12 maggio 2016

AMBROSE EVANS PRITCHARD SUL TELEGRAPH: ''L'ITALIA O MANDA ALL'INFERNO L'EURO O IL PAESE PRECIPITA NELL'INSOLVENZA''


LONDRA - "Il tempo stringe per l'Italia, bloccata in una deflazione da debiti e alle prese con una crisi bancaria che non puo' affrontare con i vincoli dell'unione monetaria", scrive l'autorevole giornalista Ambrose Evans-Pritchard, editorialista del quotidiano britannico The Telegraph.

"Dal picco della crisi - prosegue Evans Pritchard - come ha ricordato il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, il prodotto interno lordo si e' ridotto del 9% e la produzione industriale del 25%. Ogni anno la percentuale del debito rispetto al Pil sale: 121 per cento nel 2011, 123 nel 2012, 129 nel 2013, 132,7 nel 2015. Lo stimolo della Banca centrale europea svanirà prima che l'Italia riuscirà a uscire dalla stagnazione e il Fondo monetario internazionale, infatti, prevede una crescita di appena l'1% quest'anno. La finestra globale si sta chiudendo".

Ed Evans Pritchard con la sua solita lucidità e precisione d'analisi entra nel dettaglio, affinchè sia ben chiaro il suo pensiero: "La crescita salariale porterà la Federal Reserve a rialzare i tassi di interesse e la speculazione selvaggia costringera' la Cina a frenare il boom del credito. L'Italia precipiterà in una nuova crisi, forse all'inizio dell'anno prossimo, con tutti gli indicatori macroeconomici peggiori rispetto al 2008 e metà paese sull'orlo della rivolta politica".

Verissimo e micidiale.

"L'Italia e' enormemente vulnerabile, sintetizza Simon Tilford del Centre for European Reform: l'inflazione core e' a livelli pericolosamente bassi e il governo non ha munizioni politiche per combattere la recessione. Il paese ha bisogno di riforme su vasta scala, che per natura portano contrazione a breve termine - prosegue l'articolo di Pritchard - e servirebbero investimenti per attutire l'urto, ma non c'è un New Deal all'orizzonte. Il Fiscal Compact, al contrario, obbliga a conseguire surplus di bilancio abbastanza grandi da tagliare il rapporto debito/Pil del 3,6 per cento all'anno per vent'anni".

"C'e' il rischio concreto che Matteo Renzi arrivi alla conclusione che l'unico modo per restare al potere sia presentarsi alle prossime elezioni con una piattaforma apertamente anti-euro. Un recente sondaggio di Ipsos Mori rivela che il 48% degli italiani voterebbe contro l'Ue o contro l'euro se ne avesse l'opportunità".

"Il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo - analizza Pritchard - cui e' attribuito un consenso del 28 per cento, invoca il default e il ritorno alla lira. La Lega Nord di Matteo Salvini considera l'euro un crimine contro l'umanità. Il tasso di disoccupazione e' all'11,4% quello della disoccupazione giovanile raggiunge il 65% in Calabria, il 56% in Sicilia, il 53% in Campania. Il tasso di natalità è al minimo storico. L'istituto di ricerca Svimez parla di uno stato permanente di sottosviluppo nel Mezzogiorno".

Bisogna leggere il Telegraph per trovare tutti questi dati messi in fila e analizzati per quel che significano, in Italia l'inormazione è ormai omologata al potere governativo. 

"Negli anni Novanta - continua Evans Pritchard in questo fulminante articolo pubblicato oggi dal Telegraph - l'Italia registrava un ampio avanzo negli scambi commerciali con la Germania, prima che fossero fissati i tassi di cambio e quando si poteva ancora svalutare. In quindici anni l'Italia ha perso rispetto alla Germania il 30% di competitivita' sul costo di lavoro per unita' di prodotto; dal 2000 la produttivita' e' diminuita del 5,9%. I governi che si sono succeduti sono criticabili, ma la questione più rilevante è che oggi il paese non riesce a uscire dalla trappola".

"A questa miscela combustibile - prosegue l'autore - si aggiunge la crisi bancaria, che rivela la disfunzionalità dell'unione monetaria e peggiora di giorno in giorno: prestiti non performanti per 360 miliardi di euro gravano sui bilanci delle banche. La vigilanza esercitata dalla Bce ha peggiorato le cose e il fondo Atlante potrebbe attirare sempre più banche nel pantano, aumentando il rischio sistemico. L'Italia e' nel peggiore dei mondi possibili: a causa delle regole dell'Ue, non può prendere iniziative in piena sovranità per stabilizzare il sistema bancario e non esiste ancora un'unione bancaria degna di questo nome che condivida gli oneri. Renzi ha di fronte una dura scelta: o dice alle autorità europee di andare all'inferno o resta a guardare impotente che il sistema bancario imploda e il paese precipiti nell'insolvenza. L'Italia non e' la Grecia, non puo' accettare la sottomissione. Tra i poteri forti dell'industria italiana qualcuno ormai sussurra che l'uscita dall'euro potrebbe non essere così terribile. Sarebbe l'unico modo per evitare una catastrofica deindustrializzazione". 

Redazione Milano





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