31 maggio 2016

L’aereo italo-russo SSJ-100 venduto in Europa, alla faccia delle sanzioni


L’aereo italo-russo Sukhoi Superjet -100 è stato venduto al suo primo cliente europeo, l’irlandese CityJet. Sebbene si tratti di un contratto da 1 miliardo di dollari e centinaia di posti lavoro, la cerimonia di consegna dell’aereo è stata ignorata dalla stampa e le autorità italiane.

A Venezia si è svolta la cerimonia di consegna dell’aereo SSJ-100 della Superjet International, un progetto da sempre ritenuto fiore all’occhiello della collaborazione fra l’Italia e la Russia. La joint venture è nata dalla cooperazione fra la russa Sukhoi e l’italiana Leonardo-Finmeccanica.

All’evento, dove oltre ai vertici delle società coinvolte era presente il ministro dell’Industria e del Commercio russo Denis Manturov, non vi era stranamente nemmeno un rappresentante del governo Renzi.
Nonostante ciò, la vendita dell’SSJ-100 in Europa segna un importante traguardo per la collaborazione italo-russa, che ne dicano i politici troppo impegnati ad imporre nuove sanzioni a Mosca. Sputnik Italia ha raggiunto per una testimonianza sull’evento il giornalista ed economista Evgenij Utkin, presente alla cerimonia svoltasi a Venezia.

— Evgenij, in che atmosfera si è svolta la cerimonia a Venezia?

— L’atmosfera era molto bella, erano presenti per l’occasione tante autorità russe, fra cui il ministro dell’Industria e del Commercio Denis Manturov, il presidente della United Aircraft Corporation Jurij Sljusar’. Ovviamente era presente il presidente della Superjet International Filippo Bagnato e l’ad della compagnia Nazario Cauceglia.

A grande sorpresa, mancavano le autorità italiane. Come gesto diplomatico sarebbe stato giusto che venisse il ministro dello Sviluppo economico Calenda. Non ha nemmeno mandato alla cerimonia il viceministro o il sottosegretario. Non c’era nessun rappresentante del governo Renzi. Non è stato trasmesso né un telegramma, né un saluto, che è la prassi nei casi di assenza di un ministro.

È stato ad ogni modo un grande evento, si tratta della prima vendita di un aereo italorusso all’Europa.

— La Cityjet è in effetti il primo cliente europeo della joint venture Superjet Interational, che è un progetto molto particolare per i rapporti italo-russi, no?

— Questo progetto è veramente importantissimo, perché era il fiore all’occhiello per i rapporti fra Italia e Russia, già ai tempi di Berlusconi, Prodi, Letta, Monti e tutti i premier fino ad oggi. Si trattava del miglior progetto, frutto della collaborazione tecnologica fra l’Italia e la Russia. Anche se nella parte dello sviluppo dell’aereo, la società italiana è coinvolta al 25%, nella vendita e commercializzazione, gli italiani sono coinvolti al 51%.

Il contrattino con gli irlandesi vale qualcosa come 1 miliardo di dollari! Un contratto che dà lavoro a centinaia di italiani.

— Proprio per questo è inspiegabile l’assenza di cariche istituzionali italiane alla cerimonia di consegna dell’aereo. Anche la stampa italiana non ne ha parlato. Secondo te perché ignorare un evento di tale portata?

— Ci potrebbero essere due motivi a mio avviso. Uno totalmente commerciale. Per i russi è stato sempre un progetto importante, in Europa non pensavano che un aereo russo potesse competere con i Boeing e gli Airbus. Quando si è arrivati al dunque, alla certificazione in Europa nel 2012 e alla vendita ad alcune società, come in Messico per esempio, questo forse ha dato fastidio a qualcuno.
Sappiamo che in Europa c’è il monopolio degli Airbus e dei Boeing. Questo progetto probabilmente, anche se vi è coinvolta una società italiana, dà fastidio. Potrebbe essere un problema di lobby economica.

Un altro motivo potrebbe essere politico, poi i lettori interpreteranno come meglio vorranno la situazione. Negli ultimi due anni abbiamo visto cos’è successo nei rapporti con la Russia, le sanzioni, le controsanzioni. Un progetto che va avanti, porta soldi, può essere visto non di buon occhio da qualcuno. Ci viene detto sempre che la Russia è cattiva e poi improvvisamente riesce a costruire un aereo molto buono, versatile, economico e più green di molti altri. Sarebbe una notizia bomba. Ci parlano solo di sanzioni ed embargo, di qualche pomodoro. Qui si tratta di tecnologie e di futuro.

— Possiamo dire che nonostante le sanzioni e un clima politico teso, la collaborazione fra Italia e Russia continua, questo progetto ne è una dimostrazione?

— Assolutamente sì. I rapporti fra le nostre società continuano. Qui si trattava dell’italiana Finmeccanica e il consorzio russo Sukhoi, ma i rapporti continuano anche in altri settori, come quello energetico, fra Eni e Gazprom. Un conto sono i politici, i capi d’azienda sono tutta un’altra storia e sono ben contenti di collaborare con la Russia. Al di là di tutto, i rapporti sono positivi.

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