24 marzo 2018

Ora finitela col vostro ditino


Ora finitela col vostro ditino

di Marcello Veneziani

Vorrei fare un discorsetto serio a quella razza superiore che giudica dall’alto il mondo, il prossimo e chi non la pensa come loro. Dico alla sinistra e alle loro insopportabili autocertificazioni di superiorità. Lo dico dopo la catastrofe elettorale del 4 marzo, la caduta di Renzi e del renzismo, l’esodo delle Boldrini, dei Grasso, dei governanti dalle istituzioni. Ma lo dico partendo alla larga e da lontano, da altri ambiti non politici. Per esempio, io non ce l’ho con le attrici, gli attori, i registi e i cineasti di sinistra che s’indignano contro il sessismo e le violenze alle donne e poi non solo tolleravano ma trescavano coi produttori maiali e il loro disgustoso mercato del sesso; molti di loro sapevano, facevano e tacevano. Io non ce l’ho poi contro i cantanti di sinistra che portavano i soldi guadagnati in nero in Svizzera o in qualche paradiso fiscale, dopo aver predicato per la giustizia e i più deboli.

E ancora. Io non ce l’ho con gli intellettuali di sinistra che hanno goduto di privilegi, cattedre e carrozzoni coi soldi pubblici da cui mungere soldi, viaggi e premi, o che pretendono di essere pagati in nero, salvo tuonare contro i privilegi e i ricchi. Io non ce l’ho con gli intellettuali e gli scrittori di sinistra sorpresi a plagiare testi altrui. Non ce l’avevo nemmeno con gli intellettuali di sinistra che furono fascisti, ebbero cattedre, giurarono fedeltà al regime e alle leggi razziali, ma esercitarono poi un intransigente magistero antifascista e toglievano la parola e la dignità a chi non si professava antifascista. Io non ce l’ho con tutti loro, a volte amo le loro canzoni, leggo i loro testi, mi confronto con le loro idee, vedo i loro film e in ogni caso so distinguere il loro lato umano miserabile dalle loro qualità, che riconosco quando non sono palloni gonfiati. No, non ce l’ho con loro.


Ce l’ho col loro ditino. Quel ditino ammonitore che ruota nell’aria quando pretendono d’insegnare agli altri la morale e la coerenza che non praticano o peggio quando disprezzano, ignorano, escludono chi sta a destra, i populisti o i cattolici, i moderati, comunque non nella loro brigata. È quel ditino che decreta solo per appartenenza i lodati e i dannati, le opere e gli autori da recensire e da premiare, e quelli da ignorare e vituperare. Ma ora che sappiamo quanto prendevano, come prendevano, dove portavano, da dove copiavano, come si facevano strada, a prezzo di cosa, quel ditino non lo sopporto più. Non voglio vedervi in galera, alla gogna, censurati, ma col ditino abbassato. Non li mettiamo all’indice, ma all’indice voi non mettete più nessuno.

Fatta quest’ampia premessa sul brutto vizio della sinistra “culturale” scendiamo sul terreno della sinistra politica o di quel che ne resta. Anche qui non ce l’ho con la sinistra di governo che ci ha lasciato in eredità un paese a pezzi, ingovernabile, coi grillini primo partito e il rancore come sentimento pubblico prevalente. Salvo inveire contro i populisti, fingendo di non sapere che tutto quanto essi denunciano come abnorme, patologico, eversivo – dal neofascismo presunto al nazismo immaginario, dai berlusconiani ai leghisti fino ai grillini – è nato in reazione e per rigetto al loro modo di essere, di fare e di governare, alla loro presunzione e alla loro cecità, all’aver ceduto la dignità di un paese, all’aver barattato la morale tradizionale col moralismo ideologico bigotto, all’aver tradito le istanze popolari e sociali senza mai diventare classe dirigente, ma restando sempre – come diceva Gramsci – classe dominante. E lo dico riferendomi ad ogni sinistra: infatti l’unica cosa che accomuna Renzi ai suoi nemici di sinistra e alla vecchia casta radical-progressista o ex-pci, compreso l’episcopato a mezzo stampa e tv, è la spocchia, l’arroganza, il complesso di superiorità. Quella che Giacomo Noventa già nei primi anni 50 definiva “boria”. O “l’albagia” come ama dire di sé e del suo teo-narcisismo il marcescibile Eugenio Scalfari.

Vi sorprenderà, ma io credo che il segreto del fallimento di Renzi non sia stato quello di essersi discostato dalla sinistra ma, al contrario, di esserne stato figlio e prototipo. Renziha perduto per la sua arroganza, per la presunzione di usare gli altri come corrimano o materiale di scarto; per il culto di sé, l’autoincoronazione di Migliore e di Predestinato che può permettersi tutto. Anche di piazzare mezze calzette al potere. In una parola, si è reso indisponente per quel vizio antico della sinistra di ritenersi superiori e rivelarsi antipatici – per dirla con Luca Ricolfi. Renzi e il suo cerchio magico si sono resi insopportabili, così come fu per i D’Alema e gli altri sinistrati, fino ai radical chic di lotta e di salotto.

Non mettiamo all’indice nessuno, non alziamo il ditino contro nessuno. Ma ora che siete ridotti a quattro ossa elettorali, cenere politica e fumo intellettuale, smettetela di dare lezioni agli altri, come ancora fa il Frankenstein creato da Renzi, quel Martina che spiega al mondo come si pensa seguendo una visione… Erano insopportabili le lezioni col ghigno dei trionfatori, ma sono insopportabili e grottesche le lezioni con la boria dei nobili decaduti, la vanteria dell’élite sconfitta dalla vile plebe populista, che lascia le ultime istruzioni alla servitù e ai parvenu. Non fate più i maestrini, please.

Siate francescani, e non nel senso di rifugiarvi sotto la tonaca di Papa Francesco. Recuperate del poverello l’umiltà e l’ascolto. E come Francesco, parlate agli uccelli, perché la gente non vi vuole più sentire.

MV, Il Tempo 23 marzo 2018

Si gonfia la “fake” che deve portare alla soppressione del “populismo”


Si gonfia la “fake” che deve portare alla soppressione del “populismo”

Avrete già sentito i media citare “Cambridge Analytica”, e ancor più ne sentirete parlare nei prossimi giorni. Vi spiegano che è una “controversa” azienda che raccoglie megadati per “profilare” interi elettorati ed avrebbe influenzato (sedotto? Ipnotizzato? Posseduto psichicamente?) decine di milioni di americani a votare per Trump, milioni di inglesi a votare per la Brexit e adesso, milioni di italiani a votare per Salvini.

Attenzione: qualunque cosa tirino fuori nei prossimi giorni, è la più spregiudicata operazione, da parte del Sistema, di repressione delle opposizioni politiche e censura della libertà di opinione. Ciò che mira a far credere alle masse la propaganda è: gli americani non hanno votato l’unico candidato outsider perché il paese è spolpato da un ventennio di guerre e dal turbocapitalismo finanziario e dalla nota lobby; non perché milioni di loro abitano sotto le tende espropriati della casa non avendo potuto pagare il mutuo, o si ammazzano con la tossicodipendenza da antidolorifici. No: ma perché Steve Bannon, lo stratega della campagna Trump, si è servito della Cambridge Analytics e dei suoi mega dati per sedurre un elettorato che altrimenti avrebbe votato Hillary.



Parimenti, la maggior parte degli inglesi non ha votato per fare uscire il paese dalla UE, perché ha capito, con tipico sentimento britannico, che la UE sta diventando una dittatura burocratica a guida tedesca, no: ma perché quell’elettorato – quello, ricordate, che è stato descritto come anziano e di poca istruzione – si è fatto sedurre dai social, da Facebook e da Google, dalle cui labbra evidentemente pende per avere le notizie; e dietro le notizie (fake) diffuse sui social, agiva occulta la Cambridge Analytics: era sempre Steve Bannon che era accorso a dare una mano al suo amico Nigel Farage.

Tutto ciò è stato rivelato da un ex impiegato della Cambridge Analytics, Christopher Wylie, di anni 28, che ha rubato 50 milioni di profili di utenti Facebook con cui la ditta ha preso di mira l’elettorato americano. Questo Wylie è il maggior informatore del Guardian e del New York Times, che stanno mediaticamente guidando questa operazione.



Ho provato a leggere l’immane articolo che il Guardian dedica al torrenziale racconto di Wylie, per capire “come” hanno fatto, utilizzando i profili, di milioni di elettori, a prenderli di mira con notizie o influenze o seduzioni specificamente destinate alle loro idiosincrasie, fino a farli decidere a votare per Trump o Farage. Ammetto di non esserci riuscito. Forse sono io a non essere tecnologico; ma forse è che né Wylie né la giornalista che lo intervista, Carole Cadwalladr, lo spiegano davvero.

A meno che non sia ritenuta una spiegazione questa, che secondo Wylie appare molto interessante ai servizi di intelligence: incrociando megadati di milioni di utenti, “si notano strani schemi (patterns): per esempio, la gente che su Facebook dà il like a “Odio Israele”, tende anche a dare il like alle scarpe Nike e al KiKats”.

Disorientati? Vi sembrano scemenze? Ma che importa. Quel che importa è il titolone che resterà impresso ai lettori:

“Ho fabbricato io lo strumento di guerra psicologica di Steve Bannon”: Incontriamo la talpa interna della guerra dei dati”. Il tutto sotto l’occhiellone: Cambridge Analytics Files.

Quel che importa è un riquadro in cui si dice che la Cambridge Analytics “è oggi sotto inchiesta dalle due rive dell’Atlantico. E’ un soggetto-chiave in due inchieste in Gran Bretagna: della Commissione Elettorale per il possibile ruolo della ditta nel referendum UE, e del Commissario all’Informazione per l’analisi dei dati per ragioni politiche – e in USA, come parte dell’indagine di Robert Mueller sulla collusione Trump-Russia”. Già: infatti in un articolo precedente, l’autrice aveva detto che da Cambridge Analytics “si dipana una matassa di fili che collegano il Brexit a Trump e alla Russia”.


Capito? Una sola mano ha guidato i voti “sbagliati” dei due elettorati anglo-americani. Sicuramente i media ci dipaneranno la matassa che unisce “Brexit a Trump e Trump alla Russia”. Se l’accusa alla Russia vi sembra poco argomentata, un po’ come l’accusa della May (e della UE intera) a Putin di aver avvelenato la spia Skripal con un gas nervino sovietico, non ci si deve stupire: fanno parte della stessa operazione.



Quella che punta allo ““strangolamento” economico, diplomatico, militare e mediatico della Russia (Dezzani), fino a costringerla – messa con le spalle al muro – ad attaccare e cominciare la guerra. E’ un”filo rosso che unisce Skripal, Mossad e Siria”, come ben vede Gli Occhi della Guerra.


Un disegno di dominio mondiale contro la Heartland, senza esclusione di colpi bassi.

In questo gelido progetto, è ovviamente compreso l’annientamento degli emergenti partiti “populisti” in Europa, i “sovranisti”, che la UE e la NATO– e l’oligarchia occidentale, ormai avviata al suo compimento totalitario – ritengono loro nemici interni.

Da distruggere.

Per l’Italia, è da notare la progressione delle rivelazioni. In mattinata di domenica, i tg e radiogiornali, nel parlare della “discussa” Cambridge Analytics che ha fatto votare americani e inglesi da “populisti”, si butta lì’ che anche un politico italiano, o un partito politico italiano, s’è servito della ditta.
Preso di mira quel certo “partito italiano che sta rinascendo”.

Poche ore e : “Quale è il partito politico italiano per cui ha lavorato Cambridge Analytics?” si domanda l’agenzia AGI.

Curiosità più che legittima. Anzi di più, dice l’agenzia, perché “quella che fino a qualche giorno fa poteva essere solo una curiosità, diventa una domanda fondamentale dopo l’inchiesta condotta dal New York Times e dal Guardian”. E come no. Anche perché, accusa l’agenzia, “ c’è un dettaglio importante: nelle sfide elettorali gioca sempre dalla stessa parte del campo, quella dei populisti”. Orrore. La ditta infatti “è stata coinvolta anche nella corsa all’Eliseo di Marine Le Pen” (il che non sembra deponga favore della sua diabolica efficacia). E non basta. Cambridge Analytics

“Ha realizzato un progetto per un partito italiano che stava rinascendo e che aveva avuto successo per l’ultima volta negli anni ‘80”. Usando – prosegue la nota – l’Analisi della Audience Target, CA ha rimesso gli attuali e i passati membri del partito assieme con i potenziali simpatizzanti per sviluppare una riorganizzazione della strategia che soddisfaceva i bisogni di entrambi i gruppi. La struttura organizzativa moderna e flessibile che è risultata dal lavoro di CA ha suggerito riforme che hanno consentito al partito di ottenere risultati molto superiori alle aspettative in un momento di grande turbolenza politica in Italia”.


Fuochino, fuochino… “Di chi stiamo parlando? Per capirlo, occorre fare un passo indietro”…. E giù righe su righe. Alla fine, il nome del Chi non appare. Non ancora. Ma vedrete che nei prossimi giorni sarà chiaro.

Siamo in grado di precedere tutti e rivelarvelo: è la Lega. Di Salvini. Salvini che si è fatto fotografare con Trump, che Steve Bannon ha lodato, che è amico della Le Pen, che è filo-Putin e poco amico di Bruxelles. Insomma, “populista”.

Da abbattere. Perché sicuramente la cosa non finisce qui. Rileggete la valutazione di Dezzani e vedrete come le personalità “filorusse” o poco amiche della NATO nei piccoli paesi dell’Est vengono represse e travolte, da Andrej Babis a Praga a Robert Fico in Slovacchia.


Nei prossimi giorni e mesi, mostreranno che se avete votato Lega o M5S, non è perché ne condividete i programmi – ma perché siete stati sedotti e manipolati psichicamente dai metodi di suggestione di Cambridge Analytics, ossia da Steve Bannon, e in definitiva da Vladimir Putin. Che è il Male Assoluto, come dimostrano i manifesti di propaganda “democratica”:

Siete malati, e il governo ad interim Gentiloni, provvederà a guarirvi e a rieducarvi. intanto è chiaro che il vostro voto non vale niente, perché non è stato “libero”. Quindi va anullato.Mattarella richiama al “senso di responsabilità”.

Qui in Italia possono anche innescare “rivoluzioni colorate”. Dispongono già della massa di manovra: centri sociali e “antifascisti” parlamentari, già tanto pronti a scendere in piazza ed usare la violenza contro un “fascismo” che non c’è più. Per aiutare il totalitarismo che viene.


Perché il Sistema che si sente in pericolo non scherza. Come la bolla mediatico-politica dell’avvelenamento di Skripal, anche questa storia della Cambridge Analytics serve, senza alcuna vera prova, a sancire questo: che i voti “populisti” sono illegittimi, frutto di vero e proprio tradimento, intelligenza col nemico, e di manipolazione di povere anime soggette alle arti magiche dei russi e di Steve Bannon. Dunque, se i voti “populisti” sono illegittimi, le elezioni che vogliono portarle al governo vanno annullate. Ma di più: tutti i siti e blog che riportano notizie e informazioni che nuocciono al Sistema, sono palesemente al soldo del Nemico. Non c’è bisogno di dimostrarlo; siamo in guerra, e si applica la censura militare.

Praticamente tutti i giornali “progressisti”, da El Pais e Repubblica, titolano allo stesso modo la vittoria elettorale di Putin: “Sfida all’Occidente”


Non è certo un caso se Il Foglio, organo neocon messianico-sionista, sia in prima linea nell’attaccare “Salvini e Di Maio” come “i figli di Putin” da demolire. Il perché lo ha detto Giuliano Ferrara nel primo commento alla vittoria elettorale di Putin: “L’uomo forte e il virus che da Mosca si propaga tra le democrazie liberali”

Il rischio è l’irradiarsi mondiale di un’avversione per le procedure e le forme. Perché i metodi alla Putin diventano bandiera, fronte di opposizione al comportamento delle disprezzate élite”.


E’ una impudenza da togliere il fiato, per poteri che hanno calpestato tutte le “procedure e forme”, dalla UE gabbia dei popoli, agli Usa alla Gran Bretagna, col Deep State e con le accuse senza prove; poteri che in Italia hanno consumato il colpo di Stato dando il governo a Mario Monti e a tutti gli “europeisti” che si sono susseguiti. Ma è chiaro.

La elite sionista ha imposto la “democrazia” come vuoto gioco formale, corrotto e a-politico; quello che rende un crimine la stessa “sovranità”. Come si ricorda, “sovrano è chi decide lo stato d’eccezione” quando “salus rei publicae suprema lex esto”. Questo è il “virus”, e il virus va ucciso.


Prepariamoci impressionanti rivelazioni su Salvini e la Cambridge Analytics. E a grandi manifestazioni “antifasciste”, disordini, scontri di piazza, per porre fine ai quali avremo – chissà – un governno Bonino (riserva della repubblica) e Salvini in galera, e i nostri siti chiusi. Di Maio, penso, non corre pericolo: la potente e litigiosa lobby gay che guida il 5 Stelle lo rende omogeneizzabile al Sistema. Direi quasi, naturaliter:


(Post Scriptum)
il fascismo secondo Roosevelt

Franklin Delano Roosevelt, presidente Usa “democratico”, nell’aprile 1938 fece questo commento:

“Eventi sciagurati all’estero ci insegnano due semplici verità sulla libertà di un popolo democratico. La prima verità è che la libertà di una democrazia non è in sicurezza se un popolo tollera la crescita di un potere privato al punto che diventi più forte dello Stato stesso. Questo è per essenza il fascismo – ossia la presa di possesso del governo da parte di un individuo, di un gruppo, o di un qualunque altro potere privato di controllo”.

Ebbene: questa è un fraintendimento tipicamente americano di quello che fu il fascismo italiano; ma è una definizione perfetta per gli Stati Uniti: il governo sotto il potere privato di finanza di Wall Street, plutocrati miliardari, lobby ebraiche e saudite, poteri privatissimi che si sono fatti Stato. Negli USA vige il vero fascismo “male assoluto”, secondo la definizione di Roosevelt.

Sarebbe bello lo capissero gli “antifascisti” di qui. Facile combattere il fascismo quando non si rischia più di essere arrestati dalla Gestapo, né esiste più l’OVRA . Molto più duro opporsi al fascismo americano e privato, che ha dalla sua i governi e i media e le polizie – e la psicopolizia antifascista. Ogni generazione ha “un nazismo del proprio tempo” che deve combattere – e gli antifascisti stanno con questo. Più comodo.

Gender in volo: ecco come una compagnia aerea distrugge la famiglia


Gender in volo: compagnia aerea bandisce “mamma” e “papà”
di Ignazio Statuario

Fornito ai dipendenti un opuscolo con suggerimenti per assumere un linguaggio sull’ “uguaglianza di genere”

La compagnia aerea australiana Qantas ha deciso di occuparsi non solo di organizzare i voli, ma anche di cambiare il lessico per la cosiddetta “uguaglianza di genere“.

E’ stato infatti diffuso un opuscolo che contiene una serie di informazioni per invitare il personale di bordo ad utilizzare parole che non urtino la sensibilità delle persone omosessuali. E’ così che vengono banditi termini specifici di genere, o parole come “dolcezza”, “amore” e “ragazzi”, giacché sono usati spesso come vezzeggiativi e possono arrecare offesa. E viene suggerito l’utilizzo di “partner”, “coniuge” e “genitori”, invece di “marito”, “moglie”, “mamma” e “papà”. Nell’opuscolo si legge che “riferirsi sempre a ‘mamma’ e ‘papà’ può far sentire molte famiglie escluse – sia coppie dello stesso sesso che famiglie monoparentali”.

Lesley Grante, dirigente di Qantas, ha dichiarato: “Siamo orgogliosi di avere una lunga tradizione di promozione dell’inclusione sociale tra i nostri dipendenti e clienti. Abbiamo sempre supportato l’uguaglianza tra i generi, i matrimoni tra le coppie dello stesso sesso e i diritti degli indigeni”.

La scelta della compagnia di suggerire un linguaggio per l’uguaglianza di genere non è piaciuata a Tony Abbott, ex primo ministro australiano, il quale ha dichiarato al giornale 2GB che “il politicamente corretto è andato ben oltre i limiti”. “Francamente, se aziende come la Qantas vogliono offrire ai loro clienti un trattamento migliore, possono rottamare tutte queste iniziative per l’inclusione, semplicemente scartarle, risparmiare perché è semplicemente spazzatura questa idea secondo cui abbiamo bisogno di una polizia di pensiero aziendale”, ha detto Abbott. Che ha aggiunto: “Credo davvero che sia un completo, assoluto spreco di denaro”.

L’ex primo ministro australiano ha elogiato il personale della compagnia Qantas, sui cui aerei afferma di aver viaggiato “centianaia di volte”, e sottolinea che questo opuscolo “è un insulto per loro, a prescindere dal grande spreco di denaro, ma temo che questi siano tempi davvero strani in cui viviamo“.

Fonte: In Terris

Rimborsi ‘illeciti’ e indennità: Ingroia indagato per peculato


Rimborsi ‘illeciti’ e indennità: Ingroia indagato per peculato
L’inchiesta della Procura della Repubblica di Palermo

Quando era amministratore unico di Sicilia e Servizi, società regionale, avrebbe percepito indebitamente del denaro. 

Rimborsi “illeciti” ed indennità. Sarebbe per questo motivo che l’ex pm Antonio Ingroia è indagato per peculato. Nell’ambito dell’inchiesta, su delega della Procura della Repubblica di Palermo, i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo, gli hanno sequestrato oltre 150 mila euro.

Il caso riguarda il ruolo ricoperto dal pm come amministratore unico di Sicilia e Servizi, società a capitale pubblico che gestisce i servizi informatici della Regione siciliana (oggi Sicilia Digitale spa). Ingroia avrebbe percepito indebitamente rimborsi di viaggio per 34 mila euro e si sarebbe liquidato un’indennità di risultato sproporzionata rispetto agli utili realizzati dalla società: 117 mila euro.

Nella vicenda è coinvolto anche Antonio Chisari, all’epoca dei fatti revisore contabile della società partecipata regionale Sicilia e Servizi s.p.a. Anche lui come Ingroia è accusato di peculato. Le contestazioni mosse agli indagati nascono dalla natura riconosciuta alla Sicilia e-Servizi spa di società in house della Regione, da cui deriva che sia Ingroia sia Antonio Chisari hanno rivestito la qualifica di incaricato di pubblico servizio.

L’ex giudice Ingroia, dapprima liquidatore della società dal 23 settembre 2013, è stato successivamente nominato amministratore unico dall’assemblea dei soci, carica che ha ricoperto dall’8 aprile 2014 al 4 febbraio 2018. Le indagini, spiegano le Fiamme Gialle, avrebbero accertato che il 3 luglio 2014 Ingroia si è autoliquidato circa 117.000 euro a titolo di indennità di risultato per la precedente attività di liquidatore, in aggiunta al compenso omnicomprensivo che gli era stato riconosciuto dall’assemblea, per un importo di 50.000 euro. Secondo gli investigatori l’autoliquidazione, che ha, di fatto, determinato un abbattimento dell’utile di esercizio del 2013 da 150.000 euro a 33.000 euro, sarebbe stata indebita.

Ingroia si sarebbe, inoltre, indebitamente appropriato di altri 34.000 euro, a titolo di rimborso spese sostenute per vitto e alloggio nel 2014 e nel 2015, in occasione delle trasferte a Palermo per svolgere le funzioni di amministratore, nonostante la normativa nazionale e regionale, chiarita da una circolare dell’assessorato regionale dell’Economia, consentisse agli amministratori di società partecipate residenti fuori sede l’esclusivo rimborso delle spese di viaggio.

Ingroia si difende. “Ho appreso dalla stampa del provvedimento emesso nei miei confronti, prima ancora che mi venisse notificato. Comunque ho la coscienza a posto – afferma l’ex magistrato – perché so di avere sempre rispettato la legge, come ho già chiarito e come dimostrerò nelle sedi competenti. La verità è che ho denunciato sprechi per centinaia di milioni di euro, soldi che solo io ho fatto risparmiare, e invece sono accusato per una vicenda relativa alla mia legittima retribuzione”.

Ecco perché il prossimo account Facebook ad essere violato potrebbe essere il tuo


Come ha fatto Cambridge Analytica a violare 50 milioni di account Facebook e perché il prossimo potrebbe essere il tuo
di Enrico Galletti

L’azienda sarebbe ritenuta colpevole dello sfruttamento dei dati di cinquanta milioni di account Facebook e di informazioni personali “investite” nelle elezioni americane e non solo. Anche l’Italia sarebbe coinvolta. L’amministratore delegato della Cambridge Analyitica, Alexander Nix, ha confermato di aver collaborato con alcuni politici italiani.

Ci sono accuse pesanti che pendono sulla Cambridge Analytica, la società di “big data” e analisi con sede in Gran Bretagna. L’azienda sarebbe ritenuta colpevole dello sfruttamento dei dati di cinquanta milioni di account Facebook e di informazioni personali “investite” nelle elezioni americane e non solo. In poche parole, la società britannica avrebbe condotto alcuni studi per influenzare il risultato delle elezioni politiche. Si va dalla Brexit (con tentativi mirati per sostenere l’uscita dall’Unione Europea) al trionfo di Trump. Accuse pesanti, rese certe da un’inchiesta dell’Observer e del New York Times, che hanno lavorato sulle testimonianze (ritenute attendibili) di un ex dipendente della stessa società contro la quale ora tutti puntano il dito. Secondo l’accusa, il “lavoro sporco” della Cambridge Analytica avrebbe avuto un impatto diretto sul Russiagate, lo scandalo sulle presunte interferenze alle elezioni presidenziali che hanno assistito all’ascesa di Donald Trump. Se così fosse, la questione sarebbe ancora più grave e finirebbe nel giro di poco tempo sui banchi di un tribunale.
Il presunto lavoro sporco della Cambridge Analytica

Quali sarebbero, nel concreto, le colpe della Cambridge Analytica? La società avrebbe profilato decine di elettori, recuperando anche alcune informazioni strettamente riservate. La logica è semplice: se si schedano migliaia di persone, dividendole per aree di residenza, sulla base dell’orientamento politico, del censo, degli acquisti e dei comportamenti, si possono costruire dei dettagliati database. Questi dati permetterebbero di inviare a pubblico diverso messaggi elettorali diversi, cercando di fare leva sui temi più vicini ai singoli utenti. Se si constata, ad esempio, che in un quartiere nell’ultimo periodo ci sono state decine di furti, il messaggio politico più convincente e persuasivo per gli abitanti di quella zona (quindi quello che con ogni probabilità otterrà il voto) sarà, ad esempio: “Proponiamo di intensificare le misure di sicurezza nei quartieri”. Nulla di più semplice, no?
Il tranello del sondaggio

Cambridge Analytica avrebbe profilato gli utenti con una strategia pressoché infallibile. Si sarebbe infatti servita di un’applicazione sviluppata dal ricercatore Aleksandr Kogan, chiamata “thisisyourdigitallife”, scaricata ed utilizzata da circa 270.000 utenti. L’applicazione sarebbe stata spacciata da Facebook come un semplice sondaggio di ricerca destinato alla raccolta dati di un ateneo universitario. Così migliaia di persone avrebbero implicitamente acconsentito l’accesso ai propri dati di Facebook e ai propri contatti, in favore di una raccolta dati promossa da Cambridge Analytica funzionale all’operazione della propaganda politica finita nel mirino dell’inchiesta. Una “semplice” falla che ha portato alla più grande violazione di profili Facebook di sempre. In tutta risposta il social ha sospeso gli account di Cambridge Analytica, ma chiaramente il problema va ricercato più a fondo. Se davvero bastano un’applicazione e pochi clic a generare dati in grado di virare il risultato di elezioni e referendum, Facebook deve per forza di cose capire come gestire questa situazione al di là di semplici blocchi.
Anche l’Italia sarebbe coinvolta

Si è parlato delle accuse alla Cambridge Analytica che si concentrano sulla Brexit e sulle Presidenziali USA. Ma le interferenze della società britannica avrebbero dei chiari risvolti anche in Italia. L’azienda ha affermato, sul sito ufficiale, di essere stata sollecitata a collaborare, nel 2012, con “un partito italiano che vanta i suoi ultimi successi negli anni Ottanta”. A quel punto, anche in Italia ha cominciato a farsi largo l’ipotesi che i sospetti che ricadono sulla società inglese siano fondati e che le ultime elezioni amministrative siano state in qualche modo alterate. Repubblica, tempo fa, ha provato a fare luce sull’argomento, trovandosi però di fronte a un nulla di fatto. L’amministratore delegato della Cambridge Analyitica, Alexander Nix, ha confermato di aver collaborato con alcuni politici italiani, ma non ha fatto alcun nome, nemmeno dietro specifica richiesta.
Chi è Christopher Wylie, l’ex dipendente che ha svelato tutto

Intorno a quello che si profila come l’ennesimo scandalo legato alle elezioni politiche si aggira la figura di Christopher Wylie, la persona che ha lavorato in Cambridge Analytica fin dalla sua fondazione. Mentre studiava per un dottorato di ricerca sulla previsione delle tendenze della moda Christopher Wylie ha escogitato un piano per raccogliere i dati dai profili Facebook di milioni di persone negli Stati Uniti e di utilizzare le loro informazioni personali per creare veri e propri profili psicologici e politici sofisticati. L’ipotesi dell’input di Christopher Wylie, personaggio che fa discutere proprio in queste ore, si è intensificato dopo che il Guardian ha svelato ulteriori dettagli sull’inchiesta, spiegando che sarebbe stato decisivo per le sorti del referendum sulla Brexit. La figura di Christopher Wylie continuerà a far discutere, almeno per un po’.

Fonte: fanpage.it

Ideologia gender, tra mito e realtà (VIDEO)

gender
Ideologia gender, tra mito e realtà
  • di Emanuel Pietrobon

Educazione ad un linguaggio inclusivo, manipolazione semantica, bombardamento mediatico: esiste realmente l’ideologia gender?

Desmond Napoles è un bambino newyorkese di 10 anni, con un profilo Instagram seguito da oltre 36mila persone, che da due mesi ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica e della comunità lgbt+ mondiale grazie alla sua inventiva imprenditoriale. Desmond, a gennaio, ha infatti annunciato l’inizio dei lavori per l’apertura del primo club per bambini transgender, che dovrebbe chiamarsi “Haus of Amazing” e dovrebbe avere sede a New York. L’iniziativa di Desmond è rivoluzionaria, perché andrebbe a sdoganare ufficialmente la legittimità delle tendenze omosessuali tra i pre-adolescenti, aprendo ad una nuova stagione di lotte per i diritti omosessuali in stile Stonewall nella quale cui potrebbero entrare in gioco anche forze controverse come la North American Man/Boy Love Association (NAMBLA) – la più famosa organizzazione pro-pedofilia degli Stati Uniti e del mondo – e il circuito internazionale International Pedophile and Child Emancipation.
La più giovane icona del mondo lgbt+ ha dichiarato di aver manifestato tendenze omoerotiche e di travestitismo sin dall’età di 2 anni e di essere stato aiutato da sua madre Wendylou nel percorso che lo ha portato a comprendere ed accettare la sua natura omosessuale. La consapevolezza che nel mondo il coming out può essere un gesto capace di costare la vita, ha spinto Desmond sin dall’età di 6 anni a vivere attivamente la propria condizione e ad agire perché i suoi coetanei e i giovani in generale possano dichiararsi alla società senza subire ripercussioni. Dal giocare con le bambole al partecipare alla vita collettiva della comunità gay americana il passo è brevissimo: nel 2015, Desmond decide di partecipare all’annuale gay pride di New York come protagonista, non come spettatore, indossando abiti femminili e ballando in maniera provocatoria e sensuale; le sue movenze vengono riprese e diventano virali, consacrando quell’allora fanciullo sconosciuto nella futura icona della comunità gay occidentale.
Oggi Desmond è una celebrità: dirige tutorial sul make-up, è ospite delle principali serate organizzate dai gay club statunitensi ed è un personaggio pubblico con un folto seguito di etero ed omosessuali di ogni parte del mondo tanto da esser stato definito come la promessa del futuro degli Stati Uniti dal mostro sacro della comunità gay americana RuPaul. Il caso di questo bambino sacrificato sull’altare del capitalismo rosa è solo l’ultimo di tanti che da anni tengono banco e suscitano scalpore e interesse in Occidente, la patria degli studi di genere, sull’omosessualità ed il lesbismo maturati nell’ambito del postmodernismo francese, della sociologia decostruzionista, del post-strutturalismo e del pensiero neo-femminista sessantottino. Il mondo scientifico e accademico ha gradualmente abbandonato l’approccio anti-omosessualista, di cui Joseph Nicolosi con le sue ricerche sulle terapie di riorientamento sessuale è stato senza dubbio uno dei più importanti esponenti, per sposare tout court le teorie sul genere.
Gli studi di genere rappresentano oggi un importante e accreditato campo di ricerca nelle principali università occidentali, ed il loro costante approfondimento ha portato alla coniazione di neologismi come cisessualità, metrosessualità, polisessualità, pansessualità, pangender, binarismo di genere, agender e tanti altri. L’approccio della psichiatria e della psicologia alle questioni di genere non presenta però pareri unanimi in tutto l’Occidente. Mentre negli Stati Uniti avanza a gran velocità l’implementazione nella società e nella terapia delle scoperte effettuate dagli studiosi delle teorie gender e queer, in altri paesi i disturbi dell’identità di genere continuano ad essere trattati come dei problemi psichiatrici della sfera comportamentale necessari di cure e non di accondiscendenza.
Andre Charles, in arte RuPaul, scrittore, attore, drag queen ed icona culturale, il cui attivismo nel mondo dell'intrattenimento lo ha trasformato nel più importante promotore della cultura gay e queer degli Stati Uniti.
Andre Charles, in arte RuPaul, scrittore, attore, drag queen ed icona culturale, il cui attivismo nel mondo dell’intrattenimento lo ha trasformato nel più importante promotore della cultura gay e queer degli Stati Uniti.
Nel mondo occidentale è in corso una vera e propria battaglia che vede coinvolti in vari fronti studiosi e lobby della galassia liberal-progressista; i fautori dell’educazione alla sessualità e alla sensibilizzazione di genere sin dalla prima infanzia e i sostenitori dell’esistenza di una hidden agenda mirante all’omosessualizzazione e alla femminilizzazione dell’uomo occidentale, alla distruzione della famiglia tradizionale e alla trasformazione degli individui in semplici produttori/consumatori privi d’identità sessuali definite: in poche parole degli automi immersi in un contesto postcristiano e postumanista, edonisti schiavi del capitale. Le teorie del complotto sull’omosessualizzazione della società occidentale maturano durante gli anni ’90 nell’ambiente della destra religiosa, sia protestante che cattolica, e conservatrice americana, in reazione a pubblicazioni controverse come After the Ball di Marshall Kirk, The Homosexual Matrix di Clarence Tripp o The Homosexualization of America di Dennis Altman, sullo sfondo delle prime aperture del governo federale all’omosessualità, accompagnate da alcune sentenze della Corte Suprema.
La battaglia per la supremazia ideologica nell’impero americano è stata definita una guerra culturale, apparentemente vinta dal fronte lgbt+ con la sentenza Obergefell vs Hodges della Corte Suprema che ha elevato a diritto fondamentale il matrimonio tra persone dello stesso sesso, il cui riconoscimento è stato reso obbligatorio in ognuno degli stati federati; ma in occasione delle ultime elezioni presidenziali, la destra alternativa e quella religiosa si sono coalizzate fornendo un vastissimo bacino elettorale favorevole all’insediamento di Donald Trump, sotto la cui amministrazione sono state adottate alcune iniziative anti-gender tra cui l’annullamento di una direttiva della presidenza Obama riguardante la possibilità per gli studenti transgender delle scuole pubbliche di poter accedere a bagni e spogliatoi in base alla propria identificazione di genere – pena la privazione di fondi pubblici agli istituti trasgressori, e il divieto dell’arruolamento nelle forze armate per persone con disforia di genere.
Desmond Napoles
Desmond Napoles
Se le leggi adottate dai governi occidentali per favorire l’inclusione e l’accettazione sociale delle persone con disturbi d’identità di genere siano da intendere come una semplice estensione dei diritti più basilari a chi soffre di queste patologie o come parte di un complotto mirante agli obiettivi suscritti non è dato sapere, ma è impossibile ignorare quanto la propaganda genderista martelli in maniera costante ed assidua l’opinione pubblica e goda di ampio supporto nel mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento – basti pensare alle recenti produzioni hollywoodiane e disneyane, additando di oscurantismo e bigottismo chiunque manifesti opinioni contrarie. Forse non esiste nessun complotto orchestrato da lobby liberali e gay transnazionali e la direzione naturale di una società avente come pilastro l’individuo e non la comunità dev’essere l’accettazione di ogni pretesa e desiderio rivendicato come diritto, ma alcuni recenti sviluppi danno adito a riflessioni.
In Canada, sotto la presidenza del progressista Justin Trudeau, la voce sesso sui passaporti è stata sostituita da genere e ai due generi tradizionali è stata affiancata la possibilità di sceglierne uno neutro; un passaggio dell’inno nazionale accusato di connotazioni maschiliste è stato cambiato, sostituendo “paese in cui tutti i tuoi figli comandano” in “paese in cui tutti noi comandiamo” e sono state fornite linee guida obbligatorie alle scuole pubbliche dell’Alberta da parte del governo federato riguardo l’educazione al genere e alla diversità sessuale che hanno spinto il vescovo Fred Henry a denunciare l’imposizione dell’ideologia di genere ai cittadini in una lettera intitolata Totalitarianism in Alberta; lettera che ha fatto il giro del mondo, mettendo in luce la deriva autoritaria di un governo ultraliberale a parole e dittatoriale a fatti.
Una proposta di matrimonio ai Gay Days, un evento promosso dalla Disney che ogni anno permette l'accesso esclusivo a Disney World alle sole famiglie omosessuali o con figli transgender.
Una proposta di matrimonio ai Gay Days, un evento promosso dalla Disney che ogni anno permette l’accesso esclusivo a Disney World alle sole famiglie omosessuali o con figli transgender.
La legge denunciata da don Henry poggia su un passaggio preciso: l’autoidentificazione quale unico metro dell’orientamento sessuale, dell’identità di genere e dell’espressione di genere individuale, pertanto agli studenti viene consentito di indossare indumenti del genere in cui si identificano, di utilizzare bagni e spogliatoi in base al proprio genere, è previsto il divieto di attività ricreative e sportive prevedenti separazioni in base al genere, i professori vengono obbligati a chiamare gli studenti con il nome o con il pronome preferito dallo studente transgender, facendo uso di pronomi neutri come ze, zir, hir, they, them.
Il progetto del governo Trudeau è di fare del Canada il primo paese totalmente gender neutral del mondo, e dell’inglese una lingua gender free. Il mese scorso, il primo ministro durante un comizio a Nanaimo (Columbia britannica) con i giovani dell’associazione di volontariato di stampo cattolico World Mission Society of God ha corretto una giovane che ha utilizzato il termine mankind per riferirsi all’umanità, spiegandole come fosse meglio dire peoplekind, poiché più inclusivo, ricevendo un grande applauso dai presenti.
Restando in Canada, è emblematico quanto accaduto allo psicologo Jordan Peterson, detrattore della proposta di modifica alla legge C-16 inerente la criminalizzazione delle discriminazioni di genere e dell’utilizzo di pronomi gender neutral come zhe, divenuto ostaggio di una feroce campagna denigratoria da parte dei colleghi e la cui libertà di espressione è continuamente minacciata da contro-comizi indetti da manifestanti lgbt+ per impedirgli di parlare e che spesso sfociano in violenze e scontri con le forze dell’ordine. L’mposizione di un’agenda gender-friendly non è solo una realtà del Nord America, riguarda l’intero Occidente, inteso come Europa continentale ed America Latina, e la guerra culturale – lungi dall’essere terminata, è in pieno svolgimento.

Quegli incontri segreti tra il Papa e le vittime dei preti pedofili


Quegli incontri segreti tra il Papa e le vittime dei preti pedofili
di Gelsomino Del Guercio

Il pontefice ammette di provare tanta vergogna per gli scandali legati agli abusi sessuali

«Di venerdì, a volte lo si sa e a volte non lo si sa, mi incontro abitualmente con alcuni di loro (le vittime dei preti pedofili ndr). Il loro processo è durissimo, restano annientati.Per la Chiesa è una grande umiliazione. Mostra non solo la nostra fragilità ma anche, diciamolo chiaramente, il nostro livello di ipocrisia».

Lo ha confidato Papa Francesco ai suoi confratelli gesuiti nel corso del recente viaggio in Cile. La trascrizione viene ora pubblicata da La Civiltà Cattolica (quaderno 4024).
La vergogna come “grazia”

«È la desolazione più grande che la Chiesa sta subendo – ammette Bergoglio – Questo ci spinge alla vergogna, ma bisogna pure ricordare che la vergogna è anche una grazia molto ignaziana, una grazia che sant’Ignazio ci fa chiedere nei tre colloqui della prima settimana. E quindi prendiamola come grazia e vergogniamoci profondamente. Dobbiamo amare una Chiesa con le piaghe. Molte piaghe…».
“Attento ai pedofili!”

«Ti racconto un fatto», racconta il papa rivolgendosi al confratello che lo sollecita sulla questione degli abusi sessuali commessi dal clero:

«Il 24 marzo, in Argentina è la memoria del colpo di Stato militare, della dittatura, dei desaparecidos… e ogni 24 marzo la Plaza de Mayo si riempie per ricordarlo. In uno di quei 24 marzo sono uscito dall’arcivescovado e sono andato a confessare le monache carmelitane. Al ritorno, ho preso la metropolitana, e sono sceso non a Plaza de Mayo, ma sei isolati più in là. La piazza era piena… e ho percorso quegli isolati per entrare dal lato. Mentre stavo per attraversare la strada, c’era una coppia con un bambino di due o tre anni, più o meno, e il bambino correva avanti. Il papà gli ha detto: «Vieni, vieni, vieni qua..Attento ai pedofili!». Che vergogna ho provato! Che vergogna! Non si sono resi conto che ero l’arcivescovo, ero un prete e… che vergogna!»
“E’terribile anche se fosse uno…”

A volte, prosegue Bergoglio, si tirano fuori «premi di consolazione», e qualcuno perfino dice: “D’accordo, guarda le statistiche… il… non so… 70% dei pedofili si trova nell’ambito familiare, dei conoscenti. Poi nelle palestre, nelle piscine. La percentuale dei pedofili che sono preti cattolici non raggiunge il 2%, è dell’1,6%. Non è poi tanto…”. Ma è terribile anche se fosse uno soltanto di questi nostri fratelli! Perché Dio l’ha unto per santificare i bambini e i grandi, e lui, invece di santificarli, li ha distrutti. È orribile! Bisogna ascoltare che cosa prova un abusato o un’abusata!».

Da qui la confessione sui suoi incontri del venerdì con le vittime dei preti pedofili.
Il diavolo e il portafoglio

Papa Francesco torna sulla questione abusi evidenziando che sono di tre tipi:

«E’ curioso: il fenomeno dell’abuso ha toccato alcune Congregazioni nuove, prospere. Lì l’abuso è sempre frutto di una mentalità legata al potere, che va guarita nelle sue radici maligne. Ci sono tre livelli di abuso che vanno insieme: abuso di autorità, sessuale, e pasticci economici. Il denaro c’è sempre di mezzo: il diavolo entra dal portafoglio».
Fonte: Aleteia

Quando le fake news sono di sinistra


Quando le fake news sono di sinistra
di Luca Martins
La notizia sui Caf presi d’assalto nel Mezzogiorno per ottenere il reddito di cittadinanza ha fatto il giro del web, scatenando l’ilarità di molti utenti. Peccato sia solo una grande e grossa fake news.

Sono passati pochi giorni dalle elezioni politiche del 4 marzo e già se ne sono viste di tutti i colori: la politica italiana è governata dal caos, complice una legge elettorale che offre esclusivamente la garanzia dell’inciucio. Inversioni di marcia da parte di noti editorialisti; lettere aperte a giornali di chiaro orientamento politico opposto; vari annunci di apertura o di chiusura: una baraonda di voci che si possono sintetizzare nel segnale: “attenzione, trattative in corso”. D’altronde, sono gli stessi giornali a spifferare notizie circa spassionati corteggiamenti impliciti tra forze politiche vittoriose e residui di partiti un po’ più sfigatelli. Una certezza però l’abbiamo: Matteo Renzi è l’unico, vero e meritevole perdente di queste Politiche. L’orgoglioso rottamatore piddino – rottamato a sua volta dai cittadini – avrebbe voluto dettare la sua ultima linea politica al proprio partito: nessuna alleanza col Movimento 5 Stelle. Ahimè, le sue obbligate dimissioni dalla segreteria non gli consentiranno d’imporre alcun veto.

Ma è proprio da questo punto che si evincono i preamboli dell’ennesima notizia a carattere scandalistico; frutto di una certa propaganda politica. C’è infatti una parte della sinistra, quella renziana, che vuole impedire a tutti i costi un dialogo tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico; una posizione che fa comodo anche al centrodestra. E in questi giorni di confusione mediatica, evidentemente non è bastata l’apparizione di grafici che testimoniano come l’elettorato pentastellato sia esponenzialmente maggiore nelle regioni più povere dell’Italia meridionale. Mancava un tassello per completare l’equazione; mancava un dato per screditare una buona fetta di elettorato. L’8 marzo spunta una notizia nel Corriere del Mezzogiorno: file immense di cittadini pugliesi stanno richiedendo i moduli per ottenere il reddito di cittadinanza. Si parla di “assedio”; di Caf “presi d’assalto”. La notizia viene rimbalzata freneticamente dai principali quotidiani nazionali, La Repubblica e Il Giornale in primis. Ora sì: l’equazione è completa! I meridionali, notoriamente dei nullafacenti, hanno votato il Movimento 5 Stelle perché vogliono fare la bella vita senza lavorare.

Finalmente si può dare il mangime ai polli d’allevamento: una pioggia di condivisioni e di facili ironie investe i social network. Presi da una foga spietata, questi ingenui divulgatori di propaganda politica mirano a sminuire la vittoria del Movimento 5 Stelle. Si tratta della stessa tipologia d’individuo che considera il proprio voto più importante rispetto a quello di diverse categorie di cittadini; gli stessi che, quando hanno visto i grotteschi risultati dei loro partiti, hanno minacciato di espatriare: chapeau! Per una volta partoriscono un’idea condivisibile. Trasformati in traghettatori di propaganda dal modello renziano, hanno delegittimato il voto dei meridionali con disprezzo, senza prendere minimamente in considerazione la condizione del Sud. Hanno sminuito il loro voto, la loro disoccupazione e la loro fame con scandalosa leggerezza; li hanno insultati usando le stesse argomentazioni di una classe politica che attribuiva ai giovani d’oggi la caratteristica di essere dei fannulloni. Ma ciò che inorridisce di più è che tutta l’ironia è stata prodotta da un’effettiva ignoranza sia sul tema del lavoro e sulle trasformazioni in atto che lo riguardano; sia sul concetto di “reddito di cittadinanza” e sulla reale proposta del Movimento 5 Stelle, che ha più le sembianze di un reddito minimo garantito, diffuso in tutta Europa.

Un breve e coinciso messaggio a tutti voi: cari stupidini, ridimensionatevi.

Il lungo pianto dei servi sconfitti


01/06/2013 Trento, Festival dell'economia 2013, Nella foto Roberto Saviano

Il lungo pianto dei servi sconfitti
di Andrea Scaraglino

Non c’è niente di più bello che ammirare i lunghi pianti, farciti di disappunto, dei grandi “pensatori” della sinistra liberal.

Se questo non è l’inizio della terza repubblica, quest’ultima non sorgerà mai. Come un tifone il tripolarismo ha scompaginato l’intera tradizione politica italiana, rendendo completamente insignificanti decenni di contrapposizioni ideologiche e culturali. Queste ultime, abbandonate le classiche divisioni novecentesche con i loro postulati ideologici si sono semplificate sempre di più, scadendo, come la vita politica che le accompagna, in beghe molto più banali e inconsistenti. Da una parte i responsabili, i saggi, gli avveduti, insomma, quelli che contano gli interessi sul debito pubblico ad ogni secondo che passa, dall’altra i populisti, quelli ancora legati alle vecchi dinamiche politiche e che non si arrendono all’ineluttabile nuovo corso degli eventi. I primi, impersonificati dalla sinistra e dai moderati di ogni colore contendono ai secondi, sovranisti o“anti-sistema”, le leve del potere. Dalla tornata elettorale non ancora archiviata, quest’ultimi risultano i veri vincitori e con la loro imposizione possiamo osservare la caduta di quell’impalcatura evanescente che, per semplicità, chiamavamo sinistra.

Un tracollo totale, quello dei progressisti, conseguenza di un continuato e lampante tradimento del mandato popolare. Una Caporetto annunciata, che lascia la nazione, anche grazie ad una legge elettorale buffonesca, in balia dell’ingovernabilità. Il popolo, anche se impossibilitato a decidere del proprio futuro per sua intrinseca incapacità, istintivamente, quasi per un riflesso incondizionato, si è scrollato di dosso la bestia liberista, solo quella che già gli alitava sulla gola, si intende, ma è pur sempre qualcosa. Con la pancia e non con la testa, il popolo ha tentato di ribellarsi, chiaro quindi che il suo tentativo non potrà essere di certo risolutivo, ma un risvolto positivo lo possiamo già osservare.

Vedere i sorci abbandonare la nave che affonda, osservare i sacerdoti del pensiero unico stracciare le sottane e i feticci del loro credo, percepire la difficoltà di accettare la volontà popolare da un’intera classe dirigente, come si dice, non ha prezzo. Per tutto il resto, c’è la proverbiale capacità di questa gente a ricrearsi una verginità, ma questa è tutta un’altra storia.

E’ comunque innegabile che anni di lavaggio del cervello attraverso televisioni, giornali, web e tutte le diavolerie a disposizione dei potentati economici d’oltreoceano si sono rilevate nulle, il popolo italiano continua ad essere una comunità più che altro conservatrice e che non accetta la macelleria sociale e culturale a cui è stato sottoposto, non solo per un mero calcolo economico, ma anche perché di cambiare non ha alcuna voglia. Sta bene cullato nelle sue, anche se effimere, certezze. Che siano culturali o economiche non conta poi tanto, vengono viste come diritti acquisiti e guai a chi le mette in discussione. E’ forse l’ultima forza rimasta al popolo italiano, ma la sua ignavia, la sua capacità, nel bene e nel male, di rimanere sempre lo stesso lo ha “protetto” da pericoli ben peggiori. Aspettando la controffensiva del potere economico che ci vuole piegati al suo credo, e non illudiamoci che ciò non avvenga, godiamoci i balbettii di Zuccari, le risibili analisi politiche di Saviano, il lacrimoso verbo boldriniano e perché no, anche, le occhiate di traverso dell’Annunziata.

Pene alternative al carcere: il Governo approva il decreto


Dal Cdm ok alla riforma
di Francesco Volpi

Ora il passaggio alle nuove Camere. Orlando: “Non è un decreto salva-ladri”

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla riforma dell’ordinamento penitenziario. Lo ha annunciato il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, specificando che “questo non è un provvedimento salva-ladri, uno svuota-carceri: da domani non ci sarà nessun ladro in più in giro”.
Sicurezza

“Qualcuno – ha aggiunto – tenterà di cavalcare queste paure. Ma da domani non uscirà nessuno dal carcere, da domani un giudice potrà valutare il comportamento del detenuto e ammetterlo a misure che gli consentono di restituire qualcosa di quello che ha tolto alla società“. Il giudice, ha proseguito, “dovrà valutare il comportamento tenuto dal detenuto, se ha studiato, se ha lavorato” e a quel punto, attraverso una diversa modalità della pena con misure alternative al carcere, che prevedono percorsi di lavoro e di servizio sociale, “potrà restituire alla società quello che ha tolto. Si tratta di una misura che punta ad abbattere la recidiva: in Italia spendiamo quasi 3 miliardi l’anno per il trattamento dei detenuti, ma abbiamo una delle recidiva più alte d’Europa”.
Il decreto

Il provvedimento, un decreto attuativo, dà la possibilità di accedere alle misure alternative al carcere anche a chi ha un residuo di pena fino a quattro anni, ma sempre tramite la valutazione del magistrato di sorveglianza. E in ogni caso non estende questa possibilità ai detenuti al 41bisper reati di mafia e quelli per reati di terrorismo. Il decreto attuativo ha avuto il primo via libera preliminare da parte del Consiglio dei ministri il 22 dicembre, poi fu avviato alle Camere per i pareri, non vincolanti, delle commissioni. E in particolare la commissione giustizia del Senato chiese di modificarne il nocciolo duro. Il Cdm avrebbe dovuto riesaminarlo il 22 febbraio, prima delle elezioni, ma ci fu un rinvio. L’esame è quindi slittato ad oggi e sul tavolo del Cdm il testo è arrivato senza le modifiche sostanziali chieste dalla commissione del Senato, ma con modifiche di piccola entità. Ma proprio perché “alcuni interventi sono stati recepiti” il testo dovrà avere un altro passaggio parlamentare. “Le modifiche apportate – ha specificato Orlando – non intaccano la sostanza del provvedimento”. Il testo, ha spiegato Orlando, “potrebbe passare ora alla commissione speciale”. Questa, in ogni caso, “questa è una valutazione che sarà fatta dai Rapporti con il Parlamento”.
Soddisfazione

Soddisfatte le associazioni impegnate nella difficile attività del recupero dei carcerati. “Ci appelliamo al nuovo Parlamento affinché approvi in via definitiva il provvedimento di riforma del carcere: l’Italia ha bisogno non solo della certezza della pena, ma anche della certezza del recupero” ha detto il presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, Giovanni Paolo Ramonda. “La sicurezza vera dei cittadini è garantita dal corretto funzionamento delle carceri– ha sottolineato -. Le persone che hanno sbagliato devono giustamente pagare per i loro errori, ma devono anche essere rieducate. E’ quello che facciamo nelle nostre Comunità dove accogliamo carcerati che scontano la pena con misure alternative al carcere. Per chi esce dal carcere la tendenza a commettere di nuovo dei reati, la cosiddetta recidiva, è purtroppo molto alta: tra il 75 e l’80% dei casi. Invece nelle nostre comunità, dove i detenuti sono rieducati attraverso esperienze di servizio ai più deboli, i casi di recidiva sono appena il 15%”. Anche Alessandro Pinna, presidente dell’Isola Solidale, che da oltre 50 anni accoglie detenuti, si è detto “soddisfatto per la riforma“. “Siamo assolutamente convinti che il carcere debba essere una misura non punitiva, ma riabilitativa – ha spiegato – e per questo è importante che venga previsto un percorso di reinserimento sociale per i detenuti. Chi viene da noi, impara nuovamente a relazionarsi con il mondo esterno e molto spesso trova anche una via che possa evitargli di tornare in carcere in futuro, poiché insegniamo loro anche alcuni mestieri, a lavorare in una falegnameria, in un carrozziere o in un orto. Tutto ciò aiuta queste persone a non sentirsi escluse definitivamente, ma accettate, e quindi favorisce il loro definitivo allontanamento dal mondo della delinquenza”.

Fonte: interris

La Russia risponde alle decisioni della premier May: espelle 23 diplomatici britannici e chiude il British Council


La Russia espelle diplomatici britannici: sono 23, quanti quelli cacciati dalla May

Oltre alla misura di espulsione, la Russia ha disposto la cessazione delle attività sul territorio del British Council e la revoca dell’autorizzazione all’apertura del consolato britannico a San Pietroburgo.

Hanno tempo una settimana per fare i bagagli e lasciare il territorio russo: questo, in estrema sintesi, è il senso della nota diretta a 23 diplomatici britannici in Russia. Una misura, questa dell’espulsione, decisa a seguito delle misure minacciate dalla premier britannica Theresa May, che in settimana aveva ordinato l’espulsione di 23 diplomatici russi ritenuti agenti dell’intelligence moscovita. Ventitré, esattamente quanti quelli che il governo russo ha deciso di cacciare dai suoi confini. È stato il Ministro degli esteri Sergej Viktorovič Lavrov ad aver reso la nota la decisione che coinvolge gli impiegati dell’ambasciata britannica a Mosca e che è stata consegnata a Laurie Bristow, ambasciatore del Regno Unito.

Oltre alla misura di espulsione, Mosca ha disposto la cessazione delle attività in Russia del British Council, l’ente noto anche in Italia soprattutto per l’insegnamento della lingua inglese. Revocata anche l’autorizzazione ad aprire un consolato britannico a San Pietroburgo.

L’espulsione dal territorio russo è l’ultimo capitolo della controversia politica nata a seguito dell’avvelenamento con sospetto gas nervino dell’ex doppia spia Serghei Skripal e di sua figlia Yulia in un centro commerciale di Salisburyin, in Regno Unito. Tra le misure ventilate dalla May anche l’esclusione dell’Inghilterra dal Mondiale di calcio che si terrà quest’estate in Russia. L’inchiesta sulla morte di Skripal è stata affidata all’antiterrorismo, che sta studiando anche i possibili rapporti tra questo omicidio e la morte dell’esule Nikolai Glushkov, ucciso per strangolamento pochi giorni dopo i fatti di Salisburyin. Glushkov era un ex socio di Boris Berezovski, oligarca critico nei riguardi di Putin, morto in circostanze controverse nel 2013. Anche le autorità russe hanno aperto un’inchiesta sul casco Skripal.

Fonte: fanpage.it

Moro doveva morire


Moro doveva morire
di Andrea Romani

Conseguenza naturale e inevitabile degli anniversari tondi, la retorica impera in questi giorni di fine inverno colorando di grigio-fumo il quarantennale dell’affaire Moro. Aperte le gabbie- o meglio, le libertà vigilate- ecco riapparire i soliti noti: brigatisti in età da pensione, una sfilza infinita di cosa facevo il 16 marzo firmata dal culturame nostrano, i soliti libri-evento che non valgono una foglia degli alberi per loro immolatisi invano.

In questo contesto si potrebbe benissimo tacere, e certo si farebbe certo più rumore del caos vuoto di cui sopra. E però, tra le tante iniziative ferme, il sempre valido Claudio Messora (in arte Byoblu) ha squarciato il velo della noia offrendo una superba intervista a Gero Grassi, presidente dell’ennesima Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro. Lontano da ingessature istituzionali e gergo politichese, il deputato PD consegna a chi vuole ascoltare una ricostruzione- certificata dall’approvazione delle Camere- davvero potente, che giustifica pienamente le oltre due ore e mezzo di girato.
Una delle cinque puntate dell’intervista a Gero Grassi

Partiamo dall’inizio. I 55 giorni che cambiarono per sempre l’Italia sono stati raccontati in mille film e altrettanti volumi, hanno occupato per decenni le aule giudiziarie e ancora oggi sono oggetto di una ridda di supposizioni e congetture. La vulgata che raccoglie la verità ufficiale– ossimoro meravigliosamente spietato…- ci consegna la storia impressa sui libri di storia: la colonna romana delle Brigate Rosse organizza e mette in atto un rapimento clamoroso, detiene per quasi due mesi il Presidente della Democrazia Cristiana, lo Stato rifiuta la trattativa, Moro viene ucciso e fatto ritrovare in maniera assai significativa in Via Caetani, a metà strada tra la sede dc e Botteghe Oscure. Fatto fuori il principale artefice del compromesso storico, la dc riesce a uscire dall’empasse e, nel breve volgere di un biennio, abbandona definitivamente l’idea della convergenza con i comunisti.
La storica diretta del TG1 del 16 marzo 1978

In realtà i punti oscuri della vicenda sono giganteschi, tali da rendere alquanto dubbia tutto l’insieme dei fatti. Il dubbio è l’inizio della sapienza, ma anche della verità. Per esempio: come possono dei brigatisti poco avvezzi all’uso di armi da fuoco a compiere, in meno di due minuti, un’azione da commando centrando a morte la scorta e lasciare illeso il solo Moro? Risulta possibile detenere un simile prigioniero per ben 55 giorni in una Roma in assetto di guerra, controllata palmo a palmo- almeno sulla carta- dalle forze dell’ordine? E perché la polizia, arrivata a una porta di distanza dalla presunta prigione, non sfonda la porta e se ne va falsificando il verbale? Cosa c’entrano in questa storia Mino Pecorelli, Licio Gelli, la P2 e Gladio? E la seduta spiritica con Prodi cosa significa?

Potremmo continuare per ore. La versione ufficiale, in realtà di comodo, appare a quarant’anni di distanza incredibile, cioè falsa. Chi vuole potrà ascoltare Grassi per intenderlo compiutamente. D’altro canto, noi sappiamo perché Moro fu ucciso in quel modo. Basandoci su riscontri fattuali, si possono agevolmente unire i puntini: ecco che la linea da Moro risale a Enrico Mattei e da lì giunge a Bettino Craxi. Cosa li unisce? Una questione ancora oggi cruciale: la sovranità e l’indipendenza della Repubblica Italiana.

Tanto per capirci, l’Italia del 1978 squassata dalle stragi e dal terrorismo è un paese che, nel volgere di trent’anni, ha raggiunto un benessere e una potenza industriale tale da permetterle di reggere, da pari a pari, il confronto con Francia, Germania e Regno Unito. Abbiamo perso la guerra, ma vinto alla grande la pace. La classe politica di cui Aldo Moro è superba espressione, pur non rinnegando mai i legami con Washington, è riuscita ad accreditarsi nel Medio Oriente e nel mondo arabo come interprete privilegiato; in Unione Sovietica la più grande fabbrica d’auto è stata costruita e produce veicoli Fiat grazie a un accordo formidabile tra Mosca e Torino. Nel Mediterraneo siamo l’unico paese democratico, nonostante rigurgiti reazionari abbiano attraversato tutti gli anni Sessanta. L’inflazione a due cifre ha compiuto una colossale operazione di redistribuzione della ricchezza creando una vasta classe media il cui risparmio è tra i primi al Mondo. Con l’estromissione traumatica di un protagonista di primo piano come Moro il 1978 prepara il terreno a svolte radicali: pochi mesi dopo, l’Italia entra nel Sistema Monetario Europeo abbracciando in pieno le politiche liberiste che segneranno tutti gli anni Ottanta, preludio a quel 1992 in cui, con un colpo di mano giudiziario, viene esautorata la partitocrazia e aperta la svendita delle Partecipazioni statali.

Ecco allora che ex post è agevole capire perché fu ucciso Aldo Moro e, insieme, intendere come la nostra sia stata- e ancora in fondo sia- una Repubblica pericolosa, da tenere a bada come una colonia. Che siano le bombe o l’euro, le br o la Bce, l’Italia non deve essere indipendente, perché quando lo è stata- a sprazzi e con fatali soluzioni di continuità- ha mostrato al mondo cosa siano in grado di fare gli Italiani. Il sacrificio di Moro, così come le infami responsabilità di chi volle ucciderlo rifiutando ogni apertura per calcoli vili, consegna a quarant’anni di distanza la forza disperata di un esempio: vivere, e se necessario morire, per un’idea di Patria e di libertà.


I cellulari provocano il cancro al cervello e al cuore, arriva la conferma dalla scienza


I cellulari provocano il cancro, conferma dalla scienza. Tumori al cervello e al cuore nei topi
di Andrea Centini

Una ricerca italiana e una americana hanno confermato che le radiazioni a radiofrequenza emesse da cellulari e ripetitori per la telefonia mobile causano il cancro. Nello specifico, rare neoplasie del cuore e del cervello.

Le radiazioni a radiofrequenza (RFR) emesse dai cellulari e dai ripetitori-trasmettitori per la telefonia mobile provocano il cancro. Nello specifico, aumentano il rischio di sviluppare rari tumori al cuore e al cervello. Lo hanno dimostrato due distinte indagini scientifiche; la prima condotta negli Stati Uniti dal National Toxicology Program (NTP), e la seconda, a suffragio dei risultati della prima, eseguita in Italia dai ricercatori dall’Istituto Ramazzini di Bologna, con la collaborazione del Centro di ricerca sul cancro “Cesare Maltoni”.


Gli studiosi italiani coordinati dalla dottoressa Fiorella Belpoggi, direttrice presso l’istituto bolognese, hanno analizzato gli effetti delle radiazioni (sui ratti) con esposizioni sensibilmente inferiori rispetto a quelle testate negli Stati Uniti, ciò nonostante hanno rilevato un aumento dell’1,4 percento di specifiche neoplasie, sia per i ripetitori che per i cellulari. Può sembrare una percentuale estremamente bassa, ma noi viviamo costantemente ‘immersi’ in queste radiazioni, e tenendo presente il numero di persone esposte, come indicato dalla stessa Belpoggi ad Adnkronos Salute, “il numero di individui che rischiano di ammalarsi è elevato”.

Nello studio italiano circa 2.500 ratti “Sprague-Dawley” sono stati esposti a radiazioni GSM con una frequenza di 1.8 Ghz, quella delle antenne per la telefonia mobile. L’esposizione è stata di 19 ore al giorno per tutta la loro vita, dalla gravidanza delle madri fino alla morte. Le dosi cui sono stati sottoposti i ratti erano identiche a quelle cui siamo esposti noi quotidianamente. L’indagine italiana ha valutato l’impatto generale delle radiazioni ambientali, mentre gli americani hanno verificato gli effetti di quelle emesse dai cellulari posizionati a poca distanza da specifici tessuti (per questo erano più potenti).

Entrambe le ricerche hanno osservato nei ratti maschi un aumento nell’incidenza dei rari schwannomi maligni, tumori che colpiscono le cellule nervose cardiache, mentre nelle femmine quello di gliomi maligni al cervello. In entrambe i sessi è stata osservata anche l’iperplasia delle cellule di Schwann, cellule del sistema nervoso periferico. “Il nostro studio – ha dichiarato la dottoressa Belpoggi – conferma e rafforza i risultati del National Toxicologic Program americano. Non può infatti essere dovuta al caso l’osservazione di un aumento dello stesso tipo di tumori, peraltro rari, a migliaia di chilometri di distanza, in ratti dello stesso ceppo trattati con le stesse radiofrequenze”. “Sulla base dei risultati comuni – ha aggiunto la ricercatrice – riteniamo che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) debba rivedere la classificazione delle radiofrequenze, finora ritenute possibili cancerogeni, per definirle probabili cancerogeni”.


Sapendo che cellulari e ripetitori emettono radiazioni cancerogene, cosa possiamo fare per proteggerci? Gli studiosi italiani suggeriscono innanzitutto l’utilizzo degli auricolari, con la speranza che le case produttrici di telefoni ne migliorino la tecnologia. A tutti è capitato di doverli lasciare nella borsa o in tasca a causa degli inestricabili grovigli che creano. La Belpoggi suggerisce un auricolare a molla integrato direttamente nello smartphone. A tutela dei clienti dovrebbero essere anche inseriti specifici avvertimenti nelle istruzioni, inoltre chi costruisce telefoni dovrebbe concentrarsi più sui sistemi di sicurezza che limitano le emissioni, piuttosto che sulla potenza e sulla “qualità” delle radiazioni.

La conferma che le radiazioni emesse da cellulari e ripetitori possono provocare il cancro (nei roditori) giungono dopo i risultati di altre indagini che avevano smentito questa possibilità. Un recente studio dell’Università di Sydney, basato sull’analisi dei dati di 19.858 uomini e 14.222 donne raccolti tra il 1982 e il 2012, suggerisce che non esisterebbe alcun legame tra l’utilizzo dei cellulari e lo sviluppo di tumori al cervello. Un dato che cozza con la storica sentenza del Tribunale di Ivrea, che ha condannato l’Inail a risarcire un uomo di 57 anni ammalatosi (secondo i giudici) di tumore al cervello a causa dell’uso prolungato del cellulare per motivi di lavoro.

Va infine considerato il fatto che le due ricerche che ‘provano’ il legame tra tumori e radiazioni dei cellulari sono state condotte sui roditori, quindi i risultati vanno necessariamente confermati anche sull’uomo. I dettagli della ricerca italiana sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Environmental Research; quelli dello studio americanosono disponibili sul sito del NTP.

[Credit: Tero_Versalainen]

Fonte: fanpage.it

Cina e “ punteggio sociale ”: la serie distopica Black Mirror è già una realtà?


Cina e “ punteggio sociale ”: la serie distopica Black Mirror è già una realtà?
di Agnès Pinard Legry

La serie Black Mirror, che dipinge il futuro da un punto di vista drammatico e nel quale le nuove tecnologie modificano radicalmente il quotidiano, potrebbe presto diventare una realtà. In Cina, le persone in possesso di un “voto sociale” troppo basso potrebbero non poter prendere l’aereo o il treno…

La tecnologia è al servizio della nostra felicità o la nostra felicità potrebbe essere sacrificata sull’altare del progresso tecnologico? Questa domanda, senza risposta, sta al cuore della serie britannica Black Mirror, una distopia, una fiction che descrive un mondo utopico sinistro, che immagina un futuro in cui le nuove tecnologie e il digitale hanno stravolto il nostro quotidiano. Classificata nella categoria “science-fiction e fantasy”, la serie diffusa da Netflix interpella lo spettatore sul mondo di oggi e sulla maniera con cui potrebbe (molto) rapidamente scivolare verso gli scenari descritti.

L’attualità sembra in effetti confermare: il presidente cinese Xi Jinping ha annunciato che a partire dal 1mo maggio 2018, la Cina comincerà a utilizzare un Social Credit System (SCS). I cittadini che disporranno di un punteggio troppo debole non potranno accedere a treni e aerei.

La misura concerne in particolare le persone che hanno facilitato la propagazione di fake news legate al terrorismo, quelle che hanno creato “problemi” in un aereo in passato, utilizzato biglietti scaduti o che hanno già fumato nei treni.

Le persone che non hanno pagato le loro fatture e gli impiegati che hanno ordito frodi ai danni dell’assicurazione medica dovranno ugualmente essere bandite. Non avete una sensazione di déjà vu? I fan della serie Black Mirror certamente sì: si tratta dello scenario del primo episodio della terza stagione.
«Non sappiamo chi gestirà il sistema»

Quelli che hanno punteggio basso saranno ostacolati in tutto, dall’ottenimento di posti d’impiego fino ai posti per i loro figli nelle scuole desiderate. Non sappiamo esattamente chi controllerà il sistema, come potremo contestare il punteggio e neanche se il sistema sia legale.

Con queste parole di denuncia si esprimeva nello scorso dicembre Maya Wang, ricercatrice dell’Ong Human Rights Watch.

Anticipando scientemente l’onnipresenza – o magari l’onnipotenza? – degli schermi e dei social network nella nostra società, Black Mirror ha conosciuto un successo internazionale. Al contempo sconvolgente e seducente, questa serie interroga lo spettatore sulle conseguenze che le nuove tecnologie potrebbero avere se non si presta attenzione alle potenziali derive che possono generare, e così pure sulla maniera in cui esse influenzano la natura umana dei suoi utilizzatori. E viceversa.
Fonte: Aleteia

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