29 giugno 2016

Lidl condannata per falso extra vergine di oliva deve pagare 550 mila euro. In arrivo altre condanne eccellenti?


’Antitrust ha condannato la catena di supermercati Lidl a pagare una multa di 550 mila euro, per avere venduto olio extra vergine con il marchio Primadonna che, secondo l’autorità, conteneva olio vergine di oliva. Si tratta di una sentenza che farà molto discutere sia perché l’importo della multa è elevato, sia perché secondo gli addetti ai lavori nei prossimi giorni ci potrebbero arrivare nei confronti di grandi marchi che nel maggio 2015 sono statti coinvolti in analoghe vicende.

Tutto è iniziato con l’esito delle analisi di laboratorio condotte nel mese di maggio 2015 dalla rivista mensile Test Salvagente su 20 marche di olio extra vergine di oliva venduto sugli scaffali dei supermercati. Test Salvagente aveva evidenziato difetti di: riscaldo, rancido, muffa e umidità in diverse bottiglie che secondo la rivista non potevano essere vendute come extra vergine come dichiarato in etichetta. Qualche mese dopo (novembre 2015), Raffaele Guariniello della procura di Torino (ora in pensione) fa prelevare dai Nas alcuni campioni di olio e li invia al laboratorio dell’Agenzia delle dogane. Il responso conferma la presenza di irregolarità e di difetti organolettici per i marchi: Carapelli, Bertolli, Sasso, Coricelli, Santa Sabina, Prima Donna e Antica Badia. A questo punto alcune associazioni di consumatori inviano un esposto all’Antitrust chiedendo un intervento di censura nei confronti delle aziende per pubblicità ingannevole.

Alcuni dei marchi accusati di contenere olio di oliva vergine al posto dell’extra vergine.

Oggi si è avuta notizia dalla rivista Test Salvagente e dal sito Teatro naturale della prima condanna per l’olio Primadonna ( marchio dalla catena di supermercati Lidl), in seguito ad un esposto firmato da Konsumer. Nella sentenza si dice che l’olio Primadonna “non corrisponde alla categoria olio extra vergine di oliva dichiarata in etichetta trattandosi, invece, di olio vergine di oliva”. La sentenza ribadisce la validità della prova organolettica, da affiancare ai test analitici per stabilire se un olio può essere classificato come extra vergine. Questo aspetto è importante, perché alcuni addetti ai lavori riescono ad aggiungere in modo fraudolento olio di categoria inferiore all’extra vergine senza sforare i parametri chimici previsti dalla legge. In queste condizioni solo la prova organolettica permette di evidenziare la frode.


Alcuni dei marchi di contenere olio di oliva vergine al posto dell’extra vergine.

Il settore è in fermento e attende con una certo timore le sentenze per gli altri marchi coinvolti nello scandalo che secondo alcune voci potrebbero arrivare nei prossimi giorni. Se l’Antitrust confermerà la linea seguita in questo primo giudizio, c’è da aspettarsi altre multe salate. Vi terremo aggiornati.



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