06 aprile 2018

Stoicismo - L'etica stoica L'importanza della etica stoica, l'apatia come principio morale, la postulazione della dottrina dell'eterno ritorno


Stoicismo

Prende il nome dalla scuola fondata intono al 300 a.C. da Zenone di Cizio (335-264) ad Atene; il termine nasce da stoà poikile, che significa portico dipinto (scuola del portico, gli stoici sono quelli che filosofano nel portico). Lo stoicismo è molto influenzato da un’altra scuola, quella del cinismo, infatti Zenone era stato allievo dei cinici, che costituivano una scuola socratica minore.
(cinismo, il termine nasce da Diogene il Cinico o kunos, il cane, perché viveva come un vane randagio, dormiva in una botte e si cibava di ciò che riusciva a procacciarsi da solo, egli infatti credeva nell’autarchia – bastare a se stesso; ogni giorno girava con la lanterna in modo provocatorio sostenendo di cercare l’uomo; rifiutava la cultura ed i bisogni indotti dalla società).
La fisica, cioè la natura, è costituita da un ordine perfetto, immutabile ed eterno. Il principio attivo è: ragione (logos), Dio, pneuma (soffio vitale), ragione sentimentale, destino e provvidenza; il principio passivo è materia. Inoltre lo stoicismo crede nel panteismo (tutto è divino), materialismo (come Democrito ed Epicuro, tutto è corpo; il materialismo stoico tiene conto anche del “sofista” di Platone, solo il corpo agisce o patisce l’azione) e ilozoismo (materia vivente).
C’è un ciclo secondo il quale si devono realizzare tutte le varianti.

Stoicismo - L'etica stoica

L’etica stoica è forse la più importante pratica della filosofia stoica.
Essa afferma che l’uomo deve vivere secondo natura per poter vivere il meglio possibile e il più a lungo possibile. Per vivere secondo natura, l’uomo deve vivere secondo ragione evitando le passioni e le emozioni, che sono degli stravolgimenti innaturali, sono nemici del logos, sono da reprimere in maniera seria e con mente fredda. Il saggio stoico deve essere quindi apatico, per poter essere felice. Vivere secondo ragione è per gli uomini un dovere, un vero e proprio compito a cui è necessario assolutamente assolvere. Perciò esistono comportamenti sempre positivi, cioè quelli razionali, e comportamenti sempre negativi, cioè quelli legati alle emozioni. La morale stoica, essendo legata ai doveri, è definita deontologica. Tra i comportamenti sempre positivi e quelli sempre negativi esistono dei comportamenti che non sono legati né alle emozioni né alla ragione e sono definiti indifferenti. Tra i comportamenti indifferenti ci sono comunque quelli preferibili o meno. Nello stoicismo invece la politica è valorizzata. Tantissimi stoici si suicidarono piuttosto che essere obbligati a fare del male a qualcuno e andare contro ai propri doveri. Alla morte del corpo gli uomini si ricongiungono con il tutto. Nel ciclo continuo della rinascita, cioè della palingenesi, ogni uomo rinascerà uguale. Anche qui ricompare la dottrina dell’eterno ritorno. Ci sono però alcune contraddizioni all’interno del pensiero stoicismo perché se il futuro di ogni uomo è già tutto scritto allora non c’è libertà ed è assurdo giudicare qualcuno se si comporta male perché comunque tutto ciò è stato voluto da Dio. Lo stoicismo fu importante anche perché influenzò la filosofia cristiana e quelle successive.

Etica stoica

Per quanto riguarda il fine dell’uomo in vista del raggiungimento della felicità, Zenone aveva definito il ‘vivere coerentemente alla natura’, cioè in vista della piena realizzazione della virtù di ciascun singolo individuo intesa come accordo e armonia interiore. Cleante invece aveva specificato che la natura dovesse essere intesa in senso universale, perché il corretto comportamento dell’uomo dovrebbe essere volto al rispetto totale del destino. Crisippo, infine, tentando di mediare, aveva ricostituito un equilibrio tra la sfera naturale individuale e quella universale, perciò gli sforzi conoscitivi dovevano essere volti alla comprensione della struttura fisica dell’universo per garantirsi un inserimento armonioso e virtuoso all’interno del mondo, quindi la conoscenza dei legami fra gli elementi e il tutto chiariva la legge razionale e universale, ma all’interno di questo scenario ciascuno era considerato come un attore con un ruolo preciso che doveva seguire un copione e al massimo scegliere come interpretare le battute senza stravolgerle. 
L’uomo non poteva cambiare le regole del mondo, vi si poteva solo conformare, quindi si era liberi davvero quando si viveva secondo natura, seconda la propria e secondo quella in generale. La libertà dell’uomo era quella di chi avrebbe dovuto comprendere il proprio destino e seguirlo. La conoscenza avrebbe permesso all’uomo di comprendere quale fosse la sua posizione e di riuscire ad averne coscienza ascoltando la propria razionalità interiore, quindi poiché essere liberi significa compiere il proprio dovere, l’uomo avrebbe dovuto fare ciò che la ragione gli avrebbe dettato come dovere, ovvero onorare i genitori, accudire i figli, partecipare alla vita comunitaria. Questi aspetti erano propri dell’uomo virtuoso, del saggio che, conquistando la virtù come unico bene, conoscenza completa, si garantiva la vera tranquillità interiore, l’apatia che portava a indifferenza e autarchia, proprie appunto del saggio. 
Al contrario lo stolto era colui in preda alle passioni e alla ricerca del piacere, il vizioso, e non vi erano diversi gradi di stoltezza, poiché come un uomo sott’acqua annegava sia ad un metro dalla superficie che a 100, così un uomo non era virtuoso né a 1 metro dalla virtù né a 100. Così anche per il saggio non vi è una via di mezzo fra bene o male, perché uno o opera sempre per il bene e seguiva costantemente la ragione o agiva secondo dovere per convenienza personale e non per l’intenzione del bene, quindi anche se l’azione fosse giusta non avrebbe portato felicità.

Stoicismo - La fisica stoica

La fisica stoica è differente da quella epicurea anche se le due filosofie hanno in comune il fatto che credano che tutto ciò che esiste della realtà sia puramente materiale (un riconfermarsi della concezione materialista del mondo). 
Gli stoici hanno una visione panteista dell’Universo e credono che tutto abbia avuto origine da un principio primo,una causa prima che è chiamato in tanti modi diversi ma con un filo conduttore comune: pneuma, logos, Dio,… 
C’è una somiglianza tra la fisica stoica e il pensiero di Eraclito, infatti si riconferma che l'entita superiore come causa prima dell'universo sia da riscontrarsi nell'immagine del pensiero, della ragione, un elemento che evidenza una prima grande differenza tra la scuola di pensiero stoica e quella epicureista.

Esistono quindi i principi, come spiegazione principale dell'universo, ed essi sono due: il principio passivo, che è la materia e il principio attivo, che è ciò che vivifica la materia ( una sorta di "anima" della materia). Il mondo terrestre è finito e intorno ad esso esiste il vuoto infinito. Il mondo scaturisce dall’azione continua del logos che attraverso il principio attivo dà luogo a tutte le cose. Il mondo è soggetto a un continuo ciclo di nascita e distruzione che assomiglia molto alla visione empedoclea. In più gli stoici hanno la dottrina dell’eterno ritorno secondo cui il mondo si ripresenta sempre identico dopo ogni ciclo. Secondo gli stoici, tutto è logico perché la ragione è il fondamento di tutta la realtà. Questa visione si oppone a quella epicurea che invece evidenzia l’esistenza del caso. L’azione di Dio nel mondo è chiamata provvidenza e il futuro del mondo è tutto logico e già scritto, ovvero una vera e propria sorta di concetto di "destino".

Redazione:

KANT: IL SIGNIFICATO DI TRASCENDENTALE LO SCOPO DELLA CRITICA DELLA RAGION PRATICA


Come la Critica della ragion pura, anche la Critica della ragion pratica è modellata sulla medesima suddivisione: analitica dei principi, analitica dei concetti e dialettica. Ma rispetto alla precedente opera critica, la ragion pratica non ha la sezione dedicata all’estetica.
E si capisce dal titolo stesso: Critica della ragion pratica. Kant non critica la ragion pura che vuole procedere prescindendo dall’esperienza, cioè dall’ambito del sensibile (estetica); Kant critica la ragion pratica che vuole, invece, fondarsi sull’esperienza. Infatti, secondo Kant, ciò che muove la volontà dell’uomo ad agire (ovvero a compiere un’azione) non deve essere una motivazione legata all’ambito del sensibile. Le motivazioni che muovono la volontà dell’uomo ad agire devono essere pure.
Kant sostiene che la ragione da sola, senza influenze che possono giungere dal mondo sensibile, è in grado di muovere la volontà.

Tra le due opere, quindi, c’è una differenza sostanziale: nella prima Kant dice che la ragione teoretica non può conoscere validamente se manca l’aggancio all’esperienza; nella seconda Kant sostiene che la ragion pratica può muovere la volontà ad agire senza l’aiuto della sensibilità.
Ecco perché non occorre fare una critica della ragion pura pratica, ma una critica della ragion pratica, per arrivare ad una ragione pura pratica sulla quale fondare la morale.

Scopo dell’opera: dimostrare che c’è una ragione pura pratica. La ragione è sufficiente da sola a muovere la volontà. E solo in tal caso possono esistere leggi morali universali.

Da qui l’autonomia della legge morale. Alle tradizionali morali eteronome Kant sostituisce la morale autonoma. Le morali eteronome classiche erano quelle finalizzate all’utile (morale utilitaristica), al piacere (morale edonistica), alla felicità (morale eudemonistica).

Nel linguaggio odierno per trascendentale si intende qualcosa di eccelso, di grandioso, di sublime. Si dice ad esempio «è stata un’esperienza trascendentale» o «un incontro trascendentale». Ma questo significato non ha nulla a che vedere con quello tradizionale né tanto meno con quello che si trova molto spesso negli scritti di Kant.

Il termine risale alla Scolastica ed indica i caratteri supremi dell’essere che trascendono (da qui trascendentale) anche le categorie aristoteliche. I trascendentali coincidono con l’essere stesso e sono: res, aliquid, unum, verum, bonum (pulchrum). Se si togliesse all’essere anche uno solo di questi trascendentali, verrebbe meno l’essere stesso.

Per Kant, invece, è diverso. Egli ha distinto tra trascendente e trascendentale (anche se talvolta ha usato il termine trascendentale nel senso di trascendente). Nell’opera Prolegomeni ad ogni futura metafisica che vorrà presentarsi come scienza, pubblicata nel 1783, due anni dopo la Critica della ragion pura, Kant ha espressamente detto che «questi prolegomeni non sono fatti ad uso dei scolari, ma di futuri maestri ed anche per questi ultimi non devono servire affatto ad inquadrare l’esposizione di una scienza già esistente, ma proprio a farla trovare». Lo scopo dei Prolegomeni, quindi, doveva essere quello di chiarire i punti più difficili della Critica della Ragion Pura.

Ebbene, nei Prolegomeni Kant ha precisato cosa intendesse per trascendentale, dato che il termine usato sovente nella Critica della ragion pura, era stato compreso secondo ben tredici diverse accezioni. Nella Critica della ragion pura Kant aveva definito il trascendentale in questo modo: «Chiamo trascendentale ogni conoscenza che si occupa non di oggetti, ma del nostro modo di conoscenza degli oggetti, in quanto questa deve essere possibile a priori».

Ma nei Prolegomeni Kant è stato più preciso, anche perché lo stesso recensore della Critica della ragion pura aveva inteso trascendentale nel senso di trascendente. Perciò, in una nota che si trova verso la fine dell’opera, Kant ha scritto: «Per amor del cielo, non superiore. Le alte torri e i grandi uomini metafisici (che a queste si assomigliano), intorno a cui vi è di solito molto vento, non sono per me. Il mio posto è la fertile bassura (das fruchtbare Bathos) dell’esperienza e la parola trascendentale, il cui significato in tutti i modi da me spiegato non è stato neppure una volta capito dal recensente (tanto di sfuggita egli ha visto tutto), non significa qualcosa che oltrepassa ogni esperienza, ma qualcosa che certo la precede (a priori), ma non è determinato a nulla più che a rendere possibile la conoscenza nell’esperienza. Quando questi concetti oltrepassano l’esperienza allora si dice trascendente il loro uso, che ben si distingue da quello immanente, cioè limitato all’esperienza» (das Wort transscendental […] bedeutet nicht etwas, das über alle Erfahrung hinausgeht, sondern was vor ihr (a priori) zwar vorhergeht, aber doch zu nichts mehrerem bestimmt ist, als lediglich Erfahrungserkenntniß möglich zu machen).

Grazie a questa distinzione, che Kant ha fatto, tra trascendente e immanente, si comprende ancor meglio il significato di trascendentale, come di qualcosa che sta a metà tra il trascendente e l’immanente. È ciò che pur non avendo origine empirica, tuttavia si applica all’esperienza, cioè è la condizione della possibilità di esperienza. Ad esempio: le forme della conoscenza sensibile (spazio e tempo) e i concetti puri dell’intelletto (le dodici categorie) sono a priori, ma hanno come campo di applicazione solo l’esperienza. La conoscenza umana, dunque, che è possibile in forza dei sensi e dell’intelletto, è una conoscenza trascendentale.

Rdazione

Arthur Schopenhauer


Arthur Schopenhauer è stato senza dubbio uno dei più grandi filosofi dell’Ottocento. Il suo Il mondo come volontà e rappresentazione, per quanto snobbato all’uscita, costituì il punto di svolta della filosofia del XIX secolo, necessario per superare l’idealismo e aprire la strada a Nietzsche e al decadentismo.

SCHOPENHAUER: RIASSUNTO FACILE

Secondo Schopenhaueril mondo è una rappresentazione in quanto è illusorio, non è reale in quanto il reale può essere trovato solo togliendo il velo di Maya e raggiungendo il Nirvana. Inoltre nell’uomo la più grande essenza è la volontà che però è negativa in quanto volere vuol dire desiderare e desiderare vuol dire soffrire perché non si può raggiungere quel che si vuole. Per questa ragione Schopenhauer diceva: La nostra vita è come un pendolo che oscilla dalla gioia al dolore passano per un momento fugace ed illusorio che è la felicità. Schopenhauer muove dal concetto kantiano di fenomeno e noumeno. Per Kant il fenomeno è la realtà mentre il noumeno è un concetto-limite.Schopenhauer invece credeva che il fenomeno è l’illusione, il velo di maya, il noumeno è la realtà dietro questo velo che il filosofo ha il compito di scoprire. Dalla volontà nascono tre sentimenti: il dolore la noia e il piacere. Il dolore è presente nell’uomo perché la volontà lo spinge a desidera e il non potere avere lo fa soffrire. 

SCHOPENHAUER: RIASSUNTO COMPLETO

Il piacere è un momento illusorio e fugace che può essere percepito solo dopo il dolore in quanto è assenza del dolore stesso. La noia è dato dal momento ce vi è tra il piacere e il dolore. Per questa ragione Schopenhauer diceva: La nostra vita è come un pendolo che oscilla dalla gioia al dolore passano per un momento fugace ed illusorio che è la felicità.Schopenhauer è pessimista in quanto crede che la vita dell’uomo sia affranta dal dolore e che l’unico modo per affermare la propria libertà e non soffrire è il suicidio (non inteso come negazione della vita ma in maniera romantica). Il piacere è illusorio e inesistente. Il pessimismo quindi rappresenta la realtà.
Secondo Schopenhauer l’amore tra gli uomini non esiste ma noi ci associamo solo per bisogno. Questo significa che quando l’uomo si accoppia non lo fa per amore ma perché è lo zimbello della natura che si serve di lui per procreare e aggiungendo il piacere alla procreazione lo illude di essere padrone del proprio corpo e generatore del proprio piacere.Secondo Schopenhauer le vie di liberazione dal dolore sono l’arte, al morale e l’ascesi. L’arte viene intesa come dipinto o poesia ma non la musica perché è libera espressione della volontà.

SCHOPENHAUER IL VELO DI MAYA: RIASSUNTO

L’arte genera nell’uomo il piacere che però dura poco. La morale è data dalla giustizia (eros) e dalla carità (agapè) ma solo la carità è positiva in quanto è un sentimento di altruismo nei confronti degli altri uomini e non è egoistica o interessata come l’eros. La terza va è l’ascesi ovvero il momento in cui l’uomo annulla la volontà e si ritrova nel nirvana il mondo in cui non ci sono illusioni ma serenità, il mondo al di là del velo di maya.Il suicidio viene visto da Schopenhauer in maniera romantica come quello de “I dolori del giovane Werther” e de “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”.

SCHOPENHAUER Secondo Schopenhauer il mondo è una rappresentazione in quanto è illusorio, non è reale in quanto il reale può essere trovato solo togliendo il velo di Maya e raggiungendo il Nirvana. Inoltre nell'uomo la più grande essenza è la volontà che però è negativa in quanto volere vuol dire desiderare e desiderare vuol dire soffrire perché non si può raggiungere quel che si vuole. Per questa ragione Schopenhauer diceva: La nostra vita è come un pendolo che oscilla dalla gioia al dolore passano per un momento fugace ed illusorio che è la felicità. Schopenhauer muove dal concetto kantiano di fenomeno e noumeno. Per Kant il fenomeno è la realtà mentre il noumeno è un concetto limite. Schopenhauer invece credeva che il fenomeno è l'illusione, il velo di maya, il noumeno è la realtà dietro questo velo che il filosofo ha il compito di scoprire. Dalla volontà nascono tre sentimenti: il dolore la noia e il piacere. Il dolore è presente nell'uomo perché la volontà lo spinge a desidera e il non potere avere lo fa soffrire. Il piacere è un momento illusorio e fugace che può essere percepito solo dopo il dolore in quanto è assenza del dolore stesso. La noia è dato dal momento ce vi è tra il piacere e il dolore. Per questa ragione Schopenhauer diceva: La nostra vita è come un pendolo che oscilla dalla gioia al dolore passano per un momento fugace ed illusorio che è la felicità. Schopenhauer è pessimista in quanto crede che la vita dell'uomo sia affranta dal dolore e che l'unico modo per affermare la propria libertà e non soffrire è il suicidio (non inteso come negazione della vita ma in maniera romantica). Il piacere è illusorio e inesistente. Il pessimismo quindi rappresenta la realtà. Secondo Schopenhauer l'amore tra gli uomini non esiste ma noi ci associamo solo per bisogno. Questo significa che quando l'uomo si accoppia non lo fa per amore ma perché è lo zimbello della natura che si serve di lui per procreare e aggiungendo il piacere alla procreazione lo illude di essere padrone del proprio corpo e generatore del proprio piacere.Secondo Schopenhauer le vie di liberazione dal dolore sono l'arte, al morale e l'ascesi. L'arte viene intesa come dipinto o poesia ma non la musica perché è libera espressione della volontà. L'arte genera nell'uomo il piacere che però dura poco. La morale è data dalla giustizia (eros) e dalla carità (agapè) ma solo la carità è positiva in quanto è un sentimento di altruismo nei confronti degli altri uomini e non è egoistica o interessata come l'eros. La terza va è l'ascesi ovvero il momento in cui l'uomo annulla la volontà e si ritrova nel nirvana il mondo in cui non ci sono illusioni ma serenità, il mondo al di là del velo di maya.Il suicidio viene visto da Schopenhauer in maniera romantica come quello de "I dolori del giovane Werther" e de "le ultime lettere di Jacopo Ortis". Il suicidio non è quindi negazione ma affermazione della propria volontà. Nonostante ciò non può cancellare l'esistenza del dolore in quanto anche se un uomo muore e non prova più dolore tutti gli altri uomini continueranno a soffrire.

PENSIERO DI SCHOPENHAUER: RIASSUNTO 

Schopenhauerfa parte di un filone di pensiero che si oppone all'idealismo, e che non crede nella possibilità di spiegare razionalmente la totalità del reale. La filosofia di Schopenhauer si può considerare da molti punti di vista romantica: vi è una forte componente di irrazionalismo, e vi sono anche numerose influenze del mondo orientale. La sua opera più importante è “Il mondo come volontà e rappresentazione”. 
Schopenhauer si può considerare l'anti - Hegel, molto più di Marx, il quale resta molto legato all'idealismo. Marx rovescia completamente la concezione idealistica della materia vista come momento dello spirito, ma mantiene l'impianto dialettico, razionalistico di Hegel. Schopenhauer, invece, fa il contrario: egli rifiuta l'impianto dialettico idealistico, e la pretesa di spiegare razionalmente la totalità, ma ritiene la materia un prodotto dello spirito. Il pensiero di Schopenhauer prende le mosse da Kant, soprattutto per quanto riguarda la distinzione tra fenomeno e noumeno.

SCHOPENHAUER: PENSIERO IN BREVE

InizialmenteSchopenhauer, come Kant, ritiene che la realtà abbia due facce: quella fenomenica e quella noumenica. Fenomeno [Vorstellung] Noumeno [Wille] Vorstellung è un termine che significa “rappresentazione”, ed ha al suo interno una sfumatura di teatralità. Per Kant la realtà fenomenica, quella che vediamo intorno a noi, non è la realtà ultima, ma è comunque ben fondata dal punto di vista razionale. PerSchopenhauer, invece, la realtà fenomenica non è razionalmente fondata, è illusione, è un fluire di scene che non hanno nessun peso, sono solo apparenza. 

SCHOPENHAUER: IL VELO DI MAYA

E' il velo di Maya che ci fa vedere il mondo in un certo modo, ma in realtà esso è solo un sogno. Wille è la volontà, il fondamento della rappresentazione, ed è quindi la realtà ultima. Ma tra la volontà di Schopenhauer e il noumeno di Kant ci sono alcune differenze: innanzitutto, mentre per Kant il noumeno è inconoscibile, per Schopenhauer la realtà ultima si può conoscere.

SCHOPEHAUERO: RIASSUNTO

Per Schopenhauer, come per Kant, non si può dimostrare l’esistenza del noumeno attraverso processi razionali, dal momento che noi utilizziamo categorie di pensiero che si riferiscono alla realtà fenomenica, e che non reggono, non sono più valide quando si vuole andare oltre e indagare la realtà ultima (Kant fa l’esempio della colomba che ha la pretesa di volare nello spazio). Ma per Schopenhauer si può in qualche modo percepire e quindi capire il noumeno, e questo è possibile grazie all’intuizione. Se noi chiudiamo gli occhi e ci caliamo nella profondità del nostro.

Redazione:

LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO DI HEGEL



"Quando la filosofia dipinge il suo grigio su grigio, allora una figura della vita è invecchiata, e con grigio su grigio essa non si lascia ringiovanire, ma soltanto conoscere; la nottola di Minerva inizia il suo volo soltanto sul far del crepuscolo". (Hegel, "Lineamenti di filosofia del diritto")
"La dialettica viene usualmente considerata come un'arte estrinseca che arbitrariamente porta confusione in concetti determinati e produce una semplice apparenza di contraddizioni in essi, in modo che non queste determinazioni, ma quest'apparenza sarebbe un nulla e l'intellettivo invece sarebbe il vero. [...] La dialettica invece è questo immanente oltrepassare, in cui l'unilateralità e la limitatezza delle determinazioni dell'intelletto si espone per quello che è, cioè come la loro negazione. Ogni finito è il superare se stesso. La dialettica è quindi l'anima motrice del procedere scientifico ed è il principio mediante il quale soltanto il contenuto della scienza acquista un nesso immanente o una necessità, così come in esso in generale si trova la vera elevazione, non estrinseca, al di là del finito". (Hegel, "Enciclopedia delle scienze filosofiche")

La Fenomenologia dello Spirito di Hegel

La Fenomenologia dello Spirito è la storia romanzata della coscienza che attraverso contrasti e dolore, esce dalla sua individualità, raggiunge l’universalità e si riconosce come ragione che è realtà e realtà che è ragione. La coscienza infelice è la coscienza che non sa di essere tutta la realtà, e perciò si ritrova scissa in conflitti da cui è internamente dilaniata. La prima parte della fenomenologia si divide in tre momenti: Coscienza, Autocoscienza e Ragione.

Il punto di partenza della coscienza è la certezza sensibile che, pur apparendo a la più sicura, è la più povera. Essa non rende certi che di questa cosa. Ora, il questo non dipende dalla cosa ma dall’io che la considera. Perciò la certezza sensibile non è che la certezza di un’io universale. 

Se dalla certezza sensibile si passa alla percezione si ha lo stesso rinvio all’io universale: un oggetto non può essere percepito come uno, nella molteplicità delle sue qualità, se l’io non prende su di sé l’affermata unità. Se infine si passa dalla percezione all’intelletto, questo vede nell’oggetto un semplice fenomeno. Poiché il fenomeno è solo nella coscienza, la coscienza a questo punto ha risolto l’oggetto in se stessa ed è diventata coscienza di sé, autocoscienza.

Con l’autocoscienza, il centro dell’attenzione si sposta dall’oggetto al soggetto. L’uomo, secondo Hegel, è autocoscienza solo se riesce a farsi riconoscere da un’altra autocoscienza. Tale riconoscimento non passa attraverso l’amore, ma attraverso il conflitto tra le autocoscienze, che si conclude con il subordinarsi di un autocoscienza sull’altra nel rapporto servo-signore.

Il signore è colui che, per la propria indipendenza, ha rischiato la vita fino alla vittoria, mentre il servo è colui ha preferito la perdita della propria indipendenza pur di avere salva la vita. Tuttavia, tale dinamica provoca una paradossale inversione di ruoli. Il signore, inizialmente indipendente, si limita a godere passivamente del lavoro altrui, finendo per rendersi dipendente dal servo. Invece quest’ultimo, nella misura in cui padroneggia e trasforma le cose, finisce per rendersi indipendente.

L’indipendenza del servo passa nei tre momenti della paura della morte, del servizio e del lavoro. Dinanzi alla morte, lo schiavo ha sperimentato il proprio essere. Nel servizio la coscienza si auto-disciplina e impara a vincere i suoi impulsi naturali. Infine, nel lavoro il servo, formando le cose, trova se stesso nella propria opera. La figura del servo-signore è stata apprezzata dai marxisti, i quali hanno visto in essa l’importanza del lavoro e la configurazione dialettica della storia.

Il raggiungimento dell’indipendenza dell’io dalle cose trova la sua manifestazione filosofica nello stoicismo. In esso, tuttavia, l’autocoscienza raggiunge soltanto un’astratta libertà interiore, giacchè la realtà esterna non è negata. Chi pretende di metterla del tutto da parte è lo scetticismo. Tuttavia, in virtù del suo atteggiamento negativo verso l’alterità, esso provoca una scissione fra una coscienza che vorrebbe innalzarsi sulla non-verità della vita e una che se ne scopre vittima.
La scissione fra una coscienza immutabile e una mutevole diviene esplicita nella figura della coscienza infelice e assume la forma di una separazione radicale fra l’uomo e Dio. Così avviene nell’ebraismo, dove l’Assoluto è sentito lontano dalla coscienza ed è un Dio trascendente padrone. Anche nel cristianesimo, la figura di un Dio incarnato è destinata al fallimento.

Manifestazioni di questa infelicità cristiano-medioevale sono le sotto-figure della devozione, del fare e della mortificazione di sé. Ma quest’ultima, la più completa negazione dell’io a favore di Dio, è destinata a trapassare dialetticamente nel punto più alto quando la coscienza si rende conto, lei stessa, di essere Dio. Ciò non avviene nel Medioevo, ma nel Rinascimento.

Redazione

AMBIENTE INDOOR, COSA SI INTENDE ? L’aria della nostra casa, come migliorarla?



AMBIENTE INDOOR, COSA SI INTENDE ?

Va innanzitutto rilevato che per ambienti indoor si intendono gli ambienti confinati di vita e di lavoro non industriali (per quelli industriali vige una specifica normativa), ed in particolare, quelli adibiti a dimora, svago, lavoro e trasporto [Accordo del 27/09/2001 tra il Ministero della salute, le regioni e le province autonome].
Secondo questo criterio, l’ambiente indoor comprende:
• le abitazioni,
• gli uffici pubblici e privati,
• le strutture comunitarie (ospedali, scuole, caserme, alberghi, banche, etc.),
• locali destinati ad attività ricreative e/o sociali (cinema, bar, ristoranti, negozi, 
strutture sportive, etc.)
• mezzi di trasporto pubblici e/o privati (auto, treno, aereo, nave, etc.).
Si tratta quindi di ambienti nei quali la popolazione trascorre gran parte del proprio tempo subendo, di conseguenza, un prolungato contatto con le potenziali sorgenti di inquinamento.
Studi condotti in paesi altamente industrializzati quali gli Stati Uniti, hanno rivelato che la popolazione trascorre una parte molto rilevante del proprio tempo (fino al 90%) [U.S.EPA, 1989] negli ambienti confinati come le abitazioni, edifici pubblici e privati e mezzi di trasporto. Questa
alta percentuale, insieme all’evidenza che in tali paesi la popolazione già da tempo vive in ambienti per la maggior parte climatizzati e quindi termicamente isolati, ha condotto a studi avanzati, da circa vent’anni, sulla questione del problema dell’inquinamento dell’aria indoor.
In Italia, secondo una ricerca condotta nel 1998 su un campione di popolazione di Milano, nei giorni feriali la popolazione impiegata in ufficio trascorre in media il 59% del tempo a casa, il 35% in ufficio ed il 6 % nei tragitti casa-ufficio [Carrer et al., 2000]. Per alcuni gruppi di persone come bambini, anziani, e malati la percentuale di tempo trascorsa in casa è ancora più alta.
Un altro studio del 1998, condotto nel Delta del Po ha dimostrato che le persone trascorrono l’84% del loro tempo giornaliero all’interno di ambienti confinati (di cui il 64% in casa), il 3,6% in transito e solo il 12% all’aperto [Simoni et al., 998].
Gli studi condotti in questi ultimi decenni hanno documentato profondi cambiamenti sia qualitativi che quantitativi dell’aria indoor, con un progressivo aumento in assoluto delle sostanze inquinanti e dei relativi livelli nell’aria. In seguito alla crisi delle risorse energetiche mondiali, si sono imposti nuovi criteri tecnico-progettuali per gli edifici ad uso civile. La necessità di contenere
i consumi per il riscaldamento e per il condizionamento ha imposto un migliore isolamento termico degli edifici, con conseguente spinta a sigillare gli ambienti interni ed a sostituire le modalità naturali di aerazione ed illuminazione con mezzi artificiali. Alle trasformazioni strutturali degli edifici si sono accompagnate modifiche rilevanti degli arredi (nuovi materiali per mobili, rivestimenti, ecc.) e degli strumenti di lavoro e di ricreazione.

Poche regole semplici che possono migliorare la qualità dell’aria degli ambienti in cui viviamo. Le indica l’Istituto Superiore di Sanità nell’opuscolo L’aria della nostra casa, come migliorarla? per fornire ai cittadini una guida chiara per imparare a difendersi dagli agenti inquinanti che possono alterare le caratteristiche ambientali dei luoghi chiusi. Nelle nostre case sono presenti, infatti numerose sorgenti di inquinanti dell’aria che possono costituire un rischio per la nostra salute. Dal fumo di sigaretta, che è il principale inquinante, all’uso di detersivi, candele o incensi.
Gruppo di Studio Nazionale (GdS) sull'inquinamento indoor

L’inquinamento indoor è una forma di alterazione ambientale che interessa i luoghi chiusi. E’ determinato da comportamenti o fattori messi inconsapevolmente in atto, come la scorretta abitudine di non areare gli ambienti quando si cucina o si utilizzano deodoranti o prodotti per la pulizia domestica, ma anche dalla presenza di materiali di costruzione o di mobili da arredo che al loro interno possono contenere e sprigionare determinate sostanze inquinanti.
L’Istituto Superiore di Sanità, nel 2010, ha istituito il Gruppo di Studio Nazionale sull’inquinamento indoor coordinato dal Dott. Gaetano Settimo con l’intento di fornire un’azione di supporto per l’adeguamento dell’Italia agli standard comunitari e di promuovere attività di informazione finalizzata ad evitare i rischi connessi ad errati comportamenti che provocano inquinamento indoor.
Il Gruppo di Studio ha affrontato vari aspetti del problema della qualità dell’aria indoor, quali:
le strategie di monitoraggio dei principali inquinanti chimici e biologici
il ruolo delle diverse sorgenti
le specifiche caratteristiche degli ambienti di lavoro indoor
le attività di efficientamento energetico e le diverse combustioni indoor.

I Ministeri della Salute e dell’Ambiente hanno potuto avvalersi dei lavori del GdS Inquinamento Indoor per le diverse normative di settore, sia nei tavoli tecnici nazionali che in quelli UE. 
Numerose sono le iniziative intraprese dal GdS con l’obiettivo primario di colmare le lacune conoscitive sull’inquinamento indoor. Le principali risultanze di tali lavori sono state riportate recentemente sui Rapporti ISTISAN disponibili in formato elettronico nel sito dell'ISS dedicato al Gruppo di Studio Nazionale sull'inquinamento indoor.

Facebook Seguimi