12 dicembre 2016

Bombe saudite su sangue yemenita


Il regno dei saud continua a bombardare scuole e ospedali in Yemen, ma poco contano le condanne di MSF e delle altre Ong, perché l’Occidente non ha il coraggio di alzare la voce con un partner che vale un fiume di miliardi.

- di Guido Dell’Olmo per L’Intellettuale Dissidente

Da quando è cominciato il conflitto con i rivoltosi Houthi, ormai quasi 2 anni fa, sono morte 6.800 persone, 14,4 milioni non hanno possibilità di nutrirsi sufficientemente e 2,8 milioni di cittadini sono stati costretti ad abbandonare le loro case. Nel 2015, solo scuole e ospedali hanno subito 101 attacchi. Dopo il bombardamento di due infrastrutture di Medici Senza Frontiere – il primo avvenuto il 2 dicembre 2015, il secondo il 15 agosto 2016 – l’associazione umanitaria è stata costretta ad abbandonare sei ospedali nel nord dello Yemen perché troppo a rischio. Questa istantanea però non è stata condivisa da uno dei Comitati di Riyadh per investigare sui crimini di guerra, che attraverso il suo portavoce questo martedì ha negato ogni responsabilità dell’aviazione saudita per i bombardamenti del 15 agosto a danno dell’ospedale di Medici Senza Frontiere. Il comitato in questione, il Saudi Joint Incidents Assessment (JIAT) ha concluso, dopo una serie di lunghe indagini, che non vi è stata alcuna violazione dei diritti umani quando fu bombardato l’ospedale di Msf l’agosto di quest’estate, perché “i target colpiti erano legittimi.” Ma cosa intendono per legittimi? Secondo lo studio del JIAT lo stesso giorno del bombardamento all’ospedale la coalizione saudita aveva colpito diverse postazioni dei ribelli Houthi nella stessa città di Abs, quando un veicolo improvvisamente ha lasciato l’area dove era avvenuto uno degl’ultimi attacchi dell’aviazione saudita. Il martedì di questa settimana ha così concluso questa versione dei fatti il portavoce del JIAT Mansour Ahmad Al-Mansour: 

“Quindi l’aviazione ha segnalato e seguito il veicolo che si stava allontanando dall’area, diretto verso sud, e l’ha poi colpito quando si trovava in prossimità di un edificio che non aveva nessun segno particolare che indicasse la presenza di una struttura ospedaliera.”

Alla luce di quanto è stato appena detto il team del JIAT ha confermato che – poiché l’obiettivo non fu l’ospedale ma il veicolo indicato come ‘target militare’ – l’aviazione saudita non possa essere accusata di alcunchè. Da qui cominciano una serie di contraddizioni tra quanto riportano gli studi del Comitato con sede a Riyadh e quelli di Medici Senza Frontiere. A cominciare dai numeri. Secondo il JIAT l’attacco del 15 agosto ha ucciso 7 persone e ne ha ferite 13, in contrasto con i dati dello staff di Msf che invece parlano di 19 morti e 24 feriti. Ma i report del JIAT e di Msf non si contraddicono solo sul numero dei deceduti. Infatti lo studio di Msf pubblicato questo settembre recita:

“Intorno alle 15:35 del pomeriggio è stata vista una Toyota Corolla bianca da molti testimoni oculari, identificata poi come un taxi, trasportare pazienti feriti dai bombardamenti avvenuti poco prima nella zona.”

La macchina è stata quindi ispezionata all’entrata dell’ospedale dalle guardie che hanno poi testimoniato che tutti i passeggeri dell’auto in questione fossero civili non armati. Proprio per questo il dubbio lecito e spontaneo, che è lo stesso di Medici Senza Frontiere, è: “Ma come si può parlare di target ‘legittimi’ se il veicolo indicato come potenziale pericolo non aveva la benchè minima traccia di armi al suo interno?” Alle 15:40, ora locale, esattamente dove era stata posteggiata l’auto, cominciano i bombardamenti del 15 agosto che hanno distrutto l’ospedale di Msf, lasciando tra le vittime anche un medico del coraggioso staff. Il report della Ong smentisce ancora il JIAT quando viene dimostrato che all’entrata dell’infrastruttura di Msf era presente, ben chiara, l’insegna che mostrava la presenza di un edificio ospedaliero. Inoltre, anche sul tetto dell’edificio erano stati pitturati simboliche facessero capire l’utilizzo dell’edificio, ovvero come struttura impegnata ad offrire supporto umanitario. Per concludere, le coordinate GPS della postazione dell’ospedale di Abs erano state distribuite a tutti gli eserciti operativi sul territorio. Anche l’Associated Press in un suo report parla di “un veicolo con all’interno un venditore di gelati ferito dai bombardamenti dell’aviazione saudita.” L’AP ha anche confermato che l’edificio di Msf aveva dipinta sul tetto la segnaletica per indicare un ospedale e che quest’ultimo era già stato segnalato e inserito nella lista – diramata dalle Nazioni Unite – dei 23.000 edifici che non possono essere presi di mira.

Nonostante questo sia il quadro della situazione questo martedì il portavoce del JIAT Mansour ha mantenuto la sua posizione parlando di “un errore non intenzionale”. Medici Senza Frontiere opera in Yemen dall’inizio del 1994 e dal 2005, anno in cui il conflitto tra la coalizione saudita e i ribelli Houthi si è intensificato, ha aumentato esponenzialmente il suo impegno nel paese. Solo nel 2015 però le infrastrutture di Msf sono state colpite 4 volte, costringendo i medici del gruppo a lasciare 6 ospedali nel nord dello Yemen. Prima del 15 agosto 2015 Msf lavorava in 11 ospedali sul territorio e operava in più di 18 centri sanitari con 2.000 volontari.

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