03 giugno 2016

Allarme pensioni: enti locali non versano contributi ai dipendenti


Duecento i comuni in dissesto in tutta Italia e una domanda sorge spontanea e riguarda i contributi dei dipendenti pubblici degli enti locali. “Siamo sicuri che (ndr: gli enti locali) li abbiano pagati?” A chiederlo lecitamente è Gian Paolo Patta, esponente Cgil e membro del Civ, il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps che ha il compito di approvare il bilancio.

Dalle pagine de Il Giornale, Patta espone una situazione finora rimasta sconosciuta e che mette in luce come lo Stato sia un cattivo datore di lavoro che non paga i contributi.

Per spiegare i fatti bisogna andare indietro nel tempo quando l’Inps e l’Inpdap, l’istituto previdenziale dei dipendenti pubblici, abolito sotto il governo tecnico di Mario Monti, sono stati fusi e l’ente guidato oggi da Tito Boeri ha ereditato “insieme alla struttura poco efficiente e per niente informatizzata, un risultato di esercizio in perdita, con cifre che oscillano tra i 5 e gli 11 miliardi di euro.

“Quando ci fu la fusione Inps-Inpdap l’istituto di via Ciro il Grande si ritrovò con zero contributi fino al 1996 (non esisteva una gestione previdenziale della PA e lo Stato si limitava a pagare le pensioni). Ma anche negli anni successivi un caos di pagamenti a macchia di leopardo (…) Lo Stato ha in sostanza scaricato la sua gestione in perdita sui conti della previdenza privata, assicurando che avrebbe ripianato di anno in anno il buco. Tutto quadra quindi. E il presidente dell’Inps Tito Boeri non perde occasione per sottolineare come la situazione sia in equilibrio”.

L’allarme è soprattutto a livello locale, dove le cose non tornano. E a dirlo sono le cifre: la Cpdel, ossia la cassa ex Inpdap degli enti locali ha sul groppone ben 53,48 miliardi di euro di debiti accumulati che potrebbero raddoppiare in meno di 10 anni.

“Il vero buco della previdenza è destinato a diventare quello di comuni, province e regioni perché in questo caso lo Stato non è disposto, perlomeno in forma diretta, a coprirlo (…) La previdenza degli enti locali, come quella dell’amministrazione centrale, è in rosso perché nella Pa c’è poco turn over, cioè ci sono sempre meno lavoratori attivi e sempre più pensionati. Ma anche perché in passato varieamministrazioni pubbliche non hanno versato i contributi”.

E a differenza dei “normali cittadini”, lo Stato non fa nulla, non invia gli ispettori, richiesti dal Civ affinchè verifichino il regolare pagamento dei contributi, nè tantomeno si può visionare l’elenco degli enti che non hanno accantonato i soldi per i contributi dei dipendenti, richiesta avanzata sempre dal Civ e sempre rifiutata, come lamenta Luigi Scardone, membro della Uil nello stesso Consiglio di vigilanza dell’Inps.

“Non ce l’hanno mai dato, hanno anche sostenuto che non si può per la privacy»”.

Un trattamento di favore per i comuni quindi che i datori di lavoro privati sognano.

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