08 febbraio 2017

SCORIE RADIOATTIVE DALLA NIGERIA AL GARGANO


di Gianni Lannes

Ad Angela Quitadamo i medici del Bambin Gesù a Roma hanno detto: “Lei è stata esposta a radiazioni durante la gravidanza”. Oggi racconta: “I medici non riuscivano a spiegare come mai io abbia potuto avere, durante la gravidanza una così forte esposizione a radiazioni”. Angela è una straordinaria scultrice, una donna sensibile e buona, a cui la vita ha riservato prove inenarrabili. Nel 2002 lavorava a Macchia di Monte Sant’Angelo. Allora ha messo al mondo una bambina affetta dalla sindrome di Vacterl.

Crimini contro l’umanità dello Stato nostrano. E’ noto l’antefatto ma non il tragico finale e la beffa ai danni della Puglia. Un affare a senso unico: spazzatura industriale in cambio di armi dall’Italia all’Africa. Gli atti parlamentari in materia non hanno mai avuto risposta da tutti i governi italiani, fino ai giorni nostri. Nell’interrogazione a risposta scritta numero 4/01140 del 18 febbraio 1988, presentata dal senatore Guido Pollice c’è scritto: «Sui destinatari del compenso versato dall’Intermarine per la mediazione relativa ad una fornitura di cacciamine alla Nigeria». L’atto parlamentare del 17 marzo 1988, numero 4/04233 riporta testualmente: «Per la revoca del permesso di invio in Nigeria dei rifiuti tossici stoccati nel porto-darsena di Pisa».

A partire dal 1987 alcuni affaristi italiani con l’autorizzazione dei governi tricolore (Craxi, Fanfani, Goria) esportarono migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi in Nigeria, presso il villaggio costiero di Koko, sul Delta del Niger. La zona fu completamente contaminata mentre gli abitanti, ignari, continuavano la vita di sempre falcidiati da improvvise malattie. Il caso esplose quando un gruppo di studenti nigeriani residenti a Pisa assistette a un notiziario televisivo, in cui si parlava di anomali spostamenti di navi dai porti italiani verso la Nigeria. Gli studenti cercarono altre notizie fornite da una giovane giornalista italiana (in seguito assassinata a Mogadiscio il 20 marzo 1994) che aveva indagato indipendentemente su questi strani traffici, di navi ed informarono i giornali africani. Il governo nigeriano, sotto il comando del generale Babangida, sequestrò due navi italiane (inclusa la Piave) e i loro equipaggi, imponendo l’immediato ritiro di oltre diecimila bidoni di materiale tossico come condizione per il rilascio. Il governo italiano, all’epoca presieduto dal democristiano De Mita, accettò e noleggiò tre navi, tra cui la Deepsea Carrier (battente bandiera tedesca), per raccogliere i rifiuti e riportarli in Italia. Tuttavia, la zona di Koko, il suo ecosistema, nonché la vita degli abitanti e degli operatori coinvolti nel carico dei rifiuti erano oramai compromessi. Il governo africano tentò un’evacuazione di massa della zona, ma incontrò forti resistenze da parte degli abitanti, i quali, inconsapevoli dell’effettiva entità del pericolo, ritennero si trattasse di un pretesto per impossessarsi delle loro terre.

Nel programma istituzionale di emergenza ai sensi dell’articolo 8 del decreto-legge 9 settembre 1988, numero 397 si legge:

«1. E’ ormai imminente l’arrivo in Italia di due navi provenienti dalla Nigeria, la Karin B e la Deep Sea Carrier, cariche di rifiuti industriali di composizione e provenienza non note in misura adeguata e confezionati per larga parte in modo non conforme alle norme vigenti. In ogni caso, dagli accertamenti effettuati in fase di carico in Nigeria della Soc. Ambiente dell’ENI, si dispone delle seguenti informazioni di massima in merito alla natura e alla quantita’ dei rifiuti trasportati: M/n Deep Sea Carrier2.500 t (carico totale lordo)».

Il 15 settembre 1988 il ministro dell’ambiente Giorgio Ruffolo e il ministro per il coordinamento della protezione civile Vito Lattanzio (Gazzetta Ufficiale numero 218 del 16 settembre 1988), proclamarono – a spese degli ignari italiani – la situazione di emergenza, connessa all’arrivo in Italia di navi provenienti da Paesi esteri, cariche di rifiuti industriali tossici e nocivi, tali da richiederne lo smaltimento urgente. Tredici giorni dopo il presidente del Consiglio dei ministri, tale Ciriaco De Mita con proprio decreto stabiliva:

«Preso atto che dalle relazioni predisposte dalla Commissione interministeriale nominata con proprio decreto in data 7 agosto 1988 risulta che il porto di Manfredonia si appalesa particolarmente idoneo all’attracco della nave Deep Sea Carrier; Preso altresi’ atto della relazione del Ministro dell’ambiente in data 27 settembre 1988 concernente gli incontri avuti con gli amministratori delle regioni Puglia e Lombardia e con gli amministratori del comune di Manfredonia; Decreta: Art. 1. Le operazioni di attracco e di catalogazione ai fini della messa in sicurezza e del trasporto dei rifiuti industriali trasportati dalla nave Deep Sea Carrier sono effettuati nell’area portuale di Manfredonia e nelle aree adiacenti dello stabilimento Enichem».

Appresa la notizia la città di Manfredonia insorse in massa. Ancora oggi, in loco, sono tutti convinti che la Deepsea Carrier abbia scaricato tutta la spazzatura pericolosa a Livorno. In realtà, le scorie radioattive (una piccola parte del micidiale carico letale), furono trasbordate ed interrate nei 150 ettari del petrolchimico Enichem, mentre i rifiuti tossici e nocivi finirono in Toscana, esattamente dove avevano preso il largo anni prima. Risale algiugno del 2012 la scoperta – nello stabilimento dell’Eni – di una discarica nascosta sotto un sarcofago di cemento, fatto passare per una pista di esercitazione dei pompieri. Una discarica non contemplata nelle mappe del petrolchimico e, pertanto, “dimenticata” dalle autorità e dagli inquinatori multinazionali.
Nella “Relazione sullo stato di attuazione delle norme sulla protezione civile (anno 1989) presentata dal presidente del consiglio Andreotti il 21 luglio 1990” si fa riferimento ad una spesa di “200 milioni di lire per Deepsea Carrier in Puglia”. Il commissario ad acta per questa “emergenza rifiuti di ritorno dall’Africa” era l’avvocato Franco Borgia, all’epoca vice presidente della Regione.

Dal 1989 a Manfredonia ed in seguito nella vicina Mattinata, vengono al mondo bambini con gravi malformazioni, ed attualmente è tutto un corollario di patologie correlate all’inquinamento radioattivo.

La sera del 28 gennaio 2017 a Manfredonia, una persona, mi ha raccontato che suo cognato, un pescatore subacqueo avrebbe assistito nottetempo nel 1988 all’interramento delle scorie radioattive. Ho provato a tentare di parlare con il presunto testimone oculare, però mi è stato riferito che ha paura di essere ammazzato a riferire certe cose. In ogni caso, a tutt’oggi in base ai documenti del ministero dell’Ambiente, la Syndial non ha ancora bonificato il petrolchimico Enichem e tutte le aree inquinate dall’Eni a Manfredonia (e nel resto d’Italia), dove si intendono piazzare impianti fotovoltaici per occultare i misfatti e le fonti attive di inquinamento.


A proposito: cosa ha scaricato la nave Anja C (bandiera inglese), ripartita da Manfredonia il 28 gennaio scorso, che ha fatto la spola tra Taranto, Spalato, Porto Empedocle, Ortona, Ravenna?


Riferimenti:







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