19 luglio 2016

Emmanuel, Alfano: «Aggravante razzismo»



È stato fermato per omicidio Amedeo Mancini, l’aggressore di Emmanuel Chidi Namdi, il nigeriano pestato a morte il 5 luglio a Fermo. L’uomo fino ad oggi era indagato a piede libero. Per lui l’accusa è di “omicidio preterintenzionale con l’aggravante della finalità razziale“. Lo ha detto il ministro dell’Interno Angelino Alfanooggi a Fermo.

Emmanuel, 36 anni, aveva reagito a epiteti razzisti rivolti alla sua compagna. L’uomo, un richiedente asilo fuggito con la fidanzata 24enne dall’orrore di Boko Haram (in una drammatica traversata in cui la donna ha anche perso un bimbo) e ospitato da settembre scorso dal seminario vescovile della cittadina marchigiana, martedì sera stava passeggiando con la fidanzata in via XX settembre quando un fermano ha iniziato a provocare la coppia, chiamando “scimmia” lei e insultando pesantemente anche lui.

Emmanuel ha reagito alle provocazioni, e l’italiano, 40enne noto ultrà della squadra locale, ha sradicato un palo segnaletico per usarlo a mo’ di spranga, e ha colpito il nigeriano riducendolo in fin di vita. Dopo un giorno di agonia, attaccato al respiratore, ieri sera Emmanuel è morto.

IL SINDACO: NON C’È SPAZIO PER RAZZISMO. “Da sindaco di una città accogliente e aperta da sempre all’integrazione, mi sembra di precipitare in un incubo con quanto accaduto”, ha commentato il sindaco di Fermo Paolo Calcinaro. “È d’obbligo, ma non per questo taciuta, la ferma condanna non solo per quanto accaduto ma per quanto emerge dall’episodio, ovvero lo strisciante razzismo che non può e non deve trovare spazio nel modo più assoluto nella nostra città. La mia vicinanza va anche a don Vinicio Albanesi e a chi opera nelle strutture di accoglienza, per il loro lavoro quotidiano, perchè il germe del razzismo non può in alcun modo proliferare in questa comunità”.


IL VIAGGIO DELLA COPPIA VERSO L’ITALIA. Emmanuel e la sua compagna Chinyery, di 24 anni, erano arrivato al seminario vescovile di Fermo, che accoglie profughi e migranti, lo scorso settembre. I due se ne erano andati dalla Nigeria dopo l’assalto di Boko Haram ad una delle chiese cristiane del posto: nell’esplosione erano morti i genitori dell’uomo e una figlioletta. Passando dalla Libia, erano sbarcati a Palermo. Un viaggio difficile ancora una volta costellato di lutti: in Libia erano stati aggrediti e picchiati da malviventi del posto e lei aveva subito un aborto durante la traversata. All’episodio di martedì hanno assistito la 24enne, che è stata anche malmenata e ha riportato escoriazioni alle braccia e a una gamba guaribile in sette giorni, e un altro uomo che era con l’ultrà fermano ed è entrato nella vicenda finora come testimone. La giovane studia medicina e chi la segue in Italia ha promesso che farà di tutto per farla diventare medico. Lei ed Emmanuel, in attesa di documenti, avevano di recente celebrato il rito della benedizione degli anelli.

DON ALBANESI: LEGAME CON ATTACCHI A CHIESE. Tra l’aggressione al nigeriano di 36 anni e gli ordigni trovati nei mesi scorsi davanti a parrocchie attive al fianco di immigrati “credo che qualche collegamento diretto o indiretto ci sia”. È quanto afferma don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco. “È un’aggressione razzista e sta crescendo un clima di aggressività e di razzismo”, sottolinea. “Una provocazione gratuita, a freddo” ha ricostruito ieri in conferenza stampa don Albanesi. “Ci costituiremo parte civile, nella veste di realtà a cui i due ragazzi sono stati affidati”. Ieri sera si è tenuta una veglia di preghiera. Don Albanesi avverte: “Non accettiamo vendette”.

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