04 febbraio 2017

L’ARCA DI NOE’ DELLE SEMENTI AL POLO NORD: PERCHE’?


Globalreasearch.ca nel dicembre 2007 pubblicava un articolo incredibile, che anche chi si appassiona agli slogan, siano essi ecologisti, maltusiani o tecnicisti, dovrebbe leggere (qui la versione inglese del sito). Lo sintetizzo in italiano nel seguito.

Si trattava di questo: tra i ghiacci dell’isola di Spitsbergen, remoto arcipelago delle Svalbard (mare di Barents, a ca 1000 km dal Polo Nord) era in via di completamento una superbanca delle sementi, destinata a contenere i semi di qualche milione di varietà di piante di tutto il mondo. Una «banca» scavata nel granito, chiusa da due portelloni a prova di bomba con sensori rivelatori di movimento (facilmente controllabile cosi quello umano , visto il territorio desolato), speciali bocche di areazione, muraglie di cemento armato spesse un metro.
Dopo qualche anno, possiamo ben notare come la “profezia” orwelliana sia sempre più davanti ai nostri occhi . Sarebbe una offesa alla nostra intelligenza umana, nonchè coscienza , non volerne prendere atto. Questo non significa restare incollati alla oscurità che avanza, al disfattismo e alla impotenza, anche se è altrettanto evidente che sono sentimenti che ci stanno attraversando.

Il governo norvegese, titolare dell’arcipelago, rendeva noto che il “caveau” aveva come scopo quello di «conservare per il futuro la biodiversità agricola».Inevitabile che emozionalmente ci si chieda se non sia una specie di “arca di Noè” per una Apocalisse prossima ventura…

Andiamo per gradi: chi finanzia questo avveniristico progetto? La FondazioneRockefeller, insieme a Monsanto e Syngenta, anzi la Fondazione Syngenta (azienda svizzera maggior produttrice di semi OGM e agrochimici) e la Pioneer Hi-Bred che studia OGM per la multinazionale chimica DuPont.

Un gruppo certamente interessante a cui… non poteva mancare anche Bill Gates, attraverso la sua fondazione senza scopo di lucro, Bill & Melinda Gates Foundation. Questa dà al progetto 30 milioni di dollari l’anno.


L’acuto Engdahl si chiede: queste persone non buttano soldi in pure utopie umanitarie.Quale è dunque il futuro che prevedono, per creare una simile banca semi?

La Rockefeller Foundation – ricorda Engdahl- è quella che negli anni ‘70 finanziò con 100 milioni di dollari la prima idea di «rivoluzione agricola genetica». Un’”opera” che cominciò con la creazione dell’Agricolture Development Council (emanazione della Rockefeller Foundation), e poi dell’International Rice Research Institute (IRRI) nelle Filippine (cui partecipò la Fondazione Ford).

Nel 1991 questo centro di studi sul riso si unì al messicano (ma sempre dei Rockefeller) International Maize and Wheat Improvement Center, poi con un centro analogo per l’agricoltura tropicale (IITA, sede in Nigeria, finanziamento Rockefeller). Questi infine formarono il CGIAR, Consultative Group on International Agricolture Research.

In varie riunioni internazionali di esperti e politici, tenuti nel centro conferenze della Rockefeller Foundation a Bellagio-Como, il CGIAR fece in modo di convogliare a sé la FAO (l’ente ONU per cibo e agricoltura), la Banca Mondiale (allora capeggiata da Robert McNamara) e il Development Program (ONU).

La CGIAR invitò, ospitò e istruì generazioni di scienziati agricoli, soprattutto del Terzo Mondo, sulla “grandezza” dell’ agribusiness, nonchè sulla nascente industria dei semi geneticamente modificati. Tornati alle loro patrie, questi signori costituirono una notevole rete di influenza perché la Monsanto entrasse sul mercato con il suo agribusiness.

«Con un oculato effetto-leva dei fondi inizialmente investiti», scrive Engdahl, «negli anni ‘70 la Rockefeller Foundation si mise nella posizione di plasmare la politica agricola mondiale. E l’ha plasmata».

Tutto sotto la bandiera della scienza umanitaria, alias “la fame nel mondo” e di una nuova agricoltura, perfetta per il mercato libero globale.

La genetica, apprendiamo dall’articolo, è una vecchia passione dei Rockefeller: fin dagli anni ‘30, quando si chiamava «eugenetica», ed era studiata molto nei laboratori tedeschi come ricerca sulla purezza razziale.

A questo punto con una breve digressione ma pertintente, segnalo un ottimo film-documento ENDGAME; sottotitolato in ITA lo trovate su youtube:http://www.youtube.com/watch?v=G7J5AqdoCY0 (14 sezioni che trovate indicate al link). Avviso che lo stomaco avrà le sue difficoltà di digestione insieme al resto del sistema corpo-mente-spirito. Ciononostante merita la conoscenza per la nota equazione spirituale: “ La verità vi renderà liberi”.

Tornato al diletto genetista della Rockefeller Foundation, essa finanziò generosamente molti scienziati, che dopo la caduta di Hitler furono portati in USA dove continuarono a studiare e sperimentare.

Nel 1946, Nelson Rockefeller lanciò la «Rivoluzione Verde» dal Messico, in compagnia di Henry Wallace, che era stato ministro dell’Agricoltura sotto Roosevelt, e si preparava a fondare la già citata Pioneer Hi-Bred Seed Company. Norman Borlaug, l’agro-scienziato acclamato padre della Rivoluzione Verde con un Nobel per la pace,lavorava per i Rockefeller. La finalità proclamata era quella di vincere la fame del mondo, in India, in Messico.

Rileggendo la frase pronunciata da Henry Kissinger negli anni ‘70, mentre nasceva la CGIAR, ovvero: «Chi controlla il petrolio controlla il Paese; chi controlla il cibo, controlla la popolazione», viene qualche dubbio legittimo se di umanitarismo si fosse trattato. Per inciso: il petrolio, i Rockefeller lo controllavano già con la Standard Oil, guida del cartello petrolifero mondiale.


Oggi pare proprio che la Rivoluzione Verde fosse una specie di pubblicità per gli OGM; il suo vero esito è stato quello di accaparrarsi la produzione agricola familiare ed assoggettare i contadini, specie del Terzo Mondo, agli interessi di tre o quattro colossi dell’agribusiness euro-americano, cosa che fu resa possibile attraverso la raccomandazione e diffusione di nuovi «ibridi-miracolo» che davano raccolti «fantastici», preparati nei laboratori delle big multinazionali.

Tali semi ibridi sono un bel business, poichè non si riproducono o si riproducono poco ed obbligano quindi i contadini a comprare ogni anno nuove sementi, anziché usare (come in uso da millenni) parte del loro raccolto per la nuova semina. Stiamo parlando di semi brevettati, che ovviamente costavano parecchio e che praticamente sono un monopolio della Dekalb (Monsanto) e della Pioneer Hi-Bred (DuPont)

Ai semi ibridi seguirono ovviamente “indispensabili fertilizzanti chimici Monsanto e DuPont” e con l’arrivo degli OGM, gli assolutamente necessari anti-parassitari e diserbanti studiati apposti per quello specifico seme OGM. Tutto brevettato, tutto a grandi costi.

I contadini che per secoli avevano coltivato per l’autoconsumo e il mercato locale, non avevano tanto denaro ma… no problem, ecco la soluzione: buttarsi a produrre derrate non da consumo ma da vendita sul mercato globale, cash-crop come si suol dire, ovvero raccolti per fare cassa.

Illusione pensare che in questo i contadini fossero autonomi: potevano vendere sì all’estero ma sotto controllo degli intermediari globali, come la Cargill, la Bunge Y Born, la Louis Dreyfus…

La Banca Mondiale di McNamara, forniva ai Paesi sottosviluppati dei prestiti per creare canali d’irrigazione moderni e dighe; poiché però i contadini non producevano mai abbastanza, la Chase Manhattan Bank dei Rockefeller si offriva di ripagare i debiti contratti per comprare pesticidi, OGM e sementi ibride brevettati, creando cosi un indebitamento da parte dei contadini, con regime privatistico. Così i tassi d’interesse inghiottirono il “fantastico raccolto” e a molti anche la terra. I contadini, soprattutto in India, dovettero lavorare una terra non più loro, per pagare i debiti.

La stessa rivoluzione sta prendendo piede in Africa, con le estese monoculture di cotone geneticamente modificato, ovvero sementi sterili da comprare ogni anno.

Dal 2007 la Monsanto, insieme al governo USA, ha brevettato su scala mondiale sementi«Terminator», ovvero sementi che si suicidano dopo il raccolto, secondo la «Genetic Use Restriction Technology», ossia volta a ridurre l’uso di sementi non brevettate.

La estensione di sementi geneticamente modificate (= di cloni con identico corredo genetico) è ovviamente un pericolo incombente per la nutrizione di noi tutti: se una malattia distrugge tutti i cloni, la carestia incombe.

Ed ecco che qui forse comincia ad apparire chiaro, ci ricorda Engdahl, il perché si stesse costruendo quest’Arca di Noè delle sementi alle Svalbard: quando arriva la catastrofe, le sementi naturali dovranno essere controllate dal gruppo dell’agribusiness, e da nessun altro.

Le banche di sementi, secondo la FAO, sono 1.400, già per la maggior parte negli Stati Uniti. Le più grandi sono usate e possedute da Monsanto, Syngenta, Dow Chemical, DuPont; le altre banche sono in Cina, Giappone, Corea del sud, Germania, Canada, forse non tutte sotto il controllo diretto dei grandi gruppi.

Engdahl ricorda anche le parole del professor Francis Boyle, lo scienziato che stilò la prima bozza delle legge americana contro il terrorismo biologico (Biological Weapons anti-Terrorism Act), approvata dal Congresso nel 1989. Francis Boyle sostiene che «il Pentagono sta attrezzandosi per combattere e vincere la guerra biologica», e che Bush ha a questo scopo emanato due direttive nel 2002, adottate «senza conoscenza del pubblico». Per Boyle, nel biennio 2002-2004, il governo USA ha già speso 14,5 miliardi di dollari per le ricerche sulla guerra biologica. Il National Institute of Health (ente governativo) ha connesso 497 borse di studio per ricerche su germi infettivi con possibilità militari. La bio-ingegneria è ovviamente lo strumento principale in queste ricerche.

Ma non è tutto, Engdahl continua: nel 2001, una piccola ditta di ingegneria genetica californiana, la Epicyte, annunciava di aver prodotto un mais geneticamente modificato contenente uno spermicida: i maschi che se ne nutrivano diventavano sterili.Epicyte aveva creato questa semente miracolo con fondi del Dipartimento dell’Agricoltura USA (USDA), il ministero che condivide con Monsanto i brevetti del Terminator.

A quel tempo, la ditta era in una joint-venture con DuPont e Syngenta. Ancor prima, anni ‘90, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, ossia l’ONU) lanciò una vasta campagna per vaccinare contro il tetano le donne delle Filippine, Messico e Nicaragua, fra i 15 e i 45 anni. Strano… solo le donne, forse che “gli uomini, nei Paesi poveri, sono esenti da tetano, e non si feriscono mai con ferri sporchi e arruginiti”?

Questa domanda se la fece anche il Comite pro Vida, l’organizzazione cattolica messicana che fece cosi esaminare il vaccino fornito dall’OMS gratuitamente e abbondantemente alle donne di età fertile: scoprì che esso conteneva gonadotropina corionica umana, un ormone naturale che, attivato dal germe attenuato del tetano contenuto nel vaccino, stimolava speciali anticorpi che avrebbero impedito alle donne di portare a termine la gravidanza.

Risultò che questo vaccino-miracolo era il risultato di 20 anni di ricerche finanziate dalla Rockefeller Foundation, dal Population Council (dei Rockefeller), dalla CGIAR (Rockefeller), dal National Institute of Health (governo USA)… e anche la Norvegia aveva contribuito con 41 milioni di dollari al vaccino antitetanico-abortivo.

Si la Norvegia…lo stesso Stato partecipante “al gruppo dell’Arca di Noè” che la sorveglierà nelle sue Svalbard.

Tutto ciò Engdahl lo ricollega alla “passione” antica dei Rockefeller per l’eugenetica del Reich; a ciò che si chiamava «eugenetica negativa» e perseguiva l’estinzione sistematica delle razze indesiderate e dei loro corredi genetici.

Del resto, ci ricorda, Margaret Sanger, che fondò (con patrocinio Rockefeller) il Planned Parenthood International, (una sorta di Ente Internazionale per i genitori e per il controllo delle nascite) lanciò un programma sociale nel 1939, chiamato «The Negro Project». Come scrisse in una lettera ad un amico fidato: «Vogliamo eliminare la popolazione negra».


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