25 febbraio 2018

Italia, Iran e le occasioni perdute


Alla fine della scorsa settimana, in margine alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, un gruppo di Paesi europei, insieme alla Ue, hanno dato vita a un tavolo di consultazioni fra essi e Iran sulle crisi regionali, a cominciare dallo Yemen.

È un formato inedito, battezzato E4, e ancor più inedito è il fatto che, oltre alla Ue, Germania, Francia e Regno Unito ci sia l’Italia, una partecipazione che dopo 15 anni corregge la scellerata scelta del 2003, quando Roma si autoescluse dalle trattative sul nucleare iraniano, malgrado le insistenze di Teheran.

Il Governo Berlusconi di allora se ne lavò le mani, evitando di prendere posizione su temi delicati per Washington, ed evitando pure di doversi allineare a posizioni troppo partigiane contro Teheran.

Intendiamoci: Italia e Iran hanno sempre avuto relazioni speciali, o meglio, Teheran ha sempre puntato su Roma, forse nel ricordo dell’Eni di Mattei; d’altronde è un fatto che il tour europeo del presidente Rouhani all’indomani della firma del Jcpoa, l’accordo sul nucleare iraniano, è cominciato volutamente proprio dall’Italia.

Relazioni che, malgrado la riluttanza della Politica, la diplomazia italiana ha saputo curare, vedi la firma a gennaio del Master Credit Agreement, che stabilisce le modalità di finanziamento degli investimenti italiani in Iran.

Sia come sia, è un fatto che senza il coinvolgimento dell’Italia e dell’italiana Mogherini quale Alto Rappresentante della Ue, Teheran non avrebbe accettato di sedersi a un tavolo sulle crisi regionali.

Il fatto che si cominci dalla Yemen importa poco, serve a varare un meccanismo di consultazione; averlo fatto su un caso certo scottante, ma che si presta poco a fraintendimenti, può aiutare a procedere verso le questioni più spinose.

In testa c’è il pericolo della denuncia del Jcpoa da parte dell’Amministrazione Trump; è ovvio che Washington procederà a prescindere, ma una sponda europea complicherebbe molto i programmi di sauditi, israeliani & c. contro Teheran, e gli iraniani sarebbero molto grati dell’aiuto.

Inoltre, nella stessa Monaco c’è stato un assaggio della partita più rovente per i suoi sviluppi, quella siriana, con le teatrali invettive del premier israeliano Netanyahu e la replica del ministro degli Esteri iraniano Zarif. Ma è tutto il Medio Oriente che è in movimento, e il gruppo di lavoro dell’E4 è l’unico ora riconosciuto da Teheran, quello di Astana ha obiettivi completamente diversi.

Il fatto che l’Italia sia stata messa nelle condizioni di partecipare è certo un merito della diplomazia, ma molto più del fatto che in Iran si continui a puntare sul nostro Paese, quanto meno perché nei tempi più bui i Governi e le imprese italiane hanno dato mostra di moderazione verso Teheran, e questo conta. Quanto poi Roma sarà in grado di cogliere l’ennesima occasione che le si offre è tutt’altro discorso. Purtroppo.

di Salvo Ardizzone

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