06 gennaio 2018

Dopo Usa, anche Israele esce dall’Unesco


Seguendo i passi degli Stati Uniti, il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu ha incaricato il rappresentante dell’entità sionista all’Unesco, Carmel Shama-Hacohen, di presentare al nuovo direttore generale dell’organizzazione Audrey Azoulay un annuncio ufficiale scritto dell’uscita di Israele dall’organizzazione.

La lettera sarà presentata immediatamente dopo Natale. Secondo le regole dell’organizzazione, l’uscita da parte di Israele avrà effetto il 31 dicembre dell’anno successivo a quello della presentazione della lettera, il che significa che sia gli Stati Uniti che Israele non potranno lasciare l’organizzazione entro la fine del 2018. Ciò avviene quando l’agenzia educativa, culturale e scientifica delle Nazioni Unite ha approvato diverse risoluzioni contro l’entità sionista, ed ha esteso l’adesione alla Palestina nel 2011.

La decisione di Netanyahu di ritirarsi dall’organizzazione è arrivata al termine del voto speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di giovedì, in cui è stata approvata una risoluzione che dichiara con schiacciante maggioranza che il riconoscimento da parte di Washington di Al-Quds (Gerusalemme) come capitale dell’entità sionista è “nullo” e dovrebbe essere “rescisso immediatamente”.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione con 128 voti a favore, 9 contrari e l’astensione di 35 Paesi. La risoluzione condanna sia il riconoscimento degli Stati Uniti di Al-Quds come capitale del regime israeliano, sia la decisione di Washington di trasferire la propria ambasciata nella città Santa.

L’ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, Nikki Haley, ha dichiarato prima del voto a tutti i Paesi votanti che Washington, il più grande contributore dell’organismo internazionale, avrebbe ricordato il voto dei rispettivi Paesi. La Risoluzione, che respinge la decisione degli Stati Uniti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, è stata approvata nonostante le minacce americane di tagliare il sostegno finanziario da parte dell’Amministrazione Trump.

di Redazione

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