16 dicembre 2017

LA BOSCHI E' UNA BUGIARDA, HA MENTITO AL PARLAMENTO: SI DIMETTA O VENGA CACCIATA



''L'audizione del presidente della Consob, Giuseppe Vegas, non lascia dubbi: l'allora ministro Boschi ha mentito al Parlamento, perché si è occupata attivamente della vicenda di Banca Etruria nella sua qualità di membro del Governo. Ora la Boschi abbia un briciolo di dignità e si dimetta da ogni incarico e non si ricandidi alle prossime elezioni''. Lo afferma il senatore Roberto Calderoli, vice presidente del Senato. E non è il solo a chiederlo: ''L’allora ministra Boschi chiese un appuntamento privato al Presidente Consob Vegas per esprimere le proprie preoccupazioni relative alla possibile aggregazione fra Banca Etruria e BPVI. Parliamo della stessa persona che venne in Parlamento a giurare di non essersi mai occupata di Banca Etruria. Credo che l’attuale sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio dovrebbe avere la dignità di dimettersi immediatamente''. Lo afferma il deputato di Liberi e Uguali Giovanni Paglia, componente della commissione banche.

Redazione: 




15 dicembre 2017

Il volto del nemico



Il volto del nemico
Giornalisti, sondaggisti, politici e antifascisti di mestiere confermano l'incredibile: il Pericolo è tornato. Il cadavere del fascismo è pronto a travolgere la democrazia italiana in un'onda (d'irrilevanza) nera. E se i veri nemici fossero altri?

di Alessio Mannino 

L’onda nera del neo-fascismo minaccia la libertà della democrazia italiana? Non facciamo ridere. I colleghi della Repubblica e dell’Espresso, vittime di fumogeni e proclami mediatici, se si attenessero ai nudi dati dei partitini e gruppuscoli che si rifanno più o meno esplicitamente al nazifascismo, scoprirebbero che stiamo parlando di percentuali da albumina. La ben orchestrata campagna di stampa sul pericolo del virus nostalgico è solo l’ultimo scampolo della sindrome ectoplasmatica di un antifascismo a scoppio ritardato. Ossia resuscitare di tanto in tanto lo spauracchio fascista, ingigantendo alla n volte l’entità di un fenomeno marginale e macchiettistico. E così regalandogli un’enorme pubblicità gratis.

A certi politici e financo storici che ragionano come i gamberi andrebbe ricordato che le condizioni che portarono alla sottovalutazione di Mussolini e camerati sono completamente differenti dagli eventi in cui ci troviamo oggi: non siamo reduci da una prima, traumatica, devastante guerra mondiale; la lotta politica non si consuma in una guerriglia civile con formazioni squadriste organizzate e tollerate dall’autorità; e a parte i fanatici islamisti, non c’è un giovane disposto a versare una goccia di sangue per un’idea giusta o sbagliata che sia di patria o rivoluzione. Abbiamo a che fare invece con un’ultraminoranza di associazioni che si eccitano con il culto di un passato ottantennale, condannandosi all’irrilevanza proprio per continuare a mestarlo e rimestarlo, incapaci come sono di abbandonare un immaginario di miti, riti e simboli che non ha più alcun legame vivo e attuale con la realtà. E’ la cocaina totalitaria che il dissociato amante dell’estremo sniffa per colmare il vuoto di un’ideologia vitale, adatta al presente e radicata nelle questioni di oggi – e beninteso che rimanga radicale negli obiettivi e nei metodi, senza vendersi al pensiero unico liberale.

I fascisti del 2000 hanno il loro specchio negli antifascisti che vedono quel che non c’è. E cioè un fascismo vecchio stampo che non potrà tornare neanche sotto mentite spoglie, poiché nessuno oggigiorno accetterebbe mai uno Stato di polizia con un dittatore che fa e disfa in barba ad un ordine internazionale-gabbia, in cui tutti i popoli sono connessi nell’abbraccio mortale della globalizzazione finanziaria (perfino CasaPound che è la meno “passatista” di tutte, non recide il cordone ombelicale con le sacre memorie, e questo nonostante il dinamismo e la creatività fin qui dimostrata). Per il resto, se un qualsiasi individuo commette un atto illegale o usa la violenza per imporre le proprie idee va fatto scattare il codice penale, chiuso il discorso.


Laura Boldrini e Carla Nespolo

Dipingere di nero fascio il quadro è un collaudato metodo per non guardare in faccia il nemico principale. Questo lo aveva già capito il vecchio Amadeo Bordiga, fondatore con Gramsci del Partito Comunista nel 1921, che negli anni Anni Cinquanta dello scorso secolo metteva in guardia l’allora sinistra dallo sviare l’attenzione dall’avversario da abbattere, il capitalismo, concentrandosi troppo su un antifascismo di maniera, pienamente sensato dal 1922 al 1945, e volendo ancora nell’immediato dopoguerra, ma non dopo, se non come riferimento ideale ai padri.

Siamo ancora lì. I ragazzi che in totale buona fede manifestano nel 2017 contro l’eterno ritorno del fascismo sono sistematicamente ed artatamente fatti distrarre, sprecandone l’energia, dall’oppressione attiva e operante che da decenni ci rende subdolamente schiavi: il Potere delle banche dominatrici del denaro, che è il sangue circolante di una società fondata sul mercimonio di ogni cosa, esseri umani compresi. Complici e compari i governi ammanicati con i vampiri, specie oltreoceano ma non solo (che cos’è la petromonarchiasaudita, se non un assolutismo puntellato di religione ma impastata di puro Capitale?).

Amadeo Bordiga
(1889/1970)

Ironia della storiaccia, per accendere una lampadina basterebbe leggersi, fra gli innumerevoli esempi, l’ultimo numero del settimanale L’Espresso in edicola, che in un documentatissimo e inquietante articolo di Paolo Biondani e Luca Piana spiega come il colosso bancario Deutsche Bank nel 2011 compì una brutale speculazione di miliardi di euro sui titoli italiani facendoci rischiare di finire come la Grecia. La procura di Trani ha aperto un’inchiesta, poi passata a Milano. Ma questa non è, o meglio, non dovrebbe essere roba da tribunali. Ma da sollevazione popolare. Che le cricche di finanzieri in completo grisaglia abbiano anche solo la possibilità di stravolgere la vita di un popolo, dei cittadini comuni che si sfiancano a tirare avanti la baracca esponendo il frutto delle proprie fatiche alla ruota infernale delle Borse e degli spread, è di per sé un fatto politicamente criminale. Tale da appenderli, questi rettili, al più alto pennone.

E siccome lo spettacolo della destra che contende il parlamento alla sinistra è solo il circo dietro cui si nascondono i centri di strapotere monetario e geopolitico che condizionano la sovranità degli Stati (lo spudorato “vincolo esterno” Ue-Fmi-Bce), il vero mostro liberticida che in questo stesso momento ci asservisce alle sue logiche e disegni di controllo si chiama Francoforte, si chiama City di Londra, si chiama Wall Street, si chiama Washington, si chiama piani alti dei vitrei e cupi grattacieli dei banksters e dei complessi militar-finanziari. Sono le cinque Sim (Società di Intermediazione Mobiliare e divisioni bancarie), cioè J.P Morgan, Bank of America, Citybank, Goldman Sachs, Hsbc Usa, e i cinque istituti di credito, ovvero Deutsche Bank, Ubs, Credit Suisse, Citycorp-Merrill Linch, Bnp-Parisbas, che hanno in pancia il 90% del totale dei titoli derivati, la fetta più grossa dell’intero mercato globale delle transazioni.


Uno studio dell’Istituto Svizzero di Tecnologia pubblicato qualche anno fa sulla rivista scientifica New Scientist scoprì che mettendo ai raggi X il groviglio di partecipazioni incrociate nella proprietà di tutte le 43.060 multinazionali presenti al mondo (su un database di 37 milioni di società, l’Orbis, risalente al 2007), è possibile enucleare un gruppo privilegiato di 1.318 investitori che detiene il 60% dell’economia reale del mondo, mobiliare e manifatturiera. Districandosi nei meandri degli assetti proprietari, i ricercatori hanno individuato un gruppo ancora più ristretto di nomi ancora più legati fra loro. In breve, il risultato finale vede 147 soggetti controllare il 40% della ricchezza industriale del pianeta. Meno dell’1% è a capo dell’intero intreccio. È composto per la maggior parte, guarda caso, da banche e fondi d’investimento. Gli stessi di sempre: Barclays, JP Morgan Chase, Ubs, Merryl Lynch, Deutsche Bank, Credit Suisse, Goldman Sachs, Bank of America, Unicredit, Bnp Paribas. I nodi di questa sorta di consiglio supremo della finanza non deve far pensare a una cupola stile Spectre: un numero tale, 147, è ancora troppo elevato per concludere che si muovano in una collusione scientifica. All’interno le rivalità e i contrasti d’interesse li dividono, contrapponendone le strategie e tenendo l’umanità in ostaggio di forze su cui nessuno può apporre la sua brava crocetta elettorale. E’ l’élite tecnocratica e la “global class” che in mano hanno i fili dell’economia mondiale. Questo è accertato e accertabile.

Sono questi i nemici. Che ci tolgono, senza che neppure ci facciamo caso, la libertà di autodeterminarci come popoli. Al loro confronto, le teste rapate il cui razzismo fa vomitare – e ditelo che siete razzisti, piuttosto che limitarvi a denunciare, anche con buone e solide ragioni, l’immigrazionismo – sono la foglia di fico perfetta per quegli antifascisti che non hanno mai letto Pasolini. E hanno tragicomicamentedimenticato la lezione di Bordiga. Ammesso che sappiano chi sia.


12 dicembre 2017



di Andrea Scaraglino

Trame nere

L’antifascismo da operetta risulta ormai l’ultimo ridotto di una parte politica che ha tradito e massacrato il suo storico riferimento sociale.

Così cantavano, negli anni Settanta, Gli Amici del Vento: “Trama nera, trama nera, sol con te si fa carriera, trama nera, trama nera tu dai la felicità”. A quasi quarant’anni dalla prima stesura, stona l’attualità di questi versi. Ma la cronaca degli ultimi giorni non perdona, te li fa tornare in mente in ogni momento. Dal web, passando per radio e giornali, fino ad arrivare alla televisione la litania è sempre la stessa.

Il pericolo nero, l’onda nera vengono propinati come l’esigenza primaria da affrontare, come l’unico pericolo esistente. E del resto, non può essere che così, vista la resurrezione del cadavere più nobile della politica italiana. Come un novello Lazzaro, la sinistra ritrova consistenza e unità solo rivangando i fantasmi di un passato lontano e anacronistico.


Prima colpevole, con le sue fittizie e personalissime divisioni, della macelleria sociale che dilania e annichilisce la nostra società, rivive solo come pantomima di se stessa. Ed ecco che il miracolo avviene, dopo anni è possibile rivedere, in quel di Como, le bandiere del partito di governo e quelle del Partito Comunista dei Lavoratori, leggere le pagine dei blog dei centri sociali e scambiarle per quelle di Repubblica. Tutte le differenze vengono accantonate, l’articolo 18, lo ius soli, i diritti civili, le pensioni, la denatalità da rimpolpare con l’immigrazione, tutto passa in secondo piano di fronte al pericolo nero.

Un pericolo, è giusto ricordarlo, evanescente, ridicolo, buffonesco che con la sua sola caricaturale esistenza permette ad un ‘altrettanta cialtronesca controparte di continuare ad esistere. Piange il cuore a pensarlo, ma è innegabile che la sinistra italiana esiste, oramai, solo in funzione anti qualcosa, solo in campagna elettorale, solo per nascondere il suo tradimento della “classe proletaria”. Un lungo e inglorioso crepuscolo quello della sinistra italiana che ieri come oggi è costretta a fabbricarsi dei nemici per poter continuare a giustificare le proprie colpe e i propri stipendi.

“Trama nera, trama nera, sol con te si fa carriera, trama nera, trama nera tu dai la felicità”

La verità sui Bitcoin: tutto quello che dovremmo sapere ma che non ci dicono



di Paolo Savona

La gente si domanda che cosa sia questa nuova follia finanziaria dei Bitcoin. Per taluni, la curiosità di sapere maschera il desiderio di acquistarli. Se così fosse, l’unico suggerimento da dare a costoro è “tenetevi alla larga”.

I Bitcoin sono il nulla che ha radici nell’abilità dei pochi e nella credibilità dei molti. Nati come moneta sostitutiva di quella legale, cioè con dietro uno Stato e le sue leggi, è diventata uno strumento per speculare, dove vince chi è più abile a entrare a prezzi bassi e uscire quando si innalzano. Essi vivono perché una fascia per ora ristretta del Pianeta li considera mezzo di scambio (ossia moneta da usare nei pagamenti), serbatoio di valori (dove tenere i risparmi) e strumento liberatorio dei debiti (ossia strumento riconosciuto a tal fine).

I Bitcoin assolvono la prima funzione in modo per ora limitato e la seconda con molti e crescenti rischi, ma non la terza, perché la legge non li riconosce come tali; la miopia delle autorità va però legittimandone l’esistenza introducendo l’obbligo di trasparenza a fini fiscali e accettando l’avvio di contratti (i derivati future) sugli stessi, caricandosi di responsabilità sulla loro esistenza senza domandarsi che cosa faranno se la speculazione inverte il suo andamento e la magistratura si trovasse di fronte a un caso di contestazione sulla legittimità di un debito saldato con Bitcoin.



L’esistenza dei Bitcoin è il risultato di un programma (protocollo), il Blockchain (letteralmente “catena bloccata”), che opera in modo decentralizzato su grandi computer e ha la proprietà di essere trasparente e sicuro, ossia registra e mette a disposizione ogni operazione compiuta da un singolo individuo senza che altri possono conoscerla. Esso è stato messo a punto da un ingegno come quello di Ulisse (conosciuto come Nakamoto) che se a Polifemo di essere “Nessuno”. Per questa caratteristica di impenetrabilità vengono attratti nel meccanismo fondi leciti e illeciti in cerca di anonimato.

Poiché la nascita dei Bitcoin richiede procedure complesse (chiamate “miniere” e gli autori “minatori”) e Nakamoto-Ulisse ha stabilito un limite alla loro circolazione in 21 milioni di unità, alla crescita della domanda non segue un pari aumento dell’offerta e i prezzi si impennano. Quello che sta avvenendo, ma sul nulla, perché dietro non c’è né attività reale che ne giustifichi il valore, né un’autorità che li protegga. Lo ripeto, vivono perché i possessori lo vogliono e altri lo consentono.

È uno strumento monetario e finanziario basato sulla convenzione spontanea tra partecipanti al meccanismo telematico. Oggi la logica di questa convenzione-convinzione è la scommessa che il meccanismo possa continuare a funzionare creando benefici senza alcun problema, che invece esiste. Se dovesse venire meno, chi paga le conseguenze, dato che le autorità avrebbero dovuto intervenire?

La risposta più comoda è che “i ricchi e i criminali si scornino tra loro”, se non fosse che ogni crisi nata da mancanza di regole causa gravi conseguenze all’economia, come ha dimostrato la Grande recessione nata dall’”esuberanza irrazionale” della finanza americana e globale con i derivati dei crediti non buoni (subprime credit) contro la quale si è scontrato il mondo, con una particolare incidenza per Italia che aveva le mani legate dalle istituzioni europee “zoppe” (il termine è di Carlo Azeglio Ciampi).

Il sistema della moneta telematica va governato per tempo affinché non sfugga di mano, se già non è accaduto l’irreparabile. Infatti ai Bitcoin si sono aggiunte altre monete connotate come criptocurrency (criptovalute), dalla caratteristica del protocollo Blockchain che è scritto criptato, ossia in modo tale che solo chi è autorizzato a farlo può leggerlo e, nel loro caso, solo chi li possiede. Ricordando la frase di Einstein che ciò che non riesci a fare oggi, lo farà qualcuno domani e, pensando al successo di Turing nel decriptare i messaggi nazisti, prima o dopo può accadere che il monopolio della conoscenza da parte dei singoli individui venga meno.

Il secondo punto, ancora più preoccupante, è che la sovranità monetaria passa dalle mani dello Stato a quelle dei privati, che secoli di storia indicano non abbiano capacità di autocontrollo; abbandonata la moneta in forma metallica (oro e argento), quella cartaccia (il circolante che abbiamo in tasca) e scritturale (i depositi bancari), essa è ora in forma telematica (bit di computer) e può essere creata in quantità infinita; perciò deve essere controllata da autorità che operano su delega dai Parlamenti, some le banche centrali o i Ministri del Tesoro. Quattordici banche globali stanno mettendo a punto una loro moneta elettronica che espropria la sovranità monetaria degli Stati; di conseguenza l’economica non sarà più controllata da leggi, ma dalla volontà dei loro manager.

La Russia ha già deciso di recuperare la sovranità creando il criptorublo. Olanda e Danimarca stanno studiando di farlo. Stati Uniti e Regno Unito si sono invece limitati a imporre la trasparenza fiscale e legale, una via che l’Italia sta percorrendo, ma in modo blando. Il problema non è quello di raggiungere lo scopo di far rispettare le leggi tributarie e lottare contro la criminalità, cosa sacrosanta, ma garantire che l’aumento dei prezzi sia sotto il controllo dei Parlamenti in nome della “no taxation without representation”, non può esservi un’imposizione fiscale fuori dagli organi della democrazia, come sarebbe il caso dell’inflazione, la tassa occulta sui poveri.

Tratto da: ComeDonChisciotte

Dati inquietanti sulla rete e i bambini: sapete, nel mondo, quanti utenti sono bambini?


Pedopornografia: il 53% delle vittime ha 10 anni o meno
di Luana Pollini

L’allarme è contenuto nell’ultimo rapporto dell’Unicef su web e minori

Dall’Unicef arriva l’ennesimo allarme sul rapporto fra web e pedopornografia. Secondo il rapporto “Condizione dell’infanzia nel mondo 2017: figli dell’era digitale” il 53% dei bambini abusati e sfruttati per produrre contenuti hard ha 10 anni o meno.

Un dato “sconcertante, ma allo stesso tempo inferiore al 69% del 2015” sottolinea l’agenzia Onu per i diritti dell’infanzia. E’ in aumento, tuttavia, il numero di immagini di bambini dagli 11 ai 15 anni: dal 30% nel 2015 al 45% nel 2016.

E 9 Url con contenuti pedopornografici su 10 identificati a livello mondiale sono localizzati in 5 Paesi: Canada, Francia, Olanda, Russia e Usa.
Web e minori

Più in generale il rapporto racconta l’utilizzo di internet da parte dei minori. Nel mondo un utente su 3 è un bambino. Eppure è stato fatto “troppo poco” per proteggere i più piccoli dai pericoli del mondo digitale e per aumentare il loro accesso a contenuti sicuri online. I giovani rappresentano il gruppo di età più connesso. Nel mondo, il 71% di loro è online, comparato al 48% della popolazione totale. Quelli africani sono però i meno connessi, con circa 3 giovani su 5 offline, a fronte di solo 1 su 25 in Europa.
Digital divide

E se la tecnologia digitale può offrire benefici ai bambini più svantaggiati, aumentando il loro accesso alle informazioni, il rapporto rivela che milioni di ragazzi stanno perdendo questa opportunità: circa un terzo dei giovani del mondo – 346 milioni – non sono online, aggravando le disuguaglianze e riducendo la capacità dei bambini di partecipare a un’economia sempre più digital. Circa il 56% di tutti i siti web sono in inglese e molti bambini non possono trovare contenuti che comprendono o che siano culturalmente rilevanti. Esiste anche un divario di genere. A livello globale, nel 2017 ha usato internet il 12% in più degli uomini rispetto alle donne. In India, meno di un terzo degli utenti di internet sono donne.

Fonte: interris

Irlanda: Amnesty accusata di ricevere fondi illeciti da Soros. Indovinate per fare cosa?



di Federico Cenci

Irlanda: Amnesty accusata di ricevere fondi illeciti da Soros. Indovinate per fare cosa?

Un’agenzia governativa ha chiesto di restituire le sovvenzioni ricevute per promuovere l’aborto

La campagna di Amnesty International per rendere meno restrittiva la legge sull’aborto in Irlanda, potrebbe essere stata alimentata da denaro ricevuto in modo illecito dalla Fondazione Open Society di George Soros. Si tratterebbe di una cifra intorno ai 150mila dollari (circa 127mila euro). Lo scandalo, che sta catalizzando le attenzioni dell’opinione pubblica irlandese in questi giorni, nasce a seguito di una petizione lanciata a novembre da CitizenGo. La piattaforma on-line aveva segnalato la formale accusa dell’agenzia governativa di vigilanza sull’elargizione di fondi, la Sipo (Standars in Public Office Commission), nei confronti di Amnesty, per aver violato la legge sui finanziamenti a “scopi politici”. L’organizzazione umanitaria avrebbe, infatti, ricevuto sovvenzioni da enti stranieri non direttamente operanti nel Paese.
La campagna per l’aborto

Era stata la stessa Amnesty Ireland ad aver reso noto sul proprio sito internet di aver ricevuto donazioni da parte della Fondazione Open Society di George Soros per finanziare “It’s time”, la campagna verso il referendum sulla depenalizzazione dell’aborto del prossimo maggio 2018. L’azione di lobbying da parte della Fondazione del noto finanziere si sarebbe, tuttavia, scontrata con la legislazione irlandese, la quale vieta finanziamenti superiori a 100 euro di natura politica provenienti da enti che non abbiano in Irlanda alcuna sede. E la Open Society non ha alcuna sede in Irlanda.

Ora l’agenzia governativa ha chiesto all’ufficio di Dublino di Amnesty di restituire i 150mila dollari ricevuti. Le indagini avrebbero riguardato altre due associazioni abortiste locali risultate anch’esse beneficiarie dei fondi di Soros dopo la diffusione di documenti riservati dell’Open Society, in cui si affermava tra l’altro che “con una delle leggi sull’aborto più restrittive del mondo, una vittoria in Irlanda impatterebbe anche in altri Paesi molto Cattolici in Europa, come la Polonia, e proverebbe ancor più che un cambiamento è possibile anche in Paesi fortemente conservatori”.
La difesa di Amnesty

Dal canto suo, Amnesty Ireland si è difesa per bocca del suo amministratore delegato, Colm O’Gorman, che ha dichiarato all’Irish Times: “Ci viene chiesto di rispettare una legge che viola i diritti umani, e non possiamo farlo”. O’Gorman ha sottolineato che nel 2016, una prima indagine del Sipo non aveva rilevato nulla di illecito. Secondo il rappresentante di Amnesty in Irlanda, l’agenzia governativa avrebbe oggi ricevuto pressioni da CitizenGo.

In una nota di Amnesty, l’amministrazione delegato ha quindi lanciato una dura accusa: “L’Irlanda sta prendendo di mira Amnesty International esclusivamente per il suo lavoro sui diritti umani“. E ancora: “Amnesty International non rispetterà le istruzioni del Sipoc e userà tutti i mezzi a sua disposizione per contestare questa legge ingiusta“.
L’ambiguo ruolo di Open Society

Non è la prima volta che la Fondazione Open Society si trova al centro di controverse vicende. Tra le organizzazioni più influenti e ricche al mondo, eroga fondi – come si legge in questo documento redatto dall’organizzazione stessa – per sostenere in Europa attività considerate “benefiche” che vanno dalla sensibilizzazione a favore dei diritti lgbt a quelli dei migranti, passando appunto per le campagne pro-aborto. Ma la Open Society è stata spesso accusata di “minare la democrazia” in Paesi membri dell’Unione Europea. Accuse, tuttavia, sempre respinte dalla Fondazione di George Soros.

Sul tema è intervenuto Filippo Savarese, responsabile CitizenGo Italia. “È la seconda volta che CitizenGo intralcia le colonizzazioni ideologiche in tutto il mondo della Fondazione di Soros – ha detto a In Terris -. Era già successo in occasione del tour in Sud America del nostro Bus anti-Gender. CitizenGo si candida volentieri a diventare l’anti-Soros per difendere ovunque i valori della Vita, della Famiglia e della Libertà educativa”.

Fonte: interris

Ecco come le banche guadagnano anche con il Natale dei poveri italiani


Ecco come le banche guadagnano anche con il Natale dei poveri italiani

La metà degli intervistati chiederà un importo di almeno 2 mila euro

Il Natale si avvicina a grandi passi e per far fronte ai costi legati a regali, cenoni, feste e vacanze invernali, molti italiani hanno valutato l’opzione di chiedere un prestito personale o di ripiegare verso un pagamento rateale.

Il sondaggio. E’ quanto emerge da un sondaggio realizato da Facile.it e Prestiti.it. Un italiano su 4 – ossia circa il 24 per cento degli intervistati – si affiderà ad una finanziaria per sostenere le spese collegate al Natale. E la metà di questi, chiederà un importo di almeno 2 mila euro.

Per cosa servirà il prestito? Tra coloro che hanno intenzione di chiedere un prestito personale o di optare per un pagamento rateale durante le feste, il 43,7% utilizzerà la somma per pagare una vacanza (più frequentemente la settimana bianca), il 40,6% per comprare i regali e il 15,6% per sostenere i costi del cenone.

La durata del finanziamento. Per quanto riguarda la durata del finanziamento, gli italiani cercheranno di rimborsare il prestito in un periodo relativamente breve; il 53% ha dichiarato di volerlo restituire in meno di 12 mesi, il 19% entro i 24 mesi mentre meno di 1 su 3 il (28%) opterà per un piano rateale superiore ai due anni. Se si guarda a coloro che non intendono richiedere un prestito personale, il 49% ha dichiarato di ritenere i regali di Natale un motivo futile per ricorrere ad una finanziaria, il 35% non ne ha bisogno mentre il 16% non vuole aggiungere un nuovo finanziamento sul bilancio familiare.

Fonte: interris

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