23 gennaio 2017

IL MINISTRO DELL'ECONOMIA PADOAN AMMETTE: ''CI POSSONO ESSERE NUOVI REFERENDUM IN EUROPA PER LASCIARE LA UE''


Il "rischio politico" rappresentato dall'ascesa dei movimenti populisti ed euroscettici nell'Unione Europea e' al centro delle interviste concesse al "Wall Street Journal" e a "Bloomberg" dal ministro dell'Economia italiano, Pier Carlo Padoan, a Davos per l'annuale forum economico. Il ministro ricorda che quest'anno diversi paesi dell'Unione dovranno affrontare importanti appuntamenti elettorali. Proprio per questa ragione, sottolinea Padoan, in quei paesi fino alle elezioni (si riferisce a Francia, Germania e Olanda) "non ci saranno mutamenti immediati e sostanziali di indirizzo politico"; e mentre l'economia europea continuera' la sua attuale traiettoria di modesta crescita, la delusione e la sfiducia causate proprio dall'assenza di risposte politiche convincenti continueranno ad alimentare il consenso delle forze populiste europee.

L'Europa, avverte Padoan, "ha bisogno di una strategia piu' audace per stimolare la crescita e l'occupazione". E dovra' fare i conti con le possibili ripercussioni di una Brexit "disordinata" - che nel linguaggio di Padoan significa dura e nazionalista - sull'economia continentale.

Esiste dunque "il rischio" per Padoan di un rafforzamento dei movimenti euroscettici e addirittura, in alcuni casi, di una loro ascesa al governo, "con conseguenze imprevedibili in termini di reazioni politiche, inclusi possibili referendum per lasciare l'Unione".

Quanto all'Italia, e in particolare al Movimento 5 stelle, Padoan premette che e' difficile individuare con nettezza i capisaldi delle politiche di quel partito, ma progetti come quello del reddito di cittadinanza "paiono dimostrare che (gli esponenti del M5S) non abbiano idea di cosa significhi la politica economica in un'economia avanzata".

Curioso che Padoan trascuri nella sua analisi della situazione italiana la netta predominanza, allo stato attuale, di chi vorrebbe abbandonare tanto la Ue quanto l'euro, e tra costoro la Lega di Salvini, Fdi di Giorgia Meloni, una parte di Forza Italia, una parte dello stesso Pd. Grossomodo, la medesima maggioranza che ha votato NO al referendum costituzionale.

Entrambe le interviste affrontano il tema della crisi bancaria in Italia: lo stato del settore bancario italiano, commenta Padoan, "sta migliorando. Ci sono alcuni casi critici che sono stati affrontati": Padoan cita, oltre all'intervento pubblico a sostegno di Monte dei Paschi, l'importante piano di consolidamento varato da UniCredit e l'acquisizione da parte di Ubi delle "tre piccole banche in crisi".

Anceh quim Padoan mostra uno strampalato ottimismo perchè in realtà è l'intero sistema bancario italiano che è a un passo dal tracollo, sommerso com'è dai crediti marci, insesigibli, incagliati, pericolanti: il totale supera i 300 miliardi di euro mentre di vere proprie perdite - definite eufemisticamente "sofferenze" - s'arriva al oltre 85 miliardi di euro da coprire con altrettanti capitali freschi, pena l'insolvenza.

I problemi del settore bancario italiano, per Padoan, vengono affrontati dal governo "caso per caso". Resta il problema dell'eccesso di crediti "non performanti" - precisa il ministro - nei bilanci degli istituti di credito, ma il governo e' fiducioso che "con la ripresa e il consolidamento della crescita economica, i bilanci delle banche verranno ripuliti tramite operazioni di mercato e il sistema bancario italiano tornera' a una condizione operativa ordinaria". Il che è in netta contraddizione con quello che sempre Padoan afferma nelel medesime interviste: come potrà mai esserci la ripresa se lui stesso dice che il 2017 sarà un anno di stagnazione fino alle elezioni politiche in tre stati continentali?

Redazione Milano
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