20 dicembre 2016

Ha stato Putin!” L’ultimo disperato tentativo di cambiare il risultato elettorale USA.


REPUBBLICA E CORRIERE RIPORTANO UNA NOTIZIA: PUTIN INDICÒ COME USARE E FAR TRAPELARE INFORMAZIONI HACKERATE.
E’ PROPRIO VERO, LE ‘FAKE NEWS’ ESISTONO.

Il 15 dicembre Corriere e Repubblica roportano all’unisono la notizia che Vladimir Putin indicò come far trapelare le informazioni hackerate dal server della Clinton, avete letto bene “Putin indicò come usare…”, non i servizi russi o il governo, proprio lui in persona, diavolo di un Putin, adesso fornisce anche consulenze!

La notizia giungerebbe da fonti dei servizi USA che hanno rilasciato un’intervista alla NBC, a questo punto un giornalista dovrebbe già sobbalzare sulla sedia: i servizi segreti rilasciano interviste su dossier riservati su questioni di sicurezza nazionale?!? Se notizie di questo genere non passano attraverso fonti ufficiali governative la puzza di propaganda deve essere già forte.

Così riporta la notizia il Corriere:

Le prove raccolte dall’intelligence Usa confermerebbero con un «alto grado di certezza» il coinvolgimento diretto di Vladimir Putin nella campagna per interferire nelle elezioni americane. È quanto emerge da un’esclusiva di Nbc News che cita alcune fonti dei servizi segreti e diplomatiche con accesso diretto al dossier. Putin in particolare avrebbe personalmente indicato come far trapelare e utilizzare il materiale hackerato ai democratici.
Parole come “alto grado di certezza” non sono accompagnate da nulla di chiarificatore lasciando il dubbio di come sia possibile per la CIA sapere cosa abbia personalmente ordinato Putin ai servizi russi a meno di non avere a sua volta violato documenti riservatissimi. Su Repubblica in un sussulto di giornalismo viene avanzata timidamente una spiegazione del perché proprio adesso la CIA si mette a rilasciare interviste:

Ora tutto ciò ha un interesse storico. Lunedì si riuniscono i grandi elettori per l’ultimo atto formale previsto dalle regole elettorali, perché Trump sia a tutti gli effetti il presidente.
I democratici ci provano, a fare una pressione in extremis perché alcuni dei grandi elettori neghino il loro voto a Trump, dissociandosi dal mandato della base: è possibile in teoria, la legge lo consente, ma è a dir poco improbabile. Quand’anche ci fosse qualche defezione, il margine di vantaggio di Trump fra i grandi elettori è notevole e dovrebbe metterlo al riparo da sorprese.
Resterà quella macchia sulla sua elezione, a futura memoria: il “Manchurian Candidate”, l’uomo diventato presidente forse anche grazie all’aiuto di una potenza straniera.

Adesso tutto è più chiaro, se anche un solo grande elettore votasse contro il madato ricevuto la presidenza Trump potrebbe restarne danneggiata e indebolita nelle sue scelte in politica estera dovendo sempre dimostare a tutti di non essere troppo tenera nei confronti della Russia.

Versioni alternative su come siano andate veramente le cose però la NBC e i suoi ripetitori d’oltre oceano, Repubblica e Corriere, si sono guardati bene dall’approfondirle, e infatti non hanno dato nessuna notizia di un comunicato fatto da un personaggio di tutto rilievo come Steve Pieczenik del quale leggiamo su Wikipedia:

Francesco Cossiga, allestì un comitato di crisi al quale fu aggregato Pieczenik, immediatamente messo a disposizione del governo italiano da Jimmy Carter lo stesso giorno del rapimento[18]. L’importanza dell’invio di un consulente si apprezza appieno, secondo alcune ricostruzioni[19], considerando che solo un paio di mesi prima il medesimo presidente statunitense aveva decretato (seguendo analogo precedente indirizzo di Gerald Ford[20]) che i servizi di informazione statunitensi non potessero collaborare con governi stranieri in casi di terrorismo, salvo che non fossero in gioco interessi di sicurezza e pericolo per gli USA. Cossiga, informando l’alleato Carter, aveva escluso pericoli per la NATO, ma precisava tuttavia che Moro era a conoscenza di segreti di stato come la struttura di stay-behind (in Italia Gladio)[19], e il consulente fu inviato. Giunto dopo pochi giorni a Roma, sarebbe stato subito informato da Cossiga della assoluta mancanza di idee su come gestire una crisi quale quella in essere, di una strategia o di un “sistema operativo”[19][21].

Nel 2007 uscì in Francia un libro dal titolo “Abbiamo ucciso Aldo Moro”, scritto da Pieczenik in collaborazione con Emmanuel Amara[35], e lo psichiatra rilasciò diverse interviste in merito alle vicende italiane. A L’Unità, organo ufficiale del Partito Comunista Italiano (che proprio nel 1978 stava per stringere il compromesso storico con la Democrazia Cristiana di Moro), dichiarò che la sua strategia aveva al primo punto guadagnare tempo e mantenere in vita Moro, ma anche, contemporaneamente, “impedire l’ascesa dei comunisti di Berlinguer al potere, ridurre la capacità degli infiltrati nei Servizi e immobilizzare la famiglia Moro nelle trattative“[21]. Lette le missive di Moro dalla prigionia e analizzati i comunicati dei brigatisti, “Vidi che Moro era angosciato e stava facendo rivelazioni che potevano essere lesive per l’Alleanza Atlantica. Decisi allora che doveva prevalere la Ragione di Stato anche a scapito della sua vita. […] Sono stato io […] a decidere che il prezzo da pagare era la vita di Moro“[21]

Chiarito che Pieczenik non è un quaquaraquà quasiasi, se si dà risalto ad una “intervista” della CIA sarebbe altrettanto importante dare evidenza ad un comunicato di ex pezzi della stessa CIA e di altri enti dell’intelligence USA nel quale si dichiara che non solo la sottrazione delle informazioni dal computer della Clinton è stata un’operazione tutta interna agli USA ma che quelle indicazioni su come impiegare le informazioni stesse sarebbero giunte a Julian Assange dalle stesse frange dei servizi che le hanno trafugate.

Per completezza ripropongo il video di Pieczenik già riportato su CS il 10 novembre scorso.


Ovviamente nessuno ha modo di verificare quanto affermato da Pieczenik, allo stesso modo però in cui nessuno ha modo di verifcare le prove “incontrovertibili” del dossier della CIA che non ci è dato di leggere e che non avremmo i mezzi per verificare, ma proprio per questo l’unica arma che resta è quella di una forma di meta-analisi delle informazioni per ricavarne un quadro più ampio e valutarne il peso in funzione dei rapporti tra i vari dati e le varie fonti. Quello che però è forse ancor più importante è che nessuno ha contestato la veridicità dei documenti hackerati e che i reati compiuti dalla Clinton non vengono presi in considerazione mentre dovrebbero essere quello che veramente conta.

Lo stesso tipo di approccio alle fonti di informazione lo ha indicato recentemente Sebastiano Caputo per orientarsi riguardo quanto avvenuto ad Aleppo negli ultimi tempi della battaglia finale (blog Il Giornale.it):

In primo luogo non è oggettivo riportare le informazioni pubblicate dai media arabi Al Arabiya e Al Jazeera, rispettivamente controllati da Arabia Saudita e Qatar, due Paesi coinvolti fin dall’inizio nel conflitto siriano. Lo stesso discorso potremmo farlo per Press Tv e Russia Today, controllati rispettivamente da Iran e Russia, due Paesi militarmente attivi in Siria. Eppure a differenza dei primi, questi hanno dei veri e propri inviati sul campo che seguono l’avanzata dei militari, mentre gli altri citano fonti anonime e senza alcuna prova fotografica o video. Vi diranno che sono “embedded”, che alcune cose non potranno dirle o scriverle. Sicuramente è così, ma c’è molta differenza tra una fonte diretta e una che si aggrappa al “sentito dire” di certi attivisti.

Gli interessi dei vari attori e l’evidente strumentalizzazione delle informazioni rendono chiaro che siamo davanti ad un’informazione che non è possibile prendere in modo acritico e della quale è necessario operare un’elaborazione, e in questo caso l’elaborazione porta a diffidare dell’intervista alla NBC e a cercare il suo scopo in una pressione sulla futura presidenza Trump.

PS Questo articolo prende spunto da una conversazione su Twitter con l’amico docente di Comunicazione Bruno Mastroianni in seguito ad un suo tweet nel quale riportava la notizia di Repubblica sull’intervista alla CIA:




Non possiamo impedire ai potenti di manipolare; possiamo però educare i deboli a difendersi dalla disinformazione https://t.co/E7C0xwCO1k

— Bruno Mastroianni (@brunomastro) December 15, 2016

Concludo affermando che condivido l’idea di educare i deboli a difendersi dalla disinformazione, ma non credo che questo possa avvenire riportando acriticamente come fonti le notizie di Repubblica e del Corriere, ed ed ho qui fatto un caso concreto di come si possa attuare tale difesa critica.
.

PS bis: mentre pubblicavo è uscita una comunicazione di Wikileaks che chiede a Obama di scoprire le carte e mostrare le “incontrovertibili prove” dell’operato dei russi, e a maggior ragione aggiungo, di Putin.

















#WikiLeaks calls on Obama to submit proof of Russian hacking for verification https://t.co/wdO2hzFk1b pic.twitter.com/0uVeph0HYE

— RT (@RT_com) December 16, 2016

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