15 aprile 2018

Sistema Difesa Italia, un Paese privo di ogni sovranità




Uno Stato che voglia dirsi tale, non può prescindere da uno strumento di Difesa a tutela propria e degli interessi della collettività che governa; anzi, l’utilizzo di tale strumento è specchio della stessa sovranità, in quanto espressione della politica e della strategia che esso pone in essere per difendere e conseguire gli interessi dei propri cittadini e del proprio Sistema Paese.

Che l’Italia abbia da sempre un vistoso (per non dire enorme) deficit di sovranità è un fatto talmente evidente da non aver bisogno d’essere spiegato, e questo si è sistematicamente riflesso sul suo Sistema Difesa e sull’impiego che ne è stato fatto. E’ stato puntualmente posto al servizio di interessi terzi (quasi sempre d’oltre Atlantico, quando non s’è lasciato trascinare in sciagurate avventure autolesioniste, come quando è stato impiegato per sganciare bombe per favorire gli interessi franco-inglesi in Libia) impegnando uomini e risorse (entrambi scarsi) in teatri remoti e comunque estranei al Paese, in nome dei cosiddetti principi dell’Alleanza Atlantica anche quando era una ridicola foglia di fico per coprire altro.
Libro Bianco della Difesa

Il Libro Bianco della Difesa, il documento base di indirizzo politico che fissa gli obiettivi e le priorità a cui il Sistema Difesa è chiamato a dare risposte; è in funzione di esso che, di norma, dovrebbero essere formulati programmi e ripartite le risorse per realizzarli. Non a caso abbiamo usato il condizionale, e più avanti vedremo il perché.

Nel Libro Bianco, per la prima volta in assoluto, veniva indicato come obiettivo primario la tutela degli interessi italiani nel Mediterraneo, da perseguire non solo nell’ambito della Nato, ma anche con altri Paesi e, all’occorrenza, anche da soli. A parole un cambiamento straordinario rispetto ai documenti precedenti, che riportavano l’impegno Nato come la missione centrale, da condurre comunque e sempre al suo interno e secondo le sue esclusive direttive (cioè di Washington).

Ciò detto, al di là delle parole, si è dovuto attendere il Documento Programmatico Poliennale (Dpp) 2015–2017 per comprendere cosa si farà di concreto. Ebbene, dinanzi a risorse ovviamente decrescenti vista la situazione, si continua esattamente come prima: la Difesa è vista come uno stipendificio che assicura scrivanie a un pletorico numero di alti ufficiali, allo stato promossi per pura anzianità al di fuori dal merito, e ad una massa enorme di marescialli anziani, nella stragrande maggioranza inutili al Sistema Difesa, e ciò a scapito dei soggetti più giovani, che vengono ridotti sempre di più. Nulla, ripetiamo, nulla è stato fatto per rimediare a un trend che sta conducendo rapidamente ad avere Forze Armate (che pur costano, eccome) sostanzialmente inutili, perché costituite da soggetti in alcun modo operativi.

Scorrendo i programmi di acquisizione, poco o nulla viene fatto per rimediare alle paurose carenze di un Esercito tale solo di nome; un esempio? Sapete quanti carri da battaglia (Mbt) operativi ha l’Italia? Una trentina. Si, una trentina in tutto; gli altri sono inutilizzabili per mancanza di pezzi, di revisione, guasti, etc; insomma, inservibili. E in una situazione simile continuiamo ad impegnarci in programmi come quello degli F-35, aerei certamente all’avanguardia, ma terribilmente costosi e ancora lontani dall’essere “maturi”. Prima di acquistare quei “gioielli”, più realisticamente, molto altro (e più immediatamente utile) ci sarebbe stato da fare, ma l’ordine per l’acquisizione a prescindere viene da Washington, e Roma, chiunque sia l’inquilino di Palazzo Chigi, obbedisce sempre.

Anche dietro la Legge Navale ci sono ulteriori considerazioni: se l’Italia fosse uno Stato normale, con una propria politica estera ed una visione geopolitica conseguente, avere una Marina funzionante come gli altri Paesi sarebbe logico, con la posizione geografica che ha; peccato che continuiamo ad usare ciò che faticosamente ci possiamo permettere a beneficio di terzi, e orientiamo le nostre acquisizioni per compiacerli.

Ancora un esempio? La nostra portaerei Garibaldi che ospiterà contingenti di forze speciali Usa (in specie del corpo dei Marines) per supportarli nelle loro missioni. Badate: missioni a beneficio di Washington, non della Nato, per quello che può fare differenza. E questo perché il Pentagono trova costoso mantenere gruppi navali d’appoggio nel Mediterraneo; più comodo utilizzare quelli messi a disposizione da alleati/sudditi come l’Italia.

E ancora: con tutte le carenze che abbiamo detto e le scarse risorse, che dire delle spese enormi e delle acquisizioni di materiali e sistemi d’arma specializzati per operare in teatri come l’Iraq e l’Afghanistan (dove peraltro ci sono ancora un migliaio di militari italiani) in cui abbiamo lasciato morti a diecine e bruciato miliardi solo per compiacere i nostri padroni a Stelle e Strisce?

Per concludere, il Sistema Difesa e il suo utilizzo è la lampante dimostrazione della situazione dell’Italia: un Paese privo di una propria politica estera e men che meno di una visione geopolitica che rispecchi i propri interessi; un Paese pronto a sacrificare tutto pur di obbedire agli ordini che gli vengono impartiti; un Paese succube e suddito, che non ha (né sente) il bisogno di uno Strumento Difesa che usa solo a beneficio di terzi. Uno Stato privo di sovranità, indegno di definirsi tale.

di Salvo Ardizzone

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