28 maggio 2016

Siamo spiacenti, la natura non è Walt Disney. Qualcuno lo spieghi agli animalisti


Dal crudele massacro degli animali dell’Oasi di Spinea una lezione di vita e di “filosofia rurale”. Si immaginava chissà quale complotto umano. Sono state le volpi.

Tratto dal blog Filosofiarurale.it – Vi vogliamo raccontare una storia che ha dell’incredibile e che in questi giorni ha mobilitato l’Italia, tv e giornali, scomodato inquirenti e personalità della politica, della cultura e dello spettacolo. C’entra con la filosofia? C’entra eccome perché in questa vicenda a nostro avviso è racchiusa l’essenza di quel che significa “distacco della natura” da parte dell’uomo. Un distacco che come abbiamo avuto modo di spiegare più volte su questo sito, sembra condurre in certi casi l’uomo alla follia.

Esiste un’oasi nel comune di Spinea, in provincia di Venezia, gestita da una delle tante Onlus animaliste per il recupero di animali feriti ed abbandonati. Nella notte tra sabato e domenica scorsa un raid di ignoti, uccide, strazia, dilania un centinaio di animali da cortile (porcellini d’india, conigli, galline). Si grida al complotto, si trama vendetta, si scatena il web, si mobilitano i media italiani con titoli sui tg principali (qui la notizia). La notte dopo, il secondo raid: vengono uccisi i superstiti.

Si parla di mafia, di bande organizzate, la gente vuole la testa dei colpevoli, non dorme la notte, chiede giustizia a tutti i costi, l’Italia impazza. Ovviamente, come capita in casi di questo genere, non manca la solidarietà ai gestori dell’oasi: si parla di donazioni, contributi, 5 per mille. Per un gruppo di animalisti di Padova non ci sono dubbi: dietro a questa mattanza ci sono i cacciatori… colpa loro, dicono, vendicheremo gli animali morti!

Arriva pure un comunicato ufficiale della Regione Veneto a firma del Presidente Zaia: «Questi non sono vandali, ma criminali a tutto tondo. Gente priva di ogni rispetto per ogni forma di vita, che mi auguro venga presto individuata e punita con la maggior durezza possibile» (qui il comunicato).

In tutta questa vicenda e fin dalle prime battute, c’è un uomo rurale, Massimo Zaratin, collaboratore di questo sito, che avanza l’ipotesi più semplice e realistica che ad uno potesse venire in mente: ipotesi volpe con cuccioli appresso… e lo anticipa pure in una intervista tv (qui il video dell’intervista).

Zaratin ha l’ardire di scrivere subito sui social questa ipotesi ma viene azzannato e massacrato mediaticamente dalla folla inferocita che non vuole minimamente pensare che la natura non sia quella dipinta dalla Walt Disney, vuole l’umano da crocifiggere! Perché Zaratin avanza questa ipotesi, e la scrive pure? Perché semplicemente conosce la natura, la vive, sa che il sovrannumero delle volpi è diventato intollerabile per un ambiente così antropizzato ed il numero di contadini che lamentano pollai depredati è sempre più in aumento. Però Zaratin ha anche il “difetto” di essere un cacciatore, e alla gente questo non va giù… Zaratin deve starsene zitto perché non sa, non può essere stata una volpe, lei non fa quelle cose, solo un umano (da crocifiggere) può arrivare a simili bestialità.


Qualche timido segnale sulla possibilità che sia stata veramente una volpe arriva nella serata di ieri sui social, ma la gente ovviamente non ci vuole credere: impossibile, scrive sconvolta, dopo tutto questo clamore è una volpe? No! Vogliamo l’umano cattivo artefice della vicenda. Arriviamo all’epilogo: nella giornata di oggi arriva la conferma dagli organi competenti che Zaratin aveva ragione, il resto del mondo urbano no! (qui l’articolo)

Che sarà ora di questa “povera” volpe? Verrà riservato lo stesso trattamento che si voleva riservare all’umano? Che ne sarà dei fondi raccolti?

Non è mai simpatico dire alla fine “ma noi ve l’avevamo detto”, però una cosa da questa vicenda la dobbiamo imparare. Sembra che quando qualcuno tocca gli animali degli animalisti si scateni il putiferio, quando lo stesso trattamento viene riservato a quelli dei contadini, e da anni si denuncia la presenza numerosa di volpi che distruggono animali in natura e animali da cortile, a nessuno importi… anzi, la volpe in questo caso è bella, brava, ha agito secondo natura.

L’onda emotiva che ha travolto l’Italia con questa storia, abbisognava a tutti i costi di un colpevole umano e da condannare. Nessuna notizia di cronaca nera riferita all’uomo avrebbe provocato una simile reazione di indignazione da parte del popolo del web, e il bello è che una parte ancora non ci vuole credere, deve per forza imporsi mentalmente che non sia stata una volpe ma opera dell’uomo diabolico. Perché, ci chiediamo? Quali meccanismi piscologici muovono le masse, coinvolgendo ad agire di impulso e su pressione emozionale anche personalità della politica e della cultura?

Il divario venutosi a creare in questi ultimi anni tra chi vive in città tra le quattro mura di un appartamento e chi invece la natura la vive direttamente è allucinante, deprimente, sconvolgente. Il rapporto con gli animali e l’ambiente in generale si è ridotto ai documentari ed alle notizie riportate dai media. C’è questo enorme bisogno dell’uomo di sfogare la sua rabbia su altri uomini quasi a voler colpevolizzare i suoi simili, in particolare quelli che la ruralità la vivono ancora, se loro si ritrovano nella condizione di dover condurre una vita senza natura.

Tutti esperti, tutti professori, tutti titolati ad esprimere opinioni e sentenze proprio su quel che conoscono meno. Un tempo si ascoltava la parola dell’anziano, l’umiltà e la saggezza del contadino, la semplicità di chi, pur non avendo titoli altisonanti, si rispettava per la sua esperienza.

Uomini quindi avvisati per i prossimi casi analoghi: se dovesse capitare ancora una questione che riguarda la natura non serve mobilitare il mondo intero, scomodare le Autorità, lanciare proclami di morte e vendette… cercate la casa del primo contadino, suonategli il campanello, chiedete a lui ed alla sua umiltà, ascoltatelo, troverete magari risposte che vanno ben oltre quello che la massa o i libri vi hanno insegnato finora.

Fonte: Tempi
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