiglio di amministrazione per occuparsi dei contatti politici dell'azienda. I legami personali con la politica dopo un tale passaggio sono ancora freschi, e non è difficile avere accesso diretto alle figure chiave del governo e del parlamento.

Critica della vigilanza sulla concorrenza

Per Merz, tuttavia, potrebbero esserci altre circostanze a pesare sulla sua possibilità di arrivare alla presidenza della CDU. Gli economisti accusano la statunitense Blackrock di avere un'influenza troppo forte sull'economia tedesca. Da qualche tempo la società nei suoi fondi detiene consistenti pacchetti azionari di tutte le 30 società tedesche presenti nel listino Dax. Nel caso di Post, Allianz e Bayer, ad esempio, Blackrock recentemente ha raggiunto una partecipazione di oltre il 7%, e sul Dax complessivo un totale del 4,5 %. E' stato segnalato piu' volte che la direzione del gruppo da New York interferisce attivamente nelle decisioni dei dirigenti tedeschi.

Gli esperti in materia di concorrenza la vedono in maniera alquanto critica: "un azionista con interessi multipli in un settore è interessato al bene dell'intero settore e non necessariamente al successo della singola azienda", ha detto a Wirtschaftswoche Achim Wambach, presidente della Commissione per i monopoli. Se l'influenza sulle aziende dovesse aumentare, come annunciato da Blackrock, ciò finirà per danneggiare la concorrenza. La Commissione europea ha già preso in considerazione questi importanti temi dal punto di vista sistemico e intende agire.

Un'azienda controversa, dunque. E per la quale Merz ha rivestito un ruolo importante.Quando circa tre anni fa ha assunto la carica, la società ha subito dichiarato che il suo compito sarebbe andato oltre la semplice supervisione. Avrebbe assunto un "ruolo di consulenza più ampio in cui avrebbe dovuto sviluppare per conto di Blackrock le relazioni con i clienti chiave, i regolatori e le autorità di regolamentazione tedesche", scriveva il suo datore di lavoro. Merz era quindi il principale lobbista di Blackrock in Germania e - se ha fatto bene il suo lavoro - ha lavorato affinché lo stato ponesse il minor numero possibile di ostacoli alla società.

Ulteriori spiegazioni probabilmente dovrà darle anche in merito ad un'altra posizione presso un'altra società finanziaria per la quale Merz dall'inizio del 2010 è stato membro del consiglio di sorveglianza. La banca di Düsseldorf "HSBC Trinkaus", che secondo il rapporto finale della commissione d'inchiesta del Bundestag era coinvolta in operazioni fiscali, note da tempo al pubblico con il nome di "Cum-Ex". Si tratta di rimborsi fiscali su operazioni azionarie a cui gli investitori non avevano diritto. Queste pratiche fiscali a danno dei contribuenti tedeschi sono mai state discusse dal consiglio di sorveglianza della banca?

Merz dovrà esprimersi su questi temi, soprattutto perché prima della sua uscita dalla scena politica è stato l'esperto di fiscalità del suo partito. Nel 2003 è diventato famoso per la sua proposta di rendere la dichiarazione dei redditi così facile da farla stare in un sottobicchiere da birra.

Anche lo studio legale Mayer Brown, per il quale Merz è ancora attivo, a modo suo guadagna con le transazioni fiscali Cum-Ex. Sul sito web lo studio legale scrive: "gli operatori di mercato potrebbero dover affrontare rischi legali crescenti in seguito a transazioni cum-ex". Le autorità fiscali tedesche avrebbero intensificato le loro attività investigative per  individuare ulteriori reati fiscali.E lo studio legale vuole aiutare i propri clienti a "contrastare questo rischio".

Redazione

06 dicembre 2018

Chissà perché nessuno parla di questa truffa tedesca

Chissà perché nessuno parla di questa truffa tedesca

(Dov’era  la vigilanza BCE?  Ah sì, deve dare ordini alle banche italiane. Deve far mancare i fondi alle banche nostre. . E la Bundesbank? Deve condannare il maggior debito italiano di 13 miliardi – e ne “perde” 55. Inpiena omertà – e complicità)

La mega truffa sui dividendi tocca Deutsche Bank e Santander

CumEx-Files è stata definita la più imponente investigazione in Germania dal secondo Dopoguerra: vede al centro la transazione di azioni tedesche, ma anche italiane. Secondo le tre procure è costata solo al fisco tedesco oltre 55 mld di euro. HVB (Unicredit) ha chiuso le pendenze con la magistratura e presentato ricorso per risarcimento nei confronti di tre ex dipendenti

 Rischia di diventare la più importante inchiesta per frode in Germania dal Dopoguerra a oggi, giocata attorno a quella che le autorità hanno definito una truffa sui dividendi. E che pare sia già costata ai contribuenti tedeschi oltre 55 miliardi di euro. Ma il timore è che l’effetto dirompente si estenda a mezza Europa, Italia compresa.

Il fascicolo prende il nome di CumEx-Files e su questo vi stanno lavorando dall’aprile del 2013 (con una forte accelerazione negli ultimi mesi) tre procure su fatti avvenuti fra il 2006 e il 2009. Si tratta di Francoforte, Monaco e Colonia. Quest’ultima è fra l’altro specializzata in crimini fiscali internazionali. Nelle ultime ore stanno emergendo dai media tedeschi diversi particolari sulle indagini, grazie al lungo lavoro svolto in 12 nazioni da 19 gruppi editoriali riuniti nella newsroom Correctiv.

Secondo l’accusa, le banche coinvolte nella truffa avrebbero fuorviato lo Stato tedesco su due livelli: il primo accreditando il dividendo nella giornata di stacco a più soggetti, che risultavano tutti titolari dell’azione, e il secondo perché questi ultimi maturavano un credito fiscale dalla cedola. Oggi il Tagesschau scrive che alla fine dei conti si è trattato di danni per 55,2 miliardi nei confronti del Fisco di Berlino.

Ma non riguarderebbe solo la Germania, anzi.

Sempre il Tagesschau oggi riporta alcune rivelazioni fatte alla magistratura tedesca da alcune persone coinvolte nella truffa. “Abbiamo creato una macchina del demonio”, ha detto una fonte a conoscenza dei fatti agli investigatori. “Non abbiano transato solo azioni tedesche, ma anche di altre nazioni quali Francia, Spagna, Italia, Austria, Belgio, Danimarca”.

Come ha funzionato, di fatto, lo schema secondo le procure? Una banca accetta di vendere il titolo di una società quotata, per esempio a un fondo pensione, prima dello stacco della cedola e glielo consegna dopo che il dividendo viene pagato. Sia la banca che il fondo pensione fanno richiesta della ritenuta sui dividendi (witholding tax).

In alcuni casi le banche vendono azioni che non posseggono e concordano di acquistarle più avanti nel tempo secondo il metodo dello short selling. Il titolo viene rapidamente trattato all’interno di un gruppo sindacato di istituti di credito, investitori ed hedge fund per creare l’impressione che vi siano molti possessori (ma l’azione è una solo). I profitti da questa operazione (illegale) vengono poi divisi fra i soggetti.

Secondo l’agenzia Reuters, i nomi degli istituti coinvolti nell’operazione sono diversi: in primis lo spagnolo Santander, ma anche Deutsche Bank  e l’australiana Macquarie Bank. Quanto ad HVB, la controllata di Unicredit , il gruppo guidato dall’ad Jean Pierre Mustier ha chiuso le pendenze con la magistratura e presentato ricorso per risarcimento nei confronti di tre ex dipendenti. La specifica è contenuta nel bilancio semestrale della banca al 30 giugno 2018.

Secondo il documento, il Supervisory Board del gruppo ha concluso le indagini interne scoprendo che la controllata tedesca, Ucb AG, “ha subito perdite a causa di passate azioni/omissioni attribuibili a singole persone. A tal proposito, il Supervisory Board ha presentato un ricorso per risarcimento danni nei confronti di tre singoli ex componenti del consiglio di gestione non ritenendo opportuno intraprendere alcuna azione nei confronti dei componenti dello stesso attualmente in carica”. Sono state poi condotte “indagini penali nei confronti di attuali o ex dipendenti in Germania da parte delle Procure di Francoforte, Colonia e Monaco con lo scopo di verificare presunti reati di evasione fiscale da parte loro”. La banca ha collaborato e sta collaborando con i magistrati.

Il procedimento di Colonia si è chiuso nel novembre 2015 con il pagamento di una sanzione di 9,8 milioni di euro. Le indagini della Procura di Francoforte sono state invece chiuse a febbraio 2016 con una sanzione di 5 milioni. L’indagine del procuratore di Monaco è stata a sua volta chiusa ad aprile 2017, con il versamento di 5 milioni di euro. “Allo stato, tutti i procedimenti contro Ucb AG sono stati definiti”, si legge in bilancio.

Sempre la semestrale aggiunge che “le autorità fiscali di Monaco stanno regolarmente effettuando verifiche fiscali nei confronti di Ucb AG, in relazione agli anni dal 2009 al 2012, che inter alia, includono l’analisi di altre operazioni di negoziazione di azioni in prossimità delle date di pagamento dei dividendi… Non è ancora chiaro se, e a quali condizioni, crediti fiscali o rimborsi di imposte possano essere applicati ai diversi tipi di operazioni concluse in prossimità della data di distribuzione dei dividendi”. Non è poi possibile “stabilire se Ucb AG possa essere esposta a pretese fiscali da parte dei competenti uffici oppure a pretese da parte di terzi in base alle norme civilistiche”. La controllata tedesca “ha predisposto accantonamenti ritenuti dalla stessa congrui a coprire il rischio di causa”.

Il Fisco tedesco ha scritto agli inquirenti di Colonia che ci sono “concrete indicazioni” che, per esempio, il Santander abbia operato nel ruolo di short seller, venditore allo scoperto. Tre fondi pensione hanno invece usato linee di credito da Macquarie, aggiunge poi Reuters. La banca australiana ha spiegato “che continuerà a cooperare con le autorità tedesche”. Macquarie ha calcolato che dovrà sborsare 100 milioni di euro in dispute legali, metà dei quali già pagati.

Quanto al Santander, gli inquirenti hanno scritto agli avvocati della banca spagnola dicendo che l’istituto e la sua controllata inglese Abbey National Treasury Services, sono state coinvolte “in un ampio numero” di operazioni che riguardano lo short selling, una fase importante della truffa che riguarda il possesso di una singola azione da parte di più soggetti. Il gruppo spagnolo ha ribattuto che “alla data di oggi non abbiamo identificato alcuna evidenza che le attività sotto investigazione abbiano coinvolto manager senior, la banca o sue controllate”.

In relazione a Deutsche Bank , un portavoce del gruppo tedesco ha riferito a Reuters che la banca non ha partecipato “al mercato cum-ex organizzato”, ma che è stata “coinvolta in alcune transazioni di tipo cum-ex riguardanti taluni clienti”. Ha poi aggiunto di stare cooperando con le autorità inquirenti.

(Grazie, Milano Finanza!)

https://www.milanofinanza.it/news/la-mega-truffa-sui-dividendi-tocca-deutsche-bank-e-santander-201810180905037836
https://cumex-files.com/en/

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