30 aprile 2016

Silvio Viale, chi è l’impresentabile candidato del PD a Torino


405 voti, ovvero lo 0,75%. Queste le persone che nel 2011 avevano votato per il medico abortista Silvio Vialedurante le primarie del centrosinistra torinese, condannandolo all’ultimo posto tra i candidati. Contemporaneamente, si è scoperto che il medico era candidato anche nella lista radicale “Legalizziamo Milano” a sostegno di Giuliano Pisapia, attirando le ire dei colleghi: «Il PD non è un partito di pagliacci!».

Nel 2016, non contento, lo ritroviamo nuovamente candidato nelle liste del PD alle elezioni comunali di Torino. Per meglio sottolineare i propri “meriti”, il dott. Viale ha voluto comparire nelle immagini pubblicitarie della campagna elettorale con in mano le confezioni di RU486, ovvero la pillola abortiva che manda in pronto soccorso il3,3% di donne che la utilizzano, secondo l’Australian Family Physicians, che nel 5% dei casi provoca un’’interruzione incompleta della gravidanza per cui è necessario effettuare un’’aspirazione o un raschiamento dell’’utero, secondo laSociété suisse de gynécologie & obstétrique e che uccide 10 volte di più dell’aborto chirurgico, come sottolineato in un famoso editoriale del New England Journal of Medicine. «Basta con questa ipocrisia», ha commentato Severino Antinori, ginecologo e presidente dell’Associazione mondiale di medicina riproduttiva. «Basta con le informazioni false. Smettiamola di dire che la pillola Ru486 aumenta la libertà della donna. Aumenta soltanto la sua libertà a farsi del male. Gli effetti della pillola sono devastanti per la donna e raccapriccianti per quel che succede al feto».

Su Libertà e Persona si leggono alcune frasi attribuite a Silvio Viale da un testimone oculare: «Io i bambini li frullo, sì, li frullo, non ho paura a dirlo», avrebbe detto il ginecologo radicale nel 2008 ad un convegno del Movimento per la Vita a Trento. Nel 2013, come abbiamo riportato, si è tradito affermando: «Non sono un fanatico che fa le crociate contro la Chiesa, anzi quest’anno ho mandato un paio di pazienti al consultorio del Movimento per la vita perché mi sembrava evidente che il bambino volevano tenerlo». Si, ha proprio detto “il bambino”, evidentemente ben consapevole di chi siano i destinatari degli aborti che pratica con orgoglio.


Nel 2010, si legge, Silvio Viale è stato sospeso per 25 giorni dall’ospedale Sant’Anna di Torino dopo uno scontro fisico avuto con la caposala Tiziana Adamo, litigio costato alla donna la rottura di un dito e una prognosi di venti giorni. Tre anni dopo, Viale è nuovamente alla (sfiorata) rissa, questa volta con un consigliere comunale del Pdl. Non stupisce se si considera che, dopo la laurea all’Università di Torino, il radicale diventò uno dei leader di Lotta continua, violentissima formazione della sinistra extraparlamentare italiana guidata da Adriano Sofri, mandante dell’omicidio del commissario Luigi Calabresi. Viale, secondo la ricostruzione de Il Giornale, venne arrestato per sei mesi prima di scappare all’estero, latitante dal settembre ’81 al gennaio ’83, denunciato dal terrorista pentito Roberto Sandalo per il rogo del bar Angelo Azzurro (venne assolto per insufficienza di prove), in seguito nuovamente arrestato mentre fumava spinelli davanti alla prefettura. Nel 1997, eletto in Consiglio comunale, invoca la sperimentazione di somministrazioni controllate di eroina e dal 1999 organizza aperitivi a base di cannabis, droga che distribuisce gratuitamente (senza spiegare da dove arrivi) durante le campagne elettorali.

Altre sue “meritorie” attività sono la proposta dei Giochi olimpici gay («avevo la delega per i matrimoni ma non ho mai trovato una coppia omosessuale disposta a farsi sposare da me», ha dichiarato) l’attivismo per la rimozione del crocifisso dall’’aula comunale («una volta per tutte!»), l’’intitolazione di una strada a Che Guevara. Nel libro Medici di Riccardo Ferracini si auto-definisce “un frustrato”, l’8 marzo festeggia la Festa delle donne distribuendo ricette dellapillola abortiva alle studentesse, è militante perfino di Exit Italia, l’associazione pro eutanasia che Viale vorrebbe applicare a comatosi e malati terminali, come specificato in un ordine del giorno fatto approvare dal Consiglio comunale.

Domanda: davvero la città di Torino merita di essere rappresentata da un personaggio del genere? Per noi no, Viale ècompletamente impresentabile (esattamente come lo era fino al 2011 per lo stesso Partito Democratico). Vedremo se lo sarà anche per i torinesi.



Fonte: UCCR
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