29 gennaio 2018

Fede: “Ruby? Silvio scopava, scopava”. Su Dell’Utri: “Solo lui sa sulla mafia”



Ma nelle registrazioni agli atti del processo sulla trattativa Stato-mafia l'ex direttore del Tg4 racconta al suo personal trainer che "l'unico che sa tutto è Marcello Dell'Utri". Per questo, continua il giornalista, "Berlusconi è stato costretto a farlo senatore... ha settanta conti all'estero". Fede parla anche di Briatore: "E' stato coinvolto in una storia di mafia"
di Davide Milosa | 23 luglio 2014


Sole caldo e primi accenni di primavera nel parco attorno a Milano due. Emilio Fede e Gaetano Ferri. Il giornalista e il personal trainer. Parlano a ruota libera. Di Berlusconi, Dell’Utri e Cosa nostra. Di quei soldi che, ragiona Fede, da Palermo sarebbero saliti a Milano per dare benzina ai progetti imprenditoriali dell’ex Cavaliere. Dice Fede: “Sai… la spada di Damocle su di lui…”. Ferri: “È Dell’Utri… è la mafia?”. Fede: “Sì”.
montaggio di Gisella Ruccia

Dopodiché inizia a raccontare: “I due (Berlusconi e Dell’Utri, ndr) a un certo punto hanno iniziato a mettersi insieme per l’edilizia e le cose…”. Spiega: “Dopodiché è nata quella che poi è diventata un’azienda (…) Berlusconi non c’aveva una lira” e così “Dell’Utri lo ha appoggiato”. Il ragionamento dell’ex senatore condannato in via definitiva per concorso esterno, è questo. “Guarda Silvio se bisogna prendere dei soldi… perché no”. Quindi ancora l’ex direttore del Tg4: “Credo che direttamente mai, l’incontro Dell’Utri c’è tutto capisci il rapporto mafia, mafia, mafia, soldi, mafia, soldi”. Insomma il discorso va chiarendosi. Ecco poi il carico da novanta. È sempre Fede che parla: “Dell’Utri era praticamente quello che investiva, allora cosa succede? Qui c’è stato un investimento di soldi mafiosi. Ora riescono ad arrivare a delle prove? È lì il problema. Chi può parlare? Solo Dell’Utri. Quando Dell’Utri tornava avevano il segnale criptato, perché” all’epoca “Mangano è in carcere. Mi ricordo che Berlusconi arrivando Dell’Utri da Palermo chiede hai fatto? Sì, sì gli ho dato un messaggio… naturalmente per quanto riguarda a Mangano sempre pronto per prendere un caffè che era il messaggio per rassicurare lui per certe cose che io non so… capito. E devo dire che questo Mangano veramente è stato un eroe è morto in carcere per non parlare se no li rovinava tutti e due”.

Quindi i due passano a parlare della futura condanna di Dell’Utri. “Certo – ragiona Fede – questa volta però, ciò non toglie che non hanno nessuno che confessa” e “viaggiano sul filo del rasoio”. Poi la rivelazione buttata lì quasi per caso. “È l’unico che sa” dice Fede riferendosi a Dell’Utri. “Quindi voglio dire oggi tu mi togli una spina dal fianco importante”. E i soldi? “Non si sa dove li abbia messi quei soldi”. Insomma Dell’Utri sa e non parla. Ma il silenzio costa, quanto? Quanto denaro l’ex Cavaliere deve all’ex senatore? “Continuamente, ma scherzi sotto forma di questo di quell’altro vedi che ci sono settanta conti esteri”. E quella carica da senatore? “Berlusconi è stato costretto a farlo senatore”. Mafia, mafia, mafia. Berlusconi, ma non solo.

Anche Flavio Briatore, l’amico di sempre. “Ma Briatore è stato implicato in una storia grossa di mafia, l’autobomba lì che ha ucciso un industriale a Cuneo… e loro due erano insieme, la Santanchè e Briatore”. Di lei però Fede non ha una buona opinione: “È una mascalzona. Io sapevo che loro avevano il Billionaire insieme, sì, il Billionaire, il Twiga eccetera… ma all’origine, Flavio è stato implicato in una storia di mafia”. Dell’Utri e mafia, ma anche Dell’Utri e politica. Al centro la figura di Gianpiero Samorì “che voleva passare con Berlusconi io gli avevo dato una mano, poi è intervenuto Dell’Utri e gli faccio: rivolgiti a Dell’Utri, ma stai attento perché Dell’Utri è un magna magna. Mi ha detto Samorì: cazzo se non avevi ragione gli ho chiesto mettimi in lista e sai cosa mi ha chiesto, 10 milioni di euro”. L’audio è disturbato. Si sente il rumore dei passi sulla ghiaia.

Ferri e Fede discutono del Rubygate. “Tutti puntano su Berlusconi”, esordisce il personal trainer. Inizia Emilio Fede. “Non so – sbuffa – avrà scambiato una 17enne per una maggiorenne, a Ruby poi mancavano tre mesi a diventare maggiorenne”. Teoria nota diventata arma della difesa nel processo d’Appello che ha assolto l’ex Cavaliere dall’accusa di concussione e prostituzione minorile. Fede, poi, aggiunge: “Ma lui scopava, scopava, io glielo avevo detto non esagerare lascia perdere, altrimenti non te le togli più di torno”. Confessa: “Io guarda sono stato un amico vero e ho tentato di proteggerlo in tutte le maniere, mica come Lele Mora, ma guarda Lele un mascalzone”.

Cambio di scena. E dal parco di Segrate la storia si accomoda ai tavolini del ristorante Boccino, ristorante stile vecchia Milano in via Tortona proprio nel cuore della moda. Siamo nell’estate del 2013 e tra una portata e l’altra, Ferri e Fede commentano la richiesta di sette anni fatta dal pm Antonio Sangermano per Fede. Si parla della Minetti: “Consigliere regionale – sospira – ma questa ballava, raccontava, gestiva lei e adesso dice che era defilata, ma io non ci capisco più niente”. Quindi si torna a parlare di Ruby e di come la giovane marocchina sia arrivata a Milano. “Dalla Sicilia è venuta a Milano per cercare successo”. Breve digressione sulla denuncia di Katia Pasquino quando, in corso Buenos Aires, intercetta la ragazza. “Quella – dice Fede – poi l’ha presentata a un agente, credo Soprani, sì sì l’ho registrato me lo ha raccontato lui”. Fine registrazione.

Da Il Fatto Quotidiano del 23 luglio 2014
(ha collaborato Alessandro Bartolini)

TURISTE (NON) PER CASO


TURISTE (NON) PER CASO

Se è vero che gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere, sulla Terra queste ultime preferiscono l’Africa o i Caraibi alle mete asiatiche. Stiamo parlando del turismo sessuale femminile, un fenomeno abbastanza diffuso ma di cui non si parla molto.
Le protagoniste sono donne occidentali di età compresa tra i 40 e i 50 anni, spesso anche più giovani o molto più vecchie, che non partono solo per godersi il mare, la spiaggia e il relax.
Il loro obiettivo, anche se non tutte sono disposte ad ammetterlo, è un prestante Beach boy, o anche più d’uno. Tutte vogliono il Big Bamboo, altro nome pittoresco e piuttosto esplicito riguardo le caratteristiche fisiche di questi uomini. I numeri parlano chiaro: come riporta Julie Bindel, giornalista cofondatrice di Justice for Women, sarebbero 600 mila le donne occidentali che ogni anno si trovano a trascorrere «una vacanza con benefits». Tra queste, le italiane non passano certo inosservate. Secondo Pierre Orsoni, presidente di Telefono Blu Sos – un organismo di tutela dei turisti –, se ne contano fra le 30 e le 50 mila all’anno. In una recente ricerca si legge: «La Negril Beach in Jamaica è la meta preferita di circa 80 mila donne single inglesi, che ogni anno approdano nell’isola e usufruiscono dei servizi di 200 uomini».

UN FENOMENO NUOVO? NIENTE AFFATTO
Altre ricerche che risalgono all’inizio degli Anni 2000 e alcune addirittura agli Anni ‘80, dimostrano che questo non è un fenomeno nuovo né una moda recente. Jacqueline Sanchez Taylor, sociologa dell’università di Leicester, nel 2001 aveva intervistato 240 turiste sulle spiagge della Repubblica Dominicana. Il risultato? Un terzo di loro ammetteva di aver avuto rapporti sessuali durante la vacanza, eppure il 60% delle donne, pur riconoscendo elementi di natura economica nella relazione, non pensava di essere una turista sessuale.

SESSO DA FAVOLA
Una caratteristica particolare delle «predatrici», come a volte vengono chiamate, è la tendenza a cercare la favola anche in queste situazioni. Dalle interviste di Taylor emergeva una spaccatura: soltanto il 3% delle donne collocava la relazione sul piano fisico, mentre per oltre il 50% c’era in gioco il sentimento. O, per lo meno, il romanticismo. Alcune si fanno illusioni sul futuro del loro rapporto, mentre altre vogliono divertirsi senza nessun coinvolgimento.

SUGAR MUMMIES IN CERCA DI TOY BOYS
Le mete preferite dalle «Sugar Mummies», così chiamate per il colore bianco della pelle, o «Cougar» (donne che cercano uomini più giovani) sono diverse: Kenya, Giamaica, Capoverde, Repubblica Dominicana, Cuba, Maghreb, Tanzania e Gambia sono solo le più famose.
A queste si aggiunge anche la Turchia, come raccontano D. e T., due donne inglesi di mezza età, che negli anni scorsi hanno visitato il Paese per più di 20 volte. Il loro obiettivo erano i ragazzi tra i 20 e i 30 anni. T. ricorda entusiasta: «C’è una strada che conosciamo bene in cui si vedono solo toy boys! Loro non si prostituiscono, ma non illudetevi che frequentino solo voi».

LA MONETA DELLO SCAMBIO
La relazione fra le predatrici e questi uomini è fatta di scambi: l’uomo fa sentire la turista desiderata e appagata fisicamente, mentre la donna gli paga le cene o gli fa dei regali. Soltanto in alcuni casi esistono veri e propri tariffari, che possono prevedere 20/30 dollari per un’ora e 150 per una notte di sesso. Di solito le donne non usano le strutture tipiche dell’industria della prostituzione.

I RACCONTI DELLE TURISTE
«Ti fanno sentire una vera donna», ha detto una 42enne irlandese riguardo parlando dei ragazzi cubani. Una ragazza ribadisce: «Apprezzano la donna per quella che è, anche dal punto di vista sessuale, e questo è molto importante». Un’altra sottolinea come questi uomini siano più gentili dei suoi connazionali canadesi: «Nei ristoranti la donna passa per prima e l’uomo la segue, mentre nel mio Paese i ragazzi non ci tengono nemmeno la porta!». Per G., invece, sarebbero «la forza e lo spirito selvaggio» le due qualità più apprezzate dalle turiste. Alcune donne dicono di preferire gli uomini africani che suonano lo djambè perché credono che sia espressione di una maggiore potenza sessuale. In molti racconti ricorre anche la passione per «il sangue bollente dei cubani» e per la loro voracità sul piano fisico. Poi c’è J., turista sessuale a Cuba nel lontano 1978, che si chiede: «Che cosa c’è di sbagliato se questo turismo riguarda adulti maggiorenni consenzienti e non coinvolge bambini, animali o persone morte?». J. Ha le idee ben chiare: «Con tutto il cattivo sesso là fuori,l’onestà di pagare per averlo eleva le donne a un livello di parità con l’uomo».
Per un parere più neutro sul fenomeno, al di là delle testimonianze, abbiamo chiesto a un’esperta, la professoressa Adele Fabrizi, psico-sessuologa dell’Istituto di sessuologia clinica di Roma, di aiutarci a inquadrare meglio questa tendenza.



Adele Fabrizi.

DOMANDA: Il turismo sessuale femminile è un fenomeno esteso quanto quello maschile?
RISPOSTA: No, è sicuramente meno esteso. E se ne parla di meno perché è ancora un tabù.
D: Quali sono le differenze tra i due?
R: Innanzitutto, le donne si rivolgono a uomini più giovani di loro ma non cercano mai dei bambini, cosa che purtroppo accade nel turismo sessuale maschile.
La donna poi, anche se cerca solo sesso, tende a illudersi più facilmente che l’uomo in questione si sia innamorato di lei, mentre normalmente vuole solo avere qualcosa in cambio. Un’ultima differenza riguarda il desiderio di dominio, parte dell’immaginario erotico maschile e che nel turismo sessuale si manifesta con la possibilità di comprare una donna. Ma la volontà di dominare, nell’uomo, la si ritrova spesso anche al di fuori di questo contesto.
D: Perché una donna fa la turista sessuale?
R: Per soddisfare un bisogno fisico. Sono donne che, non potendo avere ciò che vogliono nel Paese di provenienza – per svariate ragioni –, vanno a cercarlo altrove.
D: Che cosa cerca in queste situazioni?
R: La donna in contesti come questi desidera elevate performance sessuali e prestanza fisica, motivo per cui cerca ragazzi di colore dalle caratteristiche sessuali spiccate. Fra parentesi, il fatto che la donna possa permettersi di pensare al corpo maschile solo in termini erotici è una novità: un tempo non era ammesso.
D: Le relazioni fra le turiste e questi uomini sono fatte di scambi reciproci. Possiamo parlare comunque di «turismo sessuale»?
R: Senza dubbio sì. Anche se non lo vogliono ammettere per paura del giudizio altrui: quando una donna «compra» il sesso all’estero, molti pensano che non sia riuscita a conquistare nessuno nel suo Paese. Invece gli uomini ne parlano più volentieri perché per loro il sesso a pagamento è sempre stato considerato in modo diverso.
D: Dal punto di vista sessuale questo tipo di turismo potrebbe essere definito una perversione, una devianza?
R: No, se si parla di ragazzi adulti e consenzienti che lo fanno per denaro. Certo non è una forma di relazione romantica, ma nemmeno una perversione, che si verifica invece quando un comportamento sessuale fuori dalla norma viene vissuto in maniera compulsiva, senza riuscire a fare diversamente.
D: Il sesso in località esotiche può rappresentare un rischio per il contagio da HIV?
R: Ovviamente sì, ma non generalizzerei troppo. In Italia si può correre lo stesso rischio, se non si presta attenzione. Quindi il consiglio è sempre quello di avere rapporti protetti, usando anche, perché no, il preservativo femminile.

Redazione

ORCHI: ITALIANI PRIMI AL MONDO PER TURISMO SESSUALE SUI BAMBINI...


Gli italiani sono al primo posto per turismo sessuale: dal nostro Paese parte il più alto numero di pedofili che vanno in vacanza per cercare del sesso con minori.

I numeri sono inquietanti: ogni anno un milione di turisti sessuali viaggia verso i Paesi più poveri per fare sesso con bambini e adolescenti, costretti a prostituirsi per pochi spiccioli. Il giro d’affari è enorme, circa 5 miliardi di dollari all’anno, ed è saldamente in mano alle organizzazioni criminali che sfruttano la povertà per arricchirsi sulla pelle dei più piccoli.
Secondo i dati Ecpat (End Child Prostitution in Asia Tourism: perché questo sfruttamento prima di diventare un fenomeno globale era concentrato nel Sud-Est asiatico), gli italiani sono al primo posto nella triste classifica del turismo sessuale, seguiti dai tedeschi, i giapponesi, i francesi, gli statunitensi, gli inglesi e i cinesi. Il fenomeno è globale e non più limitato all’Asia, anche perché i viaggiatori si spostano cambiando ogni volta la meta in base alle difficoltà che vivono le nazioni: più un Paese è povero, afflitto da guerra o carestia, più è alta la possibilità di trovare piccole vittime.
Così gli italiani partono per paesi come Kenya, Santo Domingo, Colombia e Brasile, accanto alla Thailandia, oggi meno gettonata grazie alla politica anti pedofilia messa in moto dalle autorità locali. Il fenomeno si è esteso anche alle donne che ora partono alla ricerca di giovanissimi, anche di 12 o 14 anni, nei loro viaggi ai Caraibi o in alcuni paesi africani.

I turisti sessuali sono per lo più uomini, età fra i venti e i 40 anni, reddito medio-alto, in viaggio di lavoro, piloti d’aereo, operatori umanitari, nella maggior parte dei casi clienti occasionali che spesso provano per curiosità...

(blitz quotidiano)

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