10 maggio 2016

Banca pubblica o privata? Questo è il dilemma


Grazie a un articolo del Prof Bagnai torna alla ribalta la questione: “la banca centrale deve essere pubblica o privata” ?


L’ articolo ci riporta a quanto affermava Auriti sul fatto che “ è indifferente se l’usuraio sia pubblico o privato, resta sempre usuraio”.

Su questo tema ne scrivemmo già nel 2013 http://www.giacintoauriti.eu/notizie/35-i-giochi-di-potere-ed-i-diktat-della-bce-allo-stato-italiano.html ), ricordando la legge 262/2005 che, al comma 10 dell’ art 19 prevedeva la pubblicizzazione di Banca d’Italia.

Tale provvedimento fu vanificato dal d.l. 133/2013, mediante il procedimento della tagliola, ossia senza discussione.

Decreto legge che ha modificato lo Statuto della Banca d’Italia ed i criteri delle quote di partecipazione, escludendo di fatto l’organismo pubblico.

Il tutto per assecondare quelle che sono le regole imposte dai Trattati Europei sull’indipendenza e autonomia delle banche dalla politica.

Per la BCE il fatto che il Ministro Tremonti previde la proprietà pubblica della Banca d’Italia , non rappresento’ certo un problema. La Banca d’ Italia avrebbe mantenuto l’ i indipendenza dai governi e l’ uso dell’ l’Euro di proprietà delle banche dell’Eurosistema.





La riflessione fondamentale da fare è: “se fosse passata tale legge, sarebbe cambiato qualcosa per il cittadino?”.

Per far chiarezza riportiamo una dichiarazione di tal Raffaele Mattioli, noto piduista:

“non c’è alcuna differenza tra banca pubblica e banca privata, se la moneta è comunque emessa a debito”

Alcune correnti di pensiero auspicano fortemente il ritorno a una situazione pre ’81, ossia ad una valuta nazionale.

Per onestà intellettuale dobbiamo convenire che, in tale ipotesi, sarebbe possibile un maggiore controllo sull’ economia del Paese, ma tale controllo resterebbe marginale e applicabile solo in presenza di inflazione monetaria.

Ma dobbiamo altresi’ sottolineare che la politica monetaria sarebbe sempre dettata dall’ Eurosistema e dai trattati che reclamano indipendenza bancaria dalla classe politica.

Cio’ non significa che siamo pro euro, tuttavia è doveroso rilevare che tale strada non risolverebbe la questione.

Le crisi cicliche indotte da tassazione predatoria continuerebbero a presentarsi perché continuerebbe a permanere il problema del debito originario.

Con tutto cio’ che ne consegue: insolvenze, fallimenti di aziende, chiusure di attività, disoccupazione.

Tocca qui riportare il DpR del 27.06.1985 n 350, pubblicato in G.U. il 15.07.1985 n 165. All’ articolo 1 si legge 1:

1. L’attività di raccolta del risparmio fra il pubblico sotto ogni forma e di esercizio del credito ha carattere d’impresa, indipendentemente dalla natura pubblica o privata degli enti che la esercitano.

La materia era precedentemente regolata dalla legge 141 del 1938 e che recitava:

“La raccolta del risparmio fra il pubblico sotto ogni forma e l’ esercizio del credito sono funzioni di interesse pubblico, regolate dalle norme della presente legge.

Tali funzioni sono esercitate da istituti di credito di diritto pubblico, da banche di interesse nazionale; da casse di risparmio e da istituti, banche, enti ed imprese private a tale fine autorizzati. Tutte le aziende che raccolgono il risparmio tra il pubblico ed esercitano il credito, siano di diritto pubblico, che di diritto privato, sono sottoposte al controllo di un organo dello Stato, che viene a tal fine costituito e che è denominato “ispettorato per la difesa del risparmio e per l’esercizio del credito” ”

L’ inversione di tendenza normativa non si fece attendere.2

Per la giurisprudenza non rilevava più il fatto che la raccolta di risparmio e l’esercizio del credito, fossero orientate al “pubblico interesse”.

Le porte del tempio si aprirono alla speculazione finanziaria.

Tale Decreto Presidenziale venne successivamente abrogato dal D. L.vo 385/93 (TUB), che stabilì una normativa unica, rafforzando, ancor più, la posizione dominante degli istituti privati.3

La storia è maestra di vita e, moneta unica oppure no, crisi deflazionistiche derivanti da “anemia monetaria” indotta, sono una costante di ogni nazione.

Oggi la moneta emessa nasce come debito per il popolo, e i “padroni del denaro” (ndr il sistema bancario), chiedono sempre il conto.

Inoltre tale orientamento approccia il problema esclusivamente riferendosi alla sola Banca Centrale.

Visione estremamente miope.

Infatti la moneta legale (ndr quella emessa dalla Banca centrale), rappresenta una piccola percentuale rispetto alla massa monetaria circolante 4.

La fetta più grande della massa monetaria, è quella emessa dalle banche commerciali.

Essa nell’ eurozona rappresenta circa il 90% del circolante 5.

Chiunque sia entrato in una banca ha potuto constatare di persona come la moneta non nasca se non ci si indebita 6.

E’ una falsa credenza pensare che la banca commerciale raccolga i risparmi e poi li presti.

Essa crea denaro nel momento in cui crea il deposito7.

Da ciò si evince come anche l’Art.47 comma 1 della Costituzione della Repubblica sia, in realtà, un mito.

“La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”.

Ora ci si chieda come ,in un sistema ove la massa monetaria è per lo più endogena, quindi creata dal sistema bancario periferico, possa la “Repubblica” avere qualche voce in capitolo al fine di indirizzare l’esercizio del “credito”.

Ci fanno sorridere le scuole di pensiero che tentano, maldestramente, di gettare discredito sulla “scuola auritiana“, tacciandola di “signoraggismo”.

In realtà i “signoraggiai” ,di cui anche il Prof Bagnai fa menzione, sono coloro i quali credono di risolvere il problema semplicemente controllando la Banca Centrale.

Essi tralasciano ,infatti, più o meno consapevolmente, il grosso del problema ossia: il denaro scritturale bancario.

Ci spiace per i nostri detrattori ma l’accusa di “signoraggio” da spicci e banconote, la rinviamo al mittente.

Dunque il punto nodale non è se chi stampa o tiene i conti (che ha un potere enorme), sia un ente pubblico o privato, piuttosto è fondamentale stabilire di chi deve essere la proprietà della moneta.

Solo così ci si porrebbe al riparo dall’arroganza delle banche.

Oggi il cartello bancario ha un potere smisurato sulla vita delle persone.

Controllando se, e quando, aprire o chiudere “il rubinetto” del credito, esse sono in grado di ritirare potere di acquisto attraverso le tasse, ingenerando crisi a catena.

In un sistema siffatto anche il sistema democratico ne risulta svuotato.

Il Parlamento, infatti, per esercitare le proprie funzioni necessita di denaro che non può procurarsi altrimenti se non ricorrendo ai prestiti bancari.

Da qui l’impossibilità a sottrarsi alle richieste del sistema che, improvvisamente, impone il ritiro del denaro attraverso le tasse.


Qui risulta chiara la famosa espressione del poeta americano Ezra Pound: “i politici non sono altro che i camerieri dei banchieri”.

Spesso sentiamo affermare che l’emissione dei titoli di Stato sia “solo una partita di giro”.

Quest’espressione ragionieristica nega totalmente il valore rivestito dall’ essere umano, che è il vero creatore dei valori.

Inoltre chiediamo:

Se è solo una “partita di giro”, perché gli interessi che paghiamo sono veri?

Se è solo una partita di giro, perché non girarla al contrario?

Si sente anche parlare di “debito sovrano” e della coincidenza tra creditore e debitore, per cui sarebbe come “pagare gli interessi a noi stessi“.

Sul punto si rilevi come per la giurisprudenza le figure di creditore e debitore sono separate e distinte.

E non potrebbe essere altrimenti.

Un’ affermazione di tal fatta presupporrebbe che, tutti i cittadini, detenessero Titoli di Stato per aver prestato soldi a loro stessi.

Tale situazione è impossibile da verificarsi.

Sicchè oltre ad un assurdo logico, si avrebbe una situazione concreta, per la quale coloro che non hanno sottoscritto Titoli di Stato sarebbero, comunque , debitori verso gli altri. Questo è stato anche sentenziato dalla Corte Costituzionale in merito all’espropriazione delle lire per pagare i detentori dei titoli pubblici che, per il 69%, sono istituti bancari nazionali ed esteri, come abbiamo riportato in questo precedente articolohttp://www.giacintoauriti.eu/notizie/117-la-consulta-sentenzia-la-truffa-della-conversione-lire-euro.html

e come appare evidente in questo grafico


Ora, a parte che sovrano è ,o meglio , dovrebbe essere il popolo (art 1 Cost), e non UN DEBITO (come purtroppo oggi in effetti è).

Chiedetevi: “qualcuno di voi hai mai ricevuto un assegno con la clausola rimborso interessi sul debito”?.

Prevedere un diritto in astratto senza attribuire il bene giuridico alla persona fisica, è una palese contraddizione.

Ovvero, affermare che “paghiamo gli interessi a noi stessi“, senza che alcuno di noi abbia materialmente intascato una moneta, è del tutto assurdo.

Per chi afferma, poi, che la tassazione in un regime di “moneta sovrana” ( e anche qui dobbiamo correggere: sovrano dovrebbe essere il popolo, non un oggetto), serva a validare la moneta opponiamo:

- La moneta deve prima nascere e poi, subordinatamente, servire per le tasse in un ottica di reciproco scambio: io ti do la moneta, tu mi dai beni e servizi.

- Se manca tale sinallagma, la “moneta sovrana”, prende l’ imperio sul popolo che ne diventa suddito.

Si vocifera oggi del cosiddetto “helicopter money” della BCE, che promette di “elargire” un po’ di moneta al popolo.

Attenzione la moneta verrebbe gentilmente concessa a tempo determinato, perché noi saremmo solo possessori del denaro, non certo i proprietari.

Per porre un deciso freno alla recrudescenza capitalista si impone una decisione radicale.

Occorre precisare che la moneta quando nasce è mero simbolo di costo nullo.

Essa assume potere d’ acquisto e inizia ad esistere, come bene giuridico, nel momento in cui la popolazione la pone in circolo per acquistare beni e servizi che egli stesso produce.

Se si vuole pertanto evitare che il popolo ciclicamente venga depredato di quanto prodotto c’ è una sola soluzione, ovvero: all’ atto dell’ emissione la moneta deve nascere di proprieta’ del cittadino, attraverso la formula “proprieta’ del portatore”.

Solo questa esatta espressione consentirebbe, di riconoscere all’ essere umano la proprieta’ del suo denaro.

Infatti anche le emissioni effettuate in nome della Repubblica possono essere ingannevoli.

Questo perché la Repubblica pur avendo la caratteristica di essere pubblica, mantiene sostanzialmente quella di NON essere persona (res = dal latino “cosa”) .

Noi non possiamo piu’ accettare un tale stato di cose.

Occorre mettere nuovamente al centro della società l’ uomo, non l’ oggetto.

I vantaggi pratici che deriverebbero dall’ essere proprietari della propria moneta sono molteplici.

1 Il cittadino sarebbe al riparo da tassazioni predatorie non essendo possibile spogliarlo di un bene di sua proprietà senza giustificazione.

2 Le tasse diventerebbero un atto di scambio: contro beni e servizi ricevuti.

3 Si porrebbe fine alle spire deflazionistiche ingenerate da tassazione predatoria.

4 Non si potrebbe imporre a una popolazione l’ adozione di una valuta straniera, come avvenuto per l’ euro.

Ecco pertanto che la vera questione da porsi è :

“volete essere proprietari o debitori della vostra moneta” ? (cit G.Auriti).



Redazione – Scuola di Studi Giuridici e Monetari “Giacinto Auriti” – 10/05/2015





2 Pertini e il golpe del 1985 quello che gli Italiani non sanno, pocobello.blogspot.it/2016/04/pertini-e-il-golpe-del-1985-quello-che.html, 05/2016.


3 Testo Unico Bancario, Decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, https://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/intermediari/TUB_febbraio_2016.pdf, 05/2016.


4 Relazione Annuale Banca D’Italia, http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/relazione-annuale/2014/rel_2014.pdftav 16.1, 05/2016.






7 Bank of England, Quarterly Bulletin 2014 Q1, http://www.bankofengland.co.uk/publications/Pages/quarterlybulletin/2014/qb14q1.aspx, 05/2016.
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