09 gennaio 2018

Speciale Muro di Berlino a 28 anni dalla sua caduta - la storia del Muro dalla costruzione fino al crollo «Quel giorno finì la seconda guerra mondiale»


Il Panorama del Muro di Asisi - Foto: Emilio Esbardo

La costruzione del Muro di Berlino è avvenuta nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1961. La sua caduta, il 9 novembre 1989 avrebbe portato a un cambiamento radicale dello scacchiere economico, sociale e politico non solo dell’Europa, bensì del mondo intero. Il 9 novembre celebra il valore della libertà e della democrazia.

La caduta del Muro, però, ha dato origine anche alla globalizzazione, a un mondo basato su un capitalismo selvaggio, con un mercato senza regole e controlli, portandoci a una delle crisi economiche più gravi sin dai tempi della depressione del 1929.

Mi sembra giusto raccogliere qui gli articoli più importanti sul Muro, pubblicati su il Nuovo Berlinese. È una raccolta di eventi importanti impreziosita dalle interviste con importanti testimoni dell’epoca, che traccia un ritratto fedele del Muro dalla sua costruzione alla sua caduta.

La nostra redazione augura una buona lettura.


Ellen Sesta - Foto: Emilio Esbardo

In questa intervista la Ellen Sesta racconta l’appassionante avventura di due studenti italiani, Mimmo e Gigi, che sono riusciti a far scappare 29 persone dalla DDR, scavando un Tunnel. Il cosiddetto Tunnel 29 è tra i più famosi



Panorama Asisi - Foto: Emilio Esbardo

Grazie al mastodontico panorama, realizzato dall’artista ed architetto Asisi, il Muro di Berlino è “ritornato” in città


Thierry Noir nel suo atelier - Foto: Emilio Esbardo

Thierry Noir è stato il primo artista a dipingere il Muro di Berlino. Nell’intervista emergono fuori tutti i retroscena


Kiddy Citny nel suo atelier - Foto: Emilio Esbardo

Uno dei primi ad aver dipinto il Muro. E’ tra i migliori amici di Thierry Noir



L’ideatore di East Side Gallery, il più lungo tracciato originale del Muro


Foto: Emilio Esbardo

In questo articolo si svela chi è stato il vero ideatore del Muro di Berlino, alla luce degli atti segreti russi, messi a disposizione degli storici



Foto: Emilio Esbardo

Celebrazioni dei 50 anni della costruzione del Muro e ricordo delle vittime



Foto: Emilio Esbardo

Il ricordo della caduta del Muro di Berlino



Foto: Emilio Esbardo

Il Muro di Berlino è divenuto con il passare degli anni una gigantesca tela per numerosi pittori non solo tedeschi ma di tutto il mondo, lo sfondo naturale per diversi film, un palcoscenico per attori e musicisti.

Vent’anni fa cadeva il muro. Con esso crollava anche un mondo, quello della guerra fredda.


La caduta del muro non significa semplicemente la fine della guerra fredda. Significa molto di più. E’ la fine della guerra mondiale, quella del 1945. Nel 1945 si era firmato un armistizio. La Germania era divisa in 4 zone. Da queste 3 zone, dal lato Ovest, quella britannica, americana e francese, è nata la Repubblica Federale Tedesca (RDT).


E cosa ha significato la costruzione del muro rispetto agli equilibri geopolitici mondiali?

La costruzione del muro non fu altro che il prolungamento della cortina di ferro e della divisione tra il blocco dei paesi dell’est dell’Europa ed il blocco occidentale. La cortina di ferro attraversava la Germania, ed il muro era parte integrante di essa. Nonostante tutto però la Repubblica Federale non era ancora completamente sovrana. Ha ritrovato la sua sovranità definitiva solo con la riunificazione. Ecco perché Willy Brandt, l’artefice del riavvicinamento Est-Ovest ebbe a dire, il 10 Novembre 1989 a Berlino: “Finalmente si riunisce ciò che non avrebbe mai dovuto essere separato”. La Repubblica Federale (RFT) si è ricostruita negli 11 Länder dell’Ovest come una democrazia con un modello economico e sociale che si fonda sull’equilibrio tra il mercato e la solidarietà. All’Est invece c’erano le economie sovietiche.

Con la caduta del muro qual è stato il processo che ha portato alla riunificazione?

Sul piano politico la Repubblica Democratica Tedesca (RDT) chiese di aderire al territorio della Repubblica Federale dell’Ovest. E’ un po’ come se oggi un nuovo candidato all’integrazione europea chiedesse di aderire all’Unione Europea. La Costituzione della Germania Ovest permetteva a qualunque territorio che ne facesse espressa richiesta di aderire al territorio della Repubblica Federale tedesca. Il giorno in cui si è deciso dell’adesione dell’ex RDT alla RFT si è applicato all’Est, e cioè nei nuovi 5 Länder dell’Est, ciò che oggi nell’Unione Europea definiremmo diritto acquisito comunitario. Da un giorno all’altro si sono applicate nell’ex RDT le leggi della Repubblica Federale e la totalità del sistema economico e sociale. Ecco storicamente e giuridicamente ciò che è successo. La Costituzione della Germania Ovest lo permetteva grazie all’articolo 23 che era stato infatti incluso per permettere un giorno la riunificazione, e l’ex RDT si è avvalsa di questa possibilità. Dopo la riunificazione l’articolo 23 della Costituzione dell’Ovest è stato soppresso.

Le due Germanie, ora riunificate, viaggiano però ad una velocità economica diversa…

Quando il muro è caduto l’economia della Germania dell’Est era già sull’orlo del fallimento, poi è crollata su se stessa. C’è stato un collasso totale dell’economia. Era prevedibile, ma nessuno lo sapeva all’Ovest. Non si sapeva perché c’era troppa propaganda, dunque non si conoscevano le cifre reali, le prestazioni reali. Si credeva che la Germania dell’Est fosse un’economia dinamica all’interno del blocco sovietico, ma la realtà era che l’economia stava avendo già un crollo verticale. La situazione non era più sostenibile.

Com’è la situazione oggi?

Restano, soprattutto in certe regioni, dei problemi industriali ma non sono caratteristici dell’Est ma di tutta la Germania e non sono diversi da quelli che anche voi conoscete soprattutto nell’Italia del Nord. E’ il problema noto come ‘riconversione industriale’. Si tratta d’industrie obsolete che occorre modernizzare. E per questo è necessario un lungo processo. Ci sono dunque alcune regioni che hanno questo problema sia all’Est che all’Ovest. L’essenziale del lavoro è stato fatto comunque ed oggi si può affermare che non esiste alcuna differenza tra Est ed Ovest.

Per anni però, in Europa come in Germania, i tedeschi orientali sono stati considerati come cittadini “più sfortunati”. E’ vero?

No, questa è una visione proprio francese. In Europa, soprattutto in Francia, c’è stata una specie di ‘gelosia’ rispetto alle rapide ed efficaci prestazioni della Germania riunificata. Certo nell’Est esisteva un fenomeno psicologico che ritroviamo un po’ in tutti i paesi dell’Europa dell’Est che hanno aderito all’Unione Europea. E’ come se si dicessero: “Noi siamo svantaggiati. Siamo meno ricchi di voi”. Dimenticano di dire o di pensare che occorre tempo per arrivare ad un certo livello. Politicamente certi paesi giocano su questo vittimismo per fare della manipolazione politica. Ma nel caso specifico della Germania non bisogna dimenticare che ancora oggi i tedeschi dell’Ovest pagano all’incirca il 4% del loro PIL per finanziare la ricostruzione dell’Est, che effettivamente era svantaggiata.

Lo scarto che esisteva tra le due regioni era anche la differenza tra due sistemi economici completamente diversi…

Il problema è che all’epoca del regime comunista e della RDT la disoccupazione non esisteva. Semplicemente perché non esisteva economia. Tutti avevano un lavoro. Spesso le mansioni erano completamente inutili, ma i cittadini avevano l’impressione di lavorare ed erano pagati per questo. Quando è arrivata l’economia di mercato, è arrivato anche il problema della disoccupazione. La formazione all’Est era obsoleta in quanto non corrispondeva più alla domanda del mercato. E’ stato necessario fare un grande sforzo di formazione per colmare questo gap. La disoccupazione concerneva soprattutto coloro che avevano una formazione obsoleta. Oggi le nuove generazioni hanno un’ottima formazione. Oramai non c’è più differenza. Si è trattato quindi di una questione demografica. Si è dovuto ricreare un sistema di formazione professionale.

Ci sono stati attriti tra Est ed Ovest soprattutto nel mercato del lavoro?

C’è stato un caso in cui i tedeschi dell’Ovest hanno addirittura accresciuto i problemi dei tedeschi dell’Est. E ciò è avvenuto proprio all’inizio e cioè subito dopo la riunificazione. Una volta raggiunta l’unità, si è posto il problema dell’organizzazione per fissare i salari e dell’organizzazione in sindacati dei lavoratori e sindacati delle imprese. Le parti sociali hanno dovuto ricostruirsi all’Est. Il problema è che c’è stata una singolare coalizione d’interessi tra le imprese ed i sindacati dell’Ovest. Quelli dell’Ovest hanno avuto paura del dumping salariale dell’Est. In quel preciso momento sono state firmate delle convenzioni collettive con l’obiettivo di un livellamento dei salari estremamente rapido. Troppo rapido. Le imprese che all’Est cominciavano a ricostruirsi e a rientrare nel mercato non potevano pagare i salari richiesti dalle convenzioni collettive concluse tra le parti sociali. Questi salari erano troppo alti e ciò ha un po’ frenato lo sviluppo economico dell’Est.

Qual è stato l’impatto della massa di lavoratori provenienti dall’Est sull’Ovest?

Il fenomeno migratorio è cominciato prima della caduta del muro, nel momento in cui l’Austria e l’Ungheria hanno aperto le loro frontiere, nell’estate del 1989. Tra questo momento e la riunificazione tedesca circa 1 milione di tedeschi orientali sono partiti verso l’Ovest. Ed erano i più dinamici. E’ una delle ragioni per le quali occorreva una riunificazione immediata. Era urgente. Se non si fosse fatta l’unità in breve tempo, nel territorio dell’ex RDT, oggi non ci sarebbe quasi più nessuno. Questi tedeschi orientali hanno ritrovato lavoro ed hanno ricevuto una nuova formazione. Ma hanno dovuto rimboccarsi le maniche in quanto erano abituati alle economie sovietiche in cui lo stato si occupava di tutto. Oggi sono perfettamente integrati. E nessuno più si chiede da dove provengono. Un esempio è Angela Merkel. La provenienza non è mai stato un argomento elettorale. La Germania di oggi è plurale.

Come vive la Germania l’attuale crisi economica mondiale?

La Germania ha un’economia estremamente aperta. E’ la più aperta e dinamica d’Europa. Dunque soffre più delle altre in quanto dipende dagli scambi mondiali. Nel momento in cui c’è stato un rallentamento mondiale dell’economia la Germania ha sofferto. La sua recessione sarà dell’ordine del 5%, che è una cifra enorme. E’ perfettamente integrata nel sistema economico mondiale e se il mercato americano va male, se va male anche il mercato russo e quello europeo (2/3 degli scambi), è ovvio che la Germania soffra più degli altri. Ma nel momento in cui la domanda in beni, investimenti e attrezzature riparte in Cina e s’intravede una ripresa economica, la Germania si risolleva e lo fa anche più velocemente di altri paesi. D’altronde la Germania ha già vissuto due forti crisi economiche nel 1993 (crisi mondiale di ristrutturazione soprattutto nel settore automobilistico e industriale in generale) e nel 2003-2005 (bolla Internet) dopo una crescita record del 3%. Queste due crisi hanno spinto il Paese sull’orlo della recessione. Ma le imprese ne sono sempre uscite modernizzate e ristrutturate. Sono diventate più competitive. Queste esperienze fanno sì che oggi le imprese, gli attori economici ed anche i consumatori sappiano già come gestire la situazione, perché l’hanno già vissuta. Nonostante la crisi finanziaria i tedeschi hanno il morale alto e mantengono la fiducia in quanto ad ogni crisi ne escono sempre fortificati.

Redazione:

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