28 novembre 2016

In memoria di Fidel, eroico resistente alla mondializzazione


Cuba, come molti altri comunismi del Secolo breve, è stato un esperimento di comunismo patriottico capace di mettere all’angolo il capitalismo americano.

– di Diego Fusaro –

È morto Fidel Castro. Con lui viene meno un altro Stato socialista gloriosamente resistente alla mondializzazione capitalistica a stelle e strisce. Uno Stato ovviamente diffamato in ogni modo dall’èlite neofeudale, finanziaria e globalista che, con l’appoggio del suo clero (gli “oratores” intellettuali, giornalisti e accademici) da sempre demonizza ogni realtà non allineata col mondialismo classista, subito silenziata come fascista, stalinista e totalitaria.

FIDEL E LA RESISTENZA AL MONDIALISMO. Con Fidel Castro è venuto meno un patriota comunista che ha saputo garantire un modello alternativo, per quanto non perfetto, rispetto a quello dell’apartheid globale pudicamente chiamato capitalismo. Cuba non era la “kallipolis” platonica, la città perfetta realizzata in terra: tutt’altro. Era, però, una forma di eroica resistenza al mondialismo. Era l’idea della possibilità di essere altrimenti. Era, ancora, il sogno pure imperfettamente realizzato di un mondo di individualità solidali e non competitive, in cui l’esistenza non fosse ridotta a mera lotta quotidiana per la sopravvivenza.

Castro ha garantito un modello alternativo, per quanto non perfetto, a quello dell’apartheid globale capitalista.

Cuba, come molti altri comunismi del Secolo breve, è stato un esperimento di comunismo patriottico resistente al mondialismo classista: «patria o muerte», secondo la frase di Che Guevara impressa sulle banconote cubane. Quanti oggi scioccamente e superficialmente giubilano per la morte di Fidel Castro sono o in cattiva fede o cultori ignari della propria servitù.

CHI LO CRITICA CULTORE IGNARO DELLA SUA SERVITÙ. Tra i molteplici esempi – ve ne sono oggi ad abundantiam – voglio qui ricordarne uno solo: «È morto Fidel Castro. Un dittatore in meno. La pietà Cristiana si deve a tutti, certo, ma con tutti i morti che ha sulla coscienza, oggi non piango di sicuro. Viva la Libertà». Parole di Matteo Salvini. Che, forse senza avvedersene, fa suo il messaggio dominante della mondializzazione capitalistica che distrugge gli Stati sovrani resistenti per imporre il “one world” del pianeta globalizzato, desovranizzato e totalmente sussunto sotto il capitale. Verrebbe da chiedere a Salvini e al coro virtuoso dei giubilanti quale sia la “libertà” alla quale essi inneggiano. Sorge il sospetto che essa sia la libertà difesa e promossa dalla mondializzazione a cui Fidel si è eroicamente opposto: la libertà di sfruttare l’uomo senza impedimenti, la libertà di mandarsi a vicenda in rovina.

Fonte: Lettera43
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