04 luglio 2016

GRAN BRETAGNA (NON PAGANDO 11,34 MLD L'ANNO ALLA UE) PREPARA UN COLOSSALE TAGLIO DELLE TASSE: SCENDERANNO A MENO DEL 15%


LONDRA - In primo piano sul "Financial Times" il programma in cinque punti del cancelliere dello Scacchiere del Regno Unito, George Osborne, per il post Brexit. Intervistato dal quotidiano, il ministro, pur essendo "a termine" dopo l'annuncio di Cameron di dare le dimissioni a settembre e nonostante fosse contrario all'uscita dall'Unione Europea, esorta a guardare avanti e rivendica un ruolo guida nel dar forma alla nuova economia del paese, in un'ottica di "super competitivita'". 

l titolare del Tesoro annuncia una riduzione drastica dell'aliquota fiscale per le imprese sotto il quindici per cento, dall'attuale venti, per incoraggiare gli investimenti: la tassazione scenderebbe quasi al livello di quella irlandese che è il 12,5 per cento.

Ovviamente questa forte riduzione delle tasse verrà compensata a livello statale dal fatto che il Regno Unito non verserà più l'onerosissima "tassa Ue" all'unione europea, dopo aver deciso di abbandonarla.

La Gran Bretagna versava - anzi, regalava - alla Ue 11,34 miliardi di euro l'anno pari allo 0,52% del Pil britannico, una cifra enorme che ora risparmierà e che permette quindi allo Stato di tagliare in modo radicale le tasse favorendo sia l'occupazione che gli investimenti.

D'ora in poi, aprire o trasferire un'azienda o una società nel Regno Unito farà risparmiare un mucchio soldi: se si pensa all'Italia, si passerebbe da quasi il 60% di tassazione complessiva sulle aziende a meno del 13%, usufruendo in più di un export dalla Gran Bretagna che non dovrà sottostare alle ottuse, astruse e penalizzanti regole Ue su materie prime, prodotti e merci. 

Per il Cancelliere dello Scacchiere Osborne, inoltre, tra gli obbiettivi da raggiungere c'è la promozione degli investimenti da parte della Cina, assicurare un forte sostegno al credito che chi investe in realtà produttive e mantenere forte la credibilita' fiscale, cioè la sostenibilità della spesa pubblica.

Prima del referendum sul Brexit, Osborne aveva minacciato aumenti delle tasse e/o tagli di spesa per trenta miliardi di sterline, ma ora ha compiuto un vero e proprio ribaltamento di posizioni alal luce di una più avveduta analisi dei forti vantaggi del Brexit.

Osborne afferma che si prepara un periodo "molto impegnativo" e la Banca d'Inghilterra deve usare tutti i suoi poteri per aumentare i volumi del credito alle imprese e alle famiglie. La Gran Bretagna, inoltre, deve darsi molto da fare per stipulare nuovi accordi bilaterali, tanto che Osborne avvisa della possibilità concreta di un'altra visita ufficiale in Cina entro l'anno, finalizzata ad aumentare l'afflusso di investimenti.

Il prossimo governo, secondo il ministro, dovrebbe continuare a investire nel progetto ferroviario Hs2, migliorare i collegamenti trans-Pennini e approvare una terza autostrada nell'area sud-orientale. Da parte sua, continuera' a perseguire il consolidamento delle finanze pubbliche, dopo i buoni risultati dell'anno scorso. Riguardo, infine, alla contesa per la guida del Partito conservatore, Osborne afferma di non avere ancora offerto il suo sostegno a nessuno. Si ipotizza, comunque, la sua permanenza al governo, nello stesso ministero o agli Esteri. E' molto considerato, infatti, nel partito Conservatore alla luce soprattutto di questa ultima e radicale inversione di giudizio sul Brexit e al programma che proprio oggi ha reso pubblico.

C'è da annotare, per ultimo, che praticamente nessuno in Italia e non solo in Italia ha scritto degli evidentissimi vantaggi che la Gran Bretagna ha ottenuto su tutti gli stati della Ue e ancor di più su quelli dell'eurozona votando sì al Brexit, risultato che non ha fatto "crollare" la Borsa di Londra, non ha prodotto la "fuga" dai titoli di stato britannici (piuttosto, il contrario) e non ha danneggiato la sterlina più di tanto, visto che in una sola settimana dalla perdita iniziale del 12% è passata all'8%, con previsione di ritorno al cambio di prima del 23 giugno entro fine anno, anche se molti analisti fanno notare che questo calo nei cambi è una ulteriore e fortissima spinta all'export britannico e quindi dovrebbe essere mantenuto. 

Redazione Milano.



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