10 maggio 2016

Vogliono uccidere la Grecia


Le nuove misure di austerità, approvate dal Parlamento di Atene, non serviranno a far rinascere la Grecia, ma ribadiscono l’assurda linea seguita finora.

A un Paese ormai esangue – tartassato da un’asuterità che ha fatto esplodere la disoccupazione e ucciso l’economia reale – si chiede di donare ancora più sangue e al contempo di correre ancor più veloce. Questo non è un salvataggio, questa è tortura, è depauperazione programmata e deliberata, talmente illogica che persino il FMI ora invoca una ristrutturazione del debito, a cui, come al solito, la Germania, con assurda protervia, si oppone.

Intanto la European School of Management and Technology ha dimostrato che questi piani qualcuno hanno salvato: le banche. Le cifre sono impressionanti: più del 95% dei 215,9 miliardi stanziati per pagare i debiti di Atene sono stati usati per salvare le banche greche. E per salvare i loro creditori: le banche francesi e tedesche. Con i soldi dei contribuenti europei e rifiutando una logica fondamentale del capitalismo, quella secondo cui è giusto far fallire gli insolventi. La Grecia era insolvente e doveva fare default, dunque occorreva che le banche facessero fronte a queste perdite. Ma non si è voluto e non perché alla troika importasse un granché il destino della Grecia e del suo popolo. Contava – e conta – solo proteggere i banchieri dai loro colossali errori di valutazione.

Ma coì non si fa che rimandare nel tempo un epilogo che è inevitabile. C’è da chiedersi cosa sarà rimasto del popolo greco, quando anche i tedeschi si arrenderanno all’evidenza. La situazione è drammatica. Andate a rileggere lo straziante appello di un intellettuale tutto d’un pezzo come Panagiotis Grigoriou. Sono passati quasi due mesi e la situazione è addirittura peggiorata.

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Fonte: Marcello Foa
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