19 luglio 2016

«Ecco qui mia figlia, “prodotto” di uno stupro orribile. Ma la colpa non è sua»



Per mesi aveva nascosto la verità sulla sua bambina. Una storia di violenza che non aveva rivelato a nessuno, per discrezione e anche per paura di subire ritorsioni. Ma dopo la sentenza della Corte Suprema che, in nome dei “diritti delle donne”, ha abolito la legge texana che poneva limiti all’aborto, non ha potuto più tacere. Ha deciso di raccontare tutto in unun post sul suo blog.

Lei è una studentessa universitaria texana di nome Libbie Peters, che ha dato alla luce una bambina concepita in una notte di divertimento con le amiche finita nel peggiore dei modi: stuprata da uno sconosciuto. Se ha deciso di raccontare la sua storia, premette, «non è perché voglia la vostra pietà, ma perché voglio educarvi». Libbie vuole affrontare il tema «dal punto di vista di una vittima» come fanno tanti difensori del “diritto di abortire”, ma con l’intento di ribaltare i luoghi comuni e le risposte automatiche. «Perché eccomi qua: la risposta perfetta all’esempio che ho sentito mille volte: “Beh, come la mettiamo se una donna viene stuprata? Dovrebbe poter scegliere!”». È vero, commenta Libbie, «avete ragione», la donna «dovrebbe poter scegliere. Ma non se il bambino debba vivere o meno, bensì se vuole questa tremenda benedizione nella sua vita o se vuole benedire un’altra famiglia con questo dono prezioso».

Quella sera di poco più di un anno fa «era una sera come le altre», ricorda la ragazza. Un paio di birre con le amiche e un bicchierino offerto da ragazzi incontrati nel locale. Purtroppo per Libbie, però, «dopo non è stato più normale». Per una donna robusta come lei «quella piccola quantità di alcol nel corso di quattro ore e mezza in cui siamo stati al bar non avrebbe dovuto avere l’effetto che ha avuto». Invece Libbie del “dopo” non ricorda nulla. Solo di essersi risvegliata sul sedile posteriore di un’auto «completamente nuda, di fronte al ragazzo che avevo incontrato al bar, l’uomo che ancora oggi temo». Tornata a casa, la ragazza si è accora di essere piena di lividi e, due mesi dopo, «scoprii quello che temevo: ero incinta del figlio del mio aggressore». Di quella bambina che ora tiene in braccio nella foto che illustra il post: «Questa preziosa bambina è l’esito di una circostanza orribile, terrificante, ma la colpa non è sua».

Non che sia stato tutto facile per Libbie. «Mentirei se non ammettessi che ho pregato ogni sera che mia figlia somigliasse a me e non prendesse niente di quell’”uomo”. E mentirei se non ammettessi che certi giorni, quando la guardo, ritorno con la memoria a quella notte, e a come rintracciai lui per dirgli che ero incinta, e come lui all’inizio si comportava come se volesse essere parte della vita di lei, e poi il giorno dopo mi spinse contro un muro minacciando di uccidere me e mia figlia». La ragazza però ha scelto di rigettare qualunque vittimismo. Non ha voluto nemmeno sussidi dello Stato, nonostante «essere una mamma single e insieme studentessa a tempo pieno non sia facile né redditizio». Libbie ha «scelto di farcela da me invece di essere l’ennesimo stereotipo “che campa sulle spalle del governo”».

La vita di questa ragazza è tutt’altro che facile dunque. «Eccomi qui, un anno e mezzo dopo, stressata, sempre stanca, con la sensazione fissa di essere sul punto di fallire nella vita o come madre. Ma non mi pentirò mai della mia decisione di sceglie di dare la vita a questo prezioso angelo». Libbie si rivolge di nuovo «a tutti coloro che pensano che questa sentenza sia “coraggiosa” e “incredibile” e “una vittoria per le donne del Texas e di tutta l’America” (citazione da Hilary Clinton), per dire che invece è un giorno molto triste per il paese». Perché l’aborto «non è un diritto della donna, ma toglie la vita agli innocenti e agli indifesi». Quindi «date una bella occhiata», conclude Libbie riferendosi alla foto di lei con la sua bambina in braccio. «Ecco qui la faccia di una sopravvissuta e un “prodotto” di uno stupro”. Felici, sane e amate l’una dall’altra».

Fonte: Tempi

Tratto da: Lo Sai
Posta un commento

Facebook Seguimi