21 dicembre 2016

Diritti umani



“Non so se ci si rende conto sino a che punto la Dichiarazione Universale rappresenti un fatto nuovo nella storia, in quanto per la prima volta nella storia un sistema di principi fondamentale della condotta umana è stato liberamente ed espressamente accettato, attraverso i loro rispettivi governi, dalla maggior parte degli uomini viventi sulla terra”.(Norberto Bobbio)

Introduzione

Sono, in sostanza, i diritti fondamentali, universali, inviolabili, indisponibili, indivisibili e interdipendenti di ogni persona:
· Fondamentali. Diritti alle libertà fondamentali civili, politiche, sociali, economiche, culturali.
· Universali. Non vi è distinzione tra gli esseri umani per razza, colore della pelle, sesso, lingua, religione, opinione politica, origine nazionale o sociale, ricchezza, nascita o altra condizione.
· Inviolabili. Nessun essere umano può essere privato.
· Indisponibili. Nessuno può rinunciare, neppure volontariamente.
· Indivisibili e interdipendenti. Non c’è gerarchia tra essi.

Nei documenti degli organismi internazionali – dall’ONU al Parlamento europeo – si usa correntemente l’espressione “diritti umani” (human rights, droits de l’homme, derechos humanos, droits de la persone) per indicare tutti i diritti e le libertà fondamentali della persona. L’espressione “diritti civili” è riduttiva perché si riferisce soltanto a quella categoria o parte di diritti fondamentali che fanno lo status del cittadino, non anche lo status della persona nella sua integralità.

Deve ritenersi che l’espressione “diritti umani” sia la più appropriata perché con essa:
a) si evita di discriminare, quanto meno lessicalmente, tra soggetti maschili e soggetti femminili;
b) ci si riferisce a tutte le categorie o generazioni di diritti finora riconosciuti – sia civili e politici sia economici, sociali, culturali – e a tutti i soggetti rilevanti – le persone, i popoli, le minoranze;
c) si sottolinea la portata trasformatrice, umanizzante appunto, dei processi indotti dal riconoscimento dei diritti fondamentali.

Storia

L’affermazione dei diritti umani è un percorso storico con radici lontane. Ur-Nammu, re di Ur creò ciò che si suppone sia il primo codice legale all’incirca nell’anno 2050 a.C. Numerosi altri corpi legislativi furono creati in Mesopotamia incluso il Codice di Hammurabi, (ca. 1780 a.C.) che è uno degli esempi meglio preservati di questo tipo di documenti. La Carta di Kourukan Fuga, vecchia di oltre settecento anni e redatta nel continente africano dagli antichi Mandè, sembrerebbe essere la prima Carta africana per i Diritti Universali dell’uomo. Ma è necessario attendere le Costituzioni francese e nordamericana della fine del 1700 per il passaggio dalla filosofia al diritto.

Voltaire, Rousseau, Kant ed i filosofi illuministi contribuirono in maniera determinante all’elaborazione delle idee di Libertè, Egalitè, Fraternitè.

Secondo Carola Carazzone siamo di fronte al rovesciamento del rapporto stato-cittadini che ha caratterizzato la formazione dello Stato moderno e al passaggio dalla priorità dei “doveri dei sudditi” alla priorità dei “diritti del cittadino”, ad un nuovo e diverso modo di intendere il rapporto politico: non solo dal punto di vista del sovrano, ma prevalentemente dal punto di vista del cittadino. Per la prima volta le aspirazioni etiche e morali vengono affermate in norme scritte.

Nelle prime Costituzioni nazionali i diritti umani diventano “diritti positivi” ma perdono l’universalità: sono diritti dell’uomo in quanto cittadino e non dell’uomo in quanto individuo, straniero o apolide.

Il 6 gennaio del 1941 il Presidente degli Stati Uniti Delano Roosevelt tenne al Congresso americano un discorso sulle quattro libertà fondamentali -libertà di parola, libertà di credo, libertà dal bisogno e libertà dalla paura- aprendo un percorso per la scrittura della Carta dell’Onu (1945). Attraverso la Commissione per i diritti umani del Consiglio Economico e Sociale dell’Onu presieduta dalla vedova Roosvelt venne scritta la Dichiarazione Universale dei diritti umani: è il 10 dicembre 1948. Per la prima volta nella storia dell’umanità, vennero sanciti in un documento internazionale i diritti umani e le libertà fondamentali di ogni essere umano senza distinzione alcuna. Da questa pietra miliare nacquero diversi strumenti su base continentale.

Quali diritti?

I 30 articoli della Dichiarazione Universale dividono i diritti in due famiglie:

I diritti civili e politici:

· alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona; la libertà dalla schiavitù, dalla tortura e da ogni trattamento o punizione crudele, inumana o degradante; l’uguaglianza davanti alla legge; la protezione contro l’arresto, la detenzione o l’esilio arbitrari;
· ad un’equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente ed imparziale; il diritto alla presunzione di innocenza sino a che la colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo;
· a non essere condannato per un comportamento che nel momento in cui sia stato commesso non costituisse reato secondo il diritto interno o internazionale;
· alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni stato;
· a chiedere e godere dell’asilo dalle persecuzioni in altri Paesi;
· alla cittadinanza; al matrimonio; a non essere privato arbitrariamente della proprietà;
· alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione;
· alla libertà di riunione e associazione pacifica;
· a partecipare al governo del proprio Paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.

I diritti economici sociali e culturali:
· al lavoro e alla protezione contro la disoccupazione;
· a eguale retribuzione per eguale lavoro;
· ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri al lavoratore e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale;
· a fondare sindacati o ad aderirvi per la difesa dei propri interessi;
· al riposo, a una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e a ferie periodiche retribuite;
· alla sicurezza sociale e alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni stato, dei diritti economici sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità;
· all’istruzione.

Tradizionalmente si afferma che ai diritti civili e politici corrispondano le libertà negative, ad un non fare da parte dello Stato e dei pubblici poteri, e che ai diritti economici, sociali e culturali corrispondano le libertà positive, a un fare da parte dello Stato e dei pubblici poteri, con relativa e spesso tardiva allocazione di risorse.

Le organizzazioni non governative impegnate per l’attuazione dei diritti sono anch’esse riconducibili a due famiglie: organizzazioni di cooperazione allo sviluppo da una parte e organizzazioni per i diritti umani, come Amnesty International o Human Rights Watch dall’altra.

I diritti umani sono indivisibili e interdipendenti in due sensi. I diritti civili e politici senza i diritti economici e sociali sono, come dice Norberto Bobbio, vuoti. Se una persona è stremata dalla fame e analfabeta a nulla o a molto poco vale che le sia garantito il diritto di libera manifestazione del pensiero. Allo stesso modo se una persona può essere incarcerata o addirittura torturata ad arbitrio di pubblici ufficiali a nulla o a molto poco vale che le sia garantito il diritto alla sicurezza alimentare. Inoltre, i diritti umani sono indivisibili in quanto non è possibile cancellare alcuni diritti allo scopo di promuoverne altri.

Mary Robinson, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, affermò che l’obiettivo del XXI secolo è quello di ottenere tutti i diritti umani per tutti, assunto come slogan della Perugia Assisi 2007.

Prospettiva storica

Secondo Norberto Bobbio i diritti umani nascono in risposta all’“aumento del potere dell’uomo sull’uomo, che segue inevitabilmente al progresso tecnico, cioè al progresso della capacità dell’uomo di dominare la natura e gli altri uomini”. O in risposta a “nuove minacce alla libertà dell’individuo oppure consente nuovi rimedi alla sua indigenza: minacce cui si contrasta con richieste di limiti del potere; rimedi cui si provvede con la richiesta allo stesso potere di interventi protettivi”.

Solo in una prospettiva storica, pertanto, si può parlare dei diritti civili e politici come di prima generazione dei diritti umani; dei diritti economici, sociali e culturali come di seconda generazione e dei “nuovi” diritti, ancora non compiutamente riconosciuti, di terza generazione (diritto all’autodeterminazione dei popoli, diritto allo sviluppo e diritto a vivere in un ambiente non inquinato). Antonio Papisca li definisce come diritti propri dell’era dell’interdipendenza mondiale, ovvero i diritti della solidarietà planetaria. Inoltre, vi sono diritti di quarta generazione(diritto al genoma umano e al patrimonio genetico dell’individuo).

Se, tuttavia, i diritti umani sono diritti storici, un sistema efficace di tutela dei diritti umani non può né deve essere statico ma in continua evoluzione.

Le Istituzioni

La Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani, istituita nel 1946 dal Consiglio Economico e Sociale (Ecosoc) -uno degli organi principali dell’Onu- è stata il primo organismo ad essere stato creato per la tutela dei diritti umani. La Commissione è composta dai rappresentanti di 53 Stati Membri dell’ONU che durano in carica tre anni.

Nei primi decenni dalla sua istituzione il ruolo della Commissione è stato limitato alla redazione di testi di dichiarazioni e convenzioni in materia di diritti umani (come il testo della Dichiarazione Universale).

Nel 1967 la Risoluzione 1235 del Consiglio Economico e Sociale ha autorizzato la Commissione ad esaminare informazioni riguardanti violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Nel 1970 la Risoluzione 1503 del Consiglio Economico e Sociale ha stabilito un meccanismo di risposta alle istanze individuali presentate da persone che denunciano le violazioni dei diritti umani subite.

Se la denuncia è giudicata veridica e seria, la Commissione ha il potere di investigare la situazione attraverso un sistema di procedure speciali.

Sulla base di queste procedure speciali la Commissione può nominare singoli esperti internazionali indipendenti o gruppi di lavoro, anch’essi costituiti da esperti internazionali indipendenti.


Gli esperti così come i gruppi di lavoro vengono nominati dalla Commissione per investigare, analizzare e pubblicare rapporti:
a) su violazioni dei diritti umani in un determinato paese;
b) su violazioni dei diritti umani definite “tematiche”.

Quest’ultimo è il caso in cui le violazioni di determinati diritti umani riguardino più paesi, come per esempio per l’intolleranza religiosa o la pornografia e lo sfruttamento della prostituzione di minori.

Gli esperti nominati dalla Commissione possono usare qualsiasi fonte nella preparazione dei loro rapporti e compiono missioni in loco, dove conducono interviste con le autorità, con le organizzazioni non governative e con le vittime.

Gli esperti sono tenuti a riferire annualmente alla Commissione del loro operato, esplicitando anche specifiche raccomandazioni di azioni da intraprendere per porre fine alle violazioni dei diritti umani e prevenirne ulteriori.

Le funzioni della Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani possono essere così riassunte:
1) definisce standard per i diritti umani e redige testi di dichiarazioni e convenzioni;
2) si riunisce annualmente per sei settimane a Ginevra per discutere in base ad un’agenda delle violazioni dei diritti umani;
3) nomina relatori speciali, esperti e gruppi di lavoro per studiare situazioni tematiche di violazioni dei diritti umani;
4) nomina relatori speciali, esperti e gruppi di lavoro per studiare situazioni nazionali di violazioni dei diritti umani.

La Commissione, pertanto, pur non avendo poteri coercitivi o impositivi nei confronti degli Stati – che non sono legalmente tenuti a rispettare le Raccomandazioni espresse dalla Commissione – svolge un ruolo fondamentale nell’individuazione delle violazioni dei diritti umani e nella pressione politica che può esercitare nei confronti degli Stati.

Il punto di forza della Commissione sta poi nel fatto che, essendo un organo istituito sulla base della Carta dell’ONU (art.68), la sua competenza riguarda tutti i paesi membri dell’ONU.

Nel 1948 è stato creato un organo sottoposto alla Commissione, la Sotto-Commissione per la prevenzione della discriminazione e la protezione delle minoranze per occuparsi specificamente dei diritti umani delle persone indigene e delle minoranze etniche.

Nel corso dei decenni successivi alla Dichiarazione Universale sono stati istituiti, dalle rispettive convenzioni internazionali, sei Comitati, definiti organismi dei trattati, volti a monitorare l’attuazione, da parte degli Stati Membri di ciascuna convenzione, dei diritti umani riconosciuti dalla specifica convenzione.
anno comitato Previsto dall’Assemblea generale attraverso:

1965 Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale Convenzione Internazionale per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale
1976 Comitato per i diritti umani Patto Internazionale sui diritti civili e politici
1981 Comitato per l’eliminazione delle discriminazioni nei confronti delle donne Convenzione Internazionale per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne
1985 Comitato per i diritti economici, sociali e culturali Patto Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali
1987 Comitato contro la tortura Convenzione Internazionale contro la tortura e ogni altra forma di trattamento o punizione crudele, inumana o degradante
1991 Comitato per i diritti dell’infanzia Convenzione Internazionale per i diritti dell’infanzia




Nel 1993, in seguito alla Conferenza Mondiale sui diritti umani di Vienna è stato istituito l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani per rafforzare il sistema di tutela dei diritti umani dell’ONU. Egli opera sotto la diretta direzione del Segretariato Generale dell’Onu.

L’Ufficio ha sede a Ginevra e:
1) fornisce servizi di consulenza ed assistenza tecnica a richiesta degli Stati;
2) si impegna per migliorare la cooperazione internazionale in materia di diritti umani;
3) si occupa di aumentare il dialogo con i governi per garantire il rispetto di tutti i diritti umani;
4) adatta, razionalizza e rafforza il sistema esistente delle Nazioni Unite per la tutela dei diritti umani.

Fin dalla fine della tragedia della Seconda Guerra Mondiale e per circa mezzo secolo le Nazioni Unite hanno riconosciuto la necessità di un Tribunale Internazionale Permanente per giudicare e punire i responsabili dei più gravi crimini di rilevanza internazionale.

Il Tribunale Penale Internazionale per l’ex Yugoslavia e il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda costituiscono il primo impegno internazionale concreto in tal senso.

Ma entrambi sono Tribunali ad hoc, specifici, e non precostituiti. Hanno quindi risorse e giurisdizione limitata nel tempo e nello spazio – crimini commessi in un determinato intervallo temporale e in un determinato territorio.

Il 17 luglio del 1998 a Roma la Conferenza Diplomatica delle Nazioni Unite ha approvato lo Statuto istitutivo del Tribunale Penale Internazionale Permanente.

Esistono anche numerosi organi regionali che disciplinano i Diritti Umani, come ad esempio:

· la Corte Europea per i Diritti Umani, l’unica corte internazionale con competenza a giudicare su casi di violazioni condotte da individui (piuttosto che da Stati);





· Numerosi sono anche gli accordi, come, per esempio, la Dichiarazione de Il Cairo sui Diritti Umani delle Nazioni Islamiche.

La società civile

La più nota organizzazione è certamente Amnesty International – insignita del Premio Nobel per la Pace -, ma l’intero continente non-territoriale (così, il politologo Johan Galtung) delle formazioni transnazionali di società civile si è ormai appropriato del Diritto internazionale dei diritti umani. Giova ricordare che il legame delle formazioni sociali con le Nazioni Unite passa anche attraverso il cosiddetto “status consultivo”, ovvero il riconoscimento ufficiale della ‘utilità internazionale’ delle ONG previsto dall’articolo 71 della Carta delle Nazioni Unite.

Molte Ong somministrano ai Comitati rapporti informativi paralleli a quelli dei governi, veri e propri contro-rapporti ricchi di dati e di denunce. Se è vero che le violazioni dei diritti umani permangono estese in molte parti del mondo, altrettanto vero è che oggi queste violazioni vengono censite e denunciate con i “Rapporti” di organizzazioni quali Amnesty International e Human Rights Watch, e i governi violatori sono sempre più incalzati, messi in imbarazzo, in taluni casi intrappolati dalla capillare rete di monitoraggio costituita dalle stesse ONG.

All’azione di queste ultime si devono, in considerevole misura, alcuni recenti, importantissimi sviluppi della tutela internazionale dei diritti umani. Le ong trovano riconoscimento anche nei Tribunali penali per la ex Jugoslavia e il Ruanda, creati dal Consiglio di Sicurezza nel 1993, e alla Corte penale internazionale (permanente), il cui Statuto è stato approvato a conclusione della Conferenza diplomatica di Roma nel luglio 1998 ed è entrato in vigore il 1° luglio 2002.

Nel primo caso, le ONG trovano riconoscimento formale sia nelle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza sia negli stessi Statuti dei due Tribunali ad hoc e stanno supportando in vari modi il difficile lavoro di questi. Nel secondo caso, hanno costituito una “cohalition” di oltre 500 ONG che, nel corso della Conferenza di Roma, non ha dato tregua alle delegazioni governative perché trovassero un accordo e ha svolto una efficace campagna mondiale per la rapida entrata in vigore dello Statuto della Corte.

Le carte

– Carta dell’ONU (in .pdf)

– Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (in .pdf)


– Patto Internazionale sui diritti civili e politici (in. pdf)



-Convenzione Internazionale contro la tortura e ogni altra forma di trattamento o punizione crudele, inumana o degradante (in .pdf)



(Scheda realizzata con il contributo di Fabio Pipinato)

E’ vietata la riproduzione – integrale o parziale – dei contenuti di questa scheda su ogni mezzo (cartaceo o digitale) a fini commerciali e/o connessi a attività di lucro. Il testo di questa scheda può essere riprodotto – integralmente o parzialmente mantenendone inalterato il senso – solo ad uso personale, didattico e scientifico e va sempre citato nel modo seguente: Scheda “Diritti Umani” di Unimondo: www.unimondo.org/Temi/Diritti-umani

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