24 aprile 2016

Svizzera, il Cantone di Berna dice “no” al Gender nelle scuole


- di Carlo Mascio

Il Gran Consiglio del Cantone di Berna ha approvato una mozione presentata dall’UDF che chiedeva di eliminare i riferimenti alla “prospettiva di genere” dalle strategie formative del 2016

Gender nelle strategie formative scolastiche? No, grazie! Di questi tempi, una risposta del genere a livello istituzionale suona molto strana. Eppure è quanto accaduto in Svizzera. Il Gran Consiglio del Cantone di Berna, il 16 marzo scorso, ha approvato una mozione presentata da Daniel Beutler, portavoce dell’UDF (Unione Democratica Federale, partito conservatore di ispirazione cristiana, chiamato anche EDU in tedesco) nel parlamento locale, il quale chiedeva di eliminare i temi legati alla “prospettiva gender” dalle strategie formative del 2016, estromettendo qualsiasi riferimento a tali temi sia dai programmi scolastici che dai programmi di formazione per i docenti.

La mozione è stata approvata dalla maggioranza del Gran Consiglio di Berna grazie al sostegno dell’UDC (Unione Democratica di Centro, partito di destra, chiamato anche SVP in tedesco) e dei liberali del PLR (Partito Liberale Radicale, FDP in tedesco) il cui gruppo parlamentare ha affermato di non considerare “le questioni legate al gender come una competenza specifica del piano strategico formativo”.

“Il termine gender non ha niente a che vedere con la programmazione scolastica” dato che “questo termine promuove l’idea secondo cui il sesso di una persona sia un fatto culturale e di conseguenza possa essere influenzato” ha affermato Daniel Beutler commentando la sua iniziativa e sottolineando come il gender abbia una evidente coloritura ideologica e, pertanto, una non abbastanza chiara base scientifica.


E a coloro che sostengono che la prospettiva gender agevoli le pari opportunità, Beutler risponde seccamente: “Il gender non è sinonimo di pari opportunità” dato che, come sostiene il portavoce UDF, per favorire l’uguaglianza di opportunità per ambedue i sessi non si deve far ricorso necessariamente al gender. “Sono dell’idea che non ci debbano essere ostacoli per le ragazze che sono interessate, ad esempio, ad una professione in ambito edilizio, così come per ragazzi che vogliono apprendere una professione in ambito sanitario” ha aggiunto Beutler.

Di tutt’altro avviso Michael Köpfli del partito dei Verdi: “Il gender permette di rompere gli stereotipi di ruolo, per questo considero che sia una buona cosa se nella scuola si promuova questo tipo di prospettiva” ha affermato Köpfli appoggiando il binomio “Gender-pari opportunità per tutti”. C’è anche chi si è detta addirittura “delusa” e “rammaricata” per l’approvazione della mozione, come la responsabile delle donne del PLR, Claudine Esseiva che ha definito “deplorevole” il fatto che sia stato proprio il suo partito ad appoggiare la mozione. “Mettendo in discussione gli stereotipi di genere si può favorire la parità dell’uomo e della donna” ha tuonato la Esseiva riaffermando la necessità di una “sensibilizzazione” degli adolescenti e dei giovani ai temi gender.

In ogni caso, in attesa di ulteriori sviluppi e reazioni politiche, ciò che conta, alla fine, è che la mozione ha estromesso il gender dalla formazione scolastica. Tuttavia, la vicenda sembra suggerire una domanda: è così necessario promuovere la prospettiva gender per poter dare seguito alla propria propensione lavorativa, oppure basterebbe semplicemente elaborare politiche che consentano l’accesso per tutti nei vari ambiti di lavoro, a prescindere dal sesso e in base alla propria sensibilità?

Il Cantone di Berna sembra aver compreso quale sia la via da imboccare…

Posta un commento

Facebook Seguimi