24 novembre 2017

Grillo sui vaccini «Se questo è vero, spacco tutto». Poi arrivano Di Maio e Di Battista VIDEO


Beppe Grillo, nello spettacolo Apocalisse morbida, del 1998, parlava anche di vaccini e non ne parlava assolutamente bene. Oltre a non essere d’accordo sul principio alla base delle vaccinazioni, che vanno a inoculare un “virusino” a un neonato sano, denunciava la presenza del mercurio e commentava i grafici ISTAT che dimostrano che malattie come la difterite non sono scomparse grazie ai vaccini. «Se le cose che dico sono vere, io spacco tutto, porca puana». E continuava dicendo che oggi, a farti ammalare, sono «le multinazionali del cao».
Se all’epoca Grillo fosse stato il leader del primo partito in Italia, cosa avrebbe detto sui vaccini? Oggi non dice più niente. Sembra che il successo dei 5 stelle sia inversamente proporzionale alla loro capacità di raccontare la verità. Oggi, improvvisamente, i vaccini sono diventati buoni, e anzi, più ne sono e meglio è. Addirittura gli obbligatori aumentano da quattro a dieci eppure Grillo non spacca un ca**o. E Di Maio e Di Battista se ne escono con frasi imbarazzanti che sono gli elettori del PD possono gradire.

Nei video che seguono potete sentire prima Grillo, contro i vaccini e poi Di Maio e Di Battista, a favore. Coerenza a 5 stelle. [Fonte foto Dagospia]
Redazione: Enzo Vincenzo Sciarra

Louis Braille, il musicista cattolico cieco che ha permesso la lettura tattile


Inventò il suo metodo di lettura e scrittura usando lo stesso strumento che gli era costato la vista

Tutti conoscono il compositore classico cattolico Beethoven, ma sapevate che anche l’inventore del metodo Braille era un musicista brillante e un devoto cattolico?

Louis Braille era figlio di un conciatore della cittadina francese di Coupvray. A tre anni, cercando di imitare il padre, prese un punteruolo per fare dei fori in un pezzo di pelle. Premette forte il punteruolo ma questo schizzò via dalla pelle, perforandogli l’occhio.

Non si riuscì a trovare una cura, e il bambino soffriva terribilmente visto che l’occhio si infettò. L’infezione si diffuse poi anche all’altro occhio. A cinque anni, Louis era diventato completamente cieco. “Perché è sempre buio?”, continuava a chiedere ai suoi genitori, non capendo che non avrebbe visto mai più.

Il padre intagliò dei bastoni per lui e gli insegnò come muoversi indipendentemente. Gli insegnanti e i sacerdoti di Coupvray erano colpiti dalla sua precocità e dalla perseveranza che mostrava, e quando era adolescente raccomandarono Louis per l’Istituto Reale per i Giovani Ciechi, una delle prima scuole per non vedenti al mondo, fondato dal filantropo Valentin Haüy, che non era cieco.

Gli alunni imparavano a leggere usando lettere in rilievo in un sistema creato da Haüy, ma produrre i libri era un processo complicato, e quando la scuola aprì i battenti aveva solo tre studenti. I bambini non riuscivano neanche a scrivere usando un sistema simile. Il padre di Braille gli fabbricò un alfabeto di pelle spessa, di modo che potesse scrivere a casa avvalendosi di quelle lettere.

A 12 anni Braille aveva imparato un sistema di comunicazione fatto di punti e trattini impressi sulla carta, ideato dal capitano Charles Barbier perché i soldati potessero diffondere le notizie di notte senza parlare o usare la luce. Il sistema era stato respinto dai militari perché ritenuto troppo complicato.

Per tre lunghi anni, Braille lavorò assiduamente per sviluppare un sistema simile ma più semplice per i non vedenti, usando un punteruolo, lo stesso strumento che lo aveva reso cieco.

“L’accesso alla comunicazione nel senso più ampio è l’accesso alla conoscenza, e questo è estremamente importante per far sì che la gente non provi per noi [non vedenti] disprezzo o senso di condiscendenza. Non abbiamo bisogno della pietà, né che ci venga ricordato che siamo vulnerabili. Dobbiamo essere trattati come pari – e la comunicazione è il modo per riuscirci”.

Alla fine, dopo alcune revisioni, Braille a 15 anni ideò un alfabeto per i non vedenti. Lo pubblicò cinque anni dopo, estendendolo a includere simboli geometrici e notazioni musicali. Braille era un grande appassionato di musica, ed era un violoncellista e organista di talento. Dal 1834 al 1839 fu organista della chiesa di Saint-Nicolas-des-Champs di Parigi, e in seguito presso la chiesa di San Vincenzo de’ Paoli. Fu invitato a suonare l’organo nelle chiese di tutta la Francia.

Quando terminò gli studi, venne invitato a restare per aiutare l’insegnante. Lo nominarono professore quando aveva appena 24 anni. Per la maggior parte della sua vita insegnò Storia, Geometria e Algebra all’Istituto.

Quest’ultimo, però, non accettò il sistema di scrittura di Braille. I successori di Haüy erano ostili nei confronti di questa invenzione, il preside, Alexandre François-René Pignier, venne licenziato per il fatto di avere un libro di Storia tradotto in Braille.

Louis Braille morì di tubercolosi a 43 anni. Due anni dopo la sua morte l’Istituto adottò finalmente su insistenza degli studenti il suo sistema, che in seguito si diffuse in tutto il mondo francofono.

Nel 1873 si svolse la prima conferenza pan-europea per insegnanti di non vedenti, e il medico britannico cieco Thomas Rhodes Armitage sostenne in quell’occasione il metodo Braille, che divenne sempre più popolare nel mondo. Il direttore della California School for the Blind, Richard Slating French, disse che “reca il sigillo di un genio, come l’alfabeto romano”.

Ora, quasi due secoli dopo che Louis Braille iniziò a unire i puntini, il sistema Braille è ancora un importante strumento di comunicazione. Si ritrova nei tasti degli ascensori e nella segnaletica pubblica, e si è fatto strada perfino nella tecnologia, con l’e-mail RoboBraille e il Codice Nemeth Braille per la Matematica.

T.S. Eliot ha scritto: “Forse l’omaggio più duraturo alla memoria di Louis Braille è l’onore semi-cosciente che gli rendiamo applicando il suo nome al metodo che ha inventato – e in questo Paese [la Gran Bretagna] adattando la pronuncia del suo nome alla nostra lingua. Onoriamo Braille quando parliamo del metodo Braille. Il suo ricordo in questo modo è molto più tangibile di quello di molti altri uomini famosi nella loro epoca”.

Quando guardate un segno in Braille, dite una preghiera per l’uomo che lo ha creato, trasformando la tragedia che lo aveva colpito nell’infanzia in una benedizione per milioni di persone per le quali è “sempre buio”. Possa la luce perpetua splendere su Louis Braille.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Fonte: Aleteia

Redazione: Enzo Vincenzo Sciarra

Sposa a nove anni a Padova: la Procura smentisce


La terribile notizia diffusa da un quotidiano locale stamattina

Sposa bambina di nove anni finisce in ospedale per le emorragie causate dagli abusi del suo promesso marito. La Procura smentisce che sarebbe avvenuto l’orrore a Padova.

L’abuso – stando a quanto riferito stamattina dalla stampa locale – sarebbe emerso per caso, dopo che la bambina sarebbe stata portata in ospedale dai genitori in seguito agli abusi sessuali subiti.

I medici avrebbero così riscontrato segni inequivocabili. Ascoltata dagli psicologi, la bimba avrebbe rivelato di averli subiti dall’uomo con cui si sarebbe dovuto combinare il matrimonio, un 35enne straniero di religione musulmana. Secondo quanto diffuso stamattina, i carabinieri di Padova avrebbero ascoltato la testimonianza della piccola vittima e sarebbe stata poi aperto un’indagine.

Ma nel pomeriggio fonti vicine agli investigatori hanno smentito categoricamente sia il fatto che l’apertura di un fascicolo in procura.

Fonte: interris

Redazione: Enzo Vincenzo Sciarra

Mogherini? Assente


di Igor Traboni

Lo schiaffo dell’Agenzia del Farmaco continua a far male: l’ambasciatrice in Europa non ha mosso un dito. E Maroni accusa il governo

Il giorno dopo lo schiaffo anche sull’Ema, l’Agenzia per il Farmaco che andrà ad Amsterdam invece che a Milano, dal governo Gentiloni-Renzi continuano a dare la colpa al sorteggio cinico e baro che ha consegnato Agenzia, posti di lavoro e un indotto da favola all’Olanda.

Invece di riconoscere e assumersi precise responsabilità sul mancato ruolo da leader internazionale, tutti a piagnucolare sul sorteggio. Ad inziare da Beatrice Lorenzin, ministro della Salite, che continua a parlare di “una delusione grandissima, soprattutto per il sorteggio, uno puo’ accettare di perdere una competizione, ma per sorteggio e’ veramente incredibile”.



Certo, ma come ripetono in molti fuori dall’aiuola renziana e alfaniana del governo, se contavi qualcosa come Italia, al sorteggio neppure ci arrivavi. E invece, secondo la Lorenzin siamo stati pure bravi: “L’Italia ha dimostrato una grandissima credibilita’, autorevolezza a livello internazionale delle nostre strutture sanitarie, della nostra struttura del farmaco, del nostro sistema industriale e in particolare di Milano, che ha saputo avere un dossier perfetto.

Milano era la citta’ piu’ competitiva di tutte. È arrivata prima con un largo distacco al primo turno, prima anche al secondo turno. Poi con un sistema di votazione cosi’ le cose si sono scompigliate. Questo e’ un dato forte che ci deve far capire quanto e’ forte il nostro sistema”. La ministra ha parlato dell’importanza di essere uniti, “della capacita’ di fare il sistema Paese a prescindere dalle casacche. Questo vale per Milano, per Roma”. Bisogna quindi “superare le divisioni per attrarre investimenti. Spero che la stessa cosa possa accadere a Roma e in altre citta’ italiane”.

Ma a ricordare come stanno le cose alla signora Lorenzin, ecco che arriva il governatore lombardo Roberto Maroni, anche lui deluso per la mancata assegnazione a Milano: “Bisognava intervenire tra la seconda e la terza votazione. Ecco li’ la diplomazia doveva partire e dovevano esserci tutti i rappresentati del Governo, non solo il sottosegretario Gozi, forse li’ e’ mancato il rush finale”, ha detto Maroni ai microfoni di Luca Telese e Oscar Giannino nel corso della trasmissione 24Mattino su Radio 24. “Quello e’ stato il momento topico. Tra la seconda e la terza votazione bisognava convincere i cinque paesi che hanno votato per Copenaghen, ne bastavano due a votare a favore di Milano”.

A proposito di grandi assenti, spicca ancora una volta Federica Mogherini, colei che, sempre secondo Renzi, avrebbe dovuto rappresentare l’asso nella manica dell’Italia in Europa e che finora non ha portato a casa alcun risultato di rilievo, come sottolinea la Velina Rossa, foglio parlamentare di area: “Una domanda al governo italiano: quale funzione ha esercitato l’Alta rappresentante della politica estera europea Federica Mogherini nel mancato trasferimento dell’agenzia per il farmaco in Italia? Era compito dei nostri rappresentanti esercitare una pressione verso tutti i Paesi che erano coinvolti nella decisione.

Specialmente da parte di una ministra che era stata esaltata per il suo attivismo e soprattutto una ‘profonda’ delle lingue straniere. Quando si parlo’ della sua nomina da parte del signor Renzi e’ stato sottolineato che non si preferi’ a Massimo D’Alema perche’ era troppo impetuoso nelle trattative con gli altri Stati. Questo anche se il ‘rottamato’ era stato uno dei migliori ministri degli Esteri italiani. Questi i risultati portati dalle scelte della politica ‘avanguardista’ del taverniere”.


Redazione: Enzo Vincenzo Sciarra

Spose bambine, la vergogna che non vediamo


di Souad Sbai

Spose bambine, corpi dati in pasto a mostri. Altra definizione mi rimane difficile consegnare ad una riflessione che ogni anno diventa sempre più acidificata: perché volontà di estirpare un fenomeno aberrante manca del tutto. Il caso del padovano riguardante la piccola di 9 anni data in sposa ad un 35enne, poi fortunatamente smentito dalla Procura, riporta alla mente la enorme diffusione e vastità di questa pratica vomitevole. Nel mondo e, nonostante le chiacchiere buoniste delle signore di un certo vetero-femminismo salottiero, anche in Italia.

Già, anche qui dove i servi del pensiero unico si riempiono la bocca di diritti umani da rispettare, di differenze da tutelare, di infanzia da proteggere: ma in realtà con il loro buonismo criminogeno aprono ogni giorno di più la via verso barbarie come questa, in nome di un malcelato spirito di sottomissione al politicamente corretto, che porta creature innocenti di 8, 9, 10 anni a subire violenza e un destino di atroce sofferenza.

Quanti sono i ‘corpi dati in pasto a mostri’, come ho detto all’inizio è difficile stimare; il dossier di Terres des Hommes di quest’anno parla di quindici milioni di bambine e ragazzine nel mondo la cui giovinezza viene stuprata ogni anno per matrimoni forzati con uomini di venti o trent’anni più grandi di loro, in settantamila muoiono in seguito al parto da gravidanza precoce.

Stavolta, ripeto per fortuna, il caso non esisteva ma per quanto riguarda l’Italia dare delle stime è complesso e il numero si attesta attorno ai duemila casi l’anno; la difficoltà perché esiste come nel resto del mondo un divario incalcolabile fra chi riesce a chiedere aiuto e chi, purtroppo, no. Perché molte vengono fatte sposare e poi spedite insieme al ”marito” (termine da ribrezzo in questo contesto) nei Paesi di provenienza, perché moltissime altre vegono recluse in casa e tenute sotto chiave.

Cosa vogliamo fare? Dire che la cultura di questi signori ha qualcosa di non compatibile con i diritti umani? Per carità no, non sia mai che qualcuno si offende e magari ci denuncia pure (come peraltro ha fatto). Il buonismo ipocrita e servile domina e nonostante le prese di posizione, le scandalose ”giornate per…”, il fenomeno non accenna a diminuire. Anzi, cresce. Forse anche coloro che si spacciano per difensori delle donne solo in determinate circostanze, ovvero quando politicamente è utile, hanno nel palazzo dove vivono qualcuna di queste ragazzine. Ma no, perché loro fanno le battaglie per i diseredati ma li vogliono incontrare solo quando ci sono delle bandiere da sventolare in faccia a qualcuno. Abitarci accanto è un’altra cosa. Mai e poi mai vorrebbero ritrovarsi ad ascoltare le grida disperate di dolore di una ”sposa bambina” nella notte di indicibili violenze, perché scatterebbe un dilemma irrisolvibile: di chi tutelare i “diritti umani”…?

Fonte: LaNuovaBussolaQuotidiana

Redazione:Enzo Vincenzo Sciarra

La riunione di Putin con Assad dimostra il fallimento della politica di Israele


L’ex ministro israeliano della Difesa afferma che la visita del presidente siriano Bashar al-Assad in Russia, per riunirsi con Vladimir Putin, segna la sconfitta della politica di Israele. 

L’ex ministro israeliano, Ehud Barak, in una serie di messaggi pubblicati questo martedì sulla rete Twitter, ha denunciato che la visita ufficiale del mandatario siriano in Russia è un altro segnale del fallimento della politica di Israele.

Inoltre ha paragonato le visite fatte in precedenza dal premier israeliano, Benyamin Netanyahu, con quella del presidente siriano in Russia. “Tre mesi addietro Netanyahu si è riunito con Vladimir Putin, il presidente russo. Ieri anche Al-Assad si è riunito con Putin in Russia”, ha ironizzato Barak.


“La Russia continua ad essere lo stesso luogo che hanno visitato Netanyahu e Al-Asad, tuttavia la recente visita di Bashar al-Assad in Russia dimostra il tremendo fallimento della politica estera di Israele. Netanyahu deve dimettersi dal suo incarico”, ha riconosciuto.

Putin ha ricevuto il lunedì il presidente Al-Assad nella località turistica di Sochi, sul Mar Nero, prima di un vertice tra la Russia, la Turchia e l’Iran ed una nuova fase di conversazioni di pace a Ginevra. La riunione non era stata preannunciata ed il Cremlino non la ha resa pubblica fino alla mattina di oggi.

Al Assad era stato soltanto due volte in Siria, le due occasioni per andare in Russia. Quello del Lunedì è stato il suo secondo viaggio per riunirsi con Putin dall’inizio del conflitto nel paese arabo, nel marzo del 2011. La crisi è poi sboccata in un conflitto combattuto nel paese arabo che ha lasciato oltre 400.000 morti e milioni di rifugiati.
Inoltre la riunione di Sochi si è svolta due giorni dopo in cui le truppe siriane ed i loro alleati avevano liberato la città di Abu Kamal, l’ultimo feudo urbano che ancora controllava il gruppo terrorista dell’ISIS (Daesh in arabo).


Nota: Ancora una volta, con questa visita a sorpresa il presidente Putin dimostra di fornire il suo totale appoggio alla Siria di Bashar al-Assad, ad onta delle voci che parlavano di un possibile avvicendamento a Damasco. La verità è che Putin considera ormai la Siria come un suo alleato strategico ed in Siria la Russia ha costituito le sue più importanti basi militari all’estero e sul sostegno a questo paese arabo ha basato la sua politica di presenza attiva nell’area strategica del Medio Oriente.

Il segnale riguarda anche Israele che cerca pretesti per intervenire e teme la presenza di Hezbollah e le forze iraniane in Siria nei pressi dei confini del Golan occupato. Putin, ricevendo Assad a Sochi, ha lanciato anche un messaggio a Israele e fa capire che incursioni israeliane in Siria non saranno più tollerate grazie all’apparato di difesa aerea ed ai sistemi antimissile installati dalle forze russe in Siria.

Forse Netanyahu non lo aveva ancora compreso ma gli altri esponenti dell’establishment israeliano mostrano di aver recepito il messaggio.

Fonte: Hispan Tv

Traduzione e nota: Luciano Lago (controinformazione)

Redazione: Enzo Vincenzo Sciarra

Perchè il nostro Ministro della Sanità dà i numeri (inventati) sul morbillo? – VIDEO


Oramai se ne sentono di tutte i colori. Bufale, controbufale, pacchi e paccotti. Ma mai tanto grandi quanto dei numeri sparati al vento in merito al morbillo, quando oramai, è molto semplice essere smentini da fonti più che ufficiali come l’Istituto di Sanità inglese stesso. Facciamo riferimento al VIDEO in questione che risale al 2014, in cui si parla addirittura di 270 morti!
Mentre prosegue l’isteria da morbillo ( ricordiamo il caso di vaccinazioni sommarie per ventilati casi nelle strutture a cui si è assistito nelle scuole e asili dell’aretino qualche settimana fa ) e i media continuano nella loro propaganda al vaccino indiscriminato, facciamo un vero approfondimento sui numeri REALI:
2.988 casi, età media 27 anni (quindi fuori dal programma di vaccinazione della Lorenzin), l’11% era stato vaccinato (quindi 311 vaccinati l’hanno contratto ugualmente), il 35% ha avuto almeno una complicanza (che potrebbe essere anche solo una diarrea, inoltre non specificano quanti tra i vaccinati hanno avuto la complicanza), il 40% è stato ricoverato, ma solo il 15% si è recato in pronto soccorso (com’è possibile? Prima si va in PS e poi se sei grave ti ricoverano, quindi numeri approssimativi), di tutto questo can can nessun decesso, e ricordiamo ben 237 i casi tra gli operatori sanitari.
ANALIZZIAMO I CASI PER FASCIA DI ETA’
2581 casi di morbillo
Casi per fascia di età 0-4 ==> 6% + 12 % ==> 18% ==> 465
34% al,meno una complicanza ==> 800 casi sul totale
Prendiamo il numero nascite periodo 2013-2016 ==> teoricamente è la popolazione coinvolta nella fascia di età 0-4 anni ==> ipotizzando circa 480000/anno ==> 1.900.000 bambini per la fascia 0-4 anni
Prendiamo i dati di Infarix Hexa (dati pubblici, su scheda tecnica prodotto fornita da GSK, sito EMA); non esattamente il vaccino contro il morbillo ma uno di quelli obbligatori oggetto del DL (ricordiamo sempre che l’urgenza, e di conseguenza lo strumento del DL, sarebbe giustificato dall’emergenza morbilo) ed inoltre un prodotto oggetto di inchiesta da parte della procura di Roma che, ricordo, ha chiesto ad AIFA informazioni sulle reazioni avverse di tale vaccino.
Questi sono i range numerici che identificano le reazioni avverse in base alla probabilità di accadimento
Very common: (≥1/10)
Common: (≥1/100 to <1/10)
Uncommon: (≥1/1,000 to <1/100)
Rare: (≥1/10,000 to <1/1,000)
Very rare: (<1/10,000)
Proviamo a trasformarle in % prendendo come base il limite più sfavorevole (meno probabile)
Very common: (≥1/10) ==> 10%
Common: (≥1/100 to <1/10) ==> 1%
Uncommon: (≥1/1,000 to <1/100) ==> 0,1%
Rare: (≥1/10,000 to <1/1,000) ==> 0,01%
Very rare: (<1/10,000) ==> (ipotizziamo 1/100.000) ==> 0,001%
Trasformiamo in numeri sulla fascia 0-4 anni nel periodo 2016
Very common: (≥1/10) ==> 10% ==> 190.000
Common: (≥1/100 to <1/10) ==> 1% ==> 19.000
Uncommon: (≥1/1,000 to <1/100) ==> 0,1% ==> 1900
Rare: (≥1/10,000 to <1/1,000) ==> 0,01% ==> 190
Very rare: (<1/10,000) ==> (ipotizziamo 1/100.000) ==> 0,001%==> 19
Quindi, per concludere, dal momento che il DL è stato proposto a causa dell’emergenza morbillo e che lo stesso DL prevederebbe la somministrazione di Infarix, ci potremmo trovare nella seguente potenziale situazione:
REAZIONI AVVERSE DA INFARIX:
Per 190.000 bambini: Febbre ≥ 38°C, gonfiore locale al sito di iniezione (≤ 50 mm), stanchezza, dolore, rossore
Per 19.000 bambini: Diarrea, vomito, Febbre >39,5°C, reazioni al sito di iniezione, compreso indurimento, gonfiore locale al sito di iniezione (> 50 mm)
Per 1900 bambini: Infezione del tratto respiratorio superiore
Per 190 bambini: Linfoadenopatia, trombocitopenia, Reazioni anafilattiche, reazioni anafilattoidi (compresa orticaria), Reazioni allergiche, Collasso o stato simile a shock (episodio ipotonico-iporesponsivo), Bronchite, apnea, Eruzione cutanea, Angioedema, Gonfiore dell’intero arto sede di iniezione, reazioni con tumefazioni estese, massa al sito di iniezione, vescicole al sito di iniezione
Per 19 bambini: Convulsioni, Dermatite
COMPLICANZE AD OGGI RILEVATE A CAUSA DELLA PAVENTATA EMERGENZA MORBILLO:
Abbiamo calcolato 157 casi per fascia 0-4 anni.
Abbiamo detto che il 34% del totale dei casi ha presentato almeno una complicanza. Non ci è dato sapere quanti soggetti nella fascia di età 0-4 anni rientri in quel 34% ==> ipotizziamo che tale % sia media per tutte le fasce di età.
Di questi 157 casi (anche qui non ci è dato sapere come sono distribuite le complicanze per fascia di età; ragioniamo sempre quindi con dato medio) abbiamo in numero alcune tra le seguenti complicanze (prendo le complicanze più facilmente assimilabili):
– Il 22% diarrea ==> 34 bambini (per Infarix ne potremmo avere 19.000)
– Lo 0,4 % convulsioni ==> 0,6 bambini (per Infarix ne ptremmo avere 19)
– il 10,3% polmoniti ==> 16 bambini (per Infarix potremmo avere, ad es, 190 bambini con bronchite)
– il 2,8% Laringotracheobronchite ==> 4 bambini (per Infarix potremmo avere 1900 con infezioni del tratto respiratorio)
Ora, qui non si vuole dire che i vaccini facciano male, tutt’altro: qui si vuole mettere in evidenza che il governo ha addotto ragioni di emergenza per poter utilizzare lo strumento del DL.
Mi sembra però evidente come, anche volendo ammettere che di emergenza morbillo si tratti (ma le serie storiche ci danno altre informazioni), inserire l’obbligo e definire sanzioni clamorose per i genitori che contravverranno, se guardiamo i numeri di cui sopra, è come utilizzare un carroarmato per uccidere una zanzara.
Per “argomentare” le ragioni di un DL, su di un tema così importante, francamente ci si sarebbe aspettati qualcosa di più tangibile…sembra quasi che non si vedesse l’ora di trovare un argomento, anche il più attaccabile, per sdoganare varare questi provvedimenti.
E infatti, ecco le prove per le quali un Ministro della Repubblica utilizza dati inventati ( sin dal 2014 ) per giustificare i recenti provvedimenti, a questo punto in maniera davvero strumentale. Per molti questo si chiama procurato allarme ed è un reato
 perseguibile penalmente.

Fonte: Radical Bio
Redazione Enzo Vincenzo Sciarra

Rohingya vittime di apartheid



di Simone Pellegrini

Lo denuncia Amnesty International. Sibillina San Suu Kyi: “Immigrazione illegale porta terrorismo”

Nei confronti della minoranza rohingya il Governo del Myanmar sta perpetrando una discriminazione istituzionalizzata equivalente a una apartheid. Lo denuncia Amnesty International in un rapporto sulla crisi in corso nello Stato di Rakhine, in Myanmar.

Lo studio dell’organizzazione internazionale, durato due anni, parte dalle ondate di violenza, che hanno visto le forze di sicurezza uccidere rohingya, incendiare i loro villaggi e costringerli alla fuga: dal 2016 sono scappate in Bangladesh circa 700mila persone.

Perché è apartheid. I membri di questa minoranza in Myanmar vivono ghettizzati, non riescono ad accedere a cure mediche e all’istruzione, non possono nemmeno spostarsi da un villaggio all’altro o possono farlo al costo di soprusi da parte dei militari. Non hanno inoltre cittadinanza a causa della loro etnia. Tale condizione corrisponde da ogni punto di vista alla definizione giuridica del crimine contro l’umanità di apartheid contenuta nella Convenzione internazionale sulla soppressione e sulla punizione del crimine di apartheid e nello Statuto di Roma del Tribunale penale internazionale.

Le limitazioni riguardano anche l’espressione religiosa. Il divieto di raduni di oltre quattro persone, in vigore nelle zone a maggioranza musulmana, significa che i rohingya – quasi tutti musulmani – non possono prendere parte alle preghiere collettive. In tutto Myanmar le autorità hanno chiuso le moschee e i luoghi di preghiera sono in condizioni di degrado.

San Suu Kyi sibillina. La situazione tracciata da Amnesty rende difficile pensare a un ritorno nella loro terra dei 700mila rohingya rifugiati in Bangladesh. La loro delicata questione non ha trovato spazio nel corso del vertice tra i capi delle diplomazione dei Paesi asiatici ed europei, che si è tenuto nei giorni scorsi a Naypyidaw, capitale del Myanmar. “Conflitti e instabilità nel mondo sono in parte dovuti all’immigrazione illegale, che diffonde terrorismo, violenza e conflitti sociali”. Lo ha detto il consigliere di Stato e ministro degli Esteri del Myanmar, Aung San Suu Kyi. Possibile che il premio Nobel facesse riferimento anche ai rohingya, giacché gli appartenenti alla minoranza musulmana sono considerato in Myanmar migranti irregolari e responsabili di attacchi ai soldati locali.

Fonte: interris

Redazione: Enzo Vincenzo Sciarra

Due gay e una donna, possono essere una famiglia?


di Nicola Legrottaglie

Coppia gay si fidanza con una donna, ora i tre vogliono un bambino.
È nata la prima famiglia poliamorosa: tre uomini si sono sposati.
Il primo trio “omoflessibile”, come si definisce uno dei membri, vive a New York; l’altro, monosessuale, in Colombia.

Il matrimonio, inteso come negozio giuridico, può essere esteso a più persone, a quanto pare, senza distinzioni di sesso. Dipende dallo Stato, dal giudice, dall’interpretazione dei commi e altro. E finché sono in gioco dei diritti civili c’è poco da discutere. In caso di malattia grave, ad esempio, quando c’è da decidere per un familiare che non può esprimersi, è giusto che chi lo ama abbia facoltà giuridica di fare una scelta.

Certo, nel caso di maTREmonio, il matrimonio a tre, sarebbe curioso capire cosa fare se uno la pensa in un modo e uno in un altro, ma è meglio non addentrarsi in questioni più spinose di quanto lo sia quella etica che coinvolge un figlio.

Vogliamo naturalizzare anche il bipadre?
Vogliamo convincerlo e (e convincerci) che è figlio di tutti e tre?
La natura non ha un comma a cui aggrapparsi per interpretarla in base alla nostra convenienza. La natura, per me, è la perfezione di Dio che assume la Sua forma. Non possiamo darle quella che piace a noi. Ogni tentativo è solo una bugia che ci raccontiamo per giustificare il nostro umano egoismo.
Posso mettermi le bombole e stare sott’acqua, ma non sarò mai un pesce.

Comunque, se la strada è questa, non meravigliamoci di ciò che potremo leggere in un futuro non troppo lontano:
Uomo cambia sesso e sposa se stesso.
Madre sposa il figlio e adottano un padre.
Donna sposa il figlio di suo suocero e lo lascia quando scopre che è sempre il marito.
E, infine, la più sensazionale. La notizia che, in una società orientata verso il tentato dominio dell’uomo sulla natura e l’ossessiva ricerca dell’eccezionalita’, risulterà la più folle di tutte, per la sua banale ma sempre meravigliosa semplicità: uomo e donna fanno un figlio e formano una famiglia. Amen.


Redazione: Enzo Vincenzo Sciarra

Raccolta Alimentare per i poveri


Il 25 novembre 2017 145.000 volontari del Banco Alimentare davanti ai supermercati

Durante l’udienza generale del 22 novembre 2017 Papa Francesco ha salutato i volontari del Banco Alimentare auspicando “ogni bene per la Colletta Alimentare che avrà luogo sabato prossimo in operosa continuità con la Giornata mondiale dei poveri che abbiamo celebrato domenica scorsa”.

Il 25 novembre i volontari del Banco Alimentare saranno operativi davanti a circa 13.000 supermercati invitando i clienti a donare alimenti a lunga conservazione. In Italia la situazione è molto seria; 4.742.000 persone, di cui 1.292.000 minorenni, soffrono di povertà alimentare.

Gli alimentari raccolti verranno distribuiti a 8.035 strutture caritative. L’impegno del Banco Alimentare è impressionante. Mentre nel 1996 erano coinvolti 14.800 volontari, quest’anno, alla 21esima edizione, parteciperanno oltre 145.000 volontari. Nel 2017 il Banco Alimentare ha già distribuito 66 tonnellate di alimenti alle persone bisognose.

Fonte: Zenit

Redazione: Enzo Vincenzo Sciarra

Telecomandati a distanza: ecco come veniamo plagiati



di Enrica Perucchietti

In una conferenza tenutasi a Madrid nel 2005, il filosofo Jean Baudrillard notava come tutto debba essere visto e visibile e ciò che questo meccanismo comporta: «È qui, nel momento in cui tutto è mostrato, che ci si rende conto che non c’è più nulla da vedere», in cui la violenza dell’immagine «consiste nel far sparire il Reale». Si tratta secondo Baudrillard dello “spettacolo della banalità” in cui è l’uomo stesso che si fa immagine esponendo la propria vita quotidiana alla lente del pubblico e divenendo pertanto a “una dimensione”.

Il Reale si converte in immagine e questo processo porta alla sua scomparsa in quanto «Facendo apparire la realtà, anche la più violenta, all’immaginazione, essa ne dissolve la sostanza reale». Il mondo reale, cioè, «si converte in una funzione inutile, un insieme di forme ed eventi fantasma».

La lezione di Baudrillard torna utile per osservare alcuni aspetti del nostro quotidiano. In questi giorni le scene mediatiche sono dominate dallo “spettacolo” e da eventi a esso connessi: dal caso Weinstein, agli amori, i litigi e le scene di sesso al Grande Fratello VIP. Domina i voyeurismo e la sete di dettagli morbosi. E nell’epoca della post-verità, conta poco il reale, quando la sua interpretazione mediata dalle immagini.

Dalla pubblicazione di 1984 a oggi, l’espressione “Grande Fratello” viene utilizzata per indicare un tipo di controllo invasivo da parte delle autorità, uno stato di polizia totale o l’aumento tecnologico della sorveglianza. Per ironia del destino, la televisione ha reso altrettanto celebre l’espressione usandola per battezzare l’omonimo reality show che ha rivoluzionato l’estetica e il modo di fare TV. Nel format “Grande Fratello” persone sconosciute (o celebri nella versione VIP) accettano di farsi rinchiudere in un appartamento sotto il controllo costante delle telecamere in modo che il voyeurismo del pubblico possa cibarsi costantemente delle immagini della vita quotidiana di costoro. Non c’è più nulla di “rubato”, le telecamere non sono nascoste ma finiscono per essere “dimenticate” dagli inquilini della casa e la loro esistenza viene ripresa costantemente dall’occhio del Grande Fratello.

Nella società postmoderna assistiamo a code di migliaia di persone in fila per fare i provini per farsi rinchiudere in una gabbia di vetro (la “Casa”) e farsi riprendere 24 ore su 24. Lo spettacolo ha cioè svuotato di significato la lezione orwelliana per consegnare alle nuove generazioni il sogno di poter essere controllati anche nella propria intimità. Non solo: costoro si sottopongono, come vittime sacrificali, a processi mediatici dai risvolti sociali tesi a inculcare nell’opinione pubblica nuovi costumi e a biasimarne altri.

Laddove era descritto come un incubo totalitario, oggi il controllo è visto come un’occasione per mettersi in mostra e diventare “famosi”. Siamo noi a offrire continue immagini e informazioni sui social network pur di apparire e mostrare ogni aspetto della nostra vita (seppure il più delle volte contraffatta, irreale). La privacy è abolita e la sorveglianza desiderata.

I 15 minuti di celebrità di warholiana memoria sono finiti per dilatarsi in una spettacolarizzazione globale della vita quotidiana in cui la realtà viene fagocitata dalle immagini. È lo spettacolo che cannibalizza il reale.


grande fratello

Nel format televisivo avviene un ribaltamento di piani rispetto all’espressione da cui trae il proprio nome: è il pubblico stesso a divenire giudice e quindi Grande Fratello. In questa fase lo spettatore entra nello schermo, nell’immagine, nel virtuale senza filtri e senza ostacoli. L’eccessiva prossimità all’evento genera però, spiegava già Baudrillard, «indecibilità, una virtualità dell’evento che lo spoglia della sua dimensione storica e lo sottrae alla memoria», cosa che avveniva anche in 1984 ma grazie a un’opera capillare di falsificazione della storia e di livellamento su un eterno presente.

Video, internet e la realtà virtuale hanno infatti abolito ogni distanza, annullando di fatto ogni tipo di polarità, dando vita gradualmente a fenomeni, movimenti, ideologie che sarebbero stati impensabili fino a qualche anno fa o sarebbero rimasti relegati a gruppi di nicchia: l’abolizione della distanza tra i sessi e i poli opposti ha portato alla vittoria del gender, quella tra protagonisti e azione e tra soggetto e oggetto a una virtualità e relativizzazione dell’informazione. Siamo cioè nell’epoca dell’indistinto in cui l’indifferenziazione conduce a una perdita di senso e quindi di valore.

Questa confusione, osservava già Baudrillard, «fa sì che i giudizi di valore non siano più possibili: né sul terreno dell’arte, né su quello della morale, né su quello della politica. A causa dell’abolizione della distanza, del pathos della distanza, tutto diventa indicidibile».

La violenza dell’immagine scardina anche il linguaggio che perde la sua originalità: si parla in continuazione, comunicando instancabilmente il nulla. Il linguaggio viene anche volutamente svuotato e “riscritto” dai burocrati del politicamente corretto, seguendo i diktat della neolingua orwelliana. Il tutto viene poi dato in pasto ai Media, offrendo, dietro la cornice dello spettacolo, lo scardinamento e la graduale ri-scrizione della nostra società.


Redazione: Enzo Vincenzo Sciarra

L’Economist dichiara la guerra contro la libertà di espressione su Internet e sui social media



di Alfredo Jalife Rahme

La rivista britannica The Economist, portavoce del neoliberismo globale, controllata dai banchieri Rothshild, si scaglia in un violento attacco contro Internet e i social media: ” I social media minacciano la democrazia?” (“Do social media threaten democracy”?) Titola la presigiosa rivista.

In forma prevenuta, la rivista fustiga “Facebook, Google e Twitter per aver danneggiato gli interessi plutocratici del neoliberismo globale, accusa verso i social media che furono progettati presumibilmente “per salvaguardare la politica con una buona (sic) informazione che elimini i pregiudizi e le falsità”-

Forse che la manicheista rivista The Economist manca di pregiudizi di tipo israelita-anglosassoni?

Come noto la “prestigiosa” rivista si è assegnata il compito di disinformare per portare acqua al suo mulino neoliberista. La polemica rivista, una sorta di Bibbia a capo della globalizzazione finanziaria, commenta che “qualche cosa di molto negativo è accaduto” e reclama che “senza una informazione decente (sic) senza civiltà (sic) e conciliazione (sic), le società risolvono le loro differenze ricorrendo alla coercizione”.

Accade che le menzogne diffuse a piene mani dai multimendia israel-anglosassoni, che hanno imposto il loro “pensiero unico” e la loro propaganda unilaterale, si sono trovati al’improvviso con il fatto nuovo che su Internet e sui social media – in particolare su quelli di massa, il GAFAT (Google, Apple, Facebook, Amazon e Twitter)- esistono atri “punti di vista”, per non dire “verità”, dove il neoliberismo globale e plutocratico che apporta benefici soltanto all’1% del mondo occidentale, è rimasto quasi in minoranza di fronte al restante 99% che esprime la propria rabbia senza sotterfugi e in tempo reale….


Può sembrare banale che la maggior parte dei multi-media israel-anglosassoni siano controllati da questo 1% che viene vilipendiato in modo implacabile su internet e sui social media quando il 99% delle persone esorcizzate oggi dispone alla sua portata di esprimersi liberamente per il bene o il male ove, secondo la visione manichea del The Economist (loro sono” i buoni” e gli altri sono “i cattivi”).

In mezzo al caos globale – provocato dal declino degli Stati Uniti, dall’ascesa irresistibile della Cina e la rinascita militare della Russia, la rivista evoca che “non molto tempo fa i social media avevano sostenuto la promessa di una politica più illustrata (sic) e conforme alla precisa informazione (sic) ed alla comunicazione senza sforzo per aiutare la buona gente (sic) ad eliminare la corruzione, il fanatismo e le menzogne”.

Sembra incredibile sentire parlare di “corruzione” proprio da coloro che sono stati i maestri della speculazione finanziaria e monetaria in questi anni. Sono tempi funesti della “post-verità “e della guerra di propaganda del “Deep State “degli USA mediante il suo etereo scandalo del Russiagate della presunta interferenza del Cremlino nelle elezioni negli USA ed in Europa, tutte grandi invenzioni dell’apparato mediatico anglo USA ma che fanno presa sul pubblico.

Le piattaforme di Internet e dei social media furono inventate dal Pentagono, sembra credibile che la Russia adesso controlli queste piattaforme prodotte dall’inventiva degli strateghi del Pentagono? L’Economist ci crede. Si lascia da parte la teoria più credibile che dietro del Russiagate, il “Deep State” cerca di impedire un riavvicinamento tra Trump e lo zar Vladimir Putin.

A giudizio dell’Economist, Internet e i social media “diffondono veleno” visto che si sono trasformati in catalizzatori della “disinformazione russa”.
“The russians are coming”, secondo l’Economist che mette in risalto come, dal Sud Africa fino alla Spagna (sic), si diffonde l’ossessivo e compulsivo slogan della guerra fredda, si diffondono le menzogne e si oltraggiano e si corrodono il giudizio dei votanti e questo aggrava il frazionismo, il populismo, erodendo le condizioni libertarie (sic) che la società neoliberista ci assicura .

Sembra chiaro che l’Economist confonde gli interessi dell’oligarchia plutocratica, che la rivista rappresenta come nessun altro, con la democrazia delle opinioni che costituisce il vero antidoto.

Traduzione e sintesi: Luciano Lago (controinformazione)

Fonte: La Jornada

Redazione: Enzo Vincenzo Sciarra

Una nascita più miracolosa del solito: due gemelle nello stesso sacco amniotico! (VIDEO)


di Paola Belletti

Una normale famiglia americana passa da uno a tre figli con qualche rischio e molta gioia in più

Il numero di visualizzazioni dei video presenti su YouTube e sempre più spesso condivisi sulle piattaforme social è percepito ormai come un nuovo indicatore di successo. O almeno di curiosità suscitata.

Quello che vi proponiamo, e che racconta la storia particolare ma non eccentrica, insolita eppure antica nei sentimenti che suscita, non fa eccezione.

Spesso le cose che ci colpiscono di più sui media sono quelle che toccano gli evergreen, i “classici” dell’essere umano: nascita, amore, sacrificio, eroismo, famiglia, amicizia.

Gli ovali, di diverse dimensioni, ma tutti sfacciatamente sorridentiche si susseguono in questo breve servizio appartengono tutti ad una famiglia americana:

Bill e Sara, sposati dal 2012; il figlio primogenito (con gli occhi che sono due virgole, uguali a quelli di mamma) al quale i genitori desideravano far avere un fratellino o una sorellina; e le due gemelle. Jenna e Jillian. Vivono a Orrville, Ohio.


La cosa che stupisce in modo particolare è che le due ultime nate non appartengono solo alla percentuale di gemelli omozigoti (che di solito vivono “in condominio” nella stessa placenta ma hanno ognuno il suo “mini appartamento” ovvero un sacco per ciascuno, gravidanza monocoriale – biamniotica), ma hanno condiviso anche lo stesso sacco amniotico.

La loro è una gravidanza monocoriale (=1 placenta) monoamniotica(=1 sacco amniotico): evento piuttosto raro, che avviene in circa 1 su 100 gravidanze monocoriali. Una gravidanza ogni 10 mila totali.

Mono mono twins, titola il servizio realizzato da Fox 8 News Cleveland e pubblicato l’8 maggio 2015.

Video che ad oggi conta 1.351.840 visualizzazioni.

Queste particolari gravidanze espongono i nascituri e la madre a rischi decisamente maggiori che in caso di gravidanza con un solo bambino.

I pericoli che corrono solitamente riguardano la possiblità che i cordoni ombelicali si intreccino ostacolando il flusso sanguigno. Il tasso di mortalità in queste casi è piuttosto alto, si attesta al 20%.

La mamma Sara ha cercato di tutelare il più possibile le sue figlie e nelle ultime settimane ha osservato il riposo assoluto.

A trentatré settimane compiute di gravidanza le è stato effettuato un taglio cesareo programmato.

Sono nate! Che gioia! Incontenibile, per lei, il papà…


Piangono sonoramente, che sollievo!

Ma ben presto tutte le persone presenti a questo evento, che già di per sé ha del sensazionale, ammutoliscono: le due bambine erano si intrecciate, ma per le mani! Sì, si stanno tenendo saldamente per mano.

Chissà perché ne siamo tutti commossi e consolati! Chissà come, a tutte le latitudini, a tutte le condizioni, la vita, la sua forza, il legame intenso tra due esseri umani, ci toccano sempre il cuore!

Signore e signori, ecco a voi, Jenna e Jill!
Fonte: Aleteia
Redazione : Enzo Vincenzo Sciarra

Tribù indigene (mai contattate) continuano ad essere massacrate in Amazzonia


di Lewis Evans

Dieci indigeni, tra cui donne e bambini, sono stati uccisi nella regione della Valle di Javari in Amazzonia nel settembre di quest’anno, secondo alcune fonti. I loro corpi sarebbero stati mutilati e scaricati in un fiume. Si pensa che l’assalto sia opera dei cercatori d’oro, due dei quali sono stati successivamente sentiti mentre se ne vantavano in un bar del posto.

Questa non è la storia di qualche conquistadores o di qualche cercatore di caucciù dell’era coloniale. Questo fatto è accaduto nel 2017 – solo poche settimane fa – nell’odierna Repubblica del Brasile. Nonostante tutti gli apparenti ‘progressi’ compiuti dall’umanità negli ultimi secoli, intere popolazioni di popoli indigeni vengono ancora sistematicamente annientate da chi invade le terre e dai coloni.

Estremamente vulnerabili. Al di là dei circoli per i diritti degli indigeni, molte persone sono ancora stupite che possano esistere tribù mai contattate. L’ipotesi più diffusa è che quell’epoca sia finita: oggi il mondo intero è stato colonizzato e proiettato nel mainstream industrializzato.

Ma, come rivelano le straordinarie foto aeree pubblicate da Survival International nel 2008 e nel 2011, semplicemente non è così. Ci sono persone, in Amazzonia come altrove, che scelgono di rifiutare il contatto col mainstream.

Non si tratta di reliquie primitive o arretrate di un passato remoto. Sono nostri contemporanei e una parte di vitale importanza per la diversità umana.

Le tribù mai contattate vivono forme di vita autosufficienti e diversificate, cacciano, si nutrono, coltivano cibo negli orti e si aggrappano alla loro lingua, mitologia e prospettiva del mondo. Hanno tutto il diritto di continuare a farlo, e noi del mondo esterno abbiamo una grande responsabilità nel garantire che possano.

Certo, non tutti condividono questo punto di vista. Ci sono sempre state persone disposte a contattare le tribù isolate con la forza. Che si tratti di missionari evangelici determinati ad imporre la propria teologia o di opportunisti che cercano un modo di far soldi, c’è una lunga e sanguinosa storia di violenza genocida contro i popoli tribali.

Le tribù mai contattate sono estremamente vulnerabili non solo alla violenza dei forestieri che vogliono rubare le loro terre e le loro risorse, ma anche alle malattie come l’influenza e il morbillo, alle quali non hanno resistenza. Questo rende le tribù mai contattate le popolazioni più vulnerabili del pianeta.

Lobby dell’agribusiness. Popoli recentemente contattati ancora soffrono di malattie infettive che possono spazzare via intere popolazioni. Gli Ayoreo in Paraguay stanno ancora combattendo una misteriosa malattia simil-tubercolosi che fu introdotta dai ranchers negli anni ‘90.

Per quanto scioccante possa essere, la violenza che presumibilmente è stata inflitta agli Indios lo scorso mese non è senza precedenti. E probabilmente neanche così rara.

Survival mette in guardia da anni a proposito di “genocidi nascosti” che hanno luogo nella profonda Amazzonia. Le prove emergono spesso molto tempo dopo. Almeno in questa occasione, siamo stati in grado di vedere chiaramente l’orrore che affrontano molti popoli non contattati e il destino che molte altre tribù potrebbero affrontare senza una rigida protezione delle loro terre.

Tutte le tribù mai contattate devono affrontare la catastrofe, a meno che la loro terra non venga protetta. Senza questa sicurezza, molti rischiano di fare la fine degli Akuntsu, una piccola tribù amazzonica adesso ridotta solo a 4 membri dopo la brutale violenza inflittagli dagli allevatori nel 1980.

In modo assolutamente sconcertante, l’attuale governo è riluttante ad assicurare tale protezione. Il Presidente Michel Temer e la sua amministrazione sono strettamente legati alla potente lobby dell’agribusiness – i grandi proprietari terrieri che guidano l’industria agricola del Paese. Il Governo ha inoltre operato importanti tagli alla FUNAI, l’agenzia governativa responsabile della protezione delle terre indigene.

Foreste inoltrate. I politici brasiliani non hanno fatto abbastanza per prevenire i massacri come quello del mese scorso. Per quanto li riguarda, sembra, i popoli indigeni e il loro diritto alla terra sono, nel migliore dei casi, un fastidio e nel peggiore dei casi un ostacolo al profitto che deve essere rimosso con la forza.

Questo è contrario sia alla Costituzione del Brasile sia al diritto internazionale. Ed è anche fondamentalmente immorale – permettere il genocidio di intere popolazioni e il disboscamento dell’Amazzonia per l’arricchimento di pochi.

Ma c’è qualche speranza. Quando il diritto alla terra delle tribù mai contattate viene rispettato, queste continuano a prosperare. Sappiamo che ci sono più di un centinaio di tribù del genere nel mondo, per esempio, e vista la raffica di attenzioni che hanno ricevuto negli ultimi nove anni sta emergendo un movimento globale che ne domanda il diritto alla terra.

Unendo organizzazioni indigene, attivisti per i diritti umani e ambientalisti, attori di spicco come Gillian Anderson e Sir Mark Rylance, e membri attivi di tutto il mondo, sempre più persone alzano la voce e spingono i Governi ad agire nei confronti di queste tribù mai contattate.

E la pressione ha funzionato. Nell’Aprile 2016 è stata fatta pressione al Ministro della Giustizia brasiliano affinché firmasse un decreto che delimiti la terra della tribù Kawahiva – estremamente vulnerabile – che vive in fuga nelle foreste inoltrate dello stato del Matto Grosso.

Società contemporanee. E’ nell’interesse di tutti noi prevenire l’annichilimento delle tribù mai contattate. Il loro sapere è insostituibile e si è sviluppato nel corso di migliaia di anni. Sono i migliori guardiani del loro ambiente, e le evidenze dimostrano che i territori tribali sono la miglior barriera alla deforestazione.

Survival International sta facendo tutto il possibile per assicurare la terra delle tribù mai contattate e per dar loro la possibilità di determinare il proprio futuro. E’ una lotta che conduciamo dal 1969.

Tragedie come quella riferita, che hanno avuto luogo in Amazzonia sono certamente demoralizzanti, ed è sconvolgente dover sentir parlare di incidenti che non siamo stati in grado di prevenire. Ma non ci arrenderemo mai finché non avremo un mondo in cui i popoli tribali siano rispettati al pari delle altre società contemporanee e i loro diritti umani vengano protetti.

Fonte: counterpunch
Tratto da: ComeDonChisciotte

Redazione: Enzo Vincenzo Sciarra

Facebook o Russia: Chi è la vera minaccia ?


Matt Taibbi scrive su Rolling Stone: “Riposa in pace Edward Herman, colui che ha co-realizzato un libro che ora è più importante che mai,” e che : “Edward Herman, il co-autore (con Noam Chomsky) di Manufacturing Consent, è morto. Lui aveva 92 anni. Il suo lavoro non è mai stato più importante. Manufacturing Consent fu una sorta di Bibbia della critica dei media per una generazione di pensatori dissidenti”.

Herman, strenuo sostenitore dell’Institute for Public Accuracy (IPA) scrisse molti libri inclusi The Real Terror Network e, con il membro dell’IPA Robert W. McChesney, The Global Media: The Missionairies of Global Capitalism. Il suo ultimo pezzo è stato “Fake News on Russia and Other Official Enemies: The New York Times, 1917–2017” per Monthly Review.

Taibbi scrive che è necessario un nuovo Manufacturing Consent per includere un esame del crescente potere delle gigantesche aziende di internet: “Un piccolo pugno di aziende tecnologiche monopolistiche, come Facebook, hanno potere di vita o di morte sulle aziende che si occupano di media. Loro possono spostare il traffico dovunque loro piaccia semplicemente perfezionando i loro algoritmi. Le imprese che non creano i contenuti per le notizie esercitano questa influenza mostruosa”.

YASHA LEVINE, contattare a yashalevine.com, @yashalevine

Levine è un giornalista investigativo e l’autore dell’imminente Surveillance Valley: The Secret Military History of the Internet. Tra i suoi libri precedenti c’è The Koch Brothers: A Short History. Lui è stato recentemente intervistato da The Real News per il segmento ““Congress’s ‘Show Trial’ of Big Tech over Russia.”

Levine ha detto: “Penso ancora che per la maggioranza delle persone non è chiaro chi sta pagando per questi Ads a causa dell’informazione limitata che stiamo ricevendo da Facebook e da Twitter – che queste Ads sono comprate da account “collegati alla Russia”. Gli account “collegati alla Russia” sono una categoria molto sfumata. Secondo la testimonianza di Twitter, “collegati alla Russia” potrebbe voler dire qualsiasi account che abbia effettuato l’accesso da un indirizzo IP russo. Potrebbe significare qualsiasi account che abbia usato il cirillico nel suo handle di Twitter o twittato in russo. Potrebbe essere qualsiasi account che sia in qualche modo, comunque tangenzialmente, legato al territorio russo. Quindi, non deve essere legato al governo russo. … Sarei considerato un account “collegato alla Russia”, perché avevo fatto un reportage dalla Russia e ho, ovviamente, trascorso circa otto mesi in Russia lo scorso inverno, collegandomi ogni giorno a Twitter da un indirizzo IP russo e twittando su eventi russi e sugli eventi in generale da una prospettiva critica per la politica estera americana “.

Levine ha twittato a settembre : “Facebook ha censurato il mio post sull’appello di Morgan Freeman per la guerra con la Russia, senza fornire spiegazioni”.

Levine ha aggiunto: “L’udienza del Senato ha, fondamentalmente, fatto in modo che gli avvocati delle più grandi imprese tecnologiche americane vadano fino in fondo, promettendo la loro fedeltà all’America, proteggendo l’America e facendo tutto il possibile per impedire l’intromissione straniera e l’influenza straniera nella società americana. Questo viene da aziende che, per anni, hanno detto al mondo, hanno detto a paesi come la Russia, l’Iran, il Venezuela e la Cina che le loro piattaforme sono totalmente neutre politicamente e che non sono in alcun modo collegate al governo degli Stati Uniti o agli obiettivi del più grande stato di sicurezza nazionale negli apparati di politica estera americana.

“Quello che la Silicon Valley ha fatto qui è completamente abbandonare questa idea. … E lo stanno facendo per evitare di doversi aprire e di essere onesti sulle loro pratiche commerciali, perché penso che ci sia molto da temere per il modo in cui fanno soldi “.

Fonte: accuracy
Tratto da: ComeDonChisciotte

Redazione: Enzo Vincenzo Sciarra

GOLDMAN SACHS VUOL FAR RIVOTARE GLI INGLESI E L’UE TACE



di Alessandro Montanari

Dal momento che i grandi giornali nazionali hanno curiosamente trascurato la notizia, che in caso contrario avrebbero avuto la scocciatura di dover commentare, tocca ancora a questo piccolo sito darvi conto dell’ultima uscita di Lloyd Blankfein che, per chi non lo conoscesse, è dal 2006 il Chief Executive Officer di Goldman Sachs.

Infastidito dallo scherzetto della Brexit ma ancor più, si direbbe, dall’infantile ostinazione britannica a non voler disattendere il voto, Mr Blankfein ha approfittato di twitter – che, non essendo di cittadinanza russa, può usare liberamente per influenzare gli affari interni altrui – per suggerire alla signora May una soluzione choc. “Riluttante a dirlo – premette, esibendo un insospettabile candore, il grande capo di Goldman Sachs -, ma molti si augurano un voto di conferma su una decisione così monumentale e irreversibile. La posta in gioco è alta. Perché non assicurarci che ci sia ancora consenso?”.

Eh già, perché prenderla tanto sul serio? In fondo lo sappiamo tutti che gli inglesi hanno dato la risposta sbagliata. Dunque organizziamo una bella rivincita e vediamo se, a ripetergli la domanda, questi zucconi stavolta votano come si deve…

E’ uno scherzo, direte voi. In effetti ci sarebbe di che ridere, se invece non ci fosse di che preoccuparsi pensando a cosa rappresenta Blankfein nel mondo globale e a cosa ha fatto la nosta cara Unione Europea con altri due referendum finiti nel modo “sbagliato”. Mi riferisco ovviamente al referendum irlandese del 2008 sul Trattato di Lisbona, vinto dai “no” e fatto ripetere nel 2009 fino alla sospirata vittoria dei “sì”, ed all’orgoglioso “no” espresso nel 2015 dai greci contro il memorandum della Trojka che fortissime pressioni di Bruxelles indussero, poi, il fragile governo Tsipras ad ignorare.

Quanto all’influenza internazionale di Goldman Sachs e del suo capo, bé, c’è una lunga storia che parla per loro. Mr Blankfein, in effetti, meriterebbe un’attenzione maggiore di quella che sono soliti dedicargli i nostri media, se non altro per quel malcelato vezzo di ergersi a portavoce dell’Olimpo finanziario globale: il Dio di tutti gli Dei. In una famosissima intervista del 2009, del resto, fu lo stesso Blankfein a scomodare l’Altissimo. Eravamo alle prime fasi della crisi dei subprime ed un giornalista del Sunday Times gli chiese conto degli indecenti stipendi erogati ai super-manager da quelle stesse banche che, per opinione ormai generale, avevano innescato la catastrofe. “Noi – rispose Blankfein, regalando al movimento degli indignati la frase-manifesto di Occupy Wall Street – aiutiamo le aziende a crescere aiutandole a raccogliere capitali. Le aziende che crescono creano ricchezza. E ciò, in ritorno, permette alla gente di avere lavori che creano ancora più crescita e più ricchezza. Noi abbiamo uno scopo sociale. Noi facciamo il lavoro di Dio…”.

L’opinione pubblica americana, che solo un anno prima aveva maldigerito il salvataggio di Goldman Sachs con 10 miliardi di dollari di fondi pubblici, non la prese affatto bene. Blankfein fu costretto a scusarsi, a precisare che scherzava, ed un anno dopo, tornando sull’argomento davanti alle telecamere della Cnn, dovette pure ammettere che il lavoro di Dio non era stato fatto poi così bene: “Sì, abbiamo contribuito alla crisi finanziando progetti immobilliari con un livello di indebitamento troppo importante”.

Eppure c’era del vero in quel lapsus dal sapore freudiano. Avendo in mano il timone di Goldman Sachs, può capitare davvero di sentirsi onnipotenti. In primo luogo per la vertigine dei soldi, i tantissimi soldi che la super-banca americana può scommettere sul tavolo verde dei mercati, ma anche per la fitta rete di relazioni istituzionali che Goldman Sachs negli anni è stata in grado di allestire, dal momento che si fatica a tenere il conto dei suoi ex collaboratori diventati amministratori pubblici e degli ex amministratori pubblici diventati suoi collaboratori.

L’ultimo eclatante episodio di revolving doors, porte girevoli, riguarda, come noto, Josè Manuel Barroso. Dopo un decennio alla guida della Commissione Europea, speso a somministrarci testardamente la cura neo-liberista del rigore, il politico portoghese ha accettato l’incarico di presidente non esecutivo prontamente offertogli, alla scadenza del mandato, da Goldman Sachs International. Ce n’era abbastanza da accreditare la screanzata vulgata populista “dell’Europa delle banche e dei banchieri”. L’imbarazzo, in effetti, fu tale che persino Jean Claude Juncker e l’intero corpo dei funzionari Ue dovettero stigmatizzare pubblicamente la disinvoltura di Barroso, il quale, dal canto suo, andò avanti serenamente per la propria strada. Con qualche buona ragione, essendo, l’ex presidente della Commissione Europea, in eccellente compagnia.

Prima di lui, infatti, numerosi altri personaggi avevano intrattenuto collaborazioni professionali, precedenti o successive alla carriera pubblica, con Goldman Sachs: il futuro governatore della Bce Mario Draghi, il futuro Commissario Europeo alla Concorrenza nonché presidente del Consiglio Mario Monti, il futuro premier e presidente della Commissione Europea Romano Prodi, l’ex membro del consiglio della Bundesbank e della Bce Otmar Issing, l’ex commissario europeo alla concorrenza Karel van Miert e l’ex procuratore generale d’Irlanda Peter Sutherland. Dunque che aveva fatto di tanto particolare il povero Barroso? Nulla, tanto più che passare dalla porta girevole è persino legale.

Inutile dire che è alla Casa Bianca, tuttavia, che Goldman Sachs ha consolidato la propria influenza sulla politica mondiale, avendo sacrificato alla patria risorse professionali del calibro di Henry Paulson (amministrazione Bush jr), Robert Rubin (Clinton), Timothy Geithner (Obama), Gary D. Cohn e Steven Mnuchin (Trump). Certo, finanziare generosamente le campagne elettorali dei candidati ha il potere di aumentare la considerazione dei manager di Goldman – come dei manager di tutte le altre grandi banche che finanziano la politica – ma il sistema democratico americano funziona così. E’ in Europa, semmai, che siamo abituati a pensare che il potere politico debba mostrarsi autonomo e indipendente dal potere finanziario.

Dico “siamo” per non arrendermi a dire “eravamo”. Oggi infatti il capo di Goldman Sachs propone pubblicamente di ripetere il voto sulla Brexit e la politica europea, anziché reagire a questa duplice ingerenza (della Finanza sulla Politica e dell’America sull’Europa), si rifugia in un imbarazzante silenzio. Come se non osasse scegliere tra la vox populi e la vox dei. Come se Blankfein, quella volta, non l’avesse poi spiegato …che scherzava.

fonte: INTERESSE NAZIONALE

Redazione: Enzo Vincenzo Sciarra

Il cavallo che si sente cane e il casalingo: il nuovo libro per insegnare ai bambini a diventare trans


di Leone Grotti

Va molto di moda in Svezia il nuovo libro per bambini da uno a tre anni “Hästen & Husse”. Per l’autrice è un modo per sfatare il «tabù dei bambini transgender»

«Il tema delle coppie omosessuali è diventato ormai mainstream mentre quello dei bambini transgender è ancora tabù nella società». È per questo che l’autrice e docente universitaria svedese Susanne Pelger ha deciso di realizzare un nuovo libro per bambini dagli uno ai tre anni, molto in voga in Svezia, intitolato Hästen & Husse (Il cavallo e la casalinga).

I personaggi non sono quello che sembrano. L’animale infatti è un cavallo che si identifica come un cane e vuole agire di conseguenza, rosicchiando gli ossi, inseguendo i gatti e giocando con la palla. La casalinga invece è un uomo che quando torna a casa si abbiglia come una donna, indossando la gonna, mettendosi il rossetto e lavorando a maglia. L’obiettivo è introdurre i neonati fin dalla più tenera età al tema della transessualità e del transgenderismo per spiegare loro che «possono essere ciò che vogliono» a prescindere dal sesso di appartenenza.

«Ci sono molte varianti del gender, non è determinato», ha dichiarato l’autrice in un servizio della televisione di Stato svedese, Svt. Parlando della reazione di alcuni bambini di due anni dopo la lettura guidata del libro, spiega: «Quando ho chiesto se gli uomini possono mettersi il rossetto e portare la gonna, mi hanno risposto: “Sì”. Ognuno è come si sente di essere. Questa è la cosa migliore».


Contrariamente a quanto sostiene l’autrice, il tema non è affatto tabù in Svezia. Secondo la psichiatra Louise Frisén, nell’ultimo anno i casi di bambini che vogliono cambiare sesso sono aumentati del 100 per cento. Ed è anche per questo che a giugno il governo svedese ha annunciato di voler introdurre una legge che punisca con sanzioni e ammende chi non si rivolge a una persona usando il suo pronome preferito, a prescindere dal sesso di nascita. Molti asili in Svezia, inoltre, hanno cominciato a eliminare di rivolgersi ai bambini come “maschi” o “femmine”, preferendo invece il pronome neutro “hen”, per permettere ai bambini di diventare ciò che vorranno da grandi senza influenzarli.

Sul sito della case editrice del libro Hästen & Husse le recensioni sono entusiaste: «Il testo è davvero cool. Il cavallo si comporta come un cane ed è molto divertente. I disegni sono allegri e il messaggio è l’ideale per bambini di questa età: sii ciò che senti. Lo raccomando a tutti!».

Fonte: Tempi

Redazione: Enzo Vincenzo Sciarra

Vietato pregare a scuola



di Ignazio Statuario

In un istituto elementare di Palermo rimossa anche una statua della Madonna

Basta preghiere a scuola, così come stop all’esposizione di simboli cristiani. L’inopinata battaglia per la laicità della scuola pubblica avviene a Palermo. Il dirigente scolastico della scuole elementare e dell’infanzia “Ragusa Moleti” – riferisce l’edizione locale de La Repubblica – ha diramato una circolare che chiede ai docenti di non far recitare preghiere ai bambini durante l’ora della merenda o di religione.

Ma non solo. Il dirigente ha fatto rimuovere una statua di una Madonna e delle immagini di Papa Francesco. “Ci sarebbe nella nostra scuola – si legge nella circolare firmata dal dirigente scolastico, Nicolò La Rocca – l’usanza, da parte di alcuni docenti, di far pregare i bambini prima dell’inizio delle lezioni e/o di far intonare canzoncine benedicenti prima della consumazione della merenda”.

Il dirigente, inoltre, ricorda che “considerando il parere dell’Avvocatura dello Stato dell’8 gennaio del 2009, allegato alla nota del gabinetto del Miur del 29 gennaio 2009, è da escludere ‘la celebrazione di atti di culto, riti o celebrazioni religiose nella scuola durante l’orario scolastico o durante l’ora di religione cattolica, atteso il carattere culturale di tale insegnamento”.

Si registra uno zelo davvero impressionante per cacciare fuori la fede cattolica dalla scuola. Facile supporre che l’auspicio dei genitori di alunni di scuole pubbliche italiane è che la stessa celerità venga applicata per risolvere problemi rimarchevoli delle strutture scolastiche.

Fonte: interris

Redazione: Enzo Vincenzo Sciarra

Stati Uniti: vietato abortire bambini Down

di Federico Cenci

Nell’Ohio passa la legge, mentre un giudice ne ha bloccata una simile in Texas

Lo scorso 15 novembre, il Senato dell’Ohio, negli Stati Uniti, ha approvato una legge che vieta l’aborto nel caso in cui il feto presenti caratteristiche tali da indurre a pensare che abbia la sindrome di Down. La misura è sulla falsariga di una approvata mesi fa in Texas, dove tuttavia la scelta pro-vita è stata bloccata da un giudice federale.
L’Ohio per i bambini Down

La misura dell’Ohio, passata nettamente sia alla Camera che al Senato, a maggioranza repubblicana, prevede che se la diagnosi prenatale indica che il bambino potrebbe essere affetto da sindrome Down, l’aborto è vietato, anche nel caso in cui i genitori vorrebbero interrompere la gravidanza per altre ragioni.

Il sito ProVita ha riportato le dichiarazioni di Sarah LaTourette, una dei proponenti, secondo cui questo disegno di legge pone fine all’orrenda e ingiusta discriminazione di una delle più vulnerabili categorie. Lo stesso ProVita rileva che la settimana scorsa, Frank Stephens, ha testimoniato davanti a un comitato congressuale a Capitol Hill che quelli come lui, che hanno la sindrome di Down, hanno una vita ben degna di essere vissuta.
La situazione in Texas

Ma l’Ohio non è il primo Stato americano ad aver pensato a una legge per tutelare i bambini Down. Già il North Dakota e l’Indiana hanno leggi simile. Quella del Texas, invece, è stata bloccata nelle scorse ore da un giudice federale. Approvata nel giugno scorso, sarebbe dovuta entrare in vigore l’1 settembre. Ma un divieto temporaneo era stato emesso da un giudice federale poco prima dell’entrata in vigore, e ora il divieto è stato prorogato. A fare ricorso erano stati alcuni gruppi abortisti.

Sebbene il giudice abbia riconosciuto nella sua sentenza che lo Stato ha “un valido interesse nel promuovere il rispetto per la vita dei non nati“, alla fine ha concluso che tale interesse non è “sufficiente per giustificare un ostacolo così sostanziale al diritto costituzionalmente protetto” di una donna di interrompere una gravidanza. La legge, ha aggiunto il giudice, rappresentava un “uso inappropriato del potere normativo dello Stato sulla professione medica per impedire determinate procedure mediche”.

Fonte: interris

Redazione: Enzo Vincenzo Sciarra

Puglia: il ddl omofobia che fa discutere


Sostenuta dal governatore Emiliano, la norma è accusata di essere liberticida e pro-gender

Se ne era parlato abbondantemente un paio d’anni fa. La proposta di legge sull’omofobia, approvata alla Camera e poi impantanata in Senato, aveva suscitato un ampio dibattito pubblico. In molti la accusavano di essere una legge-bavaglio, che con la scusa di tutelare gli omosessuali da eventuali discriminazioni, lede la libertà di pensiero. Ora, il tema torna d’attualità, perché norme sulla falsariga di quella firmata da Ivan Scalfarotto tornano sul tavolo di alcune Regioni.
La legge pugliese

Ad esempio la Puglia. Qui è stato proprio il governatore, Michele Emiliano, a presentare una proposta che ha l’obiettivo di punire gli atteggiamenti discriminatori verso le persone omosessuali.

La norma prevede, tra le altre cose, politiche di formazione e qualificazione professionale nel mondo dell’istruzione e l’introduzione di forme di controllo per la rilevazione di contributi discriminatori all’interno della programmazione mediatica.
Opposizione politica

C’è tuttavia un motivo del contendere. Tanti pugliesi sono preoccupati dal fatto che tale legge possa veicolare l’ideologia gender ed imporre un pensiero unico su temi delicati come quelli che riguardano la sessualità. “È una iniziativa folle – tuona il salviniano Andrea Caroppo -, ideologica e liberticida che punta a realizzare quella che Papa Francesco definisce lacolonizzazione ideologica gender, una rieducazione finalizzata a convincerci tutti che non esistono il sesso maschile e femminile ma infiniti generi”.

Molto critica anche la posizione di Erio Congedo, consigliere regionale di Fratelli d’Italia. “La finalità del ddl omofobia ci sembra invece tutta politica, e cioé quella di caratterizzare ideologicamente l’azione di governo regionale per mandare un segnale a quella parte della sinistra oggi lontana dal Pd – spiega -; in altri termini, di riuscire a fare in Puglia ciò che a livello nazionale non riesce a Renzi. Il ddl così strutturato non ci convince anche nel merito, ad esempio per due questioni: l’art. 3 sembra celare l’intento di istituire e di diffondere l’ideologia gender nelle scuole e quindi di annullare le diversità di genere e di insinuare il dubbio sull’identità sessuale sin dai primi anni di formazione scolastica; l’art. 8 sembra voler istituire invece un controllo sulla libertà di stampa”.
La campagna di CitizenGo

Caroppo e Congedo si fanno interpreti di un sentimento diffuso tra i cittadini pugliesi. Lo testimonia la mole di adesioni che in pochissime ore ha raccolto la raccolta firme on-line lanciata da CitizenGo contro “il tentativo politico di imporre una mentalità unica ai pugliesi sui temi intimi e personali della sessualitàe dell’affettività”. Sono già oltre cinquecento i firmatari di questa petizione.

Nonostante le contestazioni, il governatore Emiliano sembra non voler cedere di un millimetro. Come riporta La Gazzetta del Mezzogiorno, il magistrato si dice comunque pronto a spiegare: “Prima di sparare su questa legge e dire che essa mette in pericolo la famiglia o la morale pubblica, di leggere il testo che io sono disponibile a discutere con chiunque”. La legge è sulla falsariga di una già approvata in Umbria nell’aprile 2017.

Fonte: interris

Redazione: Enzo Vincenzo Sciarra

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