25 febbraio 2018

Italiani, primato nel turismo sessuale minorile


Gli italiani hanno un triste primato, quello del turismo sessuale minorile, uno degli “affari economici” più consistenti al mondo e che lede mortalmente la vita psico-fisica di tantissimi minorenni che si trovano in uno stato di indigenza che li porta a vendersi per una manciata di euro.

Stando ai dati diffusi da Ecpat, che si batte contro lo sfruttamento sessuale dei minori, gli italiani si collocano al primo posto tra i violentatori di bambini del Terzo Mondo e, come sempre accade quando c’è di mezzo l’Italia, si entra nel paradosso: l’Italia è tra i pochi Paesi dell’Unione europea a essere in una posizione di avanguardia sul contrasto al fenomeno del turismo sessuale minorile, per essersi dotato di strumenti legislativi specifici in grado di rispondere in maniera concreta.

Le responsabilità delle dimensioni del fenomeno stanno sia nelle azioni di contrasto, inficiate dall’assenza di una giurisdizione univoca, sia, e soprattutto, nel cinismo di una “cultura” che ha smarrito il senso della dignità, della realtà di un bambino.

Se si pensa che la stragrande maggioranza di questi ‘turisti’, non solo pensionati ma anche uomini d’affari, piloti d’aereo, professionisti all’apparenza irreprensibili alla ricerca di “un’esperienza trasgressiva”, allora si comprende che il turismo sessuale è il frutto marcio di una pseudocultura (distorta) dello svago forte, della mostruosa convinzione di portare ricchezza economica in Paesi in difficoltà. Insomma si maschera un’azione depravata, il più abbietto dei crimini che si possano compiere su un bambino in stato di necessità, con la maschera dell’ipocrisia.

I turisti del sesso si stimano in almeno un milione all’anno; in testa alle mete ci sarebbe il Kenya, con tremila bambini fra i dodici e i quattordici anni nel mercato del sesso a tempo pieno e circa quindicimila nel giro di quello occasionale; seguono Santo Domingo, la Colombia e il Brasile.

A conferma del fatto che gli abitanti del Belpaese siano i principali fruitori del turismo sessuale con i minori, in alcune strade dell’Africa non è difficile trovare cartelli che intimano di non toccare i bambini, scritti in italiano.

Marco Scarpati, presidente della sezione italiana dell’Ecpat, spiega che si tratta di una tendenza allarmante; solo il 5% di quelle persone sono pedofili abituali, il resto è composto da persone che vanno all’estero per provare un’esperienza trasgressiva, appunto il turismo sessuale minorile che si rivolge a minori tra i 12 e 14 anni, e a volte anche più piccoli.

Come detto, i motivi che muovono un turista sessuale sono quelli dell’esperienza trasgressiva, la ricerca di una prestazione sessuale effettuata da chi, nel proprio Paese, è intoccabile, salvaguardato dalle leggi e dal mancato bisogno di vendersi al miglior offerente. Altro fattore fondamentale è quello dell’anonimato e dell’impunità che sia le leggi che la condizione sociale offrono nel territorio prescelto.

Ma vi sono anche motivazione psicologiche a muovere un turista del sesso minorile: la difficoltà nello stabilire rapporti paritari con le donne e la falsa credenza che fare sesso con bambini sia a minor rischio Aids. Nei fatti, la rappresentazione di una mostruosa realtà malata. E criminale.

di Sebastiano Lo Monaco

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