29 novembre 2016

Guerra asimmetrica dell’informazione: prove di contrasto alla libertà della rete da Obama alla Boldrini


“Tu”, da persona dell’anno a piccolo mostro, in questa trasformazione il mutato atteggiamento verso l’informazione sulla rete.

L’INFORMAZIONE SUL WEB PER LA PRIMA VOLTA HA SCONFITTO I MEDIA MAINSTREAM, FINO A POCO TEMPO FA NON CI AVREBBE CREDUTO NESSUNO.
ADESSO ARRIVA LA REAZIONE.

Prima la Brexit e poi la vittoria di Trump, questa doppia sconfitta dei media mainstream nella loro capacità di orientare l’opinione pubblica è un dato certo. Almeno nel secondo caso si tratta di una vittoria ottenuta impiegando il web, ma non si tratta di un successo del web contro i grandi media, bensì del successo di una strategia che ha usato il web.

Di fatto nel caso dell’elezione di Trump sono emersi indizi di un confronto tra gruppi di potere interni agli USA dove una fazione minoritaria senza accesso ai grandi media ha usato una strategia corsara colpendo senza essere identificata. Per quanto da una posizione di inferiorità si tratterebbe di persone in grado di accedere ad informazioni riservate che hanno poi girato le stesse ad un’agenzia come Wikileaks affinché le diffondesse, solo a questo punto un numero incalcolabile di siti in tutto il mondo, di pagine Facebook e di account Twitter sono diventati spontanei mezzi di diffusione capillare.

Qualcosa del genere è plausibile che sia accaduto con un altro organo di informazione alternativa come Breitbart, l’agenzia guidata da Steve Bannon nominato poi dallo stesso Trump “chief strategist and Senior Counselor”, il sito Breitbart ha ottenuto tramite l’organizzazione investigativa no-profit “Government Accountability Institute (GAI)” informazioni sensibili su Hillary Clinton e il suo entourage che ha poi diffuso nel momento e nel modo più efficace possibile.

Questi nuovi sviluppi hanno mostrato come la vecchia arma del “complottismo” per screditare chi muove delle critiche sia divenuta inefficace, non è stato infatti possibile neutralizzare le rivelazioni di Wkileaks e di Breitbart con semplici accuse di complottismo perché non ci si muoveva sul livello di indizi e congetture, adesso il confronto è stato su documenti d’accusa circostanziati. Ecco allora che Obama si fa iniziatore di una nuova strategia denunciando la diffusione di notizie false online, e lo ha fatto solo qualche giorno dopo che i giganti Google e Facebook avevano dichiarato la loro intenzione di perseguire i siti che diffondono “false notizie” accusate di essere state la causa della sconfitta di Hillary Clinton, superfluo considerare come l’istituzione di enti “garanti della verità” non si altro che un modo alternativo di dire che si istituisce una censura né più né meno come ogni regime totalitario ha sempre fatto.

Ma colpire le notizie in sé dichiarandole false è solo una parte delle strategie possibili in quanto va a colpire in ultima analisi principalmente le fonti originarie come le citate Wikileaks o Breitbart, ad integrazione e complemento di questa azione è necessario agire su un livello intimidatorio da esercitare verso i piccoli siti e gli individui che sono il veicolo della diffusione capillare delle notizie. Questo può essere ottenuto facendo leva sull’invenzione di neo-reati che trasformano in diffamazione o “fobia” ogni critica rivolta a determinati soggetti o su determinati argomenti. E proprio di questi giorni è la paradigmatica vicenda della Presidente della Camera Laura Boldrini riportata sul Corriere della Sera ed efficacemente riassunta e commentata sulla pagina FB di Arianna Pomozzi:

“…il Presidente della Camera, ha deciso di pubblicare e rendere noto a tutti i cittadini dell’Italia e dell’UE, i nomi, di altri comuni cittadini, che l’avevano barbaramente insultata ma non l’ha fatto in un giorno qualunque, NO, lo ha fatto nel giorno contro la violenza sulle donne, in modo che tutti potessero fare queste due semplici associazioni: che la suddetta è stata attaccata in quanto femmina e non per le sue posizioni politiche o istituzionali e che, sempre la suddetta, si conferma come paladina dei diritti civili, del nuovo femminismo contro la plebe volgare e ignorante.

E tutto qui, anche questo, potrebbe essere tutto ok. Adesso è successo però, e qui c’è davvero dell’assurdo, che tra i tanti che l’hanno insultata hanno pescato una poraccia a caso (evidentemente gli altri non avrebbero ritrattato), de massignà, la quale è stata sottoposta non a una semplice denuncia ma a pentimento e a pubblica vergogna in pubblica piazza per avere insultato la Presidente della Camera che, come ci fa sapere anche il Corrierone, dall’alto della sua nobiltà d’animo L’HA PURE PERDONATA!

Praticamente, cosa è successo, si sono presentati in Paese i gendarmi “con i pennacchi e con le armi” e questa, una sessantenne di quelli che usano Facebook per mettere le tazzine di caffè per il Buon giorno la mattina, povera e senza lavoro, appena li ha visti se l’è fatta (giustamente) sotto e ha subito ritratto i suoi insulti alla Boldrini chiedendole scusa attraverso il proprio profilo personale che, nel frattempo, era stato preso anch’esso d’assalto dagli insultatori ma questa volta quelli buoni, quelli pro Boldrini.

Cosicché, la Presidente della Camera, sempre dall’alto della sua bontà d’animo e sempre pubblicamente e su Facebook, L’HA PERDONATA CON UN LIKE e non paga, addirittura L’HA INVITATA AD ADANDARE IN TELEVISIONE PER UN CONFRONTO PUBBLICO al che la signora de Massignà, giustamente, si è rifiutata. Non è finita qui! Lo stesso articolo di Repubblica, riporta anche che dopo il pentimento, alla domanda del giornalista alla signora su CHE COSA AVREBBE VOTATO AL REFERENDUM, la signora de Massignà avrebbe risposto SI. Praticamente colpirne una per educarne 100.”

Oltre alla rieducazione con le pubbliche scuse in stile maoista quello che è interessante notare è la strumentalizzazione di una categoria per rendere non criticabile un singolo individuo: le critiche al Presidente della Camera sono state trasformate in critiche a lei in quanto donna, e quindi a tutte le donne, con una scelta calcolata proprio nel giorno dedicato alla violenza sulle donne.

Quando poi si giungesse all’approvazione di leggi contro “fobie” di vario tipo e contro i “negazionismi”,diventerebbero facilmente punibili ogni genere di critica e dissenso verso l’operato di singoli e verso situazioni e argomenti di ogni genere.

Finora la libertà della rete è stata garantita perché era innocua, adesso sembra iniziare una nuova fase.

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