17 settembre 2016

Prostituzione: Amnesty International pro schiavitù?


Ad agosto il Consiglio internazionale di Amnesty International (Icm) ha approvato una risoluzione per la protezione dei diritti umani dei/delle sex workers, cioè delle persone che sono finite nel giro della prostituzione.

Leggiamo sul sito di Amnesty che «Amnesty International considera il traffico di esseri umani una pratica abominevole in ogni sua forma, compreso lo sfruttamento sessuale, e chiede che sia criminalizzata dal diritto internazionale».

E questo ci fa piacere. Poi però Amnesty chiede la legalizzazione e la liberalizzazione della prostituzione. La contraddizione è evidente e insanabile.

«La risoluzione adottata a Dublino raccomanda che Amnesty International sviluppi politiche a sostegno della piena decriminalizzazione di ogni aspetto relativo al sex work di natura consensuale». Cioè essi credono che la legalizzazione della prostituzione serva a proteggere dallo sfruttamento, dal traffico di esseri umani e dalla violenza.

Dice il documento di Amnesty che «questo è il miglior modo per difendere i diritti umani dei/delle sex workers e mitigare i rischi di abusi e violazioni nei loro confronti».

Tra le violazioni che subiscono le persone dedite alla prostituzione viene citato anche «l’obbligo di sottoporsi a test dell’Hiv»: sarà “un diritto umano” dei sex – workers anche quello di spargere il contagio?

Per elaborare tale contraddittoria e opinabile risoluzione, Amnesty ha consultato organismi internazionali ed esperti di diversi Paesi, tra cui non potevano certo mancare gli esponenti dell’associazionismo LGBTQIA(…).

Ma forse ad Amnesty è mancata, invece, qualcuna delle testimonianze sul campo, come quella che offrono ivolontari della Comunità Papa Giovanni XXIII. Chi gira per le strade ad offrire un’ancora di salvezza alle persone schiave della prostituzione sa bene che la legalizzazione e la regolamentazione del “mestiere più vecchio del mondo” non serve a proteggere le persone che si vendono. Tant’è vero che già in passato associazioni di ex prostitute hanno severamente criticato le proposte del genere, cui Amnesty non è nuova.

E poi, il buon senso comune dovrebbe insegnare che chi pratica quel mestiere dice di essere libero e di farlo volontariamente ma non è vero. E se qualcuno insiste nella consensualità della pratica, sa benissimo che all’inizio non è stato così, che c’è stato un ricatto, un bisogno, la disperazione (quasi sempre condita di violenza) che ha portato un essere umano a cosificare e mercificare se stesso.

L’unico modo per combattere la prostituzione – che nei Paesi dove è stato provato sembra stia funzionando – èinasprire le sanzioni, severe e senza sconti, nei confronti dei “clienti”.

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