05 dicembre 2016

Guerra al contante: arriva in Grecia la tassa sui prelievi al bancomat


- di Salvatore Recupero per Il Primato Nazionale

Atene, 30 nov – In Grecia assistiamo in questi giorni all’ultimo capitolo della guerra al contante. Stando a quanto riportato dal sito Keep Talking Greece, i banchieri ellenici hanno proposto una tassa sulle operazioni di prelievo del denaro dal bancomat. Secondo i promotori di quest’iniziativa: “Tassare i prelievi al bancomat ridurrebbe drasticamente le operazioni in contanti e di conseguenza infliggerebbe un duro colpo all’economia sommersa”. La tesi non è nuova: i contanti possono essere trasferiti nell’economia in nero troppo facilmente e in grandi somme. I banchieri greci vorrebbero che le carte di credito e i bancomat venissero utilizzate per l’acquisto di beni di tutti i giorni, come un biglietto dell’autobus o un giornale all’edicola. Il pagamento elettronico viene spacciato come l’unica arma contro l’evasione fiscale. Molte sono state le critiche a questi disinteressati suggerimenti. Intanto una misura come questa in Grecia è assolutamente fuori luogo. In primis perché colpirebbe un paese dove il 30% della popolazione è a rischio di finire sotto la soglia della povertà. Inoltre la Repubblica Ellenica potrebbe anche rivedere La fiscalità del settore armatoriale. Gli armatori quindi è bene che mettano mano al loro portafoglio, visto che contribuiscono all’erario in maniera risibile.

La proposta dei banchieri greci però trova un ampio seguito nella comunità finanziaria internazionale. È una tesi che mette d’accordo liberisti e comunisti. Nella guerra al contante troviamo dalla stessa parte della barricata il Fondo Monetario Internazionale e Milena Gabanelli. La cosa non stupisce visto che provvedimenti come questo sono mirati a colpire i risparmiatori e dunque a proletarizzare la classe media. La tracciabilità delle operazioni bancarie non colpisce chi evade veramente le tasse. Infatti, le multinazionali finanziarie e produttive – nonché la grande organizzazione del crimine – hanno sufficienti mezzi “legali” per farlo: è sufficiente, senza andare chissà dove, spulciare i tesori delle banche e delle loro fondazioni tra il Lussemburgo, la Svizzera e il Liechtenstein. Ad esempio, gli Agnelli-Elkann ottennero uno “sconticino” come quello già ottenuto di fronte ad un’accertata evasione fiscale di ben novantotto miliardi. Hanno sanato il tutto con 2,5 miliardi di euro. Eppure la lotta al denaro contante è un chiodo fisso per i banchieri, e per i loro camerieri al governo. L’obiettivo, però, come dicevamo, è un altro: scoraggiare la propensione al consumo della classe media.
I cittadini sono spinti a spendere creando artificialmente e contro la volontà dei cittadini stessi “Pil” tassabile. Per un “risparmiatore” detenere soldi in banca diventa un costo secco anche a prescindere dai costi bancari. Una cancellazione dei contanti offrirebbe anche la possibilità alle banche centrali di imporre tassi negativi senza correre il rischio di instaurare una fuoriuscita di capitali dal settore bancario. Inoltre, con misure come quella proposta dai banchieri ellenici, assisteremmo sicuramente ad un aumento delle commissioni sulla circolazione e l’utilizzo del denaro elettronico. Gli istituti di credito, oltre a creare denaro dal nulla con i pagamenti elettronici, avrebbero il controllo totale su ogni movimento della massa monetaria. In conclusione, per combattere l’evasione fiscale rischiamo di dar vita ad un sistema economico e finanziario bancocentrico completamente sganciato dall’economia reale. A pensarci bene il gioco non vale la candela. 

Posta un commento

Facebook Seguimi