24 marzo 2018

Il lungo pianto dei servi sconfitti


01/06/2013 Trento, Festival dell'economia 2013, Nella foto Roberto Saviano

Il lungo pianto dei servi sconfitti
di Andrea Scaraglino

Non c’è niente di più bello che ammirare i lunghi pianti, farciti di disappunto, dei grandi “pensatori” della sinistra liberal.

Se questo non è l’inizio della terza repubblica, quest’ultima non sorgerà mai. Come un tifone il tripolarismo ha scompaginato l’intera tradizione politica italiana, rendendo completamente insignificanti decenni di contrapposizioni ideologiche e culturali. Queste ultime, abbandonate le classiche divisioni novecentesche con i loro postulati ideologici si sono semplificate sempre di più, scadendo, come la vita politica che le accompagna, in beghe molto più banali e inconsistenti. Da una parte i responsabili, i saggi, gli avveduti, insomma, quelli che contano gli interessi sul debito pubblico ad ogni secondo che passa, dall’altra i populisti, quelli ancora legati alle vecchi dinamiche politiche e che non si arrendono all’ineluttabile nuovo corso degli eventi. I primi, impersonificati dalla sinistra e dai moderati di ogni colore contendono ai secondi, sovranisti o“anti-sistema”, le leve del potere. Dalla tornata elettorale non ancora archiviata, quest’ultimi risultano i veri vincitori e con la loro imposizione possiamo osservare la caduta di quell’impalcatura evanescente che, per semplicità, chiamavamo sinistra.

Un tracollo totale, quello dei progressisti, conseguenza di un continuato e lampante tradimento del mandato popolare. Una Caporetto annunciata, che lascia la nazione, anche grazie ad una legge elettorale buffonesca, in balia dell’ingovernabilità. Il popolo, anche se impossibilitato a decidere del proprio futuro per sua intrinseca incapacità, istintivamente, quasi per un riflesso incondizionato, si è scrollato di dosso la bestia liberista, solo quella che già gli alitava sulla gola, si intende, ma è pur sempre qualcosa. Con la pancia e non con la testa, il popolo ha tentato di ribellarsi, chiaro quindi che il suo tentativo non potrà essere di certo risolutivo, ma un risvolto positivo lo possiamo già osservare.

Vedere i sorci abbandonare la nave che affonda, osservare i sacerdoti del pensiero unico stracciare le sottane e i feticci del loro credo, percepire la difficoltà di accettare la volontà popolare da un’intera classe dirigente, come si dice, non ha prezzo. Per tutto il resto, c’è la proverbiale capacità di questa gente a ricrearsi una verginità, ma questa è tutta un’altra storia.

E’ comunque innegabile che anni di lavaggio del cervello attraverso televisioni, giornali, web e tutte le diavolerie a disposizione dei potentati economici d’oltreoceano si sono rilevate nulle, il popolo italiano continua ad essere una comunità più che altro conservatrice e che non accetta la macelleria sociale e culturale a cui è stato sottoposto, non solo per un mero calcolo economico, ma anche perché di cambiare non ha alcuna voglia. Sta bene cullato nelle sue, anche se effimere, certezze. Che siano culturali o economiche non conta poi tanto, vengono viste come diritti acquisiti e guai a chi le mette in discussione. E’ forse l’ultima forza rimasta al popolo italiano, ma la sua ignavia, la sua capacità, nel bene e nel male, di rimanere sempre lo stesso lo ha “protetto” da pericoli ben peggiori. Aspettando la controffensiva del potere economico che ci vuole piegati al suo credo, e non illudiamoci che ciò non avvenga, godiamoci i balbettii di Zuccari, le risibili analisi politiche di Saviano, il lacrimoso verbo boldriniano e perché no, anche, le occhiate di traverso dell’Annunziata.

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