26 novembre 2016

Il mio No oltre la politica


-di Pietro Di Martino-

Il mio NO va oltre l’idea, la politica, il pregiudizio. E’ una questione di dignità e almeno a questo non voglio rinunciare.
Il rischio concreto, ammesso che si possa parlare di rischio, è che questo dibattito esprima considerazioni di parte e non di sostanza. Onde evitare tale banalizzazione occorre discutere sul contenuto della riforma evitando qualsiasi riferimento ideologico. Questo è un principio sul quale tutti dovremmo convergere: informarci ed esprimere il nostro voto in piena consapevolezza. Ho scelto di confrontarmi e provare a capirne i contenuti anche in considerazione della nostra attuale classe politica. Due aspetti inscindibili per giungere ad una valutazione complessiva rispetto alla riforma:
1) Contenuto;
2) Classe politica.

Innanzitutto prendiamo gli aspetti fondamentali ed andiamo ad analizzarli tenendo ben presente che tale riforma è illegittima in quanto: prodotta da un parlamento eletto con legge elettorale (ad porcellum) dichiarata incostituzionale. Dunque, iniziamo proprio dalla legge elettorale. Con questa riforma si consentirà ad una minoranza con premio di maggioranza di avere un potere tale da andare a ledere il principio democratico fondamentale attraverso l’esclusione di libera partecipazione e/o obiezione di ogni individuo rispetto al promulgamento di una legge. Gli organi di garanzia (come il Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale), invece, saranno rappresentati da una falsa maggioranza.
Non supera il bicameralismo, lo rende molto più complesso e sarà motivo di conflitto tra Stato e Regioni, nonché tra le Regioni stesse. Ciascun territorio infatti, avrà esigenze diverse dovute ad una situazione socio-economica-culturale non coinciliabile con quelle di altre realtà territoriali, siano Regioni o piccoli comuni. I futuri consiglieri dovranno portare le istanze della comunità che rappresentano, un compito difficile considerando il poco tempo a disposizione e il numero di Senatori che dovrà confrontarsi tralasciando il lavoro sul territorio. Ovviamente, si spera che siano o restino persone oneste. Mal che vada, con questa riforma, godranno dell’immunità parlamentare.
Ci dicono: “I costi del Senato saranno ridotti di un quinto!”. Bene. Sfugge a questa classe politica, che qualche milione di euro risparmiato non risolve un debito che supera i duemilamiliardi. Piuttosto, sarebbe necessario iniziare a parlare di proprietà popolare della moneta, materia evidentemente difficile da comprendere non solo per il “club dei rottamatori”, ma anche da chi ogni tanto, parla di sovranità monetaria e contestualmente aiuta il sistema di banche private attraverso il microcredito dimostrando di non rappresentare il nuovo, bensì un bluff.
Con la nuova riforma lo Stato assume un potere centrale che ha ben pensato di lasciare alle Regioni il compito di prendere decisioni ed iniziative rispetto alla sanità, ovvero, si continuerà a morire in alcune Regioni e a potersi curare in altre. Il voler triplicare da 50.000 a 150.000 le firme per i disegni legge di iniziativa popolare credo non abbia bisogno di particolari considerazioni o commenti.
Questi dunque, alcuni aspetti fondamentali della riforma, altri sono volutamente incomprensibili. Una riforma scritta in modo da non dover essere capita. Non ho volutamente parlato del CNEL, perchè possiamo discuterne indipendentemente da una riforma Costituzionale mentre il Governo, in maniera subdola, fa leva sul contrario.
Il secondo e non meno importante motivo per il quale voterò NO riguarda la nostra classe politica ed i rischi che ne conseguono. Potremmo, infatti, mettere da parte la riforma senza entrare nello specifico, considerarla una buona riforma o tutta da rivedere, ma il punto imbarazzante è chi dovrà Governare post riforma. Badate bene, qui ci perdiamo tutti, destra, sinistra, centro, estremisti e moderati e vi spiego il perchè. L’unica cosa chiara di questa riforma è la veocità nel poter legiferare. In sostanza, un Governo di 5 anni potrebbe risanare l’Italia ma anche sprofondarla definitivamente! Ora, in piena sincerità e mettendo da parte le proprie convinzioni: davvero tra voi c’è qualcuno che pensa di poter trovare in una qualsiasi maggioranza di Governo le soluzioni rispetto al disagio sociale attuale e che riesca ad andare oltre l’interesse personale, lobbista e multinazionale?! Siate seri! Un cambiamento non è qualcosa di buono a prescindere e in questo caso, non lo è sicuramente. Ad oggi, l’equilibrio e l’alternanza democratica rappresentano la nostra unica ancora di salvezza. Non è importante avere una legge in tempi brevi. E’ importante che possa essere una buona legge. Abbiamo bisogno di uomini “nuovi” perchè il vero cambiamento è innanzitutto culturale!
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