26 novembre 2016

Com’è bella la Libia democratica post-Gheddafi: 48 morti per il dispetto di una scimmia


- di Giuliano Lebelli per Il Primato Nazionale

C’era una volta la Libia di Gheddafi: certo non un modello di diritti civili, certo uno Stato con le sue complessità, ma comunque pacificato e in ordine con i suoi equilibri tribali. Poi ai libici abbiamo portato la democrazia: da allora, l’area è diventata non solo un crocevia per terroristi, predoni, briganti e trafficanti, ma ha subito anche una regressione tribale che mette spavento. Lo testimonia la recente, assurda “guerra della scimmia”. Accade nella zona di Sebha, una importante città del sud della Libia, a circa 700 chilometri da Tripoli nel deserto verso Niger e Ciad.

Qui, venerdì scorso, la scimmia di un negoziante della tribù dei Gaddadfa ha aggredito una ragazza del gruppo rivale degli Awlad Suleiman, strappandole il velo dal volto, graffiando e mordendo la giovane. L’episodio ha dato vita a una faida pazzesca tra le due tribù. Prima i parenti della ragazza hanno ucciso a colpi di kalashnikov la scimmia e 3 membri dei Gaddadfa. Poi le milizie delle due tribù hanno schierato fuoristrada con mitragliatrici pesanti montate sul cassone, hanno adoperato granate Rpg e alla fine sono scesi in campo perfino mortai e carri armati.

Al momento si contano 48 morti e una sessantina di feriti. Ma gli scontri continuano, mancano i medicinali negli ospedali, le scuole sono chiuse. Insomma, il caos. Dietro le rivalità tribali si celano anche questioni politiche: i Gaddadfa sono rimasti fedeli fino all’ultimo al colonnello Gheddafi, gli Awlad Suleiman si sono sin da subito schierati per i ribelli. Sembra inoltre che i Gaddadfa siano sostenuti da miliziani sudanesi, il che farebbe della “guerra della scimmia” una faida dai risvolti geopolitici sempre più intrigati.

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