08 gennaio 2018

Piazza Fontana, la strage sconosciuta dagli studenti


Ci sono eventi che passano alla storia e altri che semplicemente invecchiano. La strage di Piazza Fontana avvenuta a Milano il 12 dicembre del 1969, che con i suoi diciassette morti e ottantotto feriti fu definita la “madre di tutte le stragi” in Italia, è diventata vecchia.

Il boato che in quel pomeriggio squarciò la Banca Nazionale dell’Agricoltura, ha attraversato questi quarantotto anni giungendoci come l’eco sbiadito di un avvenimento che di fatto diede vita ai cosiddetti anni di piombo. I morti in realtà furono diciotto, se si conta pure la vicenda dell’anarchico Giuseppe Pinelli, volato giù da una finestra della Questura di Milano nella notte tra il 15 e il 16 dicembre.

Sono stati quarantotto anni lunghi e controversi, fatti di indagini, processi, insabbiamenti e depistaggi, il cui esito è un nulla di fatto tutto italiano. Gli autori di quella sanguinosa strage sono rimasti senza volto anche se una verità storica emerse da quelle cinque sentenze istruttorie e dieci gradi di giudizio.

Le vittime di quel vile attacco alla democrazia e alla società civile italiana gridano ancora il loro strazio e, dopo quasi mezzo secolo, i loro parenti si organizzano in cortei e manifestazioni per portare avanti una battaglia in nome di una giustizia e una verità finora negate e mortificate da più parti. Un’eco sbiadita di una strage vecchia e quasi dimenticata dalle nuove generazioni, da chi gli anni di piombo li associa ai jeans a zampa d’elefante o alle camicie dai colori improbabili.

Qualche giorno fa una troupe di Repubblica Tv si è recata all’Università Statale di Milano ed ha chiesto agli studenti cosa ricordasse loro la data del 12 dicembre 1969. Quasi nessuno dei giovani ricordava cosa fosse successo in quel giorno di tanti anni prima. Solo dopo l’accenno a Piazza Fontana qualcuno ha un’illuminazione, ma le idee restano vaghe e confuse. Si trattò di un attentato, di un fattaccio brutto ma non si sa perché fu commesso né da chi. Qualcuno tenta di giustificarsi: non è un argomento che si studia a scuola; non è entrato nei programmi di Storia, che si fermano alla Seconda Guerra Mondiale.

Il Presidente della Repubblica Mattarella nel giorno della commemorazione ha affermato che quella strage fu l’inizio di “una catena di sangue e terrore”, alimentando in maniera considerevole la cosiddetta “strategia della tensione”. Auspica un costante impegno civile, il Presidente, affinché l’azione del tempo non sbiadisca ulteriormente il ricordo di quell’atroce e vile attacco che fu un vero spartiacque della nostra storia repubblicana.


di Massimo Caruso

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