04 gennaio 2017

Vita e famiglia, ecco le più recenti vittorie politiche nel mondo


Durante la nostra pausa invernale abbiamo inevitabilmente interrotto l’iniziativa di informare periodicamente i nostri lettori sulle vittorie politiche che i difensori della vita e della famiglia stanno ottenendo contro la cosiddetta “cultura dello scarto”. Cerchiamo di recuperare, mostrando le principali notizie arrivateci negli ultimi mesi.

– di Redazione UCCR

In Colombia, è stata approvata dal Senato, nel dicembre scorso, la richiesta per un referendum sulle adozioni gay, così da opporsi alla dichiarazione favorevole da parte della Corte Costituzionale. Gli attivisti avrebbero dovuto raccogliere un minimo di 1,8 milioni di firme per presentare tale richiesta, obbiettivo che è stato abbondantemente superato. Ora il disegno di legge è passato alla Camera e dovrà essere approvato dal presidente e la Corte costituzionale.

In Svizzera, il cantone di Berna ha deciso di bandire la teoria gender dalle scuole, vietando tutti i temi legati alla “prospettiva gender” (secondo la quale il genere può essere contrapposto al sesso biologico) dalle strategie formative dei programmi scolastici che da quelli di formazione per i docenti.

Il Mississipi, in America, è diventato nell’aprile 2016 il quarto stato americano a vietare l’aborto tramite smembramento del feto umano (pratica tra le più utilizzate), grazie all’approvazione del disegno di legge al Senato (vinto per 40 a 6) e alla Camera (vinto per 83 a 33). Il governatore Phil Bryant ha posto la sua firma, imitando così i governatori del West Virginia, del Kansas e dell’Oklahoma.

In Romania in appena un mese e mezzo sono state raccolte circa 3 milioni di firme (il Paese conta 30 milioni di persone) per chiedere un emendamento costituzionale in cui venga protetta la famiglia naturale, intesa come l’unione tra un uomo e una donna. Nello scorso luglio, la Corte costituzionale rumena ha approvato la richiesta. Attualmente l’articolo 48.1 afferma che «La famiglia è fondata sul matrimonio liberamente scelto dai coniugi, la loro piena parità, così come il diritto e il dovere dei genitori di assicurare l’educazione, la cura e l’istruzione dei loro figli». La riformulazione ha lo scopo di eliminare il riferimento ai “coniugi”, sostituendolo con un riferimento specifico all’uomo e alla donna. La modifica costituzionale verrà discussa dal Parlamento e dovrà ottenere una maggioranza di tre quarti di esso in entrambe le camere.

In Sudafrica la Corte Suprema ha capovolto una sentenza “pro-eutanasia” dell’Alta Corte, negando la legalizzazione del suicidio assistito.

Nel Kentucky, in America, Kim Davies ha finalmente ottenuto giustizia: l’impiegata comunale era stata incarcerata per essersi rifiutata di inserire il suo nome sulle licenze di matrimonio alle coppie dello stesso sesso, dopo che la Corte Suprema ha ridefinito la famiglia a livello nazionale. Il governatore Matt Bevin ha finalmente firmato una legge che garantisce l’obiezione di coscienza degli impiegati assunti dalle contee statali e Kim può ora cantare vittoria.

In Kirghizistan, stato indipendente dell’Asia centrale, tramite un referendum popolare è stata introdotta nella Costituzione una specificazione per cui il matrimonio è solo ed esclusivamente l’«unione tra un uomo e una donna».


In Spagna, nella città di Valencia, il Tribunale Superiore di Giustizia ha rapidamente dichiarato inammissibile la denuncia nei confronti del card. Antonio Cañizares, arcivescovo della città, accusato da gruppi femministi e dalla comunità lgbt di “incitamento all’odio contro omossesuali e femministe” per aver criticato l’ideologia gender e una legge locale che consente ai minori di cambiar sesso anche senza l’autorizzazione dei genitori. I giudici non hanno ritenuto di procedere per «evitare di sottoporre una persona a un procedimento penale a seguito di denunce imprudenti e/o a seguito di fatti che non costituiscono evidentemente un reato penale».

Nell’Arkansas, la Corte Suprema ha emesso una sentenza con la quale ha deciso che i certificati di nascita dei bambini devono essere collegati alla parentela biologica, respingendo il caso sollevato da coppie omosessuali. Occorrerà dunque individuare la madre e il padre biologici del bambino.

In Brasile lo schieramento femminista, in alleanza con il Partito Comunista e quello dei Lavoratori (capeggiato da Dilma Rousseff), ha subito una forte battuta d’arresto vedendosi bloccato il tentativo di creare una Commissione parlamentare delle Donne, con la quale introdurre la teoria gender i cosiddetti “diritti sessuali e riproduttivi”, vale a dire l’aborto (il tutto mascherato dalla lotta alla discriminazione e alla violenza sulle donne). L’enorme associazionismo pro-life è riuscito non solo ad evitare che la Commissione delle Donne si occupi di aborto, ma anche che le misure relative allo stato dei nascituri siano affidate alla Commissione di Sicurezza sociale e famiglia, sottraendole così all’ideologia femminista.

In South Australia nel novembre scorso il parlamento ha respinto il Bill 2016 che avrebbe introdotto il suicidio assistito.

Il South Carolina, in America, a larga maggioranza ha approvato la proibizione dell’aborto oltre la 20° settimana (normalmente si praticava fino alla 28°), a meno che sia a rischio la vita della donna. Infatti, è stata dimostrata la presenza del dolore fetale, tanto che altri 13 Stati (Alabama, Arkansas, Indiana, Kansas, Louisiana, Mississippi, Nebraska, North Carolina, North Dakota, Oklahoma, Texas, West Virginia e Wisconsin) hanno aderito al restringimento della legge abortista.

In Lettonia, il ministro della Giustizia Dzintars Rasnacsha ha dichiarato che la la Convenzione di Istambul, sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, è inaccettabile poiché non è coerente con la sua legge fondamentale in quanto contiene la definizione di ‘genere’ e la sostituisce al concetto di ‘sesso’. La convenzione, infatti, obbliga i Paesi a condannare le discriminazioni non solo sulla base del sesso, ma anche sulla base del ‘genere’.

In Italia, il tribunale di Gorizia ha assolto una farmacista che si era rifiutata di consegnare ad una cliente il farmaco NORLEVO (la “pillola del giorno dopo”) nonostante l’esibizione di ricetta medica, riconoscendo il diritto di obiezione di coscienza.

Fonte: UCCR
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