29 aprile 2016

Sanità pubblica: cronaca di una morte annunciata


di Adelaide Conti

Ne siamo sempre più consapevoli, ma certo il dato non ci conforta: circa cinque milioni di italiani rinunciano alle prestazioni mediche. I tagli alla sanità compiuti negli ultimi anni hanno ridotto drasticamente i servizi e le prestazioni colpendo soprattutto le fasce più deboli della popolazione. In nome della spending review sono state prese decisioni che hanno indebolito sempre più il sistema sanitario nazionale. Non ultime le novità apportate dal cosiddetto decreto Lorenzin. Tale decreto si propone di razionalizzare e contenere la spesa sanitaria riducendo ulteriormente gli esami e le prestazioni a carico del Ssn se non ci sono i requisiti di “appropriatezza”.

In sostanza, chi oggi deve sottoporsi ad un esame diagnostico ha due possibilità: aspettare il proprio turno con la certezza di stazionare in una lista d’attesa interminabile (alla faccia della prevenzione), o in alternativa recarsi negli ambulatori privati. Infatti, mai come adesso gli studi privati prosperano e si moltiplicano. Va da sé, i professori/imprenditori, in una manciata di minuti, fanno la diagnosi con parcelle salatissime. Medici famelici che usano i pazienti come bancomat. Spesso gli stessi operano sia nel pubblico che nel privato.

L’Italia di questi baroni della medicina è l’Italia che non ti aspetti, che non fa notizia, o non la fa abbastanza. ll risultato è che tanti malati sono abbandonati a se stessi. Bloccati da un sistema pubblico sempre più iniquo e un sistema privato inaccessibile ai più. E che dire degli ultimi scandali che ci raccontano di medici che se la ridono dopo aver procurato danni fisici, oltre che morali, agli sventurati e ignari pazienti? Giusto per citare gli ultimi fatti di malasanità.

In questo scenario beckettiano, proprio per non farci mancare nulla, chiudono gli ospedali dei piccoli centri costringendo tanti poveri cristi – spesso affetti da malattie neoplastiche causate anche da fattori ambientali – ad intraprendere veri e propri viaggi della speranza verso le grandi città. Con il risultato di ritrovarsi, in alcuni casi, spersi e vulnerabili alla mercé del personale sanitario “cannibalizzato” da orari e turni massacranti.

“La strategia di aggressione agli sprechi, chiamata contenimento della spesa e spending review, a conti fatti ha prodotto queste certezze: 54 miliardi di tagli cumulati dal Ssn tra il 2011 e il 2015 e contrazione, o soppressione di prestazioni e servizi come certifica la Corte dei Conti. E per il 2016 14,5 miliardi di tagli. Invece resta da dimostrare e spiegare se e quanti sono stati gli effettivi risparmi prodotti dalle manovre e come sarebbero stati reinvestiti, a fronte dei sacrifici richiesti a tutti negli anni. Questo il commento di Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanza Attiva, che aggiunge: “La ricetta va cambiata: partire da una più profonda conoscenza dei fenomeni; guardare alle buone pratiche esistenti (ndr e ce ne sono); mettere a punto interventi selettivi per agire sulle cause e non sparare nel mucchio; riconoscere il valore che ogni attore può dare nel contrastare le inefficienze, a partire da cittadini e professionisti; misurare gli effetti prodotti dagli interventi. Su appalti e acquisti occorre migliorare uniformemente impostazioni, quindi cosa comprare, in che quantità e come farlo; verificare il rispetto di accordi e procedure, ed occuparsi anche della corretta esecuzione dei contratti, applicando penali in caso di irregolarità o ritardi”.

Inutile aggiungere che i nostri ospedali pubblici possono tornare ad essere espressione d’eccellenza solo se gli obiettivi vengono perseguiti in una logica di sistema, coinvolgendo numerosi soggetti tra loro: esperti nel settore, medici, personale sanitario, cittadini e governo. A rigor di logica, affinché le cose cambino la trasparenza, l’etica e non ultima, la competenza non possono più essere messe in discussione. Esse sono indissolubilmente legate, e rappresentano la pietra angolare di un Paese in cui i servizi collettivi possono migliorare la vita di ogni singolo cittadino



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