20 aprile 2016

Previdenza, l’allarme dell’Inps: in pensione a 75 anni


Roma, 20 apr – Fra le grandi verità di ogni esecutivo, accanto alla prossima ventura uscita definitiva dalla crisi, la forza del sistema bancario, la tutela dei risparmi e l’occupazione, quella relativa alle pensioni e alla solidità del sistema previdenziale detiene, di diritto, un posto sul podio. Non vi è esecutivo che non abbia garantito sulla tenuta dell’Inps, salvo poi tradurre la promessa nella grande riforma Dini allo scalone di Maroni, fino alla legge Fornero.

I provvedimenti varati durante l’era Monti dovevano, nelle intenzioni, dare l’ennesima sistemata definitiva alle sempre traballanti casse dell’ente di previdenza. Uscita dal lavoro più tardi uguale maggiori risorse che si potevano trattenere presso l’istituto. Così sarebbe, in teoria: allo stesso tempo, però, bloccare nuove assunzioni (quelle dei giovani, non sostituiti dagli “anziani” trattenuti al lavoro) equivale a non incamerare nuovi contributi, mettendo peraltro a rischio anche il futuro previdenziale dei primi. I quali vedranno, nella migliore delle ipotesi, progressivamente slittare in avanti l’età alla quale andranno in pensione.

A lanciare l’allarme è niente meno che lo stesso presidente dell’Inps, l’economista Tito Boeri. “Abbiamo preso in considerazione – spiega, illustrando i risultati di uno studio – i lavoratori dipendenti ma anche gli artigiani, e persone che oggi hanno 36 anni e che probabilmente, a causa di episodi di disoccupazione, hanno una discontinuità contribuitiva di circa due anni“. Una situazione comune a molti e che nasconde un brutto risultato:“Invece di andare in pensione a 70 anni rischiano di andarci due, tre o anche cinque anni dopo perchè privi dei requisiti minimi“. Insomma, nonostante gli anni di contributi versati anche superiori ai 40, la pensione non la vedranno se non prima dei 75 anni. Ammesso che sino ad allora non intervengano nel frattempo nuove riforme: ma a questo punto mancherebbe solo di spingere la soglia dell’età pensionabile oltre la speranza di vita.

La soluzione? Più crescita, più occupazione, più lavoro, uscita dal circolo vizioso dell’austerità, politiche di lungo termine in favore della natalità? Non sia mai, ipotesi che non trovano cittadinanza nel verbo di un ex bocconiano. “Entreremo nel nuovo sistema contributivo a partire dal 2032, troppo tardi. Per questo meglio una riforma seria e definitiva invece che questo stillicidio di riforme che disorientano le persone“, ha concluso Boeri. La macelleria sociale firmata dalla Fornero non è, evidentemente, bastata.

Filippo Burla
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