06 febbraio 2017

La Russia al Regno Unito: invece di farci le prediche sulla Crimea, restituite voi le Isole Malvinas e Gibilterra


Duro faccia a faccia tra il rappresentante britannico all’ONU, Matthew Rycroft, e l’ambasciatore russo all’ONU, Vitali Churkin: il confronto è scaturito dalle affermazioni del britannico Rycroft il quale ha accusato la Russia di aver scatenato la crisi in Ucraina, accusa confermata anche dalla nuova ambasciatrice USA, Nikki Haley (nominata da Trump) la quale ha ribadito che gli USA continuano a condannare questa annessione e invitano al Russia ad una immediata cessazione dell’occupazione della Crimea.

Il rappresentante permanente della Russia, Churkin, nel corso di una riunione del Consiglio di Sicurezza, ha criticato gli USA ed il Regno Unito per la loro palese doppia morale nell’accusare la Russia di ingerenza in Ucraina, quando entrambi i paesi possiedono colonie intorno al mondo, in pieno secolo XXI.

In particolare Churkin, rivolto al britannico ha detto, : “Riconsegnate all’Argentina le isole Malvinas, restituite Gibilterra alla Spagna, restituite la sovranità alle isole del Chagos nell’Oceano Indiano, che avete trasformato in una enorme base militare. Soltanto allora la vostra coscienza, forse, sarà un poco più pulita e potrete iniziare a giudicare altre questioni come quella della Crimea”, ha affemrato Churkin

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Rappresentante russo all’ONU

Riferendosi alle accuse del diplomatico britannico, relativamente alla responsabilità attribuita alla Russia di aver scatenato la crisi dell’Ucraina, l’ambasciatore russo Churkin ha puntualizzato che la crisi dell’Ucraina è scoppiata nel Febbraio del 2014 come risultato di un Colpo di Stato appoggiato dall’esterno e non invece dopo il referendum, svoltosi nello stesso anno, con cui gli abitanti della penisola di Crimea hanno votato in massa per integrarsi alla Federazione russa.


Nota: Da notare che la penisola di Crimea appartiene alla Russia da quasi tre secoli, esattamente dal 1783,quando fu strappata dalla Russia zarista all’Impero Ottomanno. Da allora la Russia ha combattuto diverse sanguinose battaglie – su tutte l’omonima guerra di Crimea del 1854-1855 e qui avvenne anche, la resistenza all’occupazione nazista – durante la Seconda Guerra mondiale – per mantenerne il controllo.
La penisola, oltre che per ragioni storiche e culturali, rappresenta infatti per la Russia un avamposto strategico e a Sebastopoli ha sede la flotta del mar Nero. La popolazione è in maggioranza russofona, benché l’ucraino e il tataro siano molto diffusi. Dopo la rivoluzione russa, e la riorganizzazione territoriale degli anni successivi, assunse nel 1921 il nome di Repubblica Socialista Sovietica Autonoma di Crimea, parte dell’Urss.

Si deve a Nikita Krusciov la decisione, presa nel 1954, di assegnare la Crimea, da un punto di vista amministrativo, all’Ucraina. Una scelta di poco conto (al tempo) ma decisiva quando l’Unione Sovietica si sgretolò e la penisola uscì formalmente dal territorio della Russia.

In un discorso tenuto davanti alla Duna Putin aveva affermato: «Nel cuore e nella coscienza dei popoli la Crimea è sempre stata parte inscindibile dalla Russia. Tutto in Crimea è intriso dalla nostra storia e gloria», ricordando che «Sebastopoli è patria della flotta russa del mar Nero». Alle richieste di negoziare da parte della UE e dei governi occidentali Putin ha ribadito più di una volta che “lo status della Crimea non è negoziabile“.

Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna figurano fra i principali paesi che hanno imposto alla Russia un pacchetto di sanzioni destinato ai cittadini, alle imprese ed a settori interi dell’economia russa a seguito del ruolo svolto da Mosca nel conflitto ucraino.

Fonte: Telesur

Traduzione e nota: Luciano Lago per Controinformazione
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