31 maggio 2016

Frosinone, i cittadini bruciano le bollette sotto la Prefettura. Anche fatture da 14mila euro


FROSINONE – Il palazzo della Prefettura, simbolo delle Istituzioni, illuminato da un fuoco di rabbia, alimentato dalla disperazione quotidiana dei cittadini. Una frustrazione racchiusa in miniscritte di inchiostro su bollette che vanno da diverse centinaia di euro fino alla cifra record di 14mila euro per un conguaglio riferito al periodo 2012-2016. Così si è presentata ieri sera piazza della Libertà, dove circa 300 cittadini hanno chiesto a gran voce di essere “liberati” dall’attuale gestione del servizio idrico e dalla prospettiva di replicare il modello Acea su altri servizi pubblici locali sulla scorta della riforma Madia del Governo Renzi.

L’ossessione delle bollette dell’acqua: «Sono disoccupato: mi è arrivata una fattura da 14mila euro!»

Ieri a sfilare nel centro storico di Frosinone era gente comune, alle prese con l’incubo delle bollette dell’acqua, un’ossessione per molti. «Mi è arrivata una bolletta da 800 euro, è quasi il doppio della mia pensione. Non posso pagarla e non me ne vergogno: a vergognarsi devono essere chi gestisce e i politici» urla un anziano che ripete: «È diventato un incubo, un incubo». «Ha ragione, neanche io pago» grida un altro manifestante che, attaccato al collo, vanta un foglio che recita la scritta “Fuori l’acqua dal mercato”. «Ed è per questo che sono qui in piazza a protestare contro questo scandalo e contro chi specula su un bene primario che non è di loro proprietà, perché, dobbiamo ricordare e gridare forte, che l’acqua è un bene pubblico» aggiunge. Il corteo dei cittadini promosso dal Comitato provinciale Acqua Pubblica Frosinone è partito alle 19 dal Palazzo della Provincia: in tanti agitavano fiaccole per il rogo finale delle bollette, alcuni le hanno ingrandite per “indossarle” come manifesti della disperazione. Il caso più eclatante e sconvolgente è la storia di un uomo che ha ricevuto un conguaglio, per il periodo dal maggio 2012 al marzo 2016, di ben 14.739 euro.«Sono disoccupato e, quando ho letto l’importo della bolletta, ho quasi rischiato l’infarto – racconta ai nostri taccuini – ho a carico due persone disabili al 100% e non so cosa fare. Mi sono rivolto al comitato dell’acqua pubblica, affinché qualcuno mi aiuti. Sono disperato» afferma mentre mostra la gigantografia della fattura Acea. «Come farò a pagare? Io non pago, non posso fare altrimenti». «Nelle ultime due settimane ci sono arrivati casi disperati. Ben tre conguagli da undicimila euro; uno da ottomila e uno da quattordicimila euro» ci racconta Severo Lutrario, del Comitato provinciale Acqua Pubblica. Sui volantini del Comitato illustrate le motivazioni per cui si è sfilato ieri a Frosinone, al di là delle bollette da capogiro. «Con il decreto Madia cesseremo di essere cittadini e portatori di diritti per essere ridotti a servi nelle mani dei signori cui pagare la decima per poter accedere all’acqua e a qualunque servizio.Dobbiamo preoccuparci di un Parlamento che stravolge la legge di iniziativa popolare con cui, nel 2007, 406.000 cittadini stabilivano la gestione pubblica dell’acqua.Dobbiamo preoccuparci di un governo che spudoratamente cancella in un colpo solo la volontà di 26.400.000 cittadini che nel 2011 hanno espresso la loro volontà sovrana con i referendum».

La rabbia più forte dei divieti

Man mano che ci si avvicinava alla Prefettura diversi esponenti di comitati e associazioni, così come cittadini comuni, hanno espresso la propria indignazione per i divieti della Questura sulle amplificazioni durante la manifestazione e rispetto all’accensione dei fuochi. «Credo fortemente che una cosa sia la legalità ed un’altra sia la giustizia. Rispettare oggi il divieto di accensione del falò, imposto dal Questore, rientra in una questione di legalità. Ma sono sicuro che, il nostro gesto dimostrativo di dar fuoco alle bollette, rientra nella fattispecie della Giustizia, e rivendicare la giustizia è un nostro diritto. Per questo, alla fine della fiaccolata, noi accenderemo il falò, nonostante il divieto» ha detto Lutrario. «Le limitazioni del pensiero – ha detto Francesco Notarcola dell’Osservatorio Impastato – sono un segnale di paura del potere nei confronti dei cittadini». «È stato vietato l’utilizzo di impianti sonori per la diffusione dell’audio. Dov’è finita la democrazia? Dopo quel divieto, credo sia andata perduta – dice Luciano Bracaglia di Frosinone Bella e Brutta, che lancia anche un messaggio ai frusinati che sono rimasti a casa ieri – Ci sono persone che protestano contro Acea ma che, inconcepibilmente, non vengono mai a manifestare e ad urlare forte la loro rabbia». Nonostante la presenza delle Forze dell’Ordine i cittadini hanno voluto esplicare a ogni costo dunque la loro libertà di protesta, con slogan ai megafoni e con il rogo finale delle bollette, che non è stato alla fine impedito da Polizia e Carabinieri.

Nella folla alcuni esponenti di movimenti e forze politiche

Nel corteo non si sono viste bandiere politiche, anche se fra la folla dei cittadini si sono confusi alcuni esponenti di forze politiche e movimenti. In fila nel corteo anche il deputato Luca Frusone del Movimento 5 Stelle che ha osservato: «Il Pd e la maggioranza che sostiene il Governo Renzi hanno stravolto la legge di inziativa popolare per la ripubblicizzaione della gestione del servizio idrico. Quando è stato snaturato il senso di questa proposta da parte del Pd io ho levato la mia firma dalla proposta di legge». Nel corteo anche un gruppo di attivisti di CasaPound. «Siamo qui come cittadini, contro Acea e i sindaci che hanno la responsabilità di questa situazione – ha detto Fernando Incitti – Il territorio dovrebbe dimostrarsi unito in questa battaglia. Sembrava che il vento fosse cambiato in provincia ma improvvisamente si è capovolta la situazione di nuovo: i responsabili sono Forza Italia e Pd».

Bollette a fuoco sotto la prefettura. «Siamo cittadini comuni, gente vera»

Il corteo dei cittadini è avanzato illuminato dalle fiaccole fino alla Prefettura, dove decine di cittadini hanno gettato con rabbia le bollette di Acea nel fuoco. Un segnale forte.

«È stata una fiaccolata di cittadini comuni, di gente vera» sottolinea Lutrario. Gente vera che vuole difendere l’acqua e che, a questo punto, non vuole più gettarla sul fuoco.

Alessandro Redirossi e Matteo Ferazzoli da L’Inchiesta quotidiano oggi in edicola (foto Luca Claretti)

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