21 ottobre 2016

Aleppo e Mosul: battaglie decisive contro il terrorismo


Lo scenario in Medio Oriente cambia e il terrorismo non è il nostro destino. I paesi che hanno usato i terroristi per procura ora stanno raccogliendo sconfitte.


di:
Bogdana Ivanova, Mosca
Hakam Amhaz, Baghdad
Jafar Mhanna, Aleppo
Talal Khrais e Paola Angelini, Roma


Lo scenario nel Medio Oriente sta cambiando e il terrorismo non è il nostro destino. La valutazione, fino a questo momento, dei paesi che hanno usato i terroristi per procura, o per fini espansionistici, è fallimentare, e ora stanno raccogliendo sconfitte.
La stampa italiana non sembra occuparsi abbastanza della crisi siriana, ed è urgente far comprendere a tutti i cittadini del mondo cosa sta succedendo nella percorso siriano. Chi potrebbe negare la drammatica situazione di Aleppo, un tempo capitale industriale della Siria? Il 2013 è stato un anno di sconfitte per l’Esercito Siriano, in tanti speravano di vedere nella capitale Damasco, un governo di oscurantisti, ma per fortuna il 2016 è stato diverso.

Alcuni paesi non sembrano propensi a riconoscere certi pericoli, il Regno dell’Arabia Saudita, fa sapere tramite il Ministro degli Esteri Saudita, Adel Jubair che sta lavorando per fare arrivare a Aleppo alla cosiddetta opposizione moderata più milizie. Di solito arrivano attraverso un accesso: la Turchia. Un altro dato è l’utilizzo, da parte delle bande armate, di missili teleguidati americani Taw.
Dal 2013 a oggi l’Esercito Siriano si è difeso, e ha svolto un lavoro onesto: liberare il suo territorio da terroristi venuti da 83 paesi, pronti a uccidere, rubare, occupare. Il Presidente siriano, Bashar al Assad ha emanato senza pause Decreti di amnistia, la riconciliazione pacifica ha raggiunto, finora, 1300 città e località, città intorno a Damasco: Qudsaya, Daraya e Moaazamieh, nella Ghouta Orientale e Occidentale. Cambiamenti che hanno permesso alla popolazione di quasi tutta la provincia e capitale damascena di vivere senza incubi, Qudsaya e il paese di Al-Hameh sono liberi.
Il Governatore di Damasco, Alaa Ibrahim e gli Ufficiali dell’Esercito siriano sono entrati a Qudsaya e Al-Hameh, accolti da migliaia di persone scese per strada. Il Governatore della campagna (Rif Dimashk) e gli Ufficiali dell’Esercito siriano sono stati ricevuti con il lancio di riso e di applausi.
Il ripristino della sicurezza a Qudsaya e Al-Hameh, è stata una buona occasione per eliminare, senza battaglie, nuove ed eventuali aree di terroristi, e per estendere ulteriormente la rete di sicurezza nei pressi della capitale occupata dalle bande armate dal 2012.
Si diceva: il terrorismo non è il nostro destino, l’Isis e al-Nusra sono stati sconfitti nel piccolo Paese del Libano. Oggi l’Iraq è unito a tutte le comunità religiose e alle diverse etnie, è unito a tutti coloro che hanno sofferto e combattono per Mosul, ancora ostaggio dell’Isis. L’attacco alla roccaforte dei terroristi, che coinvolge l’esercito e le forze antiterrorismo irachene, insieme alle milizie dei peshmerga curdi, quelle sciite e sunnite, cambierà lo scenario e auspichiamo sviluppi positivi per Aleppo. La situazione in generale è promettente: in un solo giorno duecento kmq sono stati liberati, sono schierate sul campo le forze speciali americane e occidentali. L’attacco per riconquistare Mosul è il più importante in assoluto.
In Iraq la presenza turca non è gradita agli iracheni che non vogliono sia coinvolta nell’offensiva contro il Califfato. La Turchia continua a sostenere i terroristi, inoltre è considerata un invasore in Siria. Ankara occupa una base militare irachena, con un centinaio di soldati, e da mesi è motivo di una forte tensione con il governo di Baghdad. L’obiettivo del Governo turco sembra, nella guerra mediorientale, ricco di motivazioni:
-abbattere il Presidente Assad, manovrando le bande armate, evento al momento improbabile
-impedire la nascita di uno Stato Curdo ai confini
-estendere l’influenza turca su Aleppo, sul fronte siriano, su Mosul e su quello iracheno.
Le forze aerospaziali russe, e l’aviazione siriana hanno interrotto ieri mattina gli attacchi aerei nell’area di Aleppo. Il Ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu ha detto che lo stop ai bombardamenti garantirebbe il passaggio sicuro dei civili da Aleppo orientale, lungo sei corridoi, e l’evacuazione dei malati e dei feriti per preparare la, cosiddetta, pausa umanitaria del prossimo 20 ottobre. La Federazione Russa fa appello ai paesi che hanno influenza sui ribelli per convincerli a lasciare la parte orientale della città siriana di Aleppo. Il Ministro della Difesa, Sergei Shoigu ha dichiarato: “Facciamo un appello alla leadership di paesi che hanno influenza sui gruppi armati ad Aleppo orientale, con una proposta per convincerli a cessare le ostilità e a lasciare la città. Se l’Occidente è rimasto ambiguo e indeciso, la Federazione Russa non intende mollare, usa la diplomazia e la forza allo stesso tempo”.
Pochi giorni fa il Presidente russo, Vladimir Putin ha parlato della posizione di Mosca sul conflitto in Siria e dell’approccio degli Stati Uniti, durante la riunione ristretta, che si è svolta a Goa, in India con i leader Brics.
Per il Viceministro degli Esteri Sergey Ryabkov: “Non dobbiamo costringere nessuno. Come in precedenza, si segue il sentiero che è comodo per tutti, e non ci sono motivi per ritenere che Brics summit sta per trasformarsi in uno strumento per risolvere i problemi di politica estera attuali. Gli Stati membri hanno agende e priorità diverse”.
Nella sua lunga intervista concessa a un giornale moscovita, il Presidente al Assad discute sulla centralità della Siria per gli assetti strategici in Medio Oriente. Descrive il suo Paese come “piattaforma dello scontro alimentato dall’Arabia Saudita – sunnita – contro la Repubblica Islamica dell’Iran sciita, e in questo supportata dalla Turchia. Mentre gli USA, da parte loro, non vogliono mettere a rischio la loro egemonia mondiale. Niente di nuovo, penso che l’Occidente, soprattutto gli USA non abbiano mai posto fine alla guerra fredda, neppure dopo l’implosione dell’Urss”. Per il Presidente siriano nel suo paese “si sente nell’aria odore di terza guerra mondiale, ma non si tratta ancora di scontro militare diretto, malgrado vi siano elementi di natura militare e di terrorismo, la Siria è solo una parte di questa guerra”.



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