21 ottobre 2016

L’Inps smentisce il governo: nel paese reale assunzioni al palo, stipendi giù e boom di licenziamenti


Più lavoro ma solo precario: con la cancellazione dell’articolo 18 aumentano del 28% i licenziamenti: è l’effetto Jobs Act visto tramite il report sul lavoro stilato dall’Istituto di previdenza. Sempre più diffuso il ricorso a pagamenti tramite voucher.

ROMA – Diminuiscono le nuove assunzioni, crollano gli stipendi con il boom dei voucher, crescono i licenziamenti per giusta causa: la fotografia scattata dall’ufficio statistico dell’Inps traccia un dipinto nefasto del mondo del lavoro, con un paese sempre più dominato dal precariato.

Il report dell’Istituto di previdenza certifica un rallentamento delle assunzioni nel lavoro privato, -8,5% nei primi 8 mesi dell’anno, con un vero e proprio crollo dei contratti stabili (-89% rispetto ai allo stesso periodo del 2015), un dato su cui pesa la riduzione degli sgravi contributivi. Aumentano invece i contratti di apprendistato (+18%) e gli stagionali (+7,4%) mentre è un vero e proprio boom quello dei voucher che balzano al 35,9%: sono stati venduti 96,6 milioni di buoni lavoro destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro.

LE RETRIBUZIONI. Calano le retribuzioni mensili per i nuovi rapporti di lavoro: per le assunzioni a tempo indeterminato si registra una riduzione della quota di retribuzioni inferiori a 1.750 euro rispetto a quanto osservato per il corrispondente periodo 2015.

L’ARTICOLO 18 CHE NON C’E’ PIU’. E’ una vera e propria esplosione quella dei licenziamenti per giusta causa: con la cancellazione dell’art.18 prevista dal Jobs Act aumentano del 28,3% tra gennaio-agosto 2016 e lo stesso periodo del 2015 e del 31,3% rispetto al 2014, 11.020 in più.
In assoluto i “licenziamenti per giusta causa o giustificato motivo soggettivo” sono stati pari a 46.255 tra gennaio e agosto del 2016, 36.048 nel 2015 e 35.235 nel 2014. Il balzo è evidente tra 2015 e 2016: il decreto attuativo del Jobs Act è infatti entrato in vigore proprio da marzo 2015.

I datori di lavoro privati hanno stipulato 805.168 contratti a tempo indeterminato, 200.208 trasformazioni a tempo indeterminato e 54.458 apprendisti trasformati a tempo indeterminato, mentre le cessazioni sono state 1.006.531, per un saldo positivo di 53.303 unità. Il numero è inferiore dell’88,6% rispetto al saldo positivo di 465.800 contratti stabili registrato nello stesso periodo del 2015, inferiore anche a quello 2014, pari a +104.099.

Complessivamente le assunzioni nel privato tra gennaio e agosto 2016 sono risultate 3.782.000, con una riduzione di 351.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 (-8,5%). “Il rallentamento – spiega l’Inps – va considerato in relazione al forte incremento delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nel 2015, anno in cui potevano beneficiare dell’abbattimento integrale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per un periodo di tre anni”. Analoghe considerazioni possono essere sviluppate per la contrazione del flusso di trasformazioni a tempo indeterminato.

Nel 2016, i rapporti di lavoro agevolati rappresentano il 32,8% del totale delle assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato. Nel 2015, l’incidenza delle assunzioni e trasformazioni agevolate (con abbattimento totale dei contributi a carico del datore di lavoro per un triennio), sul totale delle assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato, era stata pari al 60,8%.

AUMENTANO I CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO. Nei primi otto mesi del 2016, si registrano 2.385.000 assunzioni a tempo determinato, in aumento sia sul 2015 (+2,5%), sia sul 2014 (+5,5%). Per i contratti in apprendistato si osserva una crescita, rispetto all’analogo periodo del 2015, del 18,0%. I contratti stagionali invece registrano una riduzione del 7,4%. In relazione allo stesso periodo del 2015, le cessazioni nel complesso, comprensive anche dei rapporti di lavoro stagionale, risultano diminuite del 7,3%.

SINDACATI. Amaro il commento del segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo: “Purtroppo i dati Inps di oggi confermano le preoccupazioni che avevamo espresso sui rischi che il Jobs act determinasse solo un riciclaggio di posti di lavoro. Tutto poi tende a complicarsi ulteriormente a causa della successiva riduzione degli incentivi e del diffuso ricorso ai voucher. Ci dispiace sottolinearlo: siamo stati facili profeti”. Adesso, afferma Barbagallo, “il Governo e anche noi abbiamo un ulteriore problema sociale: dovremo gestire questo 28,3% in più di lavoratori licenziati proprio a causa della riduzione delle tutele generata, di fatto, dal Jobs act. Qual è la soluzione per queste altre diecimila persone che, ora, si ritrovano senza occupazione? Certamente non può essere la poverta'”.

MOVIMENTO 5 STELLE. “Spesi troppi miliardi, oltre 18 miliardi, per i caprici e l’assoluta cecità del Presidente del Consiglio, che ben sarebbero potuti essere utilizzati per introdurre altre misure strutturali molto più efficienti per far riprendere l’economia del nostro Paese – affermano i parlamentari del M5S della Commissione Lavoro di Camera e Senato – come il nostro reddito di cittadinanza e tutta una serie di investimenti ormai urgentissimi in settori strategici, come ad esempio investire sull’energie rinnovabili. Gli imprenditori non sono più interessati ad assumere a tutele crescenti, nonostante ora sia molto più semplice licenziare”.

LEGA NORD. “I dati dell’Inps certificano la propensione di Matteo Renzi a giocare con la politica sulla pelle della gente. Il Jobs- Act, come denunciato dalla Lega, si è rivelato solo uno strumento per poter licenziare facilmente i lavoratori – dichiara il capogruppo della Lega Nord al Senato Gian Marco Centinaio – Finita la de-contribuzione – sottolinea – è finita anche la possibilità di dopare i dati da presentare ai media”.

FORZA ITALIA. “Il job act ha trasformato alcuni contratti sotto la spinta di potenti incentivi che non hanno portato sviluppo – chiosa il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti – Quindi direi che sostanzialmente è un’operazione inutile in un Paese che cresce lo zero virgola e qualche cosa, è impossibile fare occupazione. L’occupazione è una variabile dello sviluppo: qualsiasi economista dirà che con lo sviluppo sotto al 2% non esiste crescita dell’occupazione, Jobs act o non Jobs act” ha concluso Toti.

SINISTRA ITALIANA. “Il Jobs Act è un fallimento totale – afferma la capogruppo di Sinistra italiana al Senato Loredana De Petris, presidente del Gruppo Misto – grazie alla soppressione dell’art. 18 i licenziamenti per giusta causa sono cresciuti di oltre il 30%. Questa è la vera logica del governo: non combattere la precarietà come tante volte ha affermato, mentendo, il presidente del consiglio ma renderla generalizzata, farne la norma. La politica di economia di Renzi si riduce a questo: rendere il lavoro sempre più precario e sempre meno pagato”.

Fonte: www.today.it
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